Neil Young Tag Archive

The Men – New York City

Written by Recensioni

Il nuovo album della band di NYC parte dalla riscoperta delle radici punk per poi tornare tra le braccia del suono bucolico della tradizione americana.
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Built to Spill – When the Wind Forgets Your Name

Written by Recensioni

Dopo un’attesa di ben sette anni, Doug Martsch confeziona l’ennesima perla di una carriera unica e irripetibile.
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Nero Kane – Tales of Faith and Lunacy

Written by Recensioni

Una lenta pellicola in bianco e nero, tra deserti yankee e oscure tradizioni europee.
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Cap’n Hector’s Crew – Who The Hector Is The Crew?

Written by Recensioni

J Mascis @ Anfiteatro Museo Pecci, Prato | 12.07.2019

Written by Live Report

La musica di J Mascis è come un amico rassicurante da cui, nel momento del bisogno, puoi sempre tornare.
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Ty Segall e l’arte del DIY

Written by Novità, Playlist

Una guida su come essere famoso senza volerlo essere davvero.
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VIAGGI MUSICALI | Intervista a Neil

Written by Interviste

10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #14.04.2017

Written by Playlist

Mike Spine – Forage&Glean

Written by Recensioni

L’artista di Seattle fa le cose in grande e pubblica per la Global Seepej Records questo doppio best of che raccoglie le sue migliori canzoni divise in due diverse anime, quella più Folk del volume uno e quella più Punk del volume due. Dopo dieci album all’attivo, Mike Spine, nato nella terra del Grunge ma che divide la sua vita con l’Europa, pubblica per la prima volta un lavoro nel vecchio continente ed anche per questo motivo il suo nome non è ancora materia per le masse, nonostante abbia suonato in ogni dove dividendo il palco con Los Lobos, Creedence Clearwater Revisited, Damien Jurado e tanti altri. Pur non essendo eccessivamente legati stilisticamente, se si esclude la materia prima Folk, la figura di Spine e le sue liriche quasi seguono il solco di quel Billy Bragg che fu strenuo avversario del thatcherismo in Inghilterra. Mike Spine, come il britannico, usa la sua musica, le sue parole e la sua voce per raccontare le vicende e le esperienze dei lavoratori delle diverse città in cui ha soggiornato, osteggiando le ingiustizie sociali, finanziarie e ambientali tanto nei fatti quanto artisticamente. Proprio Billy Bragg affermava: “Io non sono un cantautore politico. Sono un cantautore onesto e cerco di scrivere onestamente su ciò che vedo intorno a me in questo momento”. Questa frase trova altresì applicazione in Spine e quest’onestà la ritroveremo in tutte le trentadue canzoni che compongono Forage&Glean, registrate, per la cronaca, negli studi Haywire Recording di Portland da Rob Bartleson (Wilco, Pink Martini) e masterizzato da Ed Brooks (Pearl Jam, R.E.M.) a Seattle. Prima di giungere a questa raccolta, il musicista ha militato nella band At the Spine pubblicando cinque album che miscelavano il Punk ricercato di The Clash, alla potenza del Post Hardcore, l’intensità di Neil Young al Grunge dei Nirvana; nel 2010 la prima svolta con la band The Beautiful Sunsets, con cui pubblica Coalminers & Moonshiners e, finalmente, nel 2015, il primo album solista; nel mezzo, una serie incredibile di concerti e un tour europeo con la polistrumentista Barbara Luna. Forage&Glean non è dunque semplicemente un’ammucchiata di vecchie canzoni ma un viaggio a ritroso nella vita di Spine, che ripercorre le sue esperienze artistiche e di vita dall’oggi agli esordi, dall’Europa agli States, impreziosendosi delle tante anime con cui è entrato in contatto.

Stilisticamente, oltre ad una voce accattivante che, nella timbrica, molto ricorda quella del cantautore di Huddersfield, Merz, tutte le influenze già citate si ritrovano con una certa facilità, e se nella prima parte è il folk e la melodia a farla da padrone, con pezzi che lasciano spaziare la mente tra reminiscenze di Dylan, Young e Van Morrison, il secondo volume è di tutt’altra fattura, con pezzi veloci, aggressivi, che si distaccano dal Folk per inseguire un alternative e Hard Rock dall’attitudine Punk totalmente inaspettato viste le premesse dei primi brani tanto che andrebbero scomodati termini di paragone quali Beck, Pixies o Sonic Youth per rendere l’idea ma anche Okkerville River pur consapevoli che tra Spine e Will Sheff c’è una bella differenza a favore di quest’ultimo.

Detto tutto questo ci si aspetterebbe un apprezzamento incondizionato a Forage&Glean ma non è così perché, se è vero che la varietà stilistica espressa può accontentare palati dalla diversa sensibilità e se apprezzabilissimo è il tema dell’impegno sociale, è anche vero che questa sorta di punto di arrivo per Spine, vuole essere anche un punto di partenza per puntare a un pubblico più ampio, il quale rischia di finire in confusione per la troppa carne messa sul fuoco. Si aggiunga a questo il fatto che la proposta vista da ogni punto di vista non ha nulla di originale e che le doti del musicista di Seattle sono ben lontane da quelle dei suoi padri putativi ecco che viene a forgiarsi un giudizio che non può andare oltre una timida valutazione.

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“Everybody Knows This is Nowhere”, nuovo video per i Bluebeaters

Written by Senza categoria

Reduci dalla collaborazione con i Boom Da Bash, i Bluebeaters tornano con un nuovo singolo: si tratta di “Everybody Knows This is Nowhere”, cover di un famosissimo pezzo di Neil Young e title track del loro ultimo disco, uscito ad Aprile su Record Kicks in tutta Europa ed in Giappone.
Il risultato dell’accostamento tra il suono Bluebeaters ed un mostro sacro della musica è un pezzo Rocksteady di grande impatto, perfetto per questo inizio estate.
“Tutti quanti sanno che quello che viviamo oggi è un non-luogo, un periodo di transizione che ci rappresenta.” dice la band parlando del brano“La consapevolezza dell’incertezza è il momento in cui uno decide di rimettersi in moto nella vita.” Il singolo che esce a 16 anni da the Album (09 Giugno 1999) è accompagnato da un video realizzato da Alex Caroppi durante il concerto di Aprile nel luogo da dove tutto è partito, l’Hiroshima Mon Amour di Torino, e trasmette tutta la carica live della band. Everybody Knows segna il ritorno dei Bluebeaters al loro suono originale, ed è stato accolto in modo entusiasta da stampa, addetti ai lavori e pubblico.

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Omar Pedrini torna con un tour in unplugged

Written by Senza categoria

Il rocker bresciano torna live, dopo un periodo durato 4 mesi lontano dai palchi, ripercorrendo, in acustico ed accompagnato dalla sua chitarra e da quella di Marco Grasselli , la sua carriera che lo ha visto protagonista sin da giovanissimo con i Timoria, una delle più influenti rock band italiane per poi continuare da solista ottenendo grandi riconoscimenti, il più recente è il “FIM Award 2014 come miglior artista rock italiano”. Per questo intimo tour Pedrini proporrà oltre ai suoi successi, anche brani tratti da Che ci Vado a Fare a Londra?, ultimo lavoro discografico uscito nel gennaio 2014 e che ha dato il via ad una nuova fase “british” studiata e realizzata in collaborazione con Ignition di Noel Gallagher degli Oasis. Non mancheranno momenti di arte poetica legata ad autori che lo hanno ispirato nei suoi reading teatrali, dalla beat generation a Majakowski e non si escludono momenti d’improvvisazione e magari anche qualche cover dedicata ai suoi miti musicali…per citarne alcuni Neil Young, Piero Ciampi e Paul Weller. Il tour inizia il 3 marzo al La Limonaia di Fucecchio (FI) per poi continuare il 4 marzo a L’Asino che Vola di Roma, al Modo di Salerno il 5 marzo, al Barrio di Napoli il 6 marzo, il 7 marzo sarà ad Imola per una serata di beneficenza; mentre il 14 marzo è la volta di Milano, città che ama e dalla quale manca da quel marzo del 2014, mese in cui ha calcato il palcoscenico del Teatro Parenti con la pièce dedicata a John Belushi mandando in visibilio il pubblico che lo ha celebrato con il “sold out” ad ogni serata. Da sottolineare anche che lo “Zio Rock” sarà testimonial dei siti Unesco della Lombardia in occasione di Expo 2015.

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