X – Alphabetland

Written by Recensioni

Una lezione di stile L.A. punk da una band leggendaria.
[ 22.04.2020 | Fat Possum | punk rock, power pop, psychobilly, art punk ]

Quando il tuo cuore è a pezzi, pensi che ogni canzone parli di questo

Aprile 1980. Doveva passare ancora un mese prima che io nascessi, ma nel frattempo una band californiana tirava fuori una roba pazzesca come Los Angeles, appunto. Il punk era nel suo apice creativo, con London Calling uscito da pochissimo e i Ramones che già avevano infilato quattro capolavori.

Il punk stava già iniziando la sua trasformazione che lo avrebbe reso qualcosa di appetibile anche per i palati più raffinati; stava allargando i suoi orizzonti e nel giro di qualche anno ci penseranno Minuteman, Hüsker Dü, Bad Brains e The Gun Club a segnare questa trasformazione discostandosi leggermente dalle origini mantenendo intatto lo spirito originario che ha fatto grande il genere.

Il 1980, in tal senso, diventa l’anno più importante per il punk; chi si contendeva (scherzosamente parlando) il ruolo di capostipite aveva ormai dato il suo meglio e, una volta costruite le fondamenta, toccò ad altri la costruzione dell’avvenire.

Senza andare a impantanarci in un’analisi su chi possa essere stato il primo ad aver posato il mattone su quelle fondamenta, certo è che Los Angeles, esordio degli X, rappresentò una specie di spartiacque, quantomeno temporale, tanto che potremmo parlare di un punk pre e post questo disco.

La loro musica è vitale, cazzuta e divertente come il punk, animalesca come il rock classico da cui si originava, drogata come la psichedelia di decenni prima e yankee fino al midollo con quelle incursioni nel folk rock. Le doppie voci maschile e femminile che danzano in asincrono con la musica, ma con un tempismo perfetto tra loro ne fanno qualcosa di diverso da quello che si poteva ascoltare in quegli anni, qualcosa che parte dal punk per poi allontanarsi e fissare i capisaldi dell’alternative rock che sarebbe arrivato negli anni seguenti all’esordio.

Ora, sono passati quarant’anni esatti da Los Angeles, e John Doe, Exene Cervenka e soci (quartetto originale, signore e signori) hanno pensato bene di tornare con un disco che suona come una lezione di stile per tutti i giovani che si approcciano al genere, punk losangelino senza se e senza ma, con un regalo, Cyrano deBerger’s Back, per i “vecchi” fan. Un disco punk, certo, ma sarebbe riduttivo limitarci a questo; psychobilly, power pop, country rock, jazz, rock sperimentale, art punk col sassofono e il piano di Billy Zoom in pieno delirio e derive spagnoleggianti.

Un disco divertente, com’è giusto che sia, che non ha la necessità di dimostrare niente a nessuno; dove tutti suonano al loro meglio con menzione speciale per D.J. Bonebrake alla batteria, in grado di portare i ritmi del rockabilly oltre i limiti e per le voci, uniche e in grado di dare alla musica degli X quella peculiarità che li renderà immortali. Non pensate ad Alphabetland come a un LP del 2020 e non pensate che siano quasi tre decadi che non tiravano fuori un nuovo album; qui siamo fuori dal tempo.

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Last modified: 3 Maggio 2020

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