Intervista a Frisino

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Antonio Frisino, in arte Frisino, è un musicista e cantautore pugliese. Si avvicina al mondo della musica, in particolare a quello della chitarra, in età adolescenziale.

Nel frattempo studia e si laurea a Lecce, dove entra in contatto con l’attiva scena indie salentina. Dopo una collaborazione con il musicista salentino Daniele Leucci, Frisino si trasferisce a Roma. Nel 2014 incontra il produttore Antonio Filippelli, con il quale inizia una collaborazione che porta i due a lavorare per quasi un anno alla stesura di Tropico dei Romantici, il primo lavoro sulla lunga distanza del cantautore pugliese. Questa è la sua intervista per Rockambula.

Ciao Antonio, da poco hai presentato il tuo nuovo lavoro, Tropico dei Romantici, a Milano. Com’è andata? Prevedi altre date di presentazione del disco?
Ciao Maria, la presentazione di Milano è andata bene, siamo stati felici di suonare all’Arci Ohibo’ che è un posto mitico, io e gli altri musicisti ci siamo trovati benissimo e i ragazzi dell’Arci ci hanno ci hanno fatto sentire a casa, questo ha influito positivamente sulla performance e anche sulla risposta da parte del pubblico presente, devi sapere che io adoro Milano e le sue strade. Non vedo l’ora di ritornarci, oggi invece sono reduce dalla seconda presentazione che abbiamo fatto a Roma a “Na cosetta” che è un posto bellissimo gestito da Luca Bonafede una persona incredibile che crede nella musica e che ha una filosofia dello “star bene” molto vicina alla mia. Pertanto posso dirti che sia Milano che Roma sono state due date impegnative ma con dei bei risultati. Adesso me ne andrò un po’ in giro su e giù per lo stivale a suonare in acustico con la mia fida eko mini, suonando in posti più piccoli.

In quale momento della tua carriera o della tua vita privata arriva questo disco definito di esordio, anche se in realtà non sei alle prime armi con la musica?
Non sono alle prime armi, ma in realtà è come se lo fossi, perché adesso sto vivendo sulla mia pelle tutte le fasi e il lavoro che c’è intorno all’uscita dei un disco, dalle interviste alle presentazioni ai rapporti con la promozione e l’etichetta. Considera che io son da solo e quindi devo organizzare al meglio tutto, perché il carico delle cose da fare aumenta ogni giorno di più e questo da un lato mi eccita e dall’altro mi porta a stare in campana e concentrato. Il periodo poi, non poteva che essere questo, mi sento più sicuro di me come persona e sono più deciso su cosa voglio realmente, lo capisco parlando con le persone che incontro ai concerti, quando sei onesto e sincero con te stesso anche gli altri ti vedono così e gli scambi che ci creano sono belli intensi.

Tropico dei Romantici è un titolo che, lo ammetto, mi ha fatto pensare a qualcosa di troppo sdolcinato. In realtà nel disco canti anche di malinconia, addii e abbandoni. Qual è allora la tua idea di romanticismo?
Non lo so neanche io. MI definisco un romantico per certi versi, ma mai sdolcinato, non mi è mai piaciuto e non mi piacciono le persone troppo sdolcinate, io in realtà mi vedo più come i personaggi che compaiono all’interno del disco, romantici ma anche cinici e traditori e a volte mascalzoni, ma sempre con lo sguardo rivolto verso il cuore e la parte più emozionale ed emozionante della vita.

Si può dire che il genere del cantautorato sia quello dominante nel disco. Cosa pensi del cantautorato italiano di questi tempi?
Nel disco ho riportato quello che sento, mettendomi a nudo, perché non sapevo fare diversamente, ho raccontato delle storie, dei frammenti di vita vissuta e dei rapporti con le persone che ho incrociato sulla mia strada finora, se questo rientra nel filone del cantautore mi va bene, se invece devo parlarti della nuova scena cantautorale non farò nomi perché sono davvero tanti e la maggior parte bravi davvero e con cose interessanti da dire, con alcuni di loro sto legando particolarmente, magari tra qualche giorno leggerai di un duetto insolito.

Ci sono cantautori o musicisti che ti hanno particolarmente ispirato per questo lavoro o che, più in generale, sono per te fonte di ispirazione?
Guarda ci sono vari nomi, ti dico i primi che mi vengono in mente : Tenco, Dalla, Battisti e Paolo Conte. Quest ultimo, l’ho scoperto durante l’adolescenza anche se è stata una dura lotta con un pregiudizio di fondo che avevo nei confronti della sua musica e che pian piano alla fine ho vinto e mi son fatto sedurre dalle sue parole e da tutto il suo mondo. Mentre Battisti è come se ce l’avessi su una seconda pelle. Mi reputo un amante della melodia italiana e mi sento molto legato agli anni 60, alla malinconia nei testi e al mood di comporre che c’era in quegli anni, un altro che mi ha ispirato tanto è stato Tenco che secondo me è stato un precursore su molti fronti così come Dalla, di cui riscopro suoni e melodie di una bellezza disarmante, mi viene da pensare a “viaggi organizzati” un disco che ho scoperto da poco e che ascolto quotidianamente. Tra i nuovi mi piace la squadra di Picicca e ho un debole per i TheGiornalisti e gli Egokid.

E per quanto riguarda le collaborazioni con altri musicisti nel tuo disco? Come sono nate?
Sono tutti amici che apprezzo e stimo da tempo e quando gliel’ho proposto, ci siamo entusiasmati a vicenda, questo mestiere è basato tutto sull’empatia e sull’entusiasmo per fare delle cose belle e in tutta sincerità sono stato davvero fortunato ad aver avuto questo onore e degli ospiti così nel mio primo disco. Li voglio ricordare: alla batteria Giusto Correnti, poi il bravisssimo Iacopo Sinigaglia che ha suonato le tastiere ed ha capito cosa volevo portare all’interno delle canzoni e poi Antonio Filippelli che è la mia anima gemella in questo progetto e a cui devo tutto quello che sta accadendo negli ultimi tempi. Ancora, Rocco Nigro con le sue fisarmoniche in “Porta Napoli” dove parlo a modo mio del Salento e di Lecce ed infine un regalo fantastico me lo ha fatto Dario Faini con il suo progetto elettronico Dardust, ha arrangiato e suonato il pianoforte su “Atlante”.

Facciamo un passo indietro, verso le tue origini pugliesi (proprio come le mie). Musicalmente parlando, hai ancora dei legami con la Puglia?
Certo. Dalla Puglia non potrei mai allontanarmi o staccarmi, sono troppo legato ai luoghi, ai colori e al cibo, così come sono legato ad una serie di musicisti prevalentemente salentini con cui ho suonato in passato e con cui ho un legame d’amicizia duraturo.

Com’è oggi la Puglia dal punto di vista musicale? Ci sono artisti che secondo te meriterebbero maggiore visibilità? Se si, quali?
Cerco di seguire sempre tutta la scena a 360 gradi anche se non sempre ho il tempo per farlo, ma ti dirò, mi piace Molla, Nabel, Sofia Brunetta, La Municipal. Sicuramente ne ho saltati altri che magari mi verranno in mente quando l’intervista sarà finita, in caso ti chiamo.

Grazie mille Antonio. L’intervista termina qui, se c’è qualcosa che non ti ho chiesto e di cui vorresti parlare, parlane pure ora.
Grazie a te per il tempo che mi hai dedicato e lo spazio concesso. A presto.

Last modified: 21 Febbraio 2019

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