The Italian Job: italiani che sanno quello che fanno

Written by Recensioni

Tre dischi di progetti nostrani che sanno il fatto loro.
Motosega – Another Lost Chance To Shut Your Mouth

[ 28.03.2020 | Slack Records | punk ]

Napoletani al loro disco d’esordio, partono con un lavoro che è una mina, anzi, un campo minato di brani sparati a mille che non vanno oltre i due minuti e trenta. Un punk senza troppe variazioni sul tema che si rifà alla scena garage punk e rock’n’roll. Un disco grezzo com’è giusto che sia e che inizia a far ben sperare per un’eventuale rinascita del genere a partire dalle basi e quindi dai ragazzi che si spaccano il culo per provare a dire e suonare la loro idea di vita con pochi mezzi a disposizioni che sia la loro creatività. Nell’anno del tradimento definitivo dei Green Day, un disco come questo, al pari di quello degli australiani The Chats (di cui vi parlerò), è manna dal cielo. Manna che puzza di birra e olio per motori rigorosamente in inglese.

Coma Berenices – Archetype

[ 17.04.2020 | La Lumaca Dischi | electro acoustic ]

Le due campane Antonella Bianco e Daniela Capalbo sono i volti principali dietro a questo progetto ormai in piedi da circa cinque anni. Archetype è il loro secondo album e, come suggerisce il titolo stesso, si tratta di un disco da ascoltare con la mente prima che con le orecchie, un disco da ascoltare con attenzione per cogliere il racconto astratto del presente che scorre nelle sei tracce. Un lavoro prettamente acustico, con contaminazioni elettroniche in cui melodie, ritmo e suono la fanno da padrone ma che non si rilassano sui cliché dell’ambient ma corrono con una discreta energia rendendo l’ascolto meno impegnativo di quanto potrebbe sembrare.

Marrano – Perdere

[ 16.03.2020 | Altini Cose / Floppy Dischi | alternative rock ]

I romagnoli, paladini della rinascita dell’alternative rock italiano, tornano a tre anni di distanza dall’esordio Gioventù spaccata con un nuovo lavoro di puro, semplice e sincero alternative rock in italiano. Dopo anni a sudare sui palchi al fianco di Gazebo PenguinsMinistri e Le Capre a Sonagli è il momento del disco che ne confermerà o no il valore. Eccoci quindi a Perdere, album in cui il power trio si mostra in tutta la sua natura, con brani diretti e sinceri cantati in italiano e quindi con uno spiccato spirito cantautorale ma che tanto deve alla scena alternative rock tanto internazionale (si pensi ai Placebo ad esempio) quanto nazionale (e qui l’accostamento ai Verdena è inevitabile mentre la voce sembra ispirarsi a quella di Samuel). Un disco rock che si rifà alla tradizione anni 90 ma in una maniera che non suona anacronistica; che sceglie di raccontare ma anche di fare rumore e caricare di energia l’ascoltatore. Un disco che si prende tanti rischi anche per la semplicità con cui è costruito, il rischio di apparire fuori tempo massimo, il rischio di suonare “troppo come qualcun altro”, il rischio di non appagare i gusti degli ascoltatori degli anni 2k20 (capite che ormai siamo a venti anni dalla fine dei Novanta). I Marrano però dimostrano che basta scrivere ottime canzoni, farlo senza scegliere strade e corsie preferenziali per venire incontro alle mode; basta questo per scongiurare questi rischi e confezionare qualcosa che si fa ascoltare volentieri. Sembra semplice, ma fidatevi non lo è affatto.

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Last modified: 17 Aprile 2020

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