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The Maniacs – Cattive madri

Written by Recensioni

Trentanoveminutiequarantacinquesecondi di rock sverginato a sangue, intimo, crepuscolare e nemico di quelle formule a gomma americana tutta euforia, incoscienza e licei da imbrattare a spray, a proporcelo sono i The Maniacs, trio lombardo che percuote l’anima irriverente e incazzata di una porzione generazionale che sa ciò che vuole e quello che può dare; “Cattive madri” è l’uscita discografica ufficiale, un muro di suono sincopato che si materializza nel circuito infuocato di una tracklist grassa di quattordici tracce, fulmini e saette introverse allo stile Verdenico o – magari più discostato – sulle diatribe soniche dei Ministri, una forte reprimenda distorta  ai cultori della canzonetta e dei ritmi mosci dell’indie concettuale.

Registrato in presa diretta in modo da conservarne al millesimo la forza primaria, il disco “entra” nell’udito come un sacramento laico da rispettare, un materico giro di distorsioni e poesia afflitta che agita stomaco e cervello, suoni compressi e dilatati che si mettono in gara per una manipolazione di sentimenti e rabbia decisamente guerriera; donne, femmine, l’altra metà del cielo come tappeto lirico, cori e imbastiti di chitarra elettrica si accavallano su sogni Deftonici e incubi ariosi alla Bellamy, atmosfere Corganiane e Anni 90 che si colorano e scolorano ripetutamente come al segno preciso di una centrifuga che inghiotte tutto e tutti senza vergogna, un “riflettuto incitato” che sprofonda in cima ad un’incredibile trionfo di estetica nera, oscura nelle viscere, maledettamente figa.

La loro rivelazione è arrivata al nostro esame nel momento in cui, ormai, non ci speravamo più, dal sole al crepuscolo e presi alla sprovvista tra intimismi domestici e cose di poco conto, mentre queste tracce si sono prese un posto di tutto riguardo tra il nostro orecchio ed il rock più blandamente tradizionalista che possa circolare intorno;  il cardiopalma sincopato  di lapilli “Scivola via”, “Il lungo addio”, il rullo di batteria che scalda atmosfere poco raccomandabili “Intermezzo # 1”, la serpe in seno che si completa dentro “Odio”, il fuori pista diagonale del suono storto e vagamente latin “Tu eri, io ero” o lo shuffle punkettaro che frusta “Mi sembra di impazzire”. Per galleggiare un po’ bisogna attendere il passaggio di “Aria”, traccia numero undici che consegna alla piccola storia underground nostrana  una band forte anche sul versante triste e fragile, stranamente dolceamara ma certificatamente sincera e ottimale.

Cattive Madri potrebbe essere inequivocabilmente il disco-off dell’anno, maturo e pronto a salpare su “mari sonici” molto più spanciati e spettacolari.

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