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Orchestra Dark Italiana – S/t

Written by Recensioni

“Invitami a casa, è più tranquillo a casa” (GiapponeOrchestra Dark Italiana).

Il quartetto Orchestra Dark Italiana è composto dai musicisti Flavio Michele, Federica Nardi, Giuseppe Paolillo e Savino Pace. La loro missione è portare musica disorientante nelle orecchie mal messe dell’ascoltatore moderno. Quello impavido e dai grossi problemi, quello disposto a mangiare merda pur di non concedere un minimo delle proprie capacità intellettuali alla cultura artistica (musica o arte in generale).
Esistono molti modi per sentirsi padroni del proprio (fortunato) destino nel mondo della musica, trafiggere l’ascoltatore al primo ascolto è uno di questi, farlo sentire a proprio agio è la cosa migliore. L’Orchestra Dark Italiana debutta con il primo omonimo (s/t) disco lasciandosi un gradevole profumo alle spalle, un orchestra nel vero senso della parola con una strumentazione ben assortita e mirata, la quinta essenza di un interpretazione magistralmente corretta. Elettronica in chiave moderna, molto lenta con reti vocali calme e atmosfere cupe, dark appunto ma non new wave. Poi il cantautorato sembra essere uno dei migliori in circolazione con una cura dei testi sopra le righe ( ascoltare Giappone, Vera, Youthell) e la volontà di esporre un buon prodotto finale. Un disco d’esordio chiamato semplicemente s/t per arginare l’incomodo omonimo, una storia raffinata raccontata sopra le proprie esperienze di vita, di terra, di mare, di sole. Orchestra Dark Italiana confonde fortemente l’animo di chi si cimenta nell’ascolto rendendolo incapace di garantire un attenzione sincera per tutta la durata dell’album e ci troviamo sempre davanti a cambiamenti improvvisi figli di una sperimentazione sonora in continuo movimento. Un orchestra degli (nostri) anni dieci da non confondere con quelle sedicenti alla Bregovic, abbiamo davanti meno complessità di arrangiamento e più fascino emotivo, niente virtuosismi da camera e più esecuzioni che vengono dallo stomaco. Certo perché ormai siamo stufi del tutta tecnica (e disciplina) e niente cuore, il periodo attuale che stiamo vivendo ci rende vulnerabili ai sentimenti e quelle poche emozioni belle o brutte che siano vanno vissute fino all’ultimo respiro (non mettendo comunque in discussione la loro tecnica ). Orchestra Dark Italiana suonerebbe bene tra i vicoli emancipati di una triste festa cittadina, tra mangia fuoco, prestigiatori e mimi, la copertina di Strange Days dei Doors trasmette lo scenario lasciato dalla musica di questa band. Un s/t troppo profondo per circolare nella sciatta insoddisfazione dell’indie rock italiano, qualcosa di veramente diverso e interiormente valido, non buttiamoci troppo velocemente in giudizi ultra positivi prima del tempo dovuto ma riconosciamo all’Orchestra Dark Italiana il merito di aver suonato e portato a nostra conoscenza un buon album d’esordio come pochi in questo periodo. Le chiacchiere poi lasciamole portare via dal vento freddo di questa metà di Febbraio e godiamoci un disco che a primavera potrebbe già sfiorire.

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