Neil Young Tag Archive

J Mascis @ Anfiteatro Museo Pecci, Prato | 12.07.2019

Written by Live Report

La musica di J Mascis è come un amico rassicurante da cui, nel momento del bisogno, puoi sempre tornare.
Continue Reading

Read More

Ty Segall e l’arte del DIY

Written by Novità, Playlist

Una guida su come essere famoso senza volerlo essere davvero.
Continue Reading

Read More

VIAGGI MUSICALI | Intervista a Neil

Written by Interviste

10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #14.04.2017

Written by Playlist

Mike Spine – Forage&Glean

Written by Recensioni

L’artista di Seattle fa le cose in grande e pubblica per la Global Seepej Records questo doppio best of che raccoglie le sue migliori canzoni divise in due diverse anime, quella più Folk del volume uno e quella più Punk del volume due. Dopo dieci album all’attivo, Mike Spine, nato nella terra del Grunge ma che divide la sua vita con l’Europa, pubblica per la prima volta un lavoro nel vecchio continente ed anche per questo motivo il suo nome non è ancora materia per le masse, nonostante abbia suonato in ogni dove dividendo il palco con Los Lobos, Creedence Clearwater Revisited, Damien Jurado e tanti altri. Pur non essendo eccessivamente legati stilisticamente, se si esclude la materia prima Folk, la figura di Spine e le sue liriche quasi seguono il solco di quel Billy Bragg che fu strenuo avversario del thatcherismo in Inghilterra. Mike Spine, come il britannico, usa la sua musica, le sue parole e la sua voce per raccontare le vicende e le esperienze dei lavoratori delle diverse città in cui ha soggiornato, osteggiando le ingiustizie sociali, finanziarie e ambientali tanto nei fatti quanto artisticamente. Proprio Billy Bragg affermava: “Io non sono un cantautore politico. Sono un cantautore onesto e cerco di scrivere onestamente su ciò che vedo intorno a me in questo momento”. Questa frase trova altresì applicazione in Spine e quest’onestà la ritroveremo in tutte le trentadue canzoni che compongono Forage&Glean, registrate, per la cronaca, negli studi Haywire Recording di Portland da Rob Bartleson (Wilco, Pink Martini) e masterizzato da Ed Brooks (Pearl Jam, R.E.M.) a Seattle. Prima di giungere a questa raccolta, il musicista ha militato nella band At the Spine pubblicando cinque album che miscelavano il Punk ricercato di The Clash, alla potenza del Post Hardcore, l’intensità di Neil Young al Grunge dei Nirvana; nel 2010 la prima svolta con la band The Beautiful Sunsets, con cui pubblica Coalminers & Moonshiners e, finalmente, nel 2015, il primo album solista; nel mezzo, una serie incredibile di concerti e un tour europeo con la polistrumentista Barbara Luna. Forage&Glean non è dunque semplicemente un’ammucchiata di vecchie canzoni ma un viaggio a ritroso nella vita di Spine, che ripercorre le sue esperienze artistiche e di vita dall’oggi agli esordi, dall’Europa agli States, impreziosendosi delle tante anime con cui è entrato in contatto.

Stilisticamente, oltre ad una voce accattivante che, nella timbrica, molto ricorda quella del cantautore di Huddersfield, Merz, tutte le influenze già citate si ritrovano con una certa facilità, e se nella prima parte è il folk e la melodia a farla da padrone, con pezzi che lasciano spaziare la mente tra reminiscenze di Dylan, Young e Van Morrison, il secondo volume è di tutt’altra fattura, con pezzi veloci, aggressivi, che si distaccano dal Folk per inseguire un alternative e Hard Rock dall’attitudine Punk totalmente inaspettato viste le premesse dei primi brani tanto che andrebbero scomodati termini di paragone quali Beck, Pixies o Sonic Youth per rendere l’idea ma anche Okkerville River pur consapevoli che tra Spine e Will Sheff c’è una bella differenza a favore di quest’ultimo.

Detto tutto questo ci si aspetterebbe un apprezzamento incondizionato a Forage&Glean ma non è così perché, se è vero che la varietà stilistica espressa può accontentare palati dalla diversa sensibilità e se apprezzabilissimo è il tema dell’impegno sociale, è anche vero che questa sorta di punto di arrivo per Spine, vuole essere anche un punto di partenza per puntare a un pubblico più ampio, il quale rischia di finire in confusione per la troppa carne messa sul fuoco. Si aggiunga a questo il fatto che la proposta vista da ogni punto di vista non ha nulla di originale e che le doti del musicista di Seattle sono ben lontane da quelle dei suoi padri putativi ecco che viene a forgiarsi un giudizio che non può andare oltre una timida valutazione.

Read More

“Everybody Knows This is Nowhere”, nuovo video per i Bluebeaters

Written by Senza categoria

Reduci dalla collaborazione con i Boom Da Bash, i Bluebeaters tornano con un nuovo singolo: si tratta di “Everybody Knows This is Nowhere”, cover di un famosissimo pezzo di Neil Young e title track del loro ultimo disco, uscito ad Aprile su Record Kicks in tutta Europa ed in Giappone.
Il risultato dell’accostamento tra il suono Bluebeaters ed un mostro sacro della musica è un pezzo Rocksteady di grande impatto, perfetto per questo inizio estate.
“Tutti quanti sanno che quello che viviamo oggi è un non-luogo, un periodo di transizione che ci rappresenta.” dice la band parlando del brano“La consapevolezza dell’incertezza è il momento in cui uno decide di rimettersi in moto nella vita.” Il singolo che esce a 16 anni da the Album (09 Giugno 1999) è accompagnato da un video realizzato da Alex Caroppi durante il concerto di Aprile nel luogo da dove tutto è partito, l’Hiroshima Mon Amour di Torino, e trasmette tutta la carica live della band. Everybody Knows segna il ritorno dei Bluebeaters al loro suono originale, ed è stato accolto in modo entusiasta da stampa, addetti ai lavori e pubblico.

Read More

Omar Pedrini torna con un tour in unplugged

Written by Senza categoria

Il rocker bresciano torna live, dopo un periodo durato 4 mesi lontano dai palchi, ripercorrendo, in acustico ed accompagnato dalla sua chitarra e da quella di Marco Grasselli , la sua carriera che lo ha visto protagonista sin da giovanissimo con i Timoria, una delle più influenti rock band italiane per poi continuare da solista ottenendo grandi riconoscimenti, il più recente è il “FIM Award 2014 come miglior artista rock italiano”. Per questo intimo tour Pedrini proporrà oltre ai suoi successi, anche brani tratti da Che ci Vado a Fare a Londra?, ultimo lavoro discografico uscito nel gennaio 2014 e che ha dato il via ad una nuova fase “british” studiata e realizzata in collaborazione con Ignition di Noel Gallagher degli Oasis. Non mancheranno momenti di arte poetica legata ad autori che lo hanno ispirato nei suoi reading teatrali, dalla beat generation a Majakowski e non si escludono momenti d’improvvisazione e magari anche qualche cover dedicata ai suoi miti musicali…per citarne alcuni Neil Young, Piero Ciampi e Paul Weller. Il tour inizia il 3 marzo al La Limonaia di Fucecchio (FI) per poi continuare il 4 marzo a L’Asino che Vola di Roma, al Modo di Salerno il 5 marzo, al Barrio di Napoli il 6 marzo, il 7 marzo sarà ad Imola per una serata di beneficenza; mentre il 14 marzo è la volta di Milano, città che ama e dalla quale manca da quel marzo del 2014, mese in cui ha calcato il palcoscenico del Teatro Parenti con la pièce dedicata a John Belushi mandando in visibilio il pubblico che lo ha celebrato con il “sold out” ad ogni serata. Da sottolineare anche che lo “Zio Rock” sarà testimonial dei siti Unesco della Lombardia in occasione di Expo 2015.

Read More

Dead Bouquet

Written by Interviste

Far si che la tua fonte d’ispirazione non solo ammiri il tuo lavoro ma addirittura lo produca, significa che qualcosa di speciale è stata creata. Sarà con il romanticismo, seppur “tragico”, insito nel loro nome, che i Dead Bouquet con il loro album di debutto As Far As I Know sono riusciti a conquistare le orecchie di chi li ascolta. Ma lasciamo a loro la parola per raccontarci come è andata…

Ciao ragazzi, benvenuti su Rockambula. Un disco d’esordio As Far As I Know dove a metterci mano sono state persone non proprio comuni per tutti gli artisti. Svelate voi ai nostri lettori di chi stiamo parlando e quali sono state le vostre sensazioni per questa collaborazione?
Stiamo parlando di Paul Kimble e di Joe Gastwirt; il primo bassista e produttore dei Grant Lee Buffalo, grande rock band degli anni ’90, noto anche per aver lavorato con Michael Stipe, Radiohead e Andy Mackay nella colonna sonora del film Velvet Goldmine. Joe invece, rinomato mastering engineer, ha contribuito a centinaia di dischi d’oro e platino per artisti del calibro di Bob Dylan, Neil Young, Pearl Jam, Jerry Garcia e Paul McCartney. Due grandi professionisti ma soprattutto due favolosi esseri umani che hanno contribuito senza riserva al nostro album offrendo la loro sensibilità musicale.

Parlateci di come sono nati i Dead Bouquet e la scelta di questo nome.
Il nome Dead Bouquet l’abbiamo preso dal testo di Fuzzy, una canzone dei Grant Lee Buffalo ci piaceva la visione ottocentesca di un bouquet di fiori appassito. Suoniamo insieme dal 2012 e dopo i primi live e la sintonia che subito si è creata, abbiamo deciso di registrare chiamando Paul… lui ha accettato ed eccoci qua!

Quello che proponete è Rock, è psichedelia, è Folk, quali sono gli artisti da cui vi fate ispirare maggiormente, per esempio: durante la scrittura di questo album stavate ascoltando qualcosa in particolare?
I Grant Lee Buffalo sono un ascolto primario per forza di cose, altri artisti di riferimento sono Neil Young, David Bowie, The Waterboys, Thin White Rope e Gordon Lightfoot. La sera, dopo le registrazioni, capitava di trovarci al nostro pub di fiducia ad ascoltare con Paul dischi di Scott Walker, Gordon Lightfoot, The Blasters…

Avete mai pensato di aggiungere componenti al vostro trio?
Il nostro sound è già molto pieno così, ma in futuro chissà, non poniamo un limite a questo… magari un polistrumentista…

Siamo in procinto del nuovo anno, quali sono i buoni propositi e gli obiettivi per questo 2015?
Stiamo organizzando un piccolo tour europeo che toccherà Svizzera e Francia… sarebbe bello girare tutta l’Europa… nel frattempo stiamo lavorando ai nuovi brani, abbiamo molto materiale!

Vi ringrazio per la chiacchierata, lascio a voi i saluti e le ultime news da lasciare ai nostri lettori.
Potete seguirci su Facebook alla pagina www.facebook/deadbouquet.net dove vi terremo aggiornati sulle nostre news. Il 14 gennaio torneremo sul palco del Contestaccio di Roma, dopodiché saremo a Milano il 6 febbraio. Vi aspettiamo! Un saluto a Rockambula dai Dead Bouquet

Read More

Le Strisce – Hanno Paura di Guardarci Dentro

Written by Recensioni

Pubblicare ben quattordici tracce in un solo lavoro al giorno d’oggi appare una soluzione quasi demodé, ma Le Strisce hanno audacemente optato per tale scelta. Sempre più spesso, infatti anche i nuovi dischi di grandi autori del passato non arrivano oltre i dieci brani (vedi i recenti Storytone di Neil Young e Avonmore di Bryan Ferry). C’è poi persino la moda dei Talent Show di lanciare nuove proposte con ep intrisi di cover senza senso e spesso fuori luogo. Già per questo quindi un piccolo elogio la band partenopea lo merita senza alcun dubbio ma bisogna anche riconoscere il reale valore musicale di Le Strisce. “Nel Disagio” sembra molto influenzata da “Logico #1” di Cesare Cremonini con cui Davide Petrella, frontman della band, ha collaborato in occasione proprio di tale fortunata canzone e del suo ultimo disco in studio. Le Strisce escono da due album incisi per una major, la EMI Music, dopo aver cavalcato l’onda del successo di Myspace (oggi probabilmente sarebbe impossibile emergere grazie ad un social network) e si ritrovano catapultati quindi in una dimensione tutta loro intrisa di atmosfere tanto complesse quanto affascinanti, con arrangiamenti molto curati dal gruppo stesso in collaborazione con Massimo De Vita, Francesco Albano e Silvio Speranza (che figura anche come produttore esecutivo). Quattordici canzoni che cantano delle storie di ragazzi dai 18 ai 35 anni costretti a vivere in un’Italia ormai allo sbando, in “quel grande caos che questo paese ci sta lasciando dentro e che adesso comincia a fare paura”. Davide Petrella (voce e testi), Francesco Zoid Caruso (basso), Enrico Pizzuti (chitarre), Andrea Pasqualini (chitarre) e Dario Longobardi (batteria) sono maturati (e anche di parecchio) e portano una ventata di novità nella musica italiana, consci che a volte passare al lato indipendente (l’album esce per la Suonivisioni Records, label di Torre del Greco) può anche giovare, come se da una guerra alle major si potesse uscire addirittura rafforzati. Ed ecco quindiche l’ironia di tracce quali “Gli Artisti” e “Le Comete” dà anche un tono più piacevole all’ascolto, non nascondendosi mai dietro i “Fantasmi” che riecheggiano nella notte, come suggerisce la seconda traccia del disco. Il gruppo infatti si chiede anche cosa deve fare un giovane d’oggi per potere ridere trovando una serie di soluzioni volte alla sopravvivenza perché, come dicono in “Ci Pensi Mai”, solo il pensiero è reale tutto il resto mente. Il tutto condito da una colorita dedica attraverso un hashtag lanciato un po’ di tempo fa a Maurizio Cattelan. Come dire: non sempre arte e musica trovano un punto di contatto.

Read More

March Division: ecco il video di “Dig It” estratto da Post Meridian Soul.

Written by Senza categoria

“Dig It” è il primo singolo estratto da Post Meridian Soul, il nuovo lavoro dei March Division. La band milanese è arrivata al secondo disco dopo l‘esordio del 2012 con Radio Daydream, primo passo di un percorso che è servito per mettere a fuoco quella miscela di Brit-Rock ed Elettronica da dancefloor che tutt‘oggi caratterizza il sound del quartetto. Il disco giunge al pubblico anticipato da due ep usciti nel 2014 (Post Meridian Soul EP e Metropolitan Fragments) ma soprattutto dopo l‘ottimo riscontro di critica del lavoro precedente e un‘intensa attività live culminata con la doppia apertura, rispettivamente a Neil Young nel 2013 e a Paolo Nutini nel 2014, per il festival Rock in Roma. Post Meridian Soul, in questo senso, è l‘ideale continuazione del primo disco, ma con una particolare attenzione volta ad ottenere un suono il più possibile suburbano, quale lente ideale per fotografare al meglio l‘impasse senza un futuro certo che caratterizza le giovani generazioni contemporanee.

Read More

gianCarlo Onorato / Cristiano Godano – Ex Live

Written by Recensioni

In breve: gianCarlo Onorato, musicista, pittore e scrittore, scrive un libro, un saggio sui generis che è una sorta di autobiografia attraverso istantanee fatte di musica e canzoni: “Ex – Semi di Musica Vivifica”. Il passo dalla penna alla chitarra è brevissimo, e presto Onorato si trova in giro per l’Italia a portare sui palchi un concerto/reading ispirato al suo libro, in compagnia di Cristiano Godano, cantante dei Marlene Kuntz, che lo affianca come un doppelganger dialogante. Ed ecco poi che il concerto si trasforma in disco, tutto registrato dal vivo nella data alla Latteria Artigianale Molloy di Brescia, nel dicembre 2013. Il disco è un esperimento interessante, che unisce in scaletta brani di Onorato e dei Marlene Kuntz, oltre a cover di pezzi di Lou Reed, Velvet Underground, Beck, Neil Young, Nick Cave,  il tutto inframmezzato da brevi reading tratti dal libro. La grande vittoria del duo è quella di riuscire a miscelare tutto senza troppi scossoni, complice un organico ridotto all’osso (oltre ai due cantanti, troviamo solo tre musicisti ad accompagnare con mano leggera il percorso, tra chitarre umide, pianoforti, percussioni varie, organi, batteria…). Il mood del disco è sommesso, sussurrato, tra scariche sensuali e malinconie tiepide, in una pasta che la registrazione dal vivo aiuta a rendere “vera”, perfetta nelle sue imperfezioni infinitesimali (scusate l’ossimoro). Le canzoni prendono forma nel buio, scintillano nella mani di Onorato e del suo doppio, che le rigirano, le accarezzano, le mangiano e le risputano sottovoce, ma se è un bisbiglio, è comunque carico, appassionante, cosciente (“Perfect Day”). I reading scivolano, alternando al loro interno passaggi più riusciti (l’iniziale “Non Già il Suono Organizzato”) a brani meno coerenti, ma non per questo privi di fascino (“Chitarra Fender Telecaster”) – e la voce di Onorato si presta con dolcezza alla narrazione e alla sua atmosfera.

Un disco da provare, per farsi un piccolo viaggio organizzato nel mondo interiore di gianCarlo Onorato. E ammettendo pure che questo viaggio non abbia un valore universale (potremmo discuterne), è pur sempre vero che il racconto ne esce solido, compatto e piacevole. E magari, alla fine, scoprirete di esserne più conquistati di quanto avreste pensato prima di ascoltarlo. Non sarebbe una sensazione bellissima?

Read More