R.A. the Rugged Man – All My Heroes Are Dead

Written by Recensioni

Un grande ritorno e un disco monumentale figlio della New York hip hop che non c’è più.
[ 17.04.2020 | Nature Sound | East Coast rap, hardcore rap ]

Dopo aver analizzato il nuovo album di Westside Gunn e il suo celato tentativo di dare nuova vita al rap dell’est degli Stati Uniti, necessario è prendere in considerazione il suo principale “antagonista” artistico di questo 2020, considerando anche che questo e Pray for Paris sono stati pubblicati lo stesso giorno.
Stessa data di uscita, stesso stile lirico esplicito, stesso hardcore hip hop influenzato dal boom bap, ma stavolta da Atlanta dobbiamo volare più a nord, nella Grande Mela, e affrontare un artista con qualche anno in più sulle spalle.

La prima differenza sostanziale tra i due LP sta nella loro stessa forma; se Pray for Paris si sviluppa con una struttura standard, con brani tutti legati tra loro quasi a creare una traccia unica senza troppi cambiamenti e nessun brano a staccare di netto gli altri, nel caso di All My Heroes Are Dead siamo davanti ad un’opera mastodontica, un’ora e sedici minuti per ventidue pezzi compresi intermezzi, con tante differenze tra gli stessi, momenti assolutamente non necessari ma altri picchi di eccellenza che non troviamo in Pray for Paris.

Brani come The After Life, The Slayers Club pronta a trascinarci in una sitcom funky poliziesca anni 80, la toccante Living Through A Screen (Everything Is A Lie), Dragon Fire, la divertente The Big Snatch sono tra le cose più belle ascoltate quest’anno e saranno in grado, da sole, di dare a tutto il disco quel qualcosa che non ritroveremo altrove. A ciò dobbiamo aggiungere le qualità di R.A. the Rugged Man, non solo liriche con testi politici e sociali, cattivi e toccanti in un’altalena emotiva incredibile ma anche stilistiche, con una velocità, versatilità e aggressività fuori dal comune e finalmente una produzione all’altezza.

Come detto, i ritmi, i toni e le melodie mutano continuamente facendo decadere quella che poteva essere la ripetitività mostrata in passato anzi, palesando una pluralità di stili impressionante, anche grazie ad alcune ovvie collaborazioni. Per non farla troppo lunga, R.A. the Rugged Man con All My Heroes Are Dead si toglie di dosso quell’aria da talento inespresso del rap statunitense, realizzando il suo disco più importante; un disco che potrebbe essere nell’olimpo del rap internazionale degli ultimi anni, se potessi tagliare qualche pezzo e lasciare il meglio che sarebbe comunque sufficiente per fare un disco intero.

Visto che l’ho buttata in rissa col “collega” Westside Gunn, mi verrebbe da decretarne un pareggio solo per questo ma quei brani, quei cazzo di brani, mi spingono inevitabilmente a tifare per il più prepotente ma emozionante rap di New York contro l’etereo e beffardo di Atlanta.

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Last modified: 4 Maggio 2020