GIALLORENZO – MILANO POSTO DI MERDA

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Malkovic e Montag, stili e personalità diverse che convergono in nuovo progetto musicale.

[ 27.09.2019 | La Tempesta | indie pop, lo-fi ]

(di Miriam Gangemi)

Storie di pazzi e pazzie: cosa succede quando progetti musicali diversi decidono di incontrarsi e fondersi in qualcosa di nuovo, inaspettato ed esperienziale? I GIALLORENZO lo sanno bene. Proprio loro sono un esempio di mix tra stili e personalità diverse, che messe insieme danno luce ad una vera e propria storia, di quelle che si ascoltano con passione. Dopo una storica amicizia (e convivenza) i Malkovic, formazione post rock bresciana, e Montag, cantautore bergamasco, hanno deciso di convergere in una band dalle sonorità pop lo-fi, e MILANO POSTO DI MERDAè il loro debut album.

Come ci fa intuire il titolo, le undici tracce del disco parlano di Milano, ce la raccontano attraverso storie diverse, storie tristi, felici, crude, mai accadute, fatti di cronaca. C’è di tutto. Ascoltare questo disco è come leggere un diario personale, che ci porta in una dolce Milano, tanto romantica quanto maltrattata. Il titolo del disco, ad esempio, deriva da una scritta che traccia indelebile un angolo della stazione di Dateo e che, in un certo senso, rappresenta il fil rouge di tutto il disco. La pazzia e i pazzi sono il comun denominatore di tutti i pezzi, che nel loro insieme raccontano la storia originale, quella di Giallorenzo, trovato morto dopo due mesi in casa propria, la stessa casa (o meglio, lo stesso palazzo) in cui tutta band ha vissuto. Proprio questo racconto sarà il protagonista di 118, prima traccia del disco.

È così che i GIALLORENZO diventano un tributo e il loro primo album un vero e proprio manifesto. “Tra i filari nessuno se ne accorge se ci muori / ma si vedono le stelle ancora”: così recita Pietro Raimondi in ESTERNO NOTTE, pezzo dalle tonalità molto intime e tristi, che testimonia l’aspetto più scuro della città, in bilico tra luce e buio, giusto e sbagliato.
La malinconia si fa sentire a tratti. Ne ritroviamo la presenza nel pezzo successivo, FESTA, che nonostante il nome racconta quel sentimento di rassegnazione che proviamo quando rincorriamo ciò che credevamo di avere, per poi scoprire di non averlo mai avuto. Intrecciate alle storie matte di Milano, infatti, ritroviamo storie comuni, che appartengono un po’ a tutti noi. In questo modo, quel diario personale che ci sembrava di leggere ascoltando il disco diventa un diario collettivo, che narra di situazioni in cui in realtà ci rispecchiamo anche noi. A chi non è mai capitato, per esempio, di fantasticare su un/a ragazzo/a visto in biblioteca, tra un libro e l’altro? Anche di questo parla KEVIN IL RAGAZZO SUPERDOTATO.

Oltre alla collaborazione che ha originato la band, ritroviamo lo zampino di altri artisti anche in alcune delle tracce dell’album. In CONDIZIONI METEO CRITICHE, brano che ha anticipato l’uscita del disco, ritroviamo i cori di Andrea Sabetta, Luca Fois (Quercia) e Luca Galizia (Generic Animal). In questo pezzo che racconta di attese infinite, ascoltiamo una chitarra forte, che si fa protagonista e comunica la componente tormentata e allo stesso tempo spensierata del pezzo.

La cosa più particolare di questo disco sono le esperienze che racchiude e i mondi a cui ci permette di accedere. In giro per Milano si può trovare la fanzine, che racconta tutto questo microcosmo attraverso i testi delle canzoni e piccole integrazioni che arricchiscono il viaggio. Questo album sembra nascere da una volontà più che da una necessità; la volontà di denunciare ciò che non piace e di parlare per chi non può, o non può più.

In conclusione MILANO POSTO DI MERDA è un album intenso, anche se all’apparenza potrebbe non sembrare tale. È un disco da vivere e ascoltare, più volte, se lo si vuole scoprire per davvero.

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Last modified: 28 Settembre 2019