Johnny Freak Tag Archive

Luca Grossi – Senza Titolo [VIDEOCLIP]

Written by Anteprime

In anteprima su Rockambula vi presentiamo il video di “Senza Titolo”, il singolo che anticipa Interno Autobiografico, il primo lavoro solista del cantautore Luca Grossi, frontman dei Faunalia.

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Acinideva – Fuori dall’Eden

Written by Recensioni

Ecco un disco che è davvero degno di nota, un lavoro che ti spiazza soprattutto se si considera la casa discografica, la Nadir Music che solitamente tratta di generi più estremi. Il disco in questione è Fuori dall’Eden, composto dai genovesi Acinideva. Un ottimo prodotto Rock dall’ impronta cantautorale che riesce ad emozionare con i suoi riff e i suoi testi riflessivi i quali si indirizzano su tematiche sociali e sul genere umano in generale. Fuori dall’Eden è un disco di dieci tracce, ognuna con qualcosa da raccontare e far provare. Questo disco vanta di un sound roccioso ed elettronico fatto a pennello, non ci si stanca mai di ascoltarlo e la voce di Alessandro Ottaviani è un vero portento. Parliamo di un gruppo che potrebbe camminare a braccetto con i più affermati, come il Teatro degli Orrori, Johnny FreakMarlene Kuntz Massimo Volume.

Il platter si apre con “Eva” una canzone che ha la giusta dose di potenza e dolcezza con il basso di Loris Andreotti che fa davvero la differenza. Con la successiva “Norwegian Suite” si comincia a sentire la vena nervosa della band. “Lampedusa” mette in mostra le possenti chitarre di Fabio Cloud e Tommaso Piana: riff taglienti e nevrotici giri di chitarra il tutto condito con l’ottima prestazione di Ottaviani. Il brano già presagiva il successivo divampare dell’ incendio di fronte l’ incapacità dei governi europei di affrontare la questione. “Il Cantico dei Cantici” è il momento di pausa del disco; questa traccia per la maggior parte del tempo è dominata dalle prestazioni cantautoriali di Alessandro Ottaviani.  Si riparte a razzo con “Ossigeno”, altra traccia di ottima fattura che presenta rocciosi riff. “Arbeit Macht Frei” è un’altra canzone particolare, melodica e movimentata.

Le ultime canzoni da citare obbligatoriamente sono “L’Inganno” e la conclusiva “Prima del Bacio (Tra Paolo e Francesca)”, la prima forte e di un certo impatto e la seconda invece calma; quest’ultima assomiglia quasi ad una ninnananna, la giusta canzone per addormentarsi lievemente e scappare in un altro mondo sognando una realtà migliore.

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Artefacendo Rock Festival: la musica dal vivo, la musica che vive! (con intervista ad Erica Mou)

Written by Articoli

Sabato 22 Giugno 2013 @ San Giovanni Rotondo

Da queste parti, si sa, il Rock’n’Roll è roba per pochi; per questo  nessuno si è preoccupato più di tanto se la piazza non era gremita di gente. All’Artefacendo Rock Festival, chi ci doveva essere, c’era. Il contest, rivolto ai musicisti emergenti, organizzato e ideato dai Laboratori Urbani Artefacendo di San Giovanni Rotondo, è arrivato alla sua III edizione e ancora una volta ha dato la possibilità ai partecipanti di  poter vincere una borsa di studio a seguito di un’esibizione live.

A esibirsi sul palco, con un pezzo inedito ed una cover, sette band del territorio garganico e non. Ad accendere la musica ci hanno pensato  gli  Stereofab di Manfredonia, seguiti a ruota dai Red Dust di San Giovanni Rotondo, i Paper Walls di Mafredonia, i Blastorm di Manfredonia, i Johnny Freak di Cassino, i Figli di Bacco di San Giovanni Rotondo ed infine gli Psilocibe di Troia. Dopo le varie esibizioni è stato bello poter constatare che la maggior parte dei gruppi era ad un livello abbastanza buono per tecnica, capacità compositive, presenza scenica e comunicazione al pubblico, tanto che per l’assegnazione del premio è stato necessario valutare un’ulteriore esibizione dei due gruppi più votati dalla giuria.

Ed è così che Psilocibe e Red Dust sono scesi nuovamente in campo per contendersi la vittoria assegnata, infine, ai Red Dust.  Giovanissimi,  hanno sicuramente ancora molto da imparare, ma di certo non necessitano di lezioni di grinta e coraggio; il loro pezzo inedito e la loro cover di  “Time” dei Pink Floyd sono arrivati dritti sul pubblico come una valanga, sommergendolo di emozioni. Il premio della critica Rockambula è stato assegnato invece ai Jhonny Freak che, nonostante qualche problema tecnico con le chitarre, sono riusciti ad incantare il pubblico sia con il loro pezzo inedito (rigorosamente in italiano), sia con la stupenda interpretazione de “La Donna Cannone” di De Gregori.

Guest Star della serata: Erica Mou, che ha presentato il suo ultimo disco Contro le Onde, uscito lo scorso 28 maggio, eseguendo i brani “Mettiti la Maschera” e “Mentre mi Baci (Scena Madre)”, insieme a “Nella vasca da Bagno Del Tempo” (brano che l’ha portata a vincere il Premio della Critica Mia Martini a Sanremo 2012 nella categoria Sanremosocial) e “Oltre”, pezzo scritto alla sola età di 16 anni, suonato in occasione di diversi contest a cui la cantautrice ha partecipato, e con il quale ha augurato il suo personalissimo in bocca al lupo a tutti i musicisti presenti. Alle volte si dimentica che anche un artista ormai conosciuto al pubblico e con una carriera ben avviata ha dovuto fare anni ed anni di gavetta e cominciare da zero, proprio come tutti i grandi hanno fatto.

Chitarre in spalla, furgoni stracolmi di strumenti, chilometri su chilometri da percorrere, il tutto per giocarsi un’altra possibilità, per creare una nuova connessione col pubblico, per trasmettere a tanti l’emozione di uno, per generare un suono, per tirar fuori la voce, per improvvisare un assolo, per catturare anche per un attimo l’attenzione e generare all’interno di chi ascolta un piccolo grande wow! E’ così che forse succede quando la musica centra il bersaglio, e nessun ascolto “digitale” potrà mai generare questo tipo di emozioni ed improvvisazioni che può provocare solo un evento live. Per  un musicista emergente tale tipo di esibizioni è indispensabile, come lo è per il pubblico che ascolta, che ha la possibilità di apprezzare a 360° le doti di un artista dimenticando per una volta quel maledetto filtro con la realtà che è lo schermo, di un  pc, di un televisore o di qualsiasi altra diavoleria elettronica.

Iniziative come quella dell’Artefacendo Rock Festival, ed in genere di tutti i contest musicali di musica dal vivo, dovrebbero essere preservate e moltiplicate. Ognuno di noi dovrebbe dire grazie a chi, tra mille e più difficoltà, si impegna a diffondere e preservare quel bene raro che è la musica live, emergente e non, il più delle volte senza un preciso ritorno economico ma semplicemente in nome della propria passione per la musica, in nome del Rock’n’Roll.

Artefacendo Rock Festival, quattro chiacchiere con Erica Mou, sogni e progetti sparsi qua e là, sorrisi ovunque, qualche domanda sul suo presente e sul suo passato, una serie di belle risposte.  

Grazie, Mou!

Ciao Erica, in questo periodo sei impegnata con la promozione del tuo ultimo album “Contro le Onde” uscito lo scorso 28 maggio. Cosa sono per te le onde contro le quali bisogna andare? Cosa rappresentano?
Le onde sono prima di tutto quelle fisiche, quelle del mare. In tutto il disco parlo tantissimo dell’acqua e del mare visto sia come compagno di viaggio che come ostacolo da superare, come elemento rassicurante ma anche come pericolo.
Però le onde contro cui sono voluta andare in questo album sono anche più in generale le avversità della vita, tutto ciò che ti impedisce di viaggiare ma soprattutto tutti gli ostacoli che ci costruiamo da soli, che sono nella nostra testa.
Contro le onde è per me un inno a liberarsi, a rischiare.

Quali sono le maggiori novità di questo disco? (Ho letto di una collaborazione con Boosta dei Subsonica).
Sicuramente la produzione artistica di Boosta è una grande novità! Con Davide abbiamo davvero lavorato a quattro mani su queste canzoni, ne abbiamo anche scritte un paio insieme (“Il ritmo” e “Non dormo mai”) e anche scrivere con un altro artista rappresenta per me una novità. Le sonorità sono un po’ più elettroniche, senza rinunciare però ad un approccio molto suonato, molto “live”. Inoltre è la prima volta che do dichiaratamente un senso comune ad un album, c’è un unico concept che si sviluppa attraverso le canzoni.
E poi grazie a Davide sono riuscita a tirar fuori la parte più ironica di me senza perdere quella intimista, sono riuscita a scrivere e cantare con una libertà che finora non avevo mai avuto in uno studio di registrazione.

Oggi siamo ad un Rock Festival dedicato allamusica emergente, torniamo al tuo di esordio. Ne hai ripercorso le tappe sul palco del Roxy Bar di Red Ronnie il 15 giugno (il racconto, tra l’altro, è stato davvero bello ed emozionante). Hai definito la tua partecipazione al contest che ha “scatenato una serie di cose stupende”, “una serie di fortuite e fortunatissime coincidenze”. Credi davvero sia solo questo? Dicci la verità, quanta energia e quanto impegno ci hai messo per arrivare fin qui?
Io mi impegno da quando avevo cinque anni, dalla mia prima lezione di canto. La musica è un percorso infinito di studi, di ascolti, di incontri, di pensieri. Le coincidenze sono quegli avvenimenti magici che ti portano in un luogo al momento giusto, per me è stato davvero un caso iscrivermi a quel contest. Ma poi ovviamente… la performance sul palco non si fa con la fortuna, ma col portare il pubblico per un attimo a guardare dall’interno il punto in cui ti trovi in quel percorso infinito, tecnicamente ed emotivamente.

Il Rock Festival di oggi è organizzato dai Laboratori Urbani Artefacendo di San Giovanni Rotondo, uno dei 151 laboratori urbani la cui nascita è stata finanziata dalla Regione Puglia all’interno del programma Bollenti Spiriti, il programma della Regione Puglia per le Politiche Giovanili. Quanto hanno influito le politiche della Regione Puglia rivolte alla musica per il tuo esordio e per la tua carriera di musicista?
Per me sono state fondamentali sia a livello promozionale (per esempio un mio brano era inserito in una compilation allegata al mensile XL) che economico (grazie ai bandi di Puglia Sounds abbiamo avuto un sostegno per la Prima del mio precedente tour e per la realizzazione del mio ultimo videoclip “Mettiti la maschera”). Inoltre essere pugliese mi ha agevolato nel suonare all’estero ma, più di ogni altra cosa, grazie alle istituzioni della nostra regione ti senti parte di un sistema, senti di produrre qualcosa di concreto, qualcosa che fa parte nel suo piccolo di una economia. Ed oltre ad essere un musicista diventi anche una persona che fa il musicista.

Quale consiglio daresti oggi ad un artista, ad una band emergente?
Consiglierei di suonare ovunque, sempre, tanto. Di essere in movimento, di divertirsi, di studiare e di ascoltare. Alla fine dell’Artefacendo Rock Festival una giovanissima band mi si è avvicinata e mi ha detto: “noi ci siamo formati da pochissimo, come si fa ad avere un contatto con una casa discografica?”. Ecco, consiglierei soprattutto di ragionare sui propri obiettivi, di essere autocritici e non farsi mai domande come questa.

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AltrocheSanRemo Volume3. Vincono i Borderline.

Written by Senza categoria

Dopo l’ottimo inizio dei Twiggy è Morta sembravano essere i Johnny Freak i vincitori annunciati di questa terza edizione del nostro concorso AltrocheSanRemo Volume3. Ben presto però è iniziata la lunga fuga dei Borderline che una volta conquistata la vetta non l’hanno più lasciata fino ad oggi.

Sono loro a vincere AltrocheSanRemo Volume3 e presto potrete leggere nelle nostre pagine intervista e recensione, potrete ascoltare i pezzi e gustarvi il banner mentre noi penseremo a promuovere la formazione di Tolmezzo.

Sito Web Borderline

Classifica completa:

  • Borderline (36%, 126 Votes)
  • Johnny Freak (20%, 70 Votes)
  • Complesso Architettonico (20%, 70 Votes)
  • Deaf Cities (10%, 35 Votes)
  • Cambio di Rotta (7%, 26 Votes)
  • I Am The Distance (7%, 23 Votes)
  • Twiggy è Morta (5%, 17 Votes)
  • X-Ray Life (3%, 11 Votes)
  • 373°K (3%, 9 Votes)
  • Esma (2%, 7 Votes)

 

 

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I Johnny Freak annunciano il secondo singolo estratto dall’ album “Tra il Silenzio e il Sole”.

Written by Senza categoria

“…storie surreali che si inseguono nella tua testa e fantasmi che ti abitano dentro. Ammazza i tuoi mostri, urla la tua rabbia fino a non poter far altro che conviverci, accettarli ed accettarti, in bilico su quel confine che ti tiene tra sogno e realtà! Volare non è una Bugia…”
I Johnny Freak annunciano il secondo singolo estratto dall’ album “Tra il Silenzio e il Sole”: sarà Bugia, traccia numero due del disco.  Potete ascoltare in anteprima Bugia in streaming integrale qui e nelle principali radio/webradio del Paese! Fra non molto verrà lanciato anche il videoclip del brano, dove la lotta interiore tra fantasmi e mostri continua.

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Johnny Freak

Written by Interviste

Un gruppo che riesce ad emozionarti con musica e testi lo troviamo ancora una volta su Rockambula. Questa volta a stupirci sono i Johnny Freak, uno straordinario quintetto influenzato dal grunge dei Pearl Jam e degli A Perfect Circle, dal Rock dei nostri Negrita e Timoria, ed inspirati da un commovente personaggio della collana di Dylan Dog. Ai nostri microfoni ci sono Luca e Pietro che ci parleranno della loro ultima fatica “Tra Il Silenzio e il Sole” e di alcune curiosità che riguardano la band. Non resta altro da fare che gustarsi quest’ intervista.

Allora ragazzi, per cominciare che ne direste di presentare i Johnny Freak ai nostri lettori?

LUCA: Ciao a voi ed a tutti i lettori di Rockambula. Siamo cinque ragazzi cresciuti in provincia con questa passione comune per la musica, che ci ha  permesso di trovarci e continua a farci “ritrovare” ogni volta. Poi in secondo luogo, i Johnny Freak sono una band che cerca di farsi strada tra le insidie discografiche del nostro bel paese. Facciamo un rock cantautorale mettendo molta attenzione ai testi, oltre che agli arrangiamenti e nella scelta dei suoni. L’intento è cercare di dire qualcosa e lasciare un segno nelle persone che ci ascoltano, buono o cattivo che sia, cercando di non essere banali. Ce la mettiamo tutta per fare qualcosa di nuovo, anche se tanto è stato già detto dai nostri innumerevoli predecessori. L’Italia non offre molti spazi, la situazione è difficile, ma pian piano ci stiamo facendo sentire, sperando di poterlo fare ancor più quando partiremo con le date live, il nostro vero punto di forza.

Nella recensione ho ammesso che ad una grande ispirazione  c’è un grande gruppo. Io questa volta l’ ho inteso con il Johnny Freak di Dylan Dog e voi. Cosa vi ha trasmesso questo personaggio, perché lui?

LUCA: Lui è considerato un mostro per le persone meno sensibili e, chissà, in musica forse siamo proprio noi e quelli come noi i diversi, i “mostri”, qualcosa che non viene propinato tutti i giorni perché non di facile consumo e quindi spaventa.
Leggere quella storia fu un momento intenso della nostra vita. Ricordiamo ancora quel giorno con estrema passione, fu un vortice, un pugno allo stomaco che ci lasciò spiazzati. E’ una storia veramente eccezionale, ci colpì a tal punto che decidemmo di rendere omaggio a quell’ “Essere” mostruoso, un piccolo modo per schierarci dalla parte della “cultura del diverso”.
Johnny era anche un grande artista, dipingeva e suonava, era completamente predisposto all’arte ed alle sue mille sfaccettature, così sensibile, cosa che ci mostra come dietro all’apparenza c’è sempre qualcosa in più. Sempre! E va scavato a fondo a volte per scoprirlo, costa tempo e fatica, e pochi accettano di fare questi sacrifici. Quella in cui viviamo è una società che  vuole sempre tutto e subito. Il nostro è un modo per non dimenticare mai questo punto di vista, tenerlo sempre presente e metterlo anche davanti gli occhi di chi non lo condivide, o di chi si ferma alla apparenze; è un modo per ricordare che ci saranno sempre persone vittime di ingiustizie e pregiudizi.

Musicalmente invece da chi siete influenzati?

PIETRO: Tutti e cinque gli elementi della band hanno pochi gruppi come denominatore comune , i primi che mi vengono in mente sono Pearl Jam e A Perfect Circle su tutti ed il bellissimo Rock Italiano dei ruggenti anni ‘90 (Timoria, Estra, Negrita ecc), mentre personalmente ognuno  di noi conserva i suoi ascolti personali: dal rock più estremo ai cantautori famosi,  fino alla musica indie italiana di questi anni. Come puoi capire non c’è stata una specifica influenza, ma una disomogeneità di ascolti di ognuno che ha portato a dare una impronta unica ma molto varia nel sound della band.

Parliamo adesso del vostro nuovo disco “Tra il Silenzio e il Sole”. Dove e come si sono svolte le fasi di mixaggio e di registrazione?

LUCA: Per quest’ album siamo giunti alla corte di David Lenci ed Andrea Venetis , nel prestigioso studio della Red House Recordings di Senigallia.  Il lavoro si è svolto nel modo che ci auguravamo, cioè in armonia tra tutti noi, grazie anche alla professionalità di David ed Andreas. Il suono, poi, è stato curato e trattato con il massimo rispetto considerando che l’album è stato fatto completamente in analogico. E’  stato entusiasmante! Spesso  tante band (anche tra le più blasonate) vanno negli Stati Uniti o all’estero a cercare cose che magari non sapevamo nemmeno di avere in Italia. Per noi è stata  un’occasione per crescere veramente sia dal punto di vista artistico che professionale. David, poi , è un produttore storico  e ha dato sicuramente quel tocco di magia al nostro lavoro. Da varie recensioni e commenti di esperti, l’album riesce a suonare power , intimo e vintage allo stesso momento. Ecco, era proprio questo che cercavamo!

“Tra Il Silenzio e il Sole” è il vostro secondo disco, l’album di debutto s’ intitola “Sognigrafie”. Quali sono le principali differenze tra i due dischi?

PIETRO: La differenza principale  è che “Sognigrafie” è stato autoprodotto, quindi abbiamo fatto tutto noi, dall’inizio alla fine, dalla prima all’ultima cosa, mentre con “Tra il Silenzio e il Sole” c’è stata anche una collaborazione con altre persone, David e Andreas appunto, oltre al fatto che tra un album e l’altro ci sono stati ben cinque anni di prove, live, con la ricerca continua di nuovi spunti. Il primo album è stato registrato quasi di getto: c’eravamo appena conosciuti e le canzoni, scritte da Luca, avevano solo bisogno di essere completate con nuovi arrangiamenti, mentre nel secondo album c’è stato un lavoro di squadra lungo ben cinque anni.

Cosa ci dite del singolo “Regina”, perché avete scelto questa traccia e infine cosa ci dite del video girato per questa canzone?

PIETRO: “Regina” ci sembrava la canzone più immediata dell’album, nonché la più corta. Ci piaceva l’idea di esordire con un singolo molto più rock piuttosto che con un brano meno spinto. Il testo di “Regina” è molto forte, quasi un racconto intimo, un parlare a tu per tu con la propria immagine allo specchio di uno o più  sbagli. Tutti sbagliamo e ognuno prima o poi dovrà avere questo confronto con se stesso. Non ci sono storie vere forse, ma ci sono parole che evocano stati d’animo. Ecco, nei nostri testi ci piace l’idea che arrivi questo messaggio e “Regina” ci sembrava la più degna rappresentante. Il video invece l’abbiamo girato con la regia di Antonio Zannone, promettente regista delle nostre zone, insieme al team della Black Hole Productions, che si sono occupati di tutto il resto. Nella clip siamo chiusi tutti e cinque in un posto imprecisato, vuoto, dove ognuno di noi è solo con se stesso, mentre Luca, il cantante, recita la canzone. Si è cercato un po’ di trasmettere quel senso claustrofobico che ci attanagliava, il luogo oscuro in cui eravamo chiusi e la difficoltà nell’uscirne. Ci siamo cimentati nel ruolo di attori: è stato un azzardo, ma alla fine siamo riusciti ad ottenere il risultato che speravamo.

Adesso una mia curiosità: quali sono i vostri albi di Dylan Dog preferiti? E se dovreste coniare una vostra canzone ad una storia dell’ Indagatore? Mi spiego meglio una traccia che potrebbe far parte di una storia di Dylan Dog, che storia e che traccia?

LUCA: Ce ne sono svariati veramente, ad esempio Zed, Il lungo addio, La dama in nero, Il castello della paura, Goblin, Sonata macabra e Mater morbie, sulla cui ristampa tra l’altro siamo stati segnalati nella rubrica iniziale; poi c’è Partita con la morte a cui abbiamo dedicato per l’appunto l’intro “Quasi notte” e la canzone “La notte”  presenti nella tracklist di “Sognigrafie”. Quella canzone e il suo intro furono scritte dopo la lettura di quel meraviglioso albo. Mentre credo che Bugia su tutte possa entrare a far parte di una storia dell’Indagatore: con i suoi mostri, fate e angeli è alquanto surreale, sono tarli che rosicchiano il cervello pian piano, fino a portarti fuori dalla realtà, dove il confine tra reale e non svanisce. Per questo credo che si sposi bene con l’idea concettuale del Dylan Dog.

Per quanto riguarda il tour come siete messi? Dove suonerete nei prossimi giorni? E’ prevista una data per Napoli?

LUCA: Suoneremo un po’ in tutta Italia. Stiamo definendo proprio in questi mesi il tutto con la nostra manager, Alice Cortella della Red Cat Promotion, e al booking che curerà il tour. Speriamo di concludere tutto presto e che ce ne siano diverse in modo da farci sentire da più persone possibili.

A Napoli è nostra seria intenzione suonarci il prima possibile visto che è una delle poche città in cui non abbiamo ancora avuto il piacere di esibirci.

 

Invece la collaborazione con la Antstreet Records come è nata?

PIETRO: E’ stato strano e inaspettato, è nato tutto in un momento di sconforto: ci eravamo quasi arresi ad optare per una seconda autoproduzione, invece poi, un bel giorno bussa alla nostra porta Alice e ci mette sul giusto cammino, come se improvvisamente si fosse accesa una luce, consigliandoci poi all’etichetta Tedesca e in tutti i restanti passi da fare. E’ nato tutto così. Siamo quindi arrivati ad AntStreet e questa collaborazione a tre, per ora, si sta rivelando molto prolifica.

Cosa ne pensate della scena Underground nostrana? C’è qualche band che consigliereste di ascoltare?

LUCA:Sicuramente ce ne sono molte che valgono ma che non hanno l’attenzione che meritano. Ad esempio qui dalle nostre parti, nel basso Lazio, c’è un bel fermento. Potrei elencarti alcune band che abbiamo sentito e visto dal vivo che meritano davvero. Ad esempio i  Faunalia, i Radiocroma, i Pentothal, il Vicolo del buon consiglio, gli Aiemet , il Malpertugio, i Learn to fly , i Samuel Holkins, solo per nominarne alcuni. E’ un posto circoscritto e  poco previlegiato, ma si fa un gran bel rumore accidenti!

Ultima domanda: a cosa aspirano i Johnny Freak?

PIETRO: Aspirano semplicemente a suonare e suonare, ad esibirsi tanto in tutti i posti d’Italia e anche oltre. Darsi dei sogni e delle mete da raggiungere è doveroso, bisogna puntarci e crederci. Aspiriamo all’onesta intellettuale, a tirar fuori i nostri brani e dar voce al nostro credo in maniera sincera e leale, senza fronzoli o artifizi vari. Solo così si può raggiungere il cuore delle persone, oltre che la testa. La “tecnica” si impara, il resto no.

Bene ragazzi l’ intervista si chiude qui, concludete come meglio credete…

LUCA: Quello in cui crediamo è che, al di là di quello che si sente oggigiorno (ovvero tutte le menzogne che si ascoltano in radio, alla fine ed al declino di certi ideali e di un certo tipo di musica e all’avanzamento spropositato ed ingiusto dei talent show) in realtà non è tutto perso finché ci saranno band oneste che dal sottosuolo grideranno la propria voce, supportate da realtà indipendenti e stupende come Rockambula e tutte le altre webzine e radio che fanno i nostri stessi sforzi in questo strano posto! C’è bisogno di coesione e di un cambiamento concreto e speriamo che insieme a tante altre valide band, e grazie al vostro supporto, ci si riuscirà!

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Johnny Freak | Tra Il Silenzio e il Sole

Written by Recensioni

Quando l’ ispirazione è grande difficilmente il prodotto è deludente e i Johnny Freak l’ hanno dimostrato. Per chi non li conoscesse la band si è formata nel 2005 a Frosinone, alle spalle ha già un disco d’ esordio intitolato “Sognigrafie” e dopo cinque anni tornano con questo nuovo “Tra il Silenzio e il Sole”. Parlavamo d’ influenza, per questo mi viene da chiedervi, chi è Johnny Freak, questo tanto rinomato personaggio di cui la band si è inspirata? Johnny Freak è il protagonista di un albo di Dylan Dog, un povero ragazzo con una vita molto sfortunata: sordomuto dalla nascita, incompreso e trattato male dai genitori, a tal punto che sono stesso loro ad amputargli gli arti ed altre parti del corpo per donarle a Douglas, il figlio minore e favorito. Insomma quella del sensibile e talentuoso Johnny, perché lui è anche un artista, è una storia triste e toccante, strappalacrime in tutto e per tutto e l’ appellativo “Freak” gli fu dato nella storia dai giornalisti per la sua diversità. Adesso vi chiederete perché questa sorta d’ introduzione per un gruppo Rock? Perché come dicevo l’ ispirazione di un gruppo è il primo biglietto da visita ed una come questa fa capire tante cose.

I Johnny Freak come il noto personaggio suscitano nella loro musica emozioni strabilianti e in più, hanno testi riflessivi, alcuni delle vere poesie. “Tra il Silenzio e il Sole”, questo il titolo del loro secondo disco, un lavoro maturo e che si fa ascoltare in ogni momento. La prima traccia, “Ho Visto”, vi farà un quadro chiaro della genialità della band: <Ho visto solo un uomo piangeva dal dolore per essere il migliore e non avere angeli perversi che sparano nel cielo convinti che la pioggia portasse via il dolore>, questa è una frase della canzone che al sottoscritto ha fatto riflettere e fare tante pippe mentali. La successiva, “Bugia”, è un altro pezzo da novanta che ha i suoi perché, una traccia a tratti calma e in altri più aggressivi. Passiamo direttamente a “Regina” che è anche il loro singolo, una canzone  sgargiante, aggressiva e si sente di più rispetto a tutte le altre lo stampo Rock dei Johnny Freak, con questa non potevano presentarsi meglio. Altra canzone da ascoltare è “Streghe”, anche questa di alto calibro e zeppa di riflessioni. L’ ultima traccia da  presentare è “Ad Annientarsi di Lei”, canzone di chiusura che mette fine a questo stupendo viaggio mentale accompagnato da un Rock di grande fascino e carisma. Come potrete notare, la scena italiana offre grandi band, i Johnny Freak potrebbero concorrere con il Teatro degli Orrori come una delle migliori  band del nostro stivale. Personalmente, non appena ascoltai “Tra il Silenzio e il Sole”, subito fui rapito dalla musica della band e dai loro testi. Ascoltarli e d’  obbligo.

 

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