Vendemmia Tardiva – Comicità a 99 cents (umorismo spicciolo)

Written by Recensioni

Partiamo con i simpatici punk-rocker della Vendemmia Tardiva: un gruppo toscano che con questo ep appena pubblicato cerca di strapparci una risata (il pogo lo lasciamo ai live, che immaginiamo sudati e molto intensi).
Come ci provano? È presto detto. Un punk rock non troppo violento, ma energico e veloce, suonato non malissimo, arrangiato in modo molto classico, ma che a qualche estimatore del genere potrebbe anche piacere. La qualità è da autoproduzione, ma si lascia ascoltare (se avete un po’ il gusto del caos lo-fi). Dunque… qual è il problema?
Il problema, alla fine, sta tutto qua: la risata non scatta (ma neanche un sorrisino, eh). Ora, questa potrebbe essere per loro anche un’ottima notizia: l’umorismo, come il senso del bello, è qualcosa di molto soggettivo, e magari ciò che non fa ridere me fa ridere tutti gli altri 59 milioni e rotti di potenziali ascoltatori italiani. Ma a me, proprio, i Vendemmia Tardiva non fanno ridere.
I testi sono deboli, di un umorismo da cazzata tra amici (“spicciolo”!), che però non tiene in piedi un disco intero (e chissà se mai potrebbe). Il problema con i gruppi “umoristico-demenziali” è che per far ridere davvero devono essere a prova di bomba, devono saper esagerare, creare un universo-barzelletta e riempirlo di storie, di invenzioni, devono sorprendere, stupire (cfr. EELST, Skiantos…). Qui si sta sul non-sense spinto de “La differenza tra Pacchia e Pacchiano”, ci si incammina verso l’angolo “satirico” (ma con veramente tremila virgolette) di “Caso nazionale”, si sterza su questioni adolescenziali come in “Rompere il ghiaccio” o “La dura realtà”, ma non si arriva mai a piegare forzatamente le labbra dell’ascoltatore in un felice e liberatorio sorriso (o sorrisino che sia). Carina l’idea di “Acquarello impressionista di un dopo-festa”, che rimane (chissà poi perché) quella che mi piace di più. “Il senso della vite” è già stato usato come calembour dai Perturbazione (qui): ecco, quello (dei Perturbazione…) è un esempio di canzone che fa “sorridere”, anche se ovviamente non è in tale direzione che vogliono andare i Vendemmia Tardiva, che sono un po’ più “grossolani” – e, in questo senso, ottima la grafica del booklet e del Bandcamp (coordinata), che rende moltissimo l’idea: colori accesi, fotomontaggi naif, un’atmosfera da discount, cheap, molto “Paint”… uno stile che sta avendo grande successo nello humour post-meme & rage-faces (avete presente Shilipoti?).
Leggere il testo di “Ironia” mi aveva fatto sperare in un colpo di coda finale, una canzone seria sul sentimento ironico che ci spinge a fare i cazzoni come ultimo sputo finale sulla faccia della Realtà… e invece il risultato è una cover di Guccini (non so quanto voluta) in cui manca completamente l’atmosfera quasi tragica che dovrebbe avere il canto solitario di un buffone che vuole sfidare la morte (bellissima e archetipica immagine). Manca l’atmosfera proprio perché ironica: si vuole sorridere esagerando una verità, gonfiandola di paroloni e vestendola di barbosa cantautoralità, con il risultato di produrre una canzone che mantiene il peggio di entrambi i mondi – il barocco del cantautorato che si sta tentando di prendere in giro e la leggerezza un po’ infantile della presa in giro stessa nei confronti di un argomento di cui si potrebbe dire moltissimo (e seriamente).
Il mio consiglio, personalissimo, è: continuate a divertirvi, se questo vi fa divertire. Spaccatevi di vino (anche per me, che ho smesso di bere), sfondatevi di concerti (c’è sempre bisogno di band come questa dopo la terza pinta) e fate uscire un ep ogni tanto come quei testoni de Le Materie Prime. Ma se avete più di vent’anni provate a sperimentare di più, ad osare di più, a “pensarla” di più. E non vogliatemi male, magari sono io quello sbagliato: a conti fatti, se Dolan continua a farmi ridere, non devo essere poi tanto normale.

Last modified: 7 Gennaio 2013

5 Responses

  1. Freddy ha detto:

    Ciao,
    innanzitutto ci scusiamo dato che per nostra distrazione non ci eravamo accorti, fino ad oggi, che questa recensione fosse stata pubblicata.
    Ad ogni modo grazie per le bellisime parole, davvero troppi complimenti, siamo lusingati! 🙂

  2. Freddy ha detto:

    Caro Lorenzo (se posso permettermi di chiamare per nome il gentile recensore), premetto che non è mia intenzione fare alcuna polemica su quanto scritto nella recensione, nè pretendo tanto meno di mettere in discussione i tuoi gusti in ambito comico; ovviamente siamo ben consci del fatto che l’umorismo è quanto di più soggettivo esista e che è praticamente impossibile mettere d’accordo tutti.
    Ma entrando nello specifico del disco se proprio dovessi fare un appunto direi che nella recensione l’analisi della parte prettamente musicale è forse leggermente scarna e sbrigativa, ma lo ritengo comunque un peccato veniale. Per quanto riguarda invece la parte “letteraria” devo ammettere che sono perfettamente d’accordo con te sulla debolezza di alcuni testi. Il fatto è che molti di essi risalgono addirittura a diversi anni fa e io stesso mi sento di poter dire che non rispecchiano quanto stiamo producendo attualmente; ma per amor di rigore filologico abbiamo deciso di tenerli così com’erano stati concepiti originariamente e di non lasciare cadere nel dimenticatoio, inserendole in questo lavoro, alcune canzoni che bene o male ci hanno accompagnato per diverso tempo, anche se per alcuni aspetti risultano un po’ deboli anche ai sottoscritti.

    Detto questo vorrei fare solo una precisazione sull’ultima canzone del disco, “Ironia”.
    Ben lungi dall’essere autobiografica (noi siamo, in effetti, semplicemente quattro amici dediti al cazzeggio, non lo neghiamo ) questo brano è stato scritto pensando in particolare a due grandi comici: Peter Sellers ed Andy Kaufman.
    Riflettendo sul loro operato artistico e prestando attenzione anche alle biografie di entrambi abbiamo formulato alcuni ragionamenti e alcune considerazioni che, sia chiaro, non pretendono in alcun modo di essere portatrici di verità assoluta o di avere una qualsiasi parvenza di carattere dottrinario, ma che vogliono essere delle semplici e personalissime riflessioni.
    Dicevamo: Peter Sellers ed Andy Kaufman. La principale caratteristica che accomuna questi due grandi attori ci è sembrata essere la necessità di portare lo scherzo e la presa in giro fino ai loro limiti estremi, tramite l’interpretazione di un personaggio in ogni occasione, anche al di fuori del palcoscenico (Kaufman, a dire il vero, faceva ciò in modo molto più consapevole e studiato di Sellers, ma sarebbe troppo lungo in questa sede discutere e concentrarsi sulle particolarità che contraddistinguono queste due grandi personalità). In breve, mi pare lecito affermare che essi non hanno mai rinunciato, in sostanza, alla “leggerezza un po’ infantile” della presa in giro di argomenti anche seri o addirittura tragici e, anzi, il loro intento era spesso proprio quello di suscitare sentimenti discordanti (spesso di rabbia o di indignazione, a volte di sbigottimento e di stupore, altre volte di ignara indifferenza) in chi si imbatteva nella loro recita continua, perpetuata anche nella vita reale. A tal proposito mi pare sia principalmente uno l’elemento che può aiutare a capire questo mettere la burla al di sopra di ogni cosa: era evidentemente insito nella natura sia di Kaufman che di Sellers il bisogno di divertire loro stessi ancor prima degli altri. Il “divertimento” in questo caso assume però due accezioni diverse: da un lato è il sollazzarsi dissacrando, il gusto di scuotere le persone dal loro torpore interiore, la volontà di stuzzicare istintualità sopite e moralità intorpidite. Dall’altro lato “divertire” va altrimenti letto nel suo senso etimologico di “volgere altrove”, “distogliere”; quindi divertimento inteso come fuga da se stessi, come necessità di distogliere il pensiero dalle oscurità e dalle profondità del proprio spirito, in ultima analisi divertimento come rifugio contro la Paura. Queste due diverse e in parte contraddittorie accezioni di divertimento coabitavano litigiosamente ma indissolubilmente nei nostri due attori, per i quali tutto veniva sacrificato in nome dello scherzo e le varie sfumature del sentimento erano sempre e comunque dissimulate attraverso la burla e tramite l’arte dell’ambiguità.
    Tornando alla canzone in questione la scelta stilistica di scrivere un brano che sta in bilico tra serio e faceto, deriva proprio da questa riflessione sui suddetti attori. Ovviamente non ho intenzione (non mi pare il caso) di stare a fare una parafrasi del testo riga per riga o descrivere le scelte di composizione musicale battuta per battuta. Mi limiterò semplicemente a dire che, pur non pensando in realtà specificamente a Guccini (il quale in ogni caso non rientra nelle mie personali preferenze musicali), l’intento canzonatorio nei confronti del cantautorato sicuramente è presente, ma va visto sotto una luce particolare: come se uno dei due attori precedentemente citati stesse recitando uno sketch in cui interpreta un cantautore tronfio e magniloquente. Dove inizia e dove finisce la parodia del cantautore ridondante e ampolloso? In quali punti l’altisonante e declamatoria serietà delle parole è posticcia e dove invece esprime veramente qualcosa di chi sta dietro la maschera?
    In realtà, se posso permettermi, il fatto stesso che la canzone abbia disatteso le tue aspettative sul come sarebbe stato giusto affrontare un argomento serio quale l’archetipica immagine di un buffone che vuole sfidare la morte, mi pare denoti in una certa misura il fatto che il brano centra a suo modo il bersaglio che si era prefisso: creare un meccanismo in cui tutti i paletti che dividono verità e finzione, realtà e recitazione, serietà e burla, vengono rimossi e mescolati insieme, col preciso intento di lasciare spiazzato l’ascoltatore, deludendo la sua aspettiva di sentire un argomento esposto in modo conforme alla propria personale prefigurazione mentale e concettulizzazione dello stesso.
    Tu potresti benissimo obiettare che dalla canzone non si evince niente di tutto questo e che rimane semplicemente quello che hai detto tu, ovvero un mal riuscito miscuglio tra cantautorato barocco e leggerezza un po’ infantile nel trattare un argomento serio e io ti risponderei che probabilmente hai ragione te. Non era mio intento con questo (troppo) lungo messaggio cambiare nessuna delle tue idee. Anzi, lascio a te o a chiunque altro leggerà queste parole (sempre che qualcuno le legga) decidere se ho scritto tutto ciò solo per interpretare la parte dello pseudo-intellettuale che si parla addosso senza dire nulla oppure se ho voluto seriamente fare delle precisazioni che ritenevo necessarie ed opportune. 😉

    P.S.: per quanto riguarda l’invito che ci fai in fondo alla recensione a cercare di “pensarla” di più concedici l’attenuante che, data la nostra giovane età (in effetti non abbiamo ancora compiuto 20 anni e proprio alla fine di quest’anno scolastico ci attende, ahinoi, l’esame di maturità. Sigh! :’-( ), abbiamo ancora tempo per affinarci e cercare di migliorare sia come musicisti sia in qualità di parolieri! Life is good, peace and love! ♥

    1. Lorenzo ha detto:

      Caro Freddy, intanto quoto Silvio nel complimentarmi con te: una risposta alle critiche posata e preparata è tutto ciò che un recensore desidera (tenendo soprattutto conto del fatto che non siamo qui per parlare male di nessuno, né per screditare alcunché: cerchiamo solo di “leggere” i lavori altrui, di presentarli, e di darne un giudizio, per forza di cose altamente soggettivo).
      Detto questo, ho apprezzato molto la tua dettagliata spiegazione di “Ironia”, così come sono stato piacevolmente colpito dal “lavoro” intellettuale che ci sta dietro. Io stesso (e perdonami se vado sul personale) ho cercato, qualche tempo fa, di ragionare (anche in musica) sul concetto di “ironia”, e purtroppo ho scoperto (anche a mie spese) che, essendo l’ironia qualcosa di assai sottile e inafferrabile, spesso si rischia di non riuscire a far passare in modo chiaro ciò che si vuole sottendere.
      Credimi perciò quando ti dico che da questo disco non è passato nulla di ciò che mi hai scritto: in effetti, a sentire “Comicità a 99 cents” mai mi sarei aspettato questo tipo di risposta. Certo, se il messaggio non arriva, può essere colpa del destinatario tanto quanto del mittente… io la mia opinione a riguardo l’ho scritta; tocca a voi decidere se nelle righe qua sopra c’è del vero e in che misura.
      Ti ringrazio ancora per lo scambio d’opinioni, davvero interessante, e vi auguro tutta la fortuna possibile per i prossimi lavori.
      Un saluto!

  3. Silvio Don Pizzica ha detto:

    @Freddy
    Non posso che farti i complimenti sia per la professionalità mostrata nell’argomentare le tue obiezioni sia per lo spirito con il quale hai preso le critiche (vista l’età, è ancora più apprezzabile). Come vedi, qualcuno si è preso il tempo di leggere le tue parole ed anche di sentire il disco. Concordo su molte delle critiche mosse da Lorenzo ma se tutta la band rispecchia il tuo modo di essere sono sicuro che non potrete che migliorare.

  4. schillaci dei de rapage ha detto:

    concordo con Mr. Pizzica, andate avanti!

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