Asento: quattro anime in cerca di una strada comune

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Backbone è tutta la forza stoner di una band profondamente abruzzese.

Foto in copertina © Valerio Epifano

[23.10.2026 | autoprodotto | stoner]

Se sei nel pieno degli anta, sei cresciuto a pane e Queens of the Stone Age e hai un leggero problema di alcol e droghe chimiche ci sono dischi che funzionano meglio di altri. Tipo il nuovo EP degli Asento, che funziona da dio quando alzi il volume, ti lanci in auto sopra qualche altopiano abruzzese e lasci fare alle chitarre.

Grunge, stoner, psych rock e hardcore (eh sì, proprio lui) convivono in un EP che punta sulla potenza pura senza limitarsi a mettere in fila riff pesanti e distorsioni alla cazzo di cane. Si sente che dietro questo Backbone c’è una band con esperienza, musicisti che sanno suonare e che hanno le idee abbastanza chiare su dove vogliono andare. E no, non intendo al bancone per una bionda e un bourbon. Per ora.

Ellensburg, la cazzutissima Narcan e la title track sono brani che non possono non convincere chiunque abbia un minimo di appeal con questa roba. C’è una bella combinazione tra la pesantezza dello stoner e l’aggressività dell’hardcore, con chitarre che si prendono la scena e una buona capacità di tenere in piedi anche i pezzi più lunghi senza farti rompere il cazzo prima del giro di boa. Non è soltanto una questione di volume: quando le due anime si incontrano, il disco trova un equilibrio che funziona splendidamente e, anzi, lascia un pochino di amarezza per qualche scelta che avrebbe potuto spostarsi ancora più in là.

La cosa che mi incuriosisce maggiormente, però, è la componente psichedelica. Nulla di nuovo e nulla di trascendente la tradizione del genere, ma l’intro Truth è un esempio di quello che gli Asento (ex membri di Coffee Shower e Mykimono) potrebbero sviluppare ancor più, con quel modo di aprire uno spazio diverso rispetto alle coordinate più classiche del disco. Non è necessario stravolgere la formula, ma proprio in quei passaggi si intravede la possibilità di allargare il discorso e trovare nuove soluzioni.

Un disco che fa il suo lavoro e lo fa bene.

Il bello di Backbone è anche questo: mette insieme influenze diverse senza perdere il contatto con il pubblico a cui si rivolge. La formazione abruzzese non cerca inutili complicazioni e preferisce puntare su un suono diretto, compatto, costruito attorno alle chitarre. Una scelta che ha una sua coerenza e che permette all’EP di mantenere una bella dose di energia dall’inizio alla fine. A molti di voi basterà questo.

Dopo Interlude, che non viene meno al suo nome, il finale con GI e My Eyes cambia un po’ il passo rispetto ai brani iniziali, con soluzioni che non hanno sempre la stessa immediatezza. È una parte meno incisiva, anche più confusa se vogliamo, ma che si inserisce comunque nel percorso del disco e lascia intravedere altre strade.

Alla fine, Backbone è un disco che fa il suo lavoro e lo fa bene. È potente, credibile, suonato da musicisti preparati e capace di mettere insieme anime differenti senza perdere di vista la propria direzione. Non è un EP che cerca necessariamente di uscire dai confini del genere e probabilmente non è nemmeno quello che si propone di fare.

Quello che mi piacerebbe sentire in futuro è un passo in più nella ricerca di un’identità sonora riconoscibile. La solidità c’è, le influenze sono ben assimilate e la capacità di suonare non è in discussione. Adesso si tratta di capire fin dove gli Asento vogliano spingersi, magari dando più spazio proprio a quelle intuizioni psichedeliche che qui fanno capolino e che potrebbero diventare una delle loro armi migliori.

Perché le basi sono buone e Backbone dimostra che la band ha parecchio da dire e farci dire oltre “cazzo, fregni, sembrano un mix di Alice in Chains, Queens of the Stone Age e Stone Temple Pilots“. La curiosità, adesso, è capire cosa succederà al prossimo giro. Non giro di cicchetti e birra, ovviamente.

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Last modified: 23 Ottobre 2026