Avere cura di sé || Intervista a Levante

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È un pomeriggio di metà settembre, inspiegabilmente afoso per essere a L’Aquila. La scia dell’estate appena trascorsa è di buon auspicio per il live di questa sera, penultima data del tour di Levante, al secolo Claudia Lagona, cantautrice siciliana trapiantata a Torino che deve il successo a uno sconosciuto di nome Alfonso.


Da allora la ragazza che cantava quel catartico “Che vita di merda!” sembra essere cresciuta parecchio. Scambiamo quattro chiacchiere con lei dopo il sound-check al Parco del Castello.

R.: Questa per te è stata un’estate intensa. Sui social ti hanno reclamata al sud a gran voce, e finalmente c’è l’occasione di vederti anche da queste parti
(il tour estivo di Levante si concluderà il giorno successivo, il 19 settembre, a Napoli, ndr). C’è una data che ricorderai in particolare?

L.: Sì, quest’anno sono riuscita a fare più date al sud! Ormai sono due anni che praticamente non mi fermo, e d’altronde preferisco così, se mi fermassi probabilmente sarei una persona molto triste! Ricorderò sicuramente la data di Palagonìa, che è il paese in cui sono nata e ho vissuto fino all’età di 14 anni. C’è stata il 5 luglio scorso ed è stata carica di emotività, inevitabilmente avevo molte aspettative, ma alla fine è andata benissimo.

R.: Adesso c’è il Premio Tenco, con Abbi Cura di Te sei tra i candidati anche quest’anno.

L.: Sì, anche quest’anno candidata, sia con il disco che con  “Le Lacrime Non Macchiano” tra i singoli, ma tanto io non vinco mai niente, neanche ai Gratta & Vinci! (ride ndr)

R.: Questo secondo disco arriva ad appena un anno di distanza dall’esordio con Manuale Distruzione, un anno che per te è stato di certo impegnativo. Abbi Cura di Te è nato tutto nel mentre o contiene anche cose che avevi lasciato nel cassetto?

L.: Manuale Distruzione arrivava dopo tantissimi anni di materiale accumulato, ma in realtà poi mi sono ritrovata a scartare molti dei brani che avevo scritto in quegli anni, perchè nel frattempo ero cresciuta, e il riascoltarli mi dava la stessa sensazione di quei vestiti che hai nell’armadio da tanto tempo ma che non metti più, perchè non sei più la stessa persona. I brani che poi sono finiti nel primo album in realtà sono nati due o tre anni prima che uscisse. Con Abbi Cura di Te invece c’è stata una sorta di pausa di riflessione, e nonostante gli impegni ho avuto modo di scrivere cose nuove.

R.: È la tua seconda volta in Abruzzo quest’estate, dopo l’esibizione come opening act del concerto di Paolo Nutini a Pescara. Che sia qui o che sia in Texas, ormai sei abituata a confrontarti con gli artisti internazionali. Com’è stata l’esperienza al SXSW e nel resto del tuo mini tour degli USA? Qual è stato il riscontro del pubblico statunitense?

L.: Sicuramente l’America mi ha aperto un mondo. Avevo già visitato Austin in passato, ma è stata tutta un’altra cosa tornarci per portare la mia musica, ed é stato bellissimo perchè gli americani sono davvero molto curiosi. Noi italiani siamo molto stimati all’estero, siamo considerati pieni di gusto, nel cibo, nell’arte, nella musica, nella moda, e diciamocela tutta… ce lo meritiamo! Quello che mi ha stupita è che ti ascoltano, la lingua non è affatto una barriera. D’altronde la musica è soprattutto pancia. Poi arriva anche il testo, se te lo vai a cercare e a tradurre, ma la musica arriva a prescindere.

R.: “Lasciami Andare” mi piace un sacco perchè adoro le incursioni massicce di elettronica nel cantautorato, ma al di là dei miei personali apprezzamenti è senza dubbio uno dei pezzi più interessanti del disco. Com’è andata con Cornelius in veste di produttore? (Levante ha una relazione sentimentale con il produttore di musica elettronica Sir Bob Cornelius Rifo, noto ai più per il progetto The Bloody Beetroots, ndr)

L.: In realtà la cosa è successa in modo molto naturale. Lui ha ascoltato il provino voce-chitarra, si è chiuso in studio ed ha tirato fuori una sua versione, ma per puro diletto, perchè il pezzo gli piaceva molto, non voleva affatto impormi la sua produzione. Al momento di lavorare sull’album, Alberto (Bianco, produttore artistico di entrambi gli album di Levante, ndr) mi ha detto che non se la sentiva di scartarla e che non saremmo riusciti a produrre una versione più bella di quella. Effettivamente piaceva tantissimo anche a me, e ci siamo trovati d’accordo sul fatto che non bisognava aver paura di inserire un brano di elettronica in mezzo a tutto il Pop che c’è nel disco. Sono credibile anche in quella veste, perchè è una cosa che mi piace. Per tornare sulla metafora dei vestiti, è come un abito diverso dal solito ma che porto con nonchalance, per cui alla fine è rimasta così, e lui ne è stato contentissimo.

R.: Quindi per il futuro possiamo aspettarci altre collaborazioni?

L.: Non credo, non con lui. Non amo approfittare di queste cose. Non sono andata in giro a dire ah, questa cosa qui l’ha prodotta The Bloody Beetroots, poteva essere una carta facile da giocarsi ma non l’ho fatto. “Lasciami Andare” è un brano che uno scopre se se lo va a cercare.

R.: E tu cosa ascolti quando sei semplicemente Claudia? Di frequente viene fuori che i musicisti apprezzano generi molto distanti da quello a cui si dedicano. È il tuo caso?

L.: Da questo punto di vista io sono molto eclettica, spazio dal Pop al Rock, all’Alternative Rock, ora inizio ad apprezzare un po’ di Elettronica, anche grazie al contatto con lui (Cornelius, ndr), mi piace molto Flume, quel genere lì. Però nell’ultimo periodo ho fatto una capriola nel passato prossimo e ho riscoperto tantissimi brani degli anni 90, c’è un brano di cui non mi ricordo mai il titolo, aspetta che lo cerco (tira fuori lo smartphone in cerca dell’mp3 in questione, ndr)… eccolo, i New Radicals (e intona il ritornello di “You Always Get What You Give”, ndr), e poi Macy Gray, “Sleeping Satellite” di Tasmin Archer, i Travis, le Hole, gli Smashing Pumpkins
La mia formazione musicale invece è popolata da donne, ed è per questo che con le artiste donne sono un po’ cattiva.

R.: Credo di aver letto un post su Facebook che era un po’ polemico a riguardo.

L.: No, non fraintendermi, io sono cresciuta con Janis Joplin, Tori Amos, Alanis Morissette, Carmen Consoli, Meg, Cristina Donà, Mina, tutte donne dalla personalità forte, che per me è fondamentale, per cui non amo le imitazioni. Poi crescendo è arrivata tutta la musica alternativa, i Verdena, La Crus, gli Afterhours. Come una sorta di aperitivo, di ogni artista c’è sempre qualcosa da assaggiare e assimilare. Ma qual era il post polemico?

R.: Non era espressamente diretto alle donne, parlavi di qualcosa come “mera competizione da quattro soldi”. Ti riferivi a un episodio in particolare?

L.: Ah, quello! No, nulla in particolare. Il fatto è che per me la musica è sempre stata altro. Ho utilizzato la musica perchè mi salvasse da una situazione, e credo che in tanti facciano questa cosa. Quando la musica ti entra dentro da bambino è per crearti un mondo alternativo a quello che in realtà stai vivendo. Quello che mi dispiace tantissimo vedere, ed è una cosa che viene soprattutto da quelli che stanno dietro le quinte, come i giornalisti o i discografici, è che a volte si creano competizioni inutili. Non sopporto quando un discografico dice una cosa come “l’artista X ha trovato la sua rivale”, perchè non esistono rivali. Come disse Fiona Apple, che è un’altra musicista che io amo molto, non esiste musica bella o musica brutta, c’è musica vera e musica falsa. Anche se fai un tipo di musica che non incontra il mio gusto personale, se sei sincero sei comunque credibile. Ci sono molti esempi di artisti italiani famosi a livello internazionale che a me non piacciono ma che comunque lo sono. È quando si cerca di alimentare rivalità inutili che mi arrabbio e divento polemica sui social (ride, ndr)!


Levante di certo non è più la ragazza di “Alfonso”, quella che andava alle feste per restare in un angolo, ma conserva la stessa spontaneità anche ora che il centro del palco è diventato il suo habitat naturale.

Godetevi qui la Photo Gallery del concerto a L’Aquila.

Last modified: 21 Febbraio 2019

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