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Shame – Drunk Tank Pink

Written by #, Recensioni

Al secondo album, solo sparuti lampi di vera e propria personale identità post-punk.
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Shame

Written by Interviste

Incontriamo i ragazzi in un momento di pausa dei loro vari progetti, ci accomodiamo nel “salotto delle interviste” e rompiamo il ghiaccio con qualche battuta. Avevo conosciuto gli Shame con la loro precedente line up, Andrea Paglione, Marco Riboldi e Veronica Basaglia, ma oggi, al posto di Veronica, trovo un “Mazingone”. Avevo già incontrato questo ragazzo, Claudio Ciaccia, durante una serata tributo ai Nirvana, incontro decisamente d’impatto e divertente, visto che mi ero dimenticata i tappi per le orecchie e qui stiamo parlando di un batterista che fa decisamente andare alla grande la sua amata.

Ciao ragazzi, grazie per aver deciso di fare due chiacchiere con noi! Partiamo subito da una vostra piccola presentazione, dateci qualche informazione sulla vostra nuova formazione!

Ciao a tutti! Ebbene sì, dopo 10 anni la formazione è cambiata. Quel Mazinga di Claudio è il nuovo percussore e il suo arrivo ha portato una “cosa enorme”! A parte gli scherzi siamo contenti che tre amici che condividono la gran parte del poco tempo libero insieme, possano condividere anche un progetto artistico che li accomuna molto. Forse è la prima volta che si forma per noi un trio davvero unito. La musica ora è per noi un sottofondo che accompagna le nostre future avventure.

Gli Shame fanno musica grunge, scelta decisamente coraggiosa e di nicchia a quanto pare. Eppure la sensazione è che il grunge non sia stato dimenticato anche se vive momenti di difficoltà come quasi tutta la musica indipendente. Cosa ne pensate voi che vivete da dentro questa situazione?

Etichettare la musica è sempre limitante. E’ indubbia la passione che abbiamo per quel genere musicale, che ci ha fatto crescere come la gran parte della nostra generazione. Dimenticato non direi proprio e lo dimostra soprattutto l’ultimo anno, che è stato ricco di tributi e manifestazioni che ricordavano proprio i personaggi e gli eventi che avevano caratterizzato quel periodo. Con l’arrivo di Claudio, per quanto ci riguarda, il nostro stile inevitabilmente sta prendendo nuove forme, che si discostano un po’ da quel sound anni 90. Stiamo cercando di sperimentare nuove forme di brani, tecnicamente un po’ più articolati e melodicamente più complessi… vedremo cosa ne uscirà fuori!

A febbraio 2014 è uscito il vostro disco “Entropia”, devo dire che è veramente bellissimo, 10 tracce che ci portano nel passato, a Seattle, nello stesso tempo è molto moderno e attuale. Come avete promosso il vostro lavoro? State facendo un tour? Che progetti avete?

Uno dei nostri grandi limiti è la nostra scarsa capacità di venderci. La promozione di Entropia ci ha fatto forse svegliare un po’ per la prima volta. Il fatto di aver trovato un’etichetta americana per la distribuzione, la Unable Records, sicuramente ci ha dato un po’ di visibilità e speriamo che insieme ai nostri promoters d’oltreoceano possano nascere collaborazioni ancora più grandi. Andrea e Claudio, suonate anche nei Poottana Play For Money, tribute band dedicata ai Nirvana.

Che differenza c’è tra avere una band con pezzi originali e una band che fa cover? Sappiamo che in linea generale i musicisti storcono il naso di fronte alle cover, ma il pubblico e i locali apprezzano particolarmente.

Beh, il nome direi che sia abbastanza eloquente. Il progetto è nato inizialmente per creare la possibilità di autofinanziare le spese dei nostri progetti individuali. Il progetto però è stato un volano di opportunità che ci ha portato anche a suonare al Layne Staley American Tribute di Seattle nel 2013. Esperienza indimenticabile. Poche settimane fa abbiamo avuto anche l’onore di suonare durante la manifestazione “PUNK TO THE PEOPLE” alla Fabbrica del Vapore a Milano, evento che ha riscosso davvero un gran bel seguito! Quindi che dire, ci divertiamo e continuiamo a farlo, finché durerà, senza pretese!

Gli Shame e i Poottana Play For Money fanno parte di una rete più grande, un gruppo che si occupa di promuovere e aiutare i musicisti di musica alternativa, indie e grunge. Parlateci del progetto e delle potenzialità.

Esatto, come noi molte altre band da ogni parte d’Italia e non solo, fanno parte di una grande “famiglia” nata per il supporto reciproco e per la passione per l’arte in senso lato: L’Alternative Grunge Crew. Invito tutti i lettori a dare uno sguardo al sito: http://www.alternative-grunge-crew.com e a supportare questa comunità di artisti che sta diventando davvero molto importante! Il 27 marzo siete tutti invitati ad un grande evento della Crew, il 5th Layne Staley Italian Tribute al 75 BEA, via Privata Tirso, 3, 20141 Milano.

Ho visto un’esibizione live degli Shame per beneficienza, devo dire che appena Andrea ha cominciato a cantare il pubblico si è fermato incredulo per via della sua voce. E ammetto che anche io la prima volta che ho ascoltato Entropia sono rimasta stupita, questo ragazzo ha una voce pazzesca, dal vivo fa ancora più impressione e tutto in senso positivo! Quando potremo vedervi dal vivo?

I complimenti lusingano, grazie! Per ora non stiamo cercando live dato che siamo in un periodo di creazione. Con il nuovo assetto stiamo lavorando alla creazione di un nuovo lavoro e c’è molto entusiasmo! Diciamo il dicibile… ma ecco, le prossime date abbiamo l’utopia che saranno lontane :-p . Per seguirci abbiamo una pagina Facebook : https://www.facebook.com/shametheband . Il nostro sito web è http://shameband.weebly.com/ dove troverete tutte le info e i link per “vederci” ed ascoltarci! Fateci un salto!

Grazie ancora del tempo che ci avete dedicato, possiamo rivederci presto così ci raccontate altre novità?

Assolutamente! Non vediamo l’ora che il cantiere in costruzione ora, diventi un luogo dove tutti voi potrete fare un viaggio insieme a noi…un po’ come Jim Morrison nel deserto…ahahah. Grazie mille è stato davvero un piacere! Vi vogliamo bene

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Shame – Entropia

Written by Recensioni

Le mie ultime recensioni del 2014 sono state particolarmente positive. Non che sia una che aspetta l’album di merda per poter fare facile ironia e fare una recensione in cui non faccio altro che sottolineare di avere tra le mani un album di merda. Diciamo però che, nel tempo, sono riuscita a farmi una certa fama di boia col sorrisetto sardonico e il caso mi aveva probabilmente aiutato ad alimentare il tutto. Così mi aspettavo che il 2015 invertisse di nuovo la tendenza e ripristinasse i ruoli: album di merda, recensioni da stronza. E invece no. A parte che mi sono immediatamente gasata a leggere nell’interno del cd che gli Shame hanno una batterista donna che fa pure i cori, ma alle prime note di “Falling Through”, traccia di apertura di Entropia, ho capito che il terzetto ha mangiato pane e Grunge, come la sottoscritta, e manco poco. Cinque minuti di atmosfere alla Alice in Chains e cantato sofferente alla Cobain. Sonorità un po’ più 2000 lasciano momentaneamente il Seattle-sound in “The Burning Flag II”, ma la sensazione dura ben poco: “Totally Soulless” è Nirvana alla stato puro. Certo, all’arrivo di “A New Breeze” viene da chiedersi perché non ascoltare gli originali e farla finita qui: il vocalist Andrea Paglione è veramente copia spiccicata di Cobain, con qualche inflessione vaghissima alla Chris Cornell, ma insomma, è un po’ troppo. La tecnica di tutti e tre è ineccepibile, ma – e succede spesso – manca una nota personale. Difficile, in fondo, rimaneggiare un genere come il Grunge che ha caratteristiche peculiari e tratti distintivi che sono stati portati all’eccellenza da quattro-cinque gruppi in croce e che si è bruciato in un tempo limitato. Molto difficile. Pregevole, per esempio, l’idea dell’accellerata in “Ricochet”, anche se è troppo irregolare, abbastanza da sembrare un errore. Non fosse per le back voices della batterista Veronica Basaglia, che in questa traccia si dimostra per altro bravissima, “Apocalypto” potrebbe essere uscita da Jar of Flies degli Alice in Chains. Resto ad ascoltarli ugualmente, anche se ormai l’antifona è piuttosto chiara: ottimi musicisti, purtroppo poco personali. “Like Cain” è una ballata cupa praticamente filologica, che lascia spazio alla (pre)potente “Coming Back (Extasia)”. E scusate se insisto, ma l’intro di “The Dissolving Room”e di “Rolling” a me hanno ricordato le atmosfere di “Would”. Altro che anni ’80, come cantava Agnelli, qui non si esce vivi dai 90s’. E meno male, che poi arriva l’Indie e dio ce ne scampi.

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