Il nuovo album della band losangelina è la compressione di un estremo dolore che si contrae, prima di dispiegarsi in tutto il suo impeto annientante.
[08.07.2025 | Zegema Beach, I.Corrupt | screamo, emoviolence ]
“I watch dawn break again. Make this last. Pull the rug out. Dig myself out. Talk myself down.”
(figment of reality)
Per capire come andrà a finire ogni tanto ti basta poco tempo. E, mai come questa volta, la sensazione mi è chiara e nitida: faccio partire if portals are linear; you’ll die soon enough e i nuvolascura iniziano incessanti a disintegrarmi con un andamento soffocante. How This All Ends è la compressione di un estremo dolore che si contrae, prima di dispiegarsi in tutto il suo impeto annientante.
Siamo a metà 2025 e se si deve tracciare una linea di ciò che è stato fino ad ora l’anno, il verdetto per il mondo e l’umanità non sarebbe solo impietoso. Sarebbe drammatico. Sarebbe distopico e dispotico. Genocidi, guerre e politiche interne che minano la vita di minoranze etniche, di orientamento sessuale o religioso. L’ambiente che collassa di fronte all’emergenza climatica. Uno schifo ipocrita che si accumula e provoca repulsione. I Nuvolascura incapsulano tutto questo malessere che ti entra in testa, nella tua vita davanti al computer, buttandolo fuori senza filtri. Come fai a sopravvivere? Tutto finirà.
La band losangelina torna dopo cinque anni di silenzio dall’ottimo As We Suffer From Memory and Imagination, che li ha eletti a una delle realtà americane più dirompenti nello screamo/emoviolence.
Ultra tecnici e maestri nelle costruzioni math alla converge, qui incidono per Zegema Beach e I.Corrupt Records; e siamo di fronte a una delle uscite più importanti dell’anno nella scena, che in soli 23 minuti ci proietta nella sintesi perfetta di ciò che vogliamo da questo genere, sprofondando nelle follie isteriche che sono quantomai equilibrate nella forma e nell’esecuzione, tra pulsazioni ansiogene e rimorsi frustranti.

Un impatto apocalittico.
Erica Shultz ha uno degli urlati più potenti della scena, già lo sapevamo, ma qui la coesione strumentale e la precisione con cui la band opera e la supporta ci regala dei brani accecanti e cupi come non mai, con una cura estremamente meticolosa che ti blocca rapidamente ogni muscolo alla ricerca di ossigeno.
C’è un senso claustrofobico fatto di zig zag avvelenatissimi, con la chitarra di Dominick Larocca che macina riff con una prova di forza che mi ricorda i Loma Prieta di I.V. e una parte ritmica, quella di Daniel Torres al basso e Taylor Jewell alla batteria, che non ci pensa manco un secondo a fermarsi e a massacrarti i padiglioni auricolari.
A colpire non è però solo questo impatto apocalittico, ma anche la rifinitura dell’identità di una band che spinge i confini della propria comfort zone divorando le ondate spigolosissime e le mostruose dissonanze dentro piccoli esperimenti sonori che sono un piacere da sentire. Un lavoro reso possibile anche dalla produzione fragorosa di Alex Jacobelli nei Sunsick Studio di San Diego e, per una band che ha collaborato in passato con un guru come Jack Shirley, uscirsene con una produzione ancora più affilata non era impresa facile: missione riuscita.
Così, nel caos metodico e math di cordiform projection si apre un frammento di hardcore, mentre le melodie di una città fantasma (ex cryptids) vengono inghiottite nello screamo più denso.
In apertura, il midtempo virtuoso di figment of reality sfocia nella sua coda in una clean vocal che distende i nervi, per un pezzo che sembra essere sempre sul punto di contorcersi e implodere nella sua disperazione.
Cosa ci attende?
In if it all c’è del noise ambientale che può essere considerato il primo respiro che i nuvolascura ci concedono. Un’illusione che riaprirà ad ulteriore violenza di accelerazioni fulminee e break vertiginosi, prima di capitolare nella gemma che chiude il disco: polar destinies, un pezzo di oltre sei minuti che vale da solo l’intero album.
Ispirato liricamente da You Can’t Clearcut Your Way to Heaven di Darryl Cherney e dal film di denuncia Who Bombed Judi Bari? sulle vicende legate all’attivista per l’ambiente e per i diritti femministi e dei lavoratori Judi Bari, polar destinies è un pezzo che riconferma l’importanza politica-sociale nel tessuto dello screamo contemporaneo e di cui i nuvolascura sono fieri portavoce. Sei minuti come mai ne avevano scritti in carriera e che scatenano tutta la loro furia: prima quieta, poi ragionata, poi folle, infine annichilita.
Quando l’album termina, ti rimane addosso una sensazione di distruzione e al tempo stesso autodistruzione, fisica e mentale, come se da una foresta rigogliosa venissi catapultato nel mezzo di una terra arida e abbandonata. Un declino che giunge a fine percorso.
È forse questo che ci aspetterà alla fine di questa società? Oppure dobbiamo trovare la forza di opporci e rendere il dissenso un’azione necessaria? I nuvolascura hanno dato la loro sonora risposta, il resto spetta a noi.
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Last modified: 30 Settembre 2025




