Come fare il regalo perfetto: intervista a Galeffi

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Quattro chiacchiere con il cantautore romano dopo l’uscita del suo nuovo album per Maciste Dischi.

(di Filippo Duò)

Galeffi ha vissuto un’annata particolare: aperta in grande stile con dei singoli efficaci e sognanti, succose anticipazioni del nuovo album Settebello, uscito però a marzo, in pieno lockdown dovuto all’emergenza sanitaria che ormai purtroppo ben conosciamo. In tutto ciò, con la conseguente chiusura dei negozi di dischi, il lavoro non aveva ancora avuto la fortuna di essere stampato e distribuito fisicamente

Ora il momento è arrivato: il 27 novembre Settebello è finalmente approdato ovunque sia in versione CD standard che in un’esclusiva edizione autografata limitata per Amazon, con l’aggiunta di un inedito, Il regalo perfetto, e di una nuova versione di Cercasi Amore.

L’artista romano racconta: “Settebello è nato nel mio piccolo appartamento a Montesacro, quartiere di Roma, durante le giornate passate ad ascoltare la mia collezione di vinili. È un album che ti spoglia e ti riveste, che guarda al passato ma anche a un futuro migliore, che grida e sussurra: un disco giusto per Natale, un Regalo Perfetto.”

Il brano, delicato e malinconico, come per il resto della tracklist, è caratterizzato dal forte uso di immagini cinematografiche, ricche di intensità visiva e poetica, il tutto supportato dalla curata produzione di Iacopo Sinigaglia, tra cantautorato pop e brit-rock.

Abbiamo avuto così l’occasione di chiedergli qualcosa in più sul lavoro, sugli ascolti che lo hanno influenzato e tanto altro.

Raccontaci un po’ qualcosa sul tuo nuovo singolo: da cosa è scaturito?

È una canzone che ho scritto qualche anno fa insieme al producer del brano, Iacopo Sinigaglia, che è un mio grande amico da molti anni. Lui aveva questa idea di fare un brano natalizio e in un pomeriggio abbiamo scritto il pezzo. Inizialmente era solo per divertimento, poi ho capito che era una canzone bella e che bisognava solo aspettare il giusto momento per pubblicarla.

Il brano parla di regali e malinconia, con il Natale sullo sfondo, quanto per te sono importanti i ricordi all’interno del processo di scrittura?

I ricordi sono tutto quello che abbiamo insieme alle emozioni, è naturale inserirli nelle canzoni.

In copertina c’è una tua foto da bambino vicino all’albero di Natale: che sensazioni associ a questo periodo e alla tua infanzia?

Sono un ometto fortunato, ho alle spalle una famiglia unita e meravigliosa che mi ha insegnato tutto sulla vita senza farmi mai mancare niente. Se penso a me da piccolo mi viene da sorridere.

Per la produzione, come per il disco, hai spaziato molto tra le sonorità, sperimentando diversi approcci. È stata una scelta consapevole o è tutto nato spontaneamente in studio?

Tutto decisamente consapevole, dopo Scudetto avevo voglia di spingermi oltre, era una necessità per me cambiare, mettermi in discussione. Era il mio obiettivo, rendermi conto di essere credibile con vestiti diversi e alzare l’asticella.

Finalmente Settebello uscirà in versione fisica, a distanza di alcuni mesi come percepisci questo lavoro? Hai trovato dentro di esse delle nuove sfumature emotive nel corso del tempo?

Non ascolto Settebello da un po’… La vita e la musica vanno sempre avanti. E a me piace tanto guardarmi avanti e poco indietro. Però so che Settebello è un disco pieno di belle canzoni, alcune di queste non arrivano immediatamente, altre invece al primo ascolto, credo sia giusto così.

Nel frattempo, come hai vissuto questi mesi assurdi? Sei riuscito a scrivere nuova musica o, al contrario, la creatività è stata penalizzata?

Fino all’estate ero particolarmente abbattuto per non aver potuto girare in tour con la mia band a suonare l’album. Poi da luglio diciamo che mi è scattata una voglia di riprendermi ciò che questo 2020 mi aveva tolto e sto lavorando molto. È mega presto, ma sono super felice di ciò che sta nascendo.

È stato un disco molto importante per te, ha alzato notevolmente l’asticella del tuo suono, quali sono gli ascolti che ti hanno maggiormente influenzato?

Per Settebello ho sentito tanto Gino Paoli, MorMor, De Gregori, Massive Attack, The Cure e Ludovico Einaudi.

L’artwork è riuscito ad introdurre molto bene il mood complessivo, fin dai primi singoli. Come ci hai lavorato?

Il mio manager Gno fin dai primi ascolti aveva percepito che fosse un disco molto cinematografico nel suo insieme, come se fosse quasi un film ad episodi, e partendo da questo spunto abbiamo lavorato di pari passo con i grafici di Mine Studio e sono uscite queste “cartoline” dal sapore retrò.

Rispetto a Scudetto e agli esordi quanto ti senti cambiato? Far parte di questa nuova scena di cantautorato italiano ti ha fornito nuovi stimoli?

Direi molto cambiato, sono successe tante cose belle e anche brutte nel frattempo nella mia vita personale, di conseguenza mi sento un uomo diverso da prima. Poi l’approccio, la paura di vivere, la voglia di fantasticare quella è rimasta la stessa di sempre. Forse non mi sento del tutto di far parte di una scena, mi sono sempre sentito un outsider, ma capisco che per la gente non è così.

Nonostante il periodo molto delicato, hai già qualche programma per il futuro?

Programmi in questo momento è impossibile. Bisogna navigare a vista e intanto lavorare per poi trovarsi a metà dell’opera quando la situazione sarà più chiara per tutti.

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Last modified: 17 Dicembre 2020

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