Krautrock Tag Archive

MAQUINA. – PRATA

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Un sabba edonistico e selvaggio che suona come un invito irrifiutabile a perdere il controllo di sé.
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TRAUM – TRAUM

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Un esordio spaziale, che suona come un’esperienza catartica nei risvolti più nascosti di un sogno misterioso e inesplorato.
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What’s up on Bandcamp? [settembre 2021]

Written by Articoli

I consigli di Rockambula dalla piattaforma più amata dalla scena indipendente.
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General Error – The Axe (For the Frozen Sea Within You)

Written by Recensioni

Un muro di suono pronto a cadere a pezzi sopra di noi.
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What’s up on Bandcamp? [febbraio 2021]

Written by Articoli

I consigli di Rockambula dalla piattaforma più amata dalla scena indipendente.
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Non si vive di soli Netflix e Pornhub Premium

Written by Articoli

23 dischi per superare i giorni tristi.
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3 dischi ••• Aoife Nessa Frances • Country Feedback • Huge Molasses Tank Explodes

Written by Recensioni

Tra le uscite di venerdì scorso, due ottimi esordi e un sophomore che non delude.
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Recensioni #02.2018 – Korto / Martin Kohlstedt / Gil Hockman / Cup / Slow Nerve / Vinnie Jonez Band

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What’s up on Bandcamp? || novembre 2017

Written by Novità

I consigli di Rockambula dalla piattaforma più amata dall’indie.

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Le Classifiche 2016 di Silvio “Don” Pizzica

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TOY – Join the Dots

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Continua la già lunghissima tradizione inglese di band Psycho Pop, che affonda le proprie radici almeno ai Beatles di “Lucy in the Sky With Diamonds” o “I Am the Walrus”, e che attraverso miriadi di (più o meno riusciti) epigoni giunge fino al 2013 e a questo Join the Dots dei TOY. Secondo album per la band di Brighton, Join the Dots è senz’altro una conferma: un album (nonostante le apparenze e certe linearità ritmiche e vocali) divertito e divertente, che ci proietta in un mare sonoro dall’orizzonte lontanissimo e molto, molto colorato. Si potrebbero (e si possono) passare ore a navigare sui soundscape azzeccatissimi in cui i TOY annegano i loro brani (“Endlessly”, o l’inizio della title-track, o, ancora, l’intera opener “Conductor”, 7 minuti di naufragio sonico). Si sente, oltre alla psichedelia in senso lato e allo Shoegaze più onanista, anche un richiamo all’Elettronica vintage, negli artifici retrò (arpeggiatori e simili) e nelle linee di batteria drittissime e ossessive, da drum machine: una realtà che si sposa benissimo con tutto il resto del marasma, e che ci porta sempre più nel mare aperto di un mandala musicale che ruota su sé stesso e che racchiude un mondo di sensazioni e pulsazioni emotive, più o meno leggere, in cui vorremmo perderci senza possibilità di ritornare.

Penso abbia anche poco senso cercare di descrivere un disco del genere: non perché sia un disco bellissimo (non lo è necessariamente), ma perché è un disco di cui va fatta esperienza, che prende vita nelle pieghe della coscienza, quando si rifrange nel nostro piccolo universo personale e ci ruba, ci rapisce, ci trascina altrove. Come luce in un cristallo, e il cristallo siete voi, e il riflesso, il brillare, dipende anche dalla vostra personalissima forma. Di dischi come questo Join the Dots si può dire, al massimo, se sono suonati bene, se le canzoni filano, se la produzione regge, se la band sa fare il suo mestiere. Su questo non ho dubbi. Sul resto, lascio la parola a voi. Tappatevi il naso, prendete un bel respiro e buttatevi tra le onde dei TOY, poi sappiatemi dire.

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