Populous – W

Written by Recensioni

Un manifesto queer che tributa il femminile.
[ 22.05.2020 | La Tempesta / Wonderwheel Recordings | latin electronic ]

La mia ultima esperienza con Populous live è stata segnante: io che non amo ballare, che non ho più l’età per farlo, mi ritrovo scatenato e in estasi apparente con la dignità riposta nel comodino di un B&B. Non è passato troppo tempo da allora, e l’annuncio del ritorno di Andrea Mangia anche su disco diventa motivo per essere felice in tempi in cui di felicità in giro se ne vede sempre meno.

In uscita venerdì prossimo, W è un lavoro di latin electronic, funk pop e afro-house dedicato all’universo femminile nella sua interezza e legato alle donne che fanno parte attivamente della vita artistica e non del leccese; donne di ogni parte del mondo, donne la cui voce arricchisce il suono già carico e caldo di Populous, donne che, in questo disco, non alimentano gli stereotipi di genere ma piuttosto mettono al servizio la propria sensibilità anti-machista per legare come non mai la musica del dj producer al mondo LBGTQ+.

Glitch house in combutta con la musica latina e il pop femmineo che va dalla Berté fino a M¥SS KETA, quest’ultima presente fisicamente nella traccia HOUSE OF KETA. La trasgressiva artista non è unica ospite di Populous: a lei si affiancano altre voci del panorama emergente internazionale come Sobrenadar, Kaleema, Sotomayor, Emmanuelle, Barda, Weste, Cuushe, L I M, Matilde Davoli e Lucia MancaW è quindi un tripudio e un’esaltazione del viaggio sia nella multiculturalità delle anime di cui si compone, sia nelle modernità nostalgiche degli stili elettronici ma anche nell’intimo dell’autore, nella scoperta della propria libera sessualità.

Cosa c’è, dunque, di nuovo in questo full length di Populous rispetto al passato? Di certo la consapevolezza che la sua musica ha la forza di superare barriere e confini, fisiche e intellettive; da qui, la scelta di gonfiare l’opera di contenuti attuali e sociali per farsi voce di un intero movimento. La sua apertura mentale, che dapprima era evidente soprattutto nello stile contaminato, ora acquista robustezza e motivazioni; non fa grossi passi avanti nell’evoluzione della sua lounge exotica ma ne fa di enormi sotto l’aspetto contenutistico.

La ritmica continua nel suo incedere ammaliante e sorretta da un mix rumoristico degno della migliore microhouse londinese mentre le melodie vocali costruiscono canzoni leggere, allegre, divertenti, fresche, perfette per la bella stagione (comunque ci permetteranno di viverla). Le dieci canzoni di odorano del sudore pulito e fresco dei balli in piscina al tramonto in estate, delle danze sfrenate noncuranti della nostra mascolinità, di una sessualità emancipata ma pura, di un Campari bevuto tutto d’un fiato. I bassi potenti da club tirati fuori dall’oscurità si riversano sotto le stelle ma stavolta l’intenzione di Populous non è solo quella di farci ballare; sono parzialmente messe da parte le travolgenti ritmiche world che lo accomunano con il compatriota Clap! Clap! e abbiamo anche il tempo di ascoltare una buona dose di pop caldo e rilassarci sulle atmosfere eteree, psichedeliche e dreamy della sua musica.

Un disco tropical in quattro quarti ma più complesso del previsto, dove s’incrociano mondi inconsueti con il solo scopo di tenderci la mano e accompagnarci in uno scenario nuovo e femminile eppure senza genere, un mondo fatto di mille sfaccettature e di cui non dovremmo mai avere paura. Un mondo cui presto dovremo fare i conti e che starà a noi se vivere con l’insensata paura di chi non conosce o meglio come una festa colorata in cui la diversità è regina ma al tempo stesso non esiste.

Siamo tutti diversi, ma diversi da chi? Tutti diversi, quindi tutti unici e allora nessuno è diverso davvero. In quest’ottica Populous mette insieme musicisti, artisti e cantanti sudamericani, messicani, dance hall jamaicana e ancora una sorta di misticismo matriarcale, atmosfere floreali e notturne che sfociano in danze tribali africane. Eppure ha la capacità di riunire tutto questo sotto un’aura moderna, attuale, festosa e urbana, stravolgendo l’idea che certi universi non possano entrare in contatto in maniera credibile.

W diventa un vero e proprio manifesto queer, senza presuntuose ambizioni ma convinto dei propri mezzi e persuasivo nei confronti di chi ascolta perché la sua stessa eterogeneità stilistica dimostra come il difforme possa convivere in armonia, in un’altalena in cui gli opposti non si limitino a restare prospicienti ma si mescolino a creare un’identità unica senza annientare le proprie peculiarità.

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Last modified: 20 Maggio 2020