Crywank – Fist Me ‘til Your Hand Comes Out My Mouth

Written by Recensioni

La delirante resa dei conti anti folk, prima della fine.
[ 01.05.2020 | autoprodotto | anti-folk ]

Finalmente centro pieno per la band di James Clayton da Manchester: nessuna novità di rilievo rispetto ai lavori passati ma tante piccole aggiunte che s’incastonano perfettamente nel folk sperimentale, creando un disco che convince da cima a fondo.

Il folk dei Crywank è irriverente e divertente, in grado di superare tutti i cliché del genere, non porsi limiti e sperimentare ogni strada, in questo caso con ancor più convinzione. Nonostante la strumentazione sia ridotta al minimo, il suono di Fist Me ‘til Your Hand Comes Out My Mouth è più corale e quell’aura cantautorale si perde almeno in minima parte creando piacevoli reminiscenze in stile Neutral Milk Hotel.

L’utilizzo oculato dell’elettronica, miscelato a strumentazione meno consona, regala momenti di surrealismo e psichedelia che fanno da intercalare agli sbalzi deliranti delle atmosfere ora placide quasi emo con un cantanto mesto ad aumentarne l’intensità, ora improvvisamente impetuose con ritmiche al limite del tribal e un suono irreale e maniacale che ci danza intorno.

L’aggressività dei britannici è espressa anche in maniera diretta e schietta con attitudine punk e saranno questi i momenti in cui verranno alla mente formazioni come i Two Gallants anche se il delirio sonico sembra accostabile piuttosto a dei Dodos con alla voce il frontman dei Wild Nothing ubriaco a merda che litiga con gli Wave Pictures.

Fist Me ‘til Your Hand Comes Out My Mouth è qualcosa di fuori dal comune e ve ne accorgerete già prima dell’ascolto: la copertina volutamente orrenda, la playlist con ventisette brani per neanche un’ora, con pezzi dai trenta secondi ai cinque minuti, sono solo prime avvisaglie. Nelle liriche c’è il sunto sostanziale del clima di scontro tra le due anime che formano i Crywank.

C’è tutta la rabbia repressa, la prostrazione, il risentimento ma anche l’introspezione di due uomini consapevoli che tutto potrebbe cadere a pezzi da un momento all’altro e non è detto che non si stia assistendo proprio a questo. Già nelle prime canzoni emerge una sorta di guerra interna tra chitarrista e batterista (entrambi cantanti) che non si fanno scrupoli a parlare con sfacciataggine attraverso testi deliranti di cose che dovrebbero restare inconfessate.

Tutto sembra fare bene ai Crywank che mai come ora portano le sperimentazioni freak folk agli estremi; nella seconda parte la musica si fa più affine ai lavori precedenti, il clima sembra distendersi e anche le tematiche ricalcano le prime opere dei due accantonando l’odierna lotta interna.

Quello che poteva somigliare a una sensazione, sembra farsi realtà: quest’album potrebbe essere davvero la fine di una storia, la fine dei Crywank così come li conosciamo. Non sappiamo di che tipo di morte moriranno ma stanno morendo. Non sappiamo se da qui nascerà qualcosa di nuovo e diverso, ma questa è probabilmente davvero la fine. La migliore possibile.

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Last modified: 23 Settembre 2020

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