Electric Spoonful, il rumore esiste e vive ad Halifax

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All Dawgs Go to Heaven è una scarica di garage punk e hard rock contro l’anestesia da divano.
[31.07.2026 | autoprodotto | punk rock]

E chi se lo aspettava che in un merdoso ottobre del 2026 i dischi si potessero ancora scoprire così?
Sono al lavoro, ossia al bancone di un live club, ed entra un tizio che parla un inglese incomprensibile per noi che abbiamo studiato, su libri vecchi come La signora in giallo, l’inglese di Oxford. È canadese, suo nonno era di questo fottuto paesino abruzzese, è carico a mille e si spara due IPA. Ha una band. Punk, dice lui. Electric Spoonful, dice lui. Cazzo, mettiamoli subito, dico io.

Ed eccomi qui, signor giudice, a raccontarvi di un disco di cui troverete davvero poco online. Un disco che «non deve chiedere il permesso a nessuno», scriverebbero su certe paginette del cazzo, e infatti noi ce lo risparmiamo. Ma soprattutto un album che entra nei miei ascolti di quel giorno come una raffica di martellate, col sangue a sporcare le pareti e nessun signor Wolf a risolvere il problema.

Rumore senza fronzoli.

Effettivamente punk, ma non quel punk di chi passa mezz’ora a sistemarsi i capelli davanti allo specchio prima di uscire per uno sprisss. All Dawgs Go to Heaven è di un’altra categoria: un concentrato di energia garage punk che trova nel caos la sua ragione d’essere, mettendo insieme influenze disparate.

Gli Electric Spoonful arrivano da Halifax, Canada, e il loro immaginario guarda a una tradizione rock che non ha la fighettaggine delle band attuali. Sono un quartetto che ha costruito la propria identità attorno a chitarre ruvide e taglienti, volumi altissimi e un approccio fisico e crudo alla musica. Il loro amore per il rock’n’roll degli anni Sessanta e Settanta, con riferimenti che vanno dai Led Zeppelin ai Wolfmother, emerge chiaramente in alcuni momenti del disco. Non esattamente gente che abbia fatto della delicatezza il proprio marchio di fabbrica, eppure sarebbe riduttivo liquidarli come l’ennesima band che recupera le sonorità del passato e le rimette insieme con un nuovo vestito buono per tiktok senza sapere cosa cazzo inventarsi per fotterci.

La differenza sta nel modo in cui sembrano vivere questa musica: non appunto come un esercizio di stile alla ricerca della scopiazzata meno facile da sgamare, ma come qualcosa che deve ancora fare rumore, possibilmente parecchio. Perché certa musica non si può fare senza fare bordello. Il loro modo di presentarsi è quello di una formazione di mezzi alcolisti in cerca di divertimento, e l’idea di spettacolo passa per il sudore e l’imprevedibilità, con quella sensazione che durante un concerto possa succedere praticamente di tutto, anche se forse noi italiani non lo sapremo mai. In tempi di pose e abiti studiati al millimetro (pensate agli altri canadesi, vero?) e vecchi sessantenni ex rockettari che stanno in fissa con pezzi fatti con l’AI, è già un piccolo atto rivoluzionario.

Energia sporca e diretta.

All Dawgs Go to Heaven si muove dentro questo mondo, mettendo insieme l’urgenza del punk, la sporcizia del garage, la potenza dell’hard rock e le oscurità del metal, con accenni di blues che riportano il tutto a radici più antiche. Una miscela che non ha bisogno di inventare un genere nuovo per funzionare: l’hard rock aggiunge peso e muscoli, mentre il garage punk impedisce a tutta ‘sta roba di diventare troppo gne gne. Quando gira nel modo giusto, ne esce quella sana sensazione di pericolosità che spesso si perde per strada, tra band che arrivano a venderci biglietti a 90 euro per un “posto povery” ma ce ne vogliono cinque volte di più se non vuoi starci vicino ai poveri.

Qui non si tratta di dimostrare quanto si sia bravi con lo strumento o di costruire architetture sonore con il righello e la matita. La priorità è colpire, trascinare, far muovere qualcosa; anche solo il nostro culo dalla sedia per andare ad abbassare prima che il vicino stronzo chiami gli sbirri. L’energia è sporca e diretta, ma i cambi di direzione e l’imprevedibilità impediscono al disco di ridursi a una semplice prova di forza e, proprio quando gli Electric Spoonful si lasciano guidare dall’istinto, la musica trova la sua dimensione migliore.

Anche la voce contribuisce a definire il carattere della band. Per atteggiamento può richiamare il punk irriverente dei Guttermouth: non tanto per una questione di somiglianza sonora, quanto per quello spirito che porta a prendere a calci le convenzioni e a non farsi troppi problemi su cosa sia giusto dire o non dire. Per fortuna.

Un antidoto contro l’intorpidimento.

Il tutto è condito da una buona dose di ironia, che qui non è un accessorio per rendere il prodotto più simpatico ma è parte di un’attitudine che rifiuta la compostezza e preferisce il contatto diretto, in una maniera genuinamente underground. Torniamo così alla premessa: si accende lo stereo, si scrive Electric Spoonful e si vede cosa succede. Magari insieme a uno sconosciuto di Halifax, senza grandi discorsi che tanto capirsi è tosta e senza bisogno di vendere una rivoluzione al barista per ottenere uno sconto sulla birra.

Naturalmente, tutta questa energia non è automaticamente sinonimo di grandezza. Un disco può essere sincero, rumoroso e divertente senza essere necessariamente un capolavoro. E, se All Dawgs Go to Heaven convince soprattutto quando si abbandona all’istinto, questa immediatezza può diventare un limite sul lungo periodo. La botta iniziale funziona, ma non tutto ciò che travolge al primo ascolto riesce per forza a lasciare un segno altrettanto profondo dopo molti passaggi.

Non è una contraddizione: è il rovescio della medaglia di una musica che punta prima di tutto sulla reazione fisica. Quando la spontaneità prende il sopravvento, gli Electric Spoonful trovano una libertà che rende il disco vivo; di contro quando ci si aspetta che quell’energia si traduca in una scrittura memorabile, il giudizio deve farsi più prudente.

Aspettate però. Non serve inventarsi difetti che non si sono percepiti. E nemmeno confondere l’entusiasmo con l’obbligo di gridare al miracolo. A volte lo facciamo per un bisogno quasi primario di queste strane creature come me e voi, ma non serve a nessuno. Serve solo ascoltare davvero.,

E forse è proprio questo il valore di All Dawgs Go to Heaven: ricordarci che, ogni tanto, un disco deve prenderti a schiaffi con il suo rumore per strapparti all’intorpidimento di chi passa la vita sul divano a scrollare le storie di perfetti coglioni sconosciuti, scambiando questa anestesia per entertainement for dummies.

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Last modified: 31 Ottobre 2026