Goodfellas Tag Archive

Galoni – Incontinenti alla deriva

Written by Recensioni

Un disco di cui i ventenni avrebbero bisogno ma che parla di ciò che non vorrebbero sapere.
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‘Chi suona stasera?’ – Guida alla musica live di maggio 2017

Written by Eventi

Fine Before You Came, Sonic Jesus, Sleaford Mods… Tutti i live da non perdere questo mese secondo Rockambula.

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #17.03.2017

Written by Playlist

Cass McCombs @ Monk Club, Roma | 09.02.2017

Written by Live Report

Giovedì sera. Mentre percorro Via di Portonaccio rivolgo un pensiero a quella fetta di connazionali (grandicella, ad onor di cronaca) piazzati già da un’ora davanti alla tv, a sciropparsi la terza serata del Festival di Sanremo, quella in cui i cantanti in gara tralasciano i propri brani per farne a pezzi alcuni altrui.

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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #07.10.2016

Written by Playlist

10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #22.04.2016

Written by Playlist

“Superman”, il nuovo video dei The Falls

Written by Senza categoria

E’ online “Superman”, nuovo video della band indie-rock The Falls. Il pezzo è tratto dal debut album Mind The Gap, prodotto da Agoge Records e distribuito in Italia da Goodfellas. Buona visione!

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Nuovo album e tour in arrivo per Adriano Viterbini

Written by Senza categoria

Dopo l’ esordio solista Goldfoil, il 23 ottobre Adriano Viterbini, già chitarra e voce dei BSBE, darà alla luce per Bomba Dischi/Goodfellas il suo secondo lavoro intitolato Film O Sound. L’album è anticipato dal singolo “Tubi Innocenti”.
Il titolo del disco è il frutto di un’intuizione stessa di Adriano. Il Filmosoud era un proiettore a bobine della Bell & Howell, creato negli anni 40, compatto e portatile con audio integrato, utilizzato sopratutto per conferenze nelle aule universitarie. La sezione audio valvolare e lo chassis con cono da 8 pollici del Filmosound ha di fatto una resa ottima se utilizzato come amplificatore per chitarra elettrica.
Ed è proprio con questa sezione audio che Adriano ha registrato l’album assecondando una visione complessiva oltre che un instancabile desiderio di ricerca sonora. Film O Sound diventa così un evocativo gioco di parole, un disco da immaginare oltre che da ascoltare. Un “album globetrotter”, crocevia tra i suoni del nord e del sud del mondo, un viaggio attraverso l’Africa, il Sud America e gli States, in undici tracce di vera e propria antropologia musicale.

Ecco le date già confermate del tour:
12 novembre 2015 Milano Biko
13 novembre 2015 Ciampino (RM) Orion *
16 novembre 2015 Palermo Teatro Biondo *
17 novembre 2015 Catania Zo *
19 novembre 2015 Lamezia Terme (CZ) Cafè Retrò
20 novembre 2015 Bari Teatro Kismet *
21 novembre 2015 Campobasso Blue Note *
22 novembre 2015 Napoli Duel Beat *
03 dicembre 2015 Rimini Milleluci **
05 dicembre 2015 Correggio (RE) Circolo Arci I Vizi del Pellicano **
06 dicembre 2015 Ferrara Circolo Arci Zone K **
07 dicembre 2015 Gambettola (FC) Circolo Arci Treesessanta **
08 dicembre 2015 Sarzana (SP) Osteria dei Fondachi
11 dicembre 2015 Rieti Depero
17 dicembre 2015 Crema Il Paniere
18 dicembre 2015 Rosà (VI) Vinile
19 dicembre 2015 Bergamo Clash Club
28 dicembre 2015 Messina Retronouveau
08 gennaio 2016 Pordenone Il Deposito
16 gennaio 2016 Padova Mame
* con Verdena
** con Stefano Pilia per la rassegna “Collateral”

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La Sindrome di Kessler – La Sindrome di Kessler

Written by Recensioni

Pezzi al limite dell’imitazione di Afterhours (“Fanfarlo”), Marlene Kuntz (“Parabola di un Desiderio”) e Virginiana Miller (“Le direzioni”) potrebbero, ad un primo ascolto, non essere un buon biglietto da visita per La Sindrome di Kessler. Il primo album della band campana prende spunto dall’omonima teoria americana secondo cui l’enorme mole di detriti spaziali e l’effetto domino scaturito dalle loro collisioni potrebbe causare l’impossibilità di utilizzare satelliti orbitanti intorno alla Terra per le prossime generazioni.  Il caos. Tuttavia il disco sembra molto più ordinato di quanto il nome non suggerisca e, superata l’empasse dovuta ai forse troppi reminder, avviene la vera deflagrazione. “La Detonazione delle Nuvole” è il punto di rottura in salsa Post Rock che spinge la bellissima “Sinuose Alterazioni” a spiccare il volo, raccontandoci cosa è l’inafferrabile e quali siano le sue conseguenze. “Una Carezza in un Pugno” è il fulcro su cui si basa l’intero disco: la spigolosa e mai celata vena Grunge rimarcata dalle doti canore di Antonio Buomprisco racchiude passione sensuale, quasi un culto. La sindrome di Kessler è una prece, un grido d’aiuto ma nello stesso tempo una liberazione e l’inizio di qualcosa di nuovo. Per la band è anche l’inizio di qualcosa di bello, la strada giusta è stata già imboccata.

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Il nuovo disco di Simone Olivieri si chiama Apotheke

Written by Senza categoria

Dopo l’esordio omonimo del 2011 il songwriter romano da alle stampe il primo disco cantato interamente in italiano. Nove tracce non solo da ascoltare ma da sentire in profondità, fin sotto pelle, in un continuo, intimo e intenso contrasto di stati d’animo. Apotheke è il nome antico della farmacia, quel luogo spettrale e sinistro in cui si tenevano veleni e antidoti. In Italia la parola è diventata poi “bottega”, il posto in cui si ripongono e si espongono cose vecchie e nuove. Così in Apotheke, il nuovo album di Simone Olivieri, ogni canzone contiene un veleno e ne è allo stesso tempo l’antidoto; è contemporaneamente cose vecchie e nuove, immobilità, come un insetto intrappolato nella resina, e reazione, movimento, liberazione. Apotheke è un disco scuro e denso come una storia antica e misteriosa, ma anche leggero e luminoso come una mattina. Ascoltare Apotheke è infatti come attraversare una giornata: dall’oscurità in cui si fa piano piano largo la prima luce dell’alba come una speranza, all’esplosione del sole mattutino, passando per l’indolenza della controra che brucia i campi e la furia degli elementi di una tempesta serale, finché è ora di sparire di nuovo, come un cerchio che si chiude, nel tramonto che porta quiete e riposo. Il disco uscirà venerdì 30 Gennaio per NEW SONIC RECORDS – GOODFELLAS.

TRACKLIST
1 Non è che un bene ormai
2 Il Folle
3 Incespico
4 Resina
5 Controra
6 Appesa
7 In Cauda Venenum
8 Tempesta
9 Settembre

SimoneOlivieri_APOTHEKEcover

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Morgan con la I – BLU [STREAMING]

Written by Anteprime

Morgan con la i 2

L’etichetta Fiori Rari di Roberto Angelini presenta BLU: l’album d’esordio dei Morgan con la I, in uscita il 20 Ottobre 2014, distribuito da Goodfellas in tutti i negozi di dischi e su tutte le piattaforme di vendita e download online. Il full-lenght, già anticipato dal singolo “La Melatonina”, pubblicato in esclusiva sulla home-page de Il Fatto Quotidiano.it e suonato in anteprima Live sulle frequenze di Rai Radio Uno, durante il programma Stereonotte, è composto da dodici tracce che raccontano la Roma dei nostri giorni, fatta di tram in ritardo e tramonti senza tempo, vissuta da una generazione costantemente in bilico tra precarietà e sogni. BLU è uno stato d’animo, un mare in cui il disco naviga, alternando a momenti di malinconia, guizzi di frizzante allegria, strizzando l’occhio alla canzone d’autore italiana e al sound di un certo Pop internazionale. La pubblicazione dell’album deve molto al supporto di noti e consolidati artisti, quali Francesco Forni, che ha collaborato nella registrazione delle chitarre e Roberto Angelini, che ha coprodotto il progetto dando alle stampe il disco. BLU è una produzione Fiorirari e Morgan con la I, con la produzione artistica di Roberto Cola e il mastering di Fabrizio De Carolis. Dal 20 ottobre il disco sarà acquistabile sia in digitale che in fisico su www.morganconlai.com.

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Deadburger Factory – La Fisica delle Nuvole

Written by Recensioni

Non c’è modo di parafrasare esaurientemente tutto il mondo che c’è dietro al progetto Deadburger. Loro stessi si qualificano work in progress permanente, con una line up che varia, secondo le esigenze, da due a otto elementi e allo stesso modo è impossibile raccontare in poche righe i tre cd che combinano La Fisica delle Nuvole, considerando che gli stessi possono essere visti sia come singole opere a se stanti sia come parte unica di un progetto più grande, prima scheggia del dittico Mirrorburger. Cercherò dunque di dirvi il più possibile senza stancare ma il suggerimento resta quello di visitare il sito web della band e trovare il modo di avere tra le mani il cofanetto. Dentro lo stesso scoprirete oltre ai dischi un booklet di settantadue pagine che illustra alla perfezione tutto quanto. Si tratta di tre dischi distinti, per titolo, esecutori, idee sostanziali e sonorità che però, in qualche modo, posso essere inglobati sotto la stessa luce. Le stesse cover hanno senso distintamente ma accostate formano un disegno nuovo e più voluminoso.

I tre album de La Fisica delle Nuvole muovono da alcune idee essenziali che riconducono a un nuovo modo di vedere la musica, antico se vogliamo, ma che oggi sembra quasi impensabile viste le dinamiche di godimento del pubblico. Nell’epoca attuale non c’è tempo per ascoltare long-playing, non c’è tempo per ascoltare due volte (da qui l’utilizzo di forme canzoni sempre più banali), non c’è tempo per ascoltare l’album nella sua interezza. Proprio questa necessità di ridare alla musica le sue tempistiche e il suo ruolo di opera d’arte è il primo scheletro del tutto. Altra idea di base è il ruolo dell’immagine che si lega alla musica, visione intesa non come necessità di apparire e quindi rubare l’attenzione attraverso strumenti televisivi e promozionali ma come occorrenza per completare il godimento dell’opera come arte. Il booklet quindi diviene non solo il mezzo attraverso il quale mettere per iscritto i testi, i ringraziamenti e i dettagli di band e album ma anzitutto l’espediente attraverso il quale ostentare la musica dei Deadburger in chiave fumettistica (la band ha lavorato alle opere visive, che poi sono state esposte nella galleria d’arte contemporanea Studio Rosai di Firenze col fumettista Paolo Bacilieri) cercando di recuperare ed esprimere il gusto per il fantastico, l’immaginazione e il suo potere tramite la manualità, la penna, il colore, il disegno.

Dentro il booklet troviamo le info sugli album divise in quattro almanacchi suggeriti dai titoli dei dischi mentre la composizione di testi e immagini è una versione alternativa della rubrica “forse non tutti sanno che…” della Settimana Enigmistica; cosi come i caratteri del titolo dell’almanacco sono gli stessi di quello di Benjamin Franklin, il Poor Richard, da cui il nome del robot che anima le scene dei Deadburger, Poor Robot. Come detto, i Deadburger possono essere duo come supergruppo ed è anche questo il motivo per cui il quinto lavoro (volendo considerare i tre cd come opera unica) è firmato dalla Dedburger Factory. Se Puro Nylon (100%) è griffato da tre (Nistri, Casini, Vivona) dei membri dei Deadburger, infatti, nel secondo cd, lo split Micro-Onde/Vibro-Plettri, manca Vivona mentre il terzo che da titolo al tutto è a nome della band stessa. Da qui l’idea di usare il concetto di Factory da aggiungere al più preciso Deadburger (la nascita del nome può essere svelata leggendo libretto o sito web).

Che cosa può però nascondere un progetto all’apparenza cosi complesso? Come si può evitare che il contorno non soffochi il sapore della musica che dovrebbe solo accompagnare? Quanto sostanza e contenuto riescono a reggere il peso di una forma tanto curata? Chiariamo innanzitutto che la proposta sonora dei Deadburger non è, come avrete capito, adatta ai palati più semplici. Si tratta di sperimentazione ma non certo del tipo eccessivamente ostico, cacofonico, difficile da ascoltare, molesto. Anzi, la band mantiene ferme le strutture tipiche della Rock band, utilizzando strumenti adatti anche a un pubblico Pop, scegliendo le strade della sperimentazione che vogliono aprire nuovi varchi al classicismo. L’ossimoro in musica non è mai un pasto facilmente digeribile ma qui la Factory riesce perfettamente a mettere uno di fianco all’altro composizione popolare e sperimentazione, finendo per rivolgersi a un pubblico che probabilmente non esiste come tale.

Il primo disco, Nylon (100%), mette sul piatto la novità degli archi, affiancati da chitarre, fiati e voce che decanta le poesie dello stesso Tony Vivona. Gli otto brani mostrano tutti una struttura basata sul continuo dialogo tra soggetti antitetici. Il suono che ne esce rende esattamente l’idea di musica sperimentale per la gente. Echi industriali (“Readymade / 1940 / Madre”) si alternano a elettronica fatta a mano, pochi secondi di opere come il Socrates di Erik Satie filtrate fino a creare qualcosa di nuovo oppure ricomposte in strutture precise (“Variazioni su un Campione di Erik Satie #1:RE”, “Variazioni su un Campione di Erik Satie #2 L’INGANNO E 3 IL POETA”, “Variazioni su un Campione di Erik Satie #4 LA PELLE), canzoni più classiche, a modo loro (“Oltre / Slow Emotion”), richiami al mondo Jazz (“Obsoleto Blues”), psichedelia (“In Ogni Dove”) e sperimentazione oscura (“Ancora Più Oltre”). Ogni brano meriterebbe una recensione a se ma non potendo dilungarmi oltre resta da mettere sul piatto lo Split, cd numero 2. Qui entriamo in un campo totalmente strumentale. Un po’ alla maniera dei maestri Matmos, nei primi quattro brani tutto prende forma come rielaborazione di suoni prodotti semplicemente da un forno a microonde, mentre le quattro restanti tracce si basano sulla chitarra suonata per lo più con plettri bizzarri come un fallo cromato a pile, rotori per lecca lecca Chupa Pops e uno stimolatore clitorideo Play della Durex. Il risultato è il disco più bello del trittico o forse semplicemente il più vicino alle mie esigenze, pieno com’è si psichedelia cosmica, sperimentazioni, Dub industriale, tribalismi elettronici.

Il terzo Cd, il terzo album è la parte più importante di tutta l’opera, quantomeno perché gli otto brani sono totalmente a firma degli otto Deadburger (nel finale diventeranno tredici, grazie alla presenza di Paolo Benvegnù, Enrico Gabrielli (Calibro35, Mariposa, Afterhours), Une Passante e Marina Malupolus (Almamegretta). Per la prima volta l’orchestra psichedelica si mette al servizio della forma canzone, che qui, seppur spesso sottoforma di Spoken Word, è rappresentata nella maniera più consona. Attitudine Jazz e psichedelia fanno da contorno a parole precise che si stagliano su improvvisazione e progettazione che spaziano dal Krautrock alla World Music, fino al Progressive e il Cantautorato. Come detto, dei tre è questo l’album più corposo, più caldo, più pieno di sé, anche se non è questo il preferito dal sottoscritto. Tanta sperimentazione che punta sulla teatralizzazione della musica un po’ nell’accezione propria dei Nichelodeon ma senza scivolare nella ricerca di esasperazioni vocali.

C’è un po’ di tutto dentro i tre album che compongono La Fisica delle Nuvole e forse quello che manca è solo una vera capacità di innovare. Probabilmente però non è questo l’intento ultimo della musica sperimentale; osare, rischiare non tanto per creare un nuovo modo di comporre ma piuttosto per coinvolgere l’orecchio e abituarlo a percepire la musica sotto punti di vista diversi. La Fisica delle Nuvole è un’opera d’arte perché non si limita a mostrarsi ma ti penetra fino al midollo scavando e sputando le parti di te più nascoste, spingendoti a dubitare di te stesso, delle tue sensazioni, delle tue emozioni, del tuo essere. La Fisica delle Nuvole è musica talmente alta che basta per rendere più accettabile il resto.

P.s. merita due parole il Dvd contenuto nel cofanetto nel quale si trova il videoclip “Micronauta” (cd 2), per la sceneggiatura di Vittorio Nistri e disegni e animazione di Andrea Cecchi. Si tratta di un’opera cosmica abbastanza semplice, che parte da Stanley Kubrick e finisce in un forno a microonde per sviluppare temi come il dualismo tra la pragmaticità e l’assoluto. Una clip senza troppe pretese in fase estetica ma piena di spunti in quanto a contenuti. Per ora non visionabile se non in gallerie d’arte o rassegne di cortometraggi.

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