Yung Lean – Starz

Written by Recensioni

Quando la chillwave incontra la trap, per il capolavoro assoluto del cloud rap.
[ 15.05.2020 | YEAR0001 | cloud rap, trap ]

E chi se lo sarebbe mai aspettato che uno dei migliori album rap del 2020 lo tirasse fuori non un americano ma uno svedese, Yung Lean alias Jonatan Aron Leandoer Håstad di Stoccolma? E ancora, lo avreste detto che l’autore di questo gioiello rap fosse anche una voce post-punk, hardcore punk? Ultimo ma non ultimo, come vedreste in tutto questo un pezzo in collaborazione con Ariel Pink, il nome più importante della scena hypnagogic pop?

Tutto molto strano, tranne l’ultimo punto: è solo l’ennesima prova di quest’anno a dimostrare che il mondo dei “grandi” si è accorto con pazzesco ritardo di hypnagogic e vaporwave. Ora ce la ritroviamo ovunque, nel pop commerciale, nel soul, nel dream pop. Un’esplosione incredibile che ha lasciato perplessi gli appassionati come me che pensavano fossero generi ormai destinati al tramonto, mai davvero esplosi e che dovevano considerare il loro apice raggiunto qualche anno fa, sempre ovviamente tra il pubblico underground. Quale sia stata la molla, la causa che abbia portato tanti artisti a scegliere contaminazioni con la vaporwave è ancora un mistero ma, tutto sommato, ne siamo contenti considerando che l’amore è sbocciato in me abbastanza in fretta e non è ancora svanito. Eppure, il cloud rap non è cosa nata oggi e il suo legame con questa nostalgica elettronica ne è fondamento stesso della genesi.

Torniamo però a Starz e al nostro svedese; classe 1996, qualche buon disco alle spalle che lo ha reso tra i massimi esponenti del cloud rap attuale, un video che su youtube ha superato i ventiquattro milioni di visualizzazioni e poi questo. Rap in inglese che qualcuno critica per la sua lentezza, fortemente condizionato dalla chillwave (variante di hypnagogic e vaporwave) e che quindi costruisce atmosfere celestiali e alienanti; ma appunto un’evoluzione che, agli elementi citati, aggiunge quelli propri della trap introspettiva e lugubre con una certa attenzione alle melodie e quindi all’aspetto più pop costruito con un tono sentimentale su ritmiche trascinanti.

Altra caratteristica che ha reso Yung Lean uno dei principali innovatori del genere è l’utilizzo dell’alternative r’n’b in commistione col rap, cosa che ha tolto pesantezza e reso più moderno e appetibile uno stile forse troppo ostico per le masse e per questo quasi sconosciuto ai più (tra le poche opere davvero famose nel genere potremmo citare Watching Movies With the Sound Off di Mac Miller).

Vere grosse differenze rispetto al passato, le troviamo nell’utilizzo ora ridotto dei synth industrial e una deviazione verso suoni più morbidi e ambient e la witch house notturna e tenebrosa. I temi trattati nei sedici pezzi sono estremamenti mutevoli, a volte confusionari ma è proprio questa varietà e indeterminatezza che fornisce al disco la possibilità di ergersi a manifesto di un’intera generazione scoraggiata che vive in bilico tra i problemi legati alla droga, quotidianità e le inevitabili crisi esistenziali raccontate con nostalgia e sguardo al futuro.

Yung Lean non è più solo un innovatore nel mondo cloud rap. Ora finalmente il suo ruolo può dirsi autorevole, e Starz sarà uno di quei dischi con i quali dovranno scontrarsi tutti coloro che vorranno continuare per questa strada, evitando di ripetersi e trovando soluzioni alternative capaci di suonare parimenti raffinate. Forse il punto più alto mai raggiunto dallo stile rap più snobbato che ci sia.

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Last modified: 20 Maggio 2020

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