acloudyskye – There Must Be Something Here

Written by Recensioni

Il quarto album del cantautore statunitense ne decreta il definitivo cambiamento di stile, oltre che la musica migliore per esprimersi.
[ 23.02.2024 | autoprodotto | indietronica, noise pop, post-rock, indie folk ]

Sdraiato su un prato, ancora umido della rugiada mattutina. Le nuvole corrono veloci, bianche e gonfie. I rami riparano gli occhi dal sole, già splendente. Nelle cuffie There Must Be Something Here, il nuovo album di acloudyskye. Un cantautore che unisce l’indietronica e il post-rock, strizzando l’occhio ad un certo pop raffinato ed elegante. Ne viene fuori un disco particolarmente emozionante, che sfodera quella luce che infonde una giornata di primavera. Brani quasi tutti up-tempo, belli sostanziosi e farciti di quelle chitarre che danno gioia, che emanano libertà.

Relay e Surface aprono il disco con una positività folgorante, rilasciando endorfine grazie alle spensierate chitarre che richiamano le sonorità quasi shoegaze di Parannoul. Un ascolto avvolgente fin dalle prime tracce. Flares è un muro di chitarre post-emo, che dimostrano l’evoluzione di acloudyskye che, da musicista dubstep ha compiuto un’inversione a U andando a toccare nuovi suoni, nuove suggestioni. Se Team rallenta la corsa virando in territori folk molto affini a certe cose di Sparklehorse, la successiva traccia Depths si immerge totalmente nei suoni post-rock quasi impalpabili degli Explosions In The Sky.

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La voce di acloudyskye, il cui vero nome è Skye Kothari, è come se camminasse sempre qualche centimetro dalla terra, delicatissima e in punta di piedi. Forse nei brani più aperti avrei preferito sentire una voce più di petto, e per questo a tratti appare un cantato quasi piatto, monocorde, slegato dalla musica. Ma anche in questa particolarità si cela il mistero di questo musicista di New York, classe 2000, del quale non esistono foto né interviste. Il suo avatar è questa sorta di umanoide con la maschera di un cane dalle lunghe orecchie nere (creato da lui come tutte le grafiche degli album e dei video musicali).

Ditch è uno di quei brani da ascoltare ad alto volume in macchina, con i finestrini abbassati e la brezza di aprile dritta in faccia. Un pezzo indie-rock che strizza l’occhio a quel sound sbarazzino dei primi anni 2000, sembra di ascoltare i Car Seat Headrest. Bellissimo è il brano finale Ends, per gran parte acustico e malinconico. Ed è proprio qui, alla fine dell’album, che si palesa il microcosmo di acloudyskye, tutti i suoi stili e tutte le sue ispirazioni per questo suo nuovo lavoro.

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There Must Be Something Here è l’album che decreta il definitivo cambiamento di stile che completa l’evoluzione di acloudyskye come artista, che finalmente trova la musica migliore per esprimersi e per esprimere le proprie emozioni. Non è di certo un capolavoro, non è di certo uno di quei dischi che a fine anno finiscono nelle classifiche, ma è uno di quegli album che colpiscono subito. Diretto, tanto semplice e scorrevole quanto complesso nelle diverse incursioni sonore. Tutto suona molto pop, ma al contempo sorprende con le diverse estrazioni musicali inaspettate e piacevolissime.

acloudyskye ha fatto il passo definitivo verso la consacrazione come artista di primo livello, tirando fuori un album bello, gradevole come quelle nuvole bianche che corrono veloci sopra e quell’erba umida che ci pizzica la faccia.

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Last modified: 12 Marzo 2024