Linoleum 3rd Birthday Party con Canova e Asia Ghergo @ Rocket, Milano | 24.03.2017

Written by Live Report

00:45. Quando esco dal Rocket, sudato e senza fiato, mi riprendo passeggiando sull’alzaia del Naviglio Grande e penso due cose. La prima: concerti del genere vanno vissuti con bombole per ossigeno e lorica medievale, come minimo; la seconda: l’effetto che ha su di te un concerto dipende tantissimo da che cosa ti vuoi portare a casa quando finisce (a parte sudore di estranei e struscii indesiderati sul pacco).

22:45. Quando arrivo al locale la fila fuori è enorme: ennesima dimostrazione (se non bastassero i video che vedo sulla loro pagina Facebook dopo ogni data) che i Canova tirano, e che Linoleum sa organizzare e promuovere le sue serate, ma soprattutto scegliere oculatamente come riempirle.
Format di serata underground – letteralmente: appuntamento settimanale in genere al piano di sotto del Rock’n’Roll di via Bruschetti – di cui oggi si festeggiano i primi tre anni, Linoleum spesso porta a Milano progetti interessanti e in crescita, in una selezione anche molto personale e variegata. Stasera, per l’appunto e per l’occasione, tocca ai Canova. Disco d’esordio pubblicato a fine 2016 (Avete Ragione Tutti, via Maciste Dischi) e una ridda di date in tutta Italia, il quartetto pompa un Pop Rock orecchiabile e ruffiano quanto basta da incuriosirmi a verificarne la tenuta live al di là del sentito dire.

Nel locale si muore di caldo, il posto è relativamente piccolo e la gente è tanta, troppa. Vengo violato a più riprese da individui d’ogni sesso che mi si schiacciano contro nei pellegrinaggi verso il bar. Sul muro in fondo proiettano “Lords of Dogtown”, il film sul gruppo di skater di Venice Beach con, tra gli altri, Emile Hirsch e Heath Ledger, che mi dà un appoggio per gli occhi – è veramente bello, anche solo da vedere senza audio – nei momenti in cui guardare la folla tutta presa a scattare foto per Instagram mi stringe il cuore e spegne ancora un po’ la mia già poca fiducia nel prossimo mio.

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Apre le danze Asia Ghergo, e nella breve durata della sua apparizione penso veramente che con questo abbiamo toccato il fondo. Una ragazzetta con chitarra acustica (“sbocciata” su YouTube, pare) che suona come in spiaggia (bene ma non benissimo) COVER di brani presi totalmente dalla scena dell’Indie Pop (vogliamo chiamarlo così?) che tanto tira ultimamente. Thegiornalisti, Calcutta, Gazzelle, Levante, addirittura Dark Polo Gang, con richiesta di cantare tutti insieme. Ogni. Singola. Canzone.
Passerò ovviamente da spocchioso ritardat(ari)o, ma il karaoke guidato da oratorio/villaggio vacanze no, dai. Qui mi ricredo in parte sulla capacità dei ragazzi di Linoleum di selezionare le loro proposte, poi decido che è più un arrendersi alle logiche dell’hype da social network (in questo caso non so basato su cosa) che un sincero apprezzamento artistico. Mi segno per l’ennesima volta di ricordarmi che è tutto business, c’mon, let’s not dream too much about it. Ciliegina sulla torta: Asia Ghergo termina coverizzando uno dei brani di punta dei Canova, che ascolteremo poco dopo. Questa scelta sconsiderata farà sì che io senta per tre (3) volte nella stessa serata “Vita sociale”. Troppe.

Veniamo al punto forte della festa: il live degli headliner. I Canova, almeno dal punto di vista dell’impatto, si confermano capaci e all’altezza dell’eccitazione del pubblico. Hanno il physique du rôle per il genere che fanno: gasati e bellocci quanto basta da una parte, e dotati di scazzo e facce di bronzo in linea con l’atmosfera cinica che trasmettono i loro testi dall’altra. Suonano compatti e senza sbavature, e sanno domare il pubblico come si deve.
Mi torna in mente la riflessione di David Byrne nel suo “Come funziona la musica” (Bompiani, 2013) sul rapporto molto stretto (secondo lui, di causa ed effetto) tra le caratteristiche dei luoghi dove la musica viene eseguita e ascoltata e gli elementi della musica stessa, e penso che un gruppo come i Canova funziona benissimo in locali di questo tipo: l’acustica lascia a desiderare, la voce è ovattata e ciò che sento di più sono cassa e rullante e qualche frequenza alta della chitarra. A loro va benissimo: i brani sono semplici, dalla struttura prevedibile; la ritmica della batteria è martellante e trascina, e basta sentire cassa+rullo e il frizzare della chitarra per muoversi un po’. Se non bastasse, il gusto melodico marcato delle linee vocali le rende subito familiari e ripetibili. È decisamente una band da sing-along, e nonostante i pezzi non mi convincano mi trovo a canticchiarli mio malgrado (“Vita sociale”, “Maradona”), e questo è un ottimo segno per chi fa Pop. Da questo punto di vista ci leggo un talento genuino, che i ragazzi condividono con altri soggetti simili in questo periodo di ripresa della musica Pop – Indie? Alternativa? – direi semplicemente non calata dall’alto, ma che si conquista il suo spazio alla vecchia maniera, con decine e decine di concerti in giro per lo Stivale, old school.

Cosa invece è inutile cercare a un concerto dei Canova? Mi verrebbe da dire “la musica”, nel senso – non fraintendete – di un livello di scoperta e di curiosità che qui totalmente manca. È in questo momento che inizio a pensare che l’effetto che ha su di te un concerto dipende tantissimo da che cosa ti vuoi portare a casa quando finisce: la gente – è chiaro – è qui per bere, divertirsi, cantare a squarciagola, saltare, ballare, pogare (?!), e delle canzoni (che cambieranno la vita giusto a qualche adolescente che vuole sentirsi dire Malgrado passi le giornate da solo / E passa anche il silenzio / Ma lo sento parlare / Vorrei morire, vorrei morire / Anche se fuori c’è il sole / E mando a puttane la mia vita sociale / E sento che sbadiglia pure il cane / Vorrei morire, vorrei morire / Anche se per un giorno solo e altre banalità consimili) non gliene frega più della misura in cui, appunto, possono berci sopra, divertircisi attorno, cantarle a squarciagola, saltarci sotto, ballarci dentro, pogarci attraverso.
Mi correggo parzialmente: magari c’è gente che ci tiene, a queste canzoni (il mondo è vario), ma le canzoni in sé non sono nulla di che, per scrittura, significato, forza. Però – ed è già più di quanto si possa dire per molti altri progetti simili – funzionano bene, e questo bisogna riconoscerlo.

I Canova non lasciano nemmeno per un secondo il pubblico a bocca asciutta. Suonano con slancio e passione, rifanno anche “Chissà se stai dormendo” di Jovanotti in una versione energica e assai piacevole, e terminano con doppio bis suonando di nuovo un paio di brani della scaletta (se non sbaglio “Expo” e poi sicuramente “Vita sociale”). Stanno girando un video e la serata è quella giusta: il pubblico è scatenato (quando non fa foto coi cellulari – so che mi ripeto, ma è più forte di me, sono allergico).

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00.45. Quando esco dal Rocket sono morto dentro, principalmente per il bagno nella subumanità odorosa che mi ha spintonato e schiacciato tutta sera (e dire che i miei 100 chili mi garantiscono un minimo di resistenza, altrimenti avrei potuto già essermi reincarnato in una sogliola prima delle 23.30). Però sono anche contento di aver visto una band che, seppure non mi sappia eccitare nei contenuti, mantiene la promessa quando sale sul palco, se la promessa fatta è di svoltarti la serata tra un vodka-redbull e l’altro, mentre sudi saltando e cantando e mastichi il feeling tardo-adolescenziale dei testi ritrovandotici magari anche un po”(poteva andarci peggio / autoscatti sul Naviglio, da “Expo”).

Insomma, dipende cosa vuoi portarti a casa: io mi sto portando del sudore, della carenza di ossigeno e dei motivetti azzeccati, dei ganci efficaci, insomma, delle canzonette Pop (e non lo dico in senso necessariamente dispregiativo) che funzionano, e funzionano bene, e che, sì, sono superficiali e banali quanto si vuole ma almeno svolgono onestamente il loro compito: incastrarsi nelle orecchie, farti muovere, e – mi auguro per loro – scardinare le porte delle radio e di locali più capaci per imporsi come si impone altro Pop ugualmente leggero ma con meno palle e sicurezza, con meno vigore. Bravi Canova, che vi consiglio – se vi piace questa roba – al posto di altri personaggi simili che però suonano e cantano come mio nonno (ottantasette anni), e bravi i ragazzi di Linoleum che per fare il Pop, almeno alla serata di compleanno, ci portano qualcuno che sa fare il mestiere. Nota di demerito per Asia Ghergo, ma il dio del caso umano dall’Internet voleva il suo sacrificio, ne siamo consci. Continuiamo però a sognare un mondo dove le Asia Ghergo si divertono nella loro stanzetta e ai concerti ci troviamo qualcuno che ha qualcosa da dire. Pie illusioni, ma sognare è ancora gratis (vero?).

Last modified: 22 Febbraio 2019

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