DRINK TO ME Tag Archive

Noirêve – Hesminè [STREAMING]

Written by Anteprime

La seconda release della talentuosa produttrice Noirêve è in uscita per INRI, un EP all’insegna delle collaborazioni e di una ricerca sonora che inscrive elementi propri del pop e della forma canzone nell’universo dell’elettronica downtempo, aspirando a un lavoro internamente coerente.

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Nuovo singolo per i Farmer Sea: “Goodbyes (Marvin Gaye Overdrive Blues)”

Written by Senza categoria

Nuovo singolo per i Farmer Sea. “Goodbyes (Marvin Gaye Overdrive Blues)” è il brano che anticipa il terzo album della band torinese, intitolato Nobody Listens, Nobody Cares. Il disco, prodotto da Marco Jacopo Bianchi (Drink To Me, COSMO) e registrato tra Torino e Ivrea, è in uscita il 5 ottobre su Dead End Street Records.
Il video del nuovo singolo è stato realizzato dal collettivo italo berlinese Bellini Und Shiller, e accompagna con splendide immagini un brano che intreccia soul e psichedelia, sotto la guida spirituale del gigante della Motown.


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A Night Like This Festival 18/07/2015

Written by Live Report

A Night Like This Festival @ Chiaverano (TO) – 18/07/2015
Foto di Andrea Bordoni

Quando arrivo alla location che ospita i tre palchi del A Night Like This Festival è ancora presto. Il posto è molto bello: appena supero l’ingresso trovo il Palco del Quieto Vivere, il più piccolo, dove sta per iniziare Giorgieness, che inaugura un po’ tutto il festival (se escludiamo il concerto per organo di Carlot-ta nella chiesa di S. Silvestro che però mi sono perso) e già l’atmosfera è magica, stanno tutti seduti sul prato e ascoltano con attenzione le canzoni chitarra elettrica e voce di questa specie di Maria Antonietta più soave e meno sopra le righe, con una voce che sa alternare il graffio e la carezza. Partiamo bene.

Faccio due passi per rendermi conto della situazione. Oltre il primo palco si stende il prato, circondato dalla zona ristorazione e da quella del mercatino, che mi pare tenuto bene e organizzato con gusto, but I’m no expert. In fondo c’è il Palco delle Colline, il grande palco centrale, mentre incuneato dentro uno stanzone con i banchetti degli artisti e delle etichette si trova il Palco dell’Esploratore. È divertente farsi due passi nell’erba e nella quiete e curiosare in giro. La situazione è tranquilla, in giro c’è ancora poca gente, più artisti che spettatori. Io tra l’altro ne riconosco pochissimi, giusto quelli con gli outfit più strambi: gli Abiku con le loro camicie sgargianti o Pernazza (già Ex-Otago e Magellano, qui con i Victoria Station Disorder), canotta e tatuaggi. Davanti a Giorgieness c’è Iosonouncane che si fuma una sigaretta serissimo, ma me lo devono indicare…

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Sempre in un clima di grande tranquillità inizia ad arrivare più gente e i palchi prendono vita. Da sotto il Palco delle Colline mi godo gli Albedo che pompano un bel Rock morbido ma allo stesso tempo compatto, senza sbavature, e nel frattempo comincia a piovere. Io sono felicissimo: meno caldo, meno zanzare, ma mi rendo conto che per il festival potrebbe significare meno affluenza. Mi concentro sul palco principale e scopro gli Stearica, trio torinese di Post-Rock strumentale che tiene con decisione il palco semplicemente suonando bene una sequela di brani energici ed esaltanti. Personale rivelazione del giorno.

Inizio a fare avanti e indietro tra Palco delle Colline e Palco dell’Esploratore, ignorando la pioggia e godendomi la frescura. Vado a sentire gli Abiku e il loro Pop-Rock cantautorale molto sixties che rapisce e convince, anche se a fine set i pezzi mi sembrano un po’ tutti uguali. La brevità delle esibizioni è il modo perfetto per gustarsi generi così diversi in una line-up che ignora i confini di genere provando però a creare un’atmosfera che oltre ad essere sincretica sia anche indirizzata ad un certo tipo di ascoltatore: curioso ma sereno, che ha voglia di divertirsi ma senza strafare. Sulla stessa linea i C’mon Tigre, sul palco principale. Farfisa, fiati, vibrafono, per un Etno-Jazz che è la colonna sonora perfetta di quella che a me pare la fine di un pomeriggio estivo super-rilassato ma che in realtà inizia a essere sera piena. Mi aspettavo un sound molto diverso e invece mi stupiscono portandomi in un viaggio molto chill intorno al globo. Promossi.

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Segue una mia pausa cibo in cui ho modo comunque di seguire i Girls Names, band dell’Irlanda del Nord che fa un Rock bello dritto e noiosetto. Si inizia a sforare leggermente gli orari del programma: sul Palco dell’Esploratore un loop ossessivo e delle inquietanti luci blu ci fanno attendere con ansia l’apparizione di Iosonouncane ben oltre l’orario d’inizio. Quando finalmente Jacopo Incani sale sul palco ci spiega di aver aspettato (inutilmente) che la band dirimpetto finisse di suonare, ma l’ora è tarda e si va comunque. Set continuo e intensissimo, Iosonouncane ci suona DIE usando loop, sample, campioni, fermo dietro un banco pieno di strumentazione e cantando con una voce che pare soprannaturale. A livello scenico risulta uno show abbastanza piatto, ma recupera ampiamente con le canzoni e soprattutto con l’interpretazione, fenomenale.

Da qui in poi la situazione si fa confusa: l’ora inizia ad essere tarda, ha smesso di piovere da un po’ e la gente inizia a sdraiarsi sull’erba a metà del prato per godersi i concerti al fresco della sera, sotto le stelle. La parte più bella del festival è probabilmente proprio questa: si sta rilassati, si ascolta musica ma senza ansie o ressa, l’atmosfera è tranquilla e la line-up si presta all’ascolto sognante e, se si vuole, anche meno attento. Io che soffro parecchio il caos e la folla qui mi trovo benissimo: la pioggia ha forse contenuto l’affluenza di pubblico, ma se anche fossimo stati il doppio o il triplo ci sarebbe stato spazio per il relax. Steso sull’erba ancora un poco bagnata mi lascio rapire dai ritmi elettronici dei Drink To Me, scatenati e divertiti, per poi rimanere a bocca aperta davanti al live folle e senza regole degli strepitosi Jennifer Gentle. La serata finisce col botto dopo l’una e mezza: salgono sul palco gli A Place To Bury Strangers ed è Rock vero, quello con le chitarre che volano di qua e di là dal palco, con pezzi densissimi e scuri, che ti caricano e ti aprono e ti fanno volare via lontano, quella strana psichedelia de facto che ti scuote le orecchie e la fantasia. Un ottimo finale.

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Che finale poi non è, perché raccolti armi e bagagli con estrema calma e concentrazione data l’ora e lo stato psicofisico mio e in generale del pubblico, ci si dirige al camping dove dalle tre all’alba ci sarà tra gli altri Capibara a mettere musica per l’afterparty. Se prima la situazione poteva essere confusa, da qui in poi mi muovo nel sonnambulismo più estremo: ho ricordo di uno spiazzo con la musica a palla dove si è ballato con pochissima grazia ma molto divertimento, e quando i primi raggi del sole hanno fatto capolino sono crollato in me stesso e ho raggiunto la tenda per farmi almeno un paio d’ore di sonno.

Non contenti, i ragazzi del festival hanno pensato di organizzare un simpatico post-evento a mezzogiorno del day after: affettuosamente denominato Lake Me Up, prevede tre mini-live acustici su un pontile che dà sul Lago Sirio. Idea scenograficamente eccelsa, è un po’ più scomoda di quanto mi sarei aspettato. Apre le danze Morning Tea, bravissimo chitarrista che ci dà dentro di fingerpicking, ma che ha lasciato la voce a casa e tiene maluccio il “palco” (che poi è un pontile, per l’appunto). Seguono Bea Zanin e Fade, che però non ho potuto seguire perché il caldo era troppo e… vi ho detto che il lago è balneabile?

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Insomma, dal mio punto di vista A Night Like This è stato un successo, una scoperta, un festival piccolo ma che di questa dimensione si bea e si fregia, come un gioiellino luccicante dove la natura si mescola alla musica lasciando spazio alla tranquillità e al divertimento in egual misura. Festival ce ne sono tanti, magari con nomi più altisonanti e con cartelloni-bomba, ma queste quasi ventiquattr’ore di leggerezza ed esplorazione hanno una loro identità che difficilmente troverete altrove. Da rifare assolutamente.

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A Night Like This Festival: il Cast Definitivo

Written by Senza categoria

A Night Like This Festival, il festival di musica indipendente immerso nel suggestivo borgo medievale di Chiaverano (TO) che si terrà sabato 18 luglio, chiude la sua line up con alcune piccole chicche per prendere l’esperienza del festival ancora più particolare.
Dopo l’annuncio dei nomi sui palchi principali, saranno tre artisti ad incantare sul pontile del Lago Sirio la mattina di domenica 19 luglio dalle 12: Morning Tea, una voce e una chitarra, Bea Zanin, violoncellista che spazia in tutti i generi musicali e Fade, musicista eclettico che spazia in molti sottogeneri della musica elettronica.
A far ballare fino a notte inoltrata sabato 18 l’aftershow al Camping dei Laghi ci sarà Capibara, producer romano un’anima sensibile travestita da nerd.

Si parte con A Place To Bury Strangers, la band noise rock psichedelica di New York che porterà sul palco del festival l’acclamato nuovo album Transfixiation, quarto lavoro in studio pubblicato lo scorso febbraio, nonché il primo registrato con il nuovo batterista Robi Gonzales.
Poi i Drink To Me, band di Ivrea tra le più quotate della scena italiana grazie al suo elettro-pop brillante, che presenteranno il loro ultimo album, Bright White Light, uscito ad ottobre per 42 Records.
I Jennifer Gentle sono un nome ormai storico dell’indie italiano e una delle band nostrane più conosciute all’estero, anche grazie alla firma per la leggendaria etichetta statunitense Sub Pop. Una sicurezza live, cosa che stanno dimostrando ancora nel tour di supporto ai Verdena di questi mesi.
Un altro nome straniero sono i Girls Names, band di Belfast che è passata da un art rock molto scuro a suoni molto più elettronici senza perdere la vena dark.
Altro nome degno di attenzione e sulla bocca di tutti nell’ultimo periodo: i C’mon Tigre, misterioso collettivo internazionale fondato da due musicisti che mantengono ignota la propria identità, lasciando parlare per sé la loro world music che viaggia tra Africa, Mediterraneo e deserti statunitensi.
Populous è un musicista e producer salentino che ha attirato molta attenzione anche all’estero con il suo ultimo album Night Safari, un viaggio esotico tra suoni world e ricerca elettronica, tra antichi strumenti etnici e i bassi della 808.
Nuovo disco da ascoltare dal vivo anche per IOSONOUNCANE, che con il secondo album Die, pubblicato a marzo, propone un collage di suoni che mescola il digitale di campionatori e sintetizzatori con i suoni degli strumenti tradizionali, tra chitarre, organi, flicorni, canti tenorili e molto altro ancora.
I Welcome Back Sailors sono un altro dei nomi di punta di un certo modo tutto italiano di fare electro-dream-pop, e la riprova si è avuta con l’uscita del loro ultimo album Tourismo, definito da tutti uno dei pochi dischi italiani di respiro internazionale.
Oltre a loro Stearica, Edipo, gli Albedo, gli Abiku, Joan Thiele, i The Circle, Giorgieness, i Rame, i Finistère, gli L-Noir, i Parados i Victoria Station Disorder e gli Ongaku Motel.
In apertura ai concerti l’inedito set di organo, voci e rumori della polistrumentista Carlot-ta, costruito ad hoc sulle sonorità dell’antico strumento della Chiesa di San Silvestro di Chiaverano, dove si svolgerà lo spettacolo, tra un cupo e sofferto blues e malinconie folk.
Anche quest’anno A Night Like This Festival non offrirà solo ottima musica: la fotografia avrà un ruolo importante all’interno della rassegna, con due mostre fotografiche realizzate dall’Associazione Culturale Reflextribe. Si rinnova inoltre la collaborazione con la community Instagram IGWORLDCLUB, che promuoverà un contest con l’hashtag #altrevisioni della durata di 12 settimane, al termine delle quali verranno selezionate le 12 foto che faranno parte di un calendario in vendita al festival, il cui ricavato sarà devoluto all’Associazione ONLUS Piccolo Carro di Chiaverano. Torna inoltre per il secondo anno consecutivo la mostra a cielo aperto di artisti emergenti, anche per questa edizione a cura di Gianluca Gramolazzi; l’esposizione si intitolerà (E)coesistenze ed avrà tema green, con al centro del concept l’interazione uomo-natura.
Ormai giunto alla sua quarta edizione, A Night Like This Festival promette un viaggio ipnotico e coinvolgente, in una location mozzafiato. Strutture convenzionate e servizi navetta collegheranno la vicinissima stazione di Ivrea all’area concerti e al campeggio sulle sponde del Lago Sirio, nelle cui acque è possibile (e consigliato!) nuotare circondati da un paesaggio magico.

SABATO 18 LUGLIO 2015
Chiaverano (TO)
Piazza Ombre, 1

www.anightlikethisfestival.com
www.facebook.com/ANightLikeThisFestival
twitter: @anightlikethisfestival

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A Night Like This Festival, ecco i primi nomi

Written by Senza categoria

Torna A Night Like This Festival, una giornata di musica che raccoglie nel gioiello medievale del paese di Chiaverano (TO) il meglio della musica indipendente in circolazione, e lo fa con una line up di tutto rispetto. Dopo l’annuncio della data – sabato 18 luglio – finalmente sono stati svelati alcuni dei nomi protagonisti del festival: si parte dai Drink To Me, band di Ivrea tra le più quotate della scena italiana grazie al suo elettro-pop brillante, che presenteranno il loro ultimo album, Bright White Light, uscito ad ottobre per 42 Records. I Jennifer Gentle sono un nome ormai storico dell’indie italiano e una delle band nostrane più conosciute all’estero, anche grazie alla firma per la leggendaria etichetta statunitense Sub Pop. Una sicurezza live, cosa che stanno dimostrando ancora nel tour di supporto ai Verdena di questi mesi. Il primo nome straniero sono i Girls Names, band di Belfast che è passata da un art rock molto scuro a suoni molto più elettronici senza perdere la vena dark. Altro nome degno di attenzione e sulla bocca di tutti nell’ultimo periodo: i C’mon Tigre, misterioso collettivo internazionale fondato da due musicisti che mantengono ignota la propria identità, lasciando parlare per sé la loro world music che viaggia tra Africa, Mediterraneo e deserti statunitensi. Populous è un musicista e producer salentino che ha attirato molta attenzione anche all’estero con il suo ultimo album Night Safari, un viaggio esotico tra suoni world e ricerca elettronica, tra antichi strumenti etnici e i bassi della 808. I Welcome Back Sailors sono un altro dei nomi di punta di un certo modo tutto italiano di fare electro-dream-pop, e la riprova si è avuta con l’uscita del loro ultimo album Tourismo, definito da tutti uno dei pochi dischi italiani di respiro internazionale. L’ultimo nome di questa prima tornata è Edipo, cantautore prodotto da Giada Mesi (etichetta di Dargen D’Amico) con un gusto tutto italiano dei cantautori sessanta/ settanta, unito e contrastato da quella schiettezza e quell’uso della metrica di chi ha fatto propri i dettami della musica rap e li riutilizza a modo suo decontestualizzandoli. Ormai giunto alla sua quarta edizione, A Night Like This Festival torna, come ogni anni, a Chiaverano, gioiello medievale nascosto nel Canavese accanto ad Ivrea e ad un passo dal bellissimo Lago Sirio. Come sempre, con un occhio di riguardo alla musica di qualità, alla natura, ai prodotti hand made, alle degustazioni a km zero e all’arte. A Night Like This non promette solo ottima musica, ma anche un viaggio ipnotico e coinvolgente, in una location mozzafiato. Strutture convenzionate e servizi navetta collegheranno la vicinissima stazione di Ivrea all’area concerti e al campeggio sulle sponde del Lago Sirio, nelle cui acque è possibile (e consigliato!) nuotare circondati da un paesaggio magico, regalando la possibilità di trascorrere un weekend estivo low cost di puro relax.

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Welcome Back Sailors: il 24 novembre esce Tourismo

Written by Senza categoria

I marinai, nel loro continuo peregrinare, vivono il paradosso di visitare molti posti ma di non riuscire a viverne appieno nessuno. Spesso se ne vanno lasciando promesse pronte ad infrangersi e portandosi dietro profumi, avventure e ricordi, che presto si trasformano in echi lontani. Ritornano a casa arricchiti, più esperti del mondo, ma non più di tanto cambiati. Come i musicisti, in fondo. Il disco dei Welcome Back Sailors è il resoconto di un viaggio che ha toccato innumerevoli porti e da ciascuno di essi ha guadagnato un sapore, un’emozione, un suono, un qualcosa da raccontare. Contiene diversi percorsi di vita, sfumature a volte inaspettate, che confluiscono però in una sonorità univoca, riconoscibile. Ma Alessio e Danilo restano sempre loro, gli amici che suonavano Hardcore e Punk, mantenendo un’attitudine che non si direbbe potersi sposare così bene con l’elettronica. Perché Tourismo è questo, undici pezzi colmi di influenze diversissime che però suonano bilanciate, calde, in equilibrio su un complesso tappeto di synth e campionatori. Canzoni che non nascono a tavolino, ma che si sviluppano in sala prove, si stratificano suono dopo suono senza seguire un canovaccio preciso, che devono molto alla casualità, che nello specifico ha la forma di un vecchio sintetizzatore anni 80 trovato da qualche parte. Come l’apertura di “Best Friend” o il dream Pop lievemente sporcato di “Faces”. Come il continuo gioco di sfocature e rimandi agli eighties di “Love Is a Mirror”, o “Falling” (entrambe impreziosite dalla voce di Sara Loreni), più serrata ritmicamente ma sempre immersa in quel warm sound di Zeroseveniana memoria che potrebbe aiutare a definire i nostri marinai della bassa padana. Marinai che dai loro viaggi sembrano aver scoperto il segreto su come si scrive un ritornello trascinante (“Shining Blue”), ma anche su come creare brevi suggestioni strumentali basse ed evocative, come “Panorama”. Qualcuno ha definito la loro musica la polaroid sbiadita di un tramonto balearico e “Lonely Boy”, immersa nei glitch, conferma la descrizione, ma quando serve non lesinano tinte più decise, come in “Something Great”, con una batteria à la The Radio Dept. Sanno essere eterei e allo stesso tempo coinvolgenti (“Today”), in un continuo avvicendarsi di sensazioni apparentemente contrastanti, sul filo di una ripetitività ovattata prima di aprirsi nei ritornelli e nel solo del sassofono di Stefano Cristi, che chiude alla grandissima “Act Like You Are Crazy”. La chiusura definitiva, invece, risponde al nome di “Jason Dill” ed è un lento gioco di aggiunte su un rarefatto giro di basso, voci campionate, percussioni processate con infiniti effetti, e la tromba di Paolo Moscatelli a colorare appena l’incedere della canzone. Ultima nota, che serve a tracciare la differenza forse più marcata rispetto al loro precedente “Yes/Sun”: “Tourismo” è nato nella bassa, dopo due anni di giri per Italia e resto d’Europa, ed è stato poi portato all’Alpha Dept di Bologna, dove insieme ad Andrea Suriani (I Cani, My Awesome Mixtape, Drink to Me) è stato ultimato, registrato, cesellato, mixato e masterizzato; perché quando si vuole costruire un mondo attorno ad un suono, a volte un marinaio in più, specie se giovane ma già navigato, può tornare solo che utile. Non resta che giocare con l’unione delle parole “tour” e “turismo”, che in modo differente determinano uno stato di mobilità, di curiosità, di posti visitati, di luoghi vicini e lontani, ma che implicano sempre una scoperta. E adesso i Welcome Back Sailors sono tornati a raccontarcela.

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Cosmo – Disordine

Written by Recensioni

La musica d’autore italiana in qualche modo è viva, sono qui a renderlo noto con una felicità che mi stringe il cuore e con una notevole quantità di gioia interiore. L’album d’esordio di Cosmo ne è la prova, l’album d’esordio di Cosmo si chiama Disordine. Dietro l’artistico nome di Cosmo si “nasconde” il cuore pulsante dei Drink to Me Marco Jacopo Bianchi, un musicista con una vena artistica talmente in fermento da non riuscire a trovare mai pace e con una voglia di sperimentare ai limiti delle possibilità umane. Bene, ma siamo qui per parlare del disco e che disco. Come dicevo prima la musica italiana impatta contro qualcosa a cui non era certamente abituata, Disordine è cantautorato italiano in forma evoluta, una roba talmente ben confezionata da rimanerci spiazzati con grande interesse sin dalle primissime battute. Si canta e parecchio bene in questo lavoro, i testi sono curati (e molto belli) e la musica si mette sopra le spalle quintalate di elettronica propositiva, immaginate un Lucio Battisti catapultato negli anni dieci sopra una DeLorean con tutte le diavolerie tecnologiche di questo periodo storico e l’intenzione di incidere Anima Latina, il risultato sarà un disco terribilmente Elettro Pop come il sotto esame Disordine. Paragone forte ma sincero.

Cosmo butta dentro Disordine un’impressionante quantità di emozioni interstellari, le parole si fondono dentro le melodie sintetiche ma non troppo fredde, un equilibrio perfetto tra classico e sperimentazione.
Disordine si apre con “Dedica” e subito gli occhi diventano incessantemente sbarrati, molto intensa, il brano ci prepara alla più schizofrenica “Ho Visto un Dio” dalla quale è difficile scollegarsi. Non mi riprendo affatto quando subisco tre coltellate letali della lunghezza penetrante di “Le Cose Più Rare”, “Wittgenstein” e “Numeri e Parole”. Si torna prepotentemente al pop più popular esistente quando si ascolta “Ecco la Felicità”, un’orecchiabilità talmente schietta e sincera da prolungare l’ascolto per svariate volte prima di passare alle più intime tracce che vengono a seguire di cui non sto qui a farvi la noiosissima recensione step by step. Disordine rimane un disco da godersi nel complesso senza scendere nella banalità delle singole situazioni, ovviamente non tutto regge lo stesso livello (sarebbe la perfezione che non esiste) ma il prodotto aderisce precisamente al concetto del “disco” che tutti vorrebbero ascoltare. Un esordio che non poteva essere più colorato per Cosmo, l’elettro cantautore più impressionabile di questo già prepotentemente smezzato duemilatredici, mi verrebbe da urlare “Cazzo che disco” ma per educazione non è possibile.

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Esordio solista di Cosmo

Written by Senza categoria

Marco Jacopo Bianchi alias Cosmo ovvero punto cardine dei Drink to me.

Per la prima volta lo ascolteremo in solitaria, nell’album Disordine, in uscita a Maggio per 42 Records. Domenica 24 Marzo potrete ascoltarlo su Radio Due Rai. Il primo singoloHo Visto un Dio verrà presentato in anteprima all’interno di Babylon, programma serale condotto da Carlo Pastore.

 

 

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Drink to Me – S

Written by Recensioni

Non c’è niente di terrestre, una botta talmente forte da rimanere spiaccicati sul pavimento agonizzanti, qualche entità superiore mette mano sui sintetizzatori dei Drink to Me per tirarne fuori l’ultimo lavoro S. Ho perso nettamente il controllo, vengo bombardato da ogni dove e l’adrenalina sale a dismisura, cazzo sono arrivati gli alieni. Riprendo fiato ma non riesco a tranquillizzare l’agitazione cresciuta a dismisura. Sono pieno come un fusto di birra, esplodo. Questo disco caratterizza le cattive intenzioni dei Drink to Me ormai lanciati a tutta velocità verso la consacrazione definitiva sbeffeggiando tutta la spocchiosa schiera dei disfattisti “intenditori” musicali. Musica per chi scopa. Loro prendono la scena alternativa italiana e la girano e rigirano cacciandone fuori un sound personale dagli effetti elettronici devastanti, provare per credere, ascoltare pezzi come Henry Miller, Picture of The Sun, Disaster Area. Ma sparatevi tutto il disco, è decisamente opportuno. Provare per spaccarsi la corteccia celebrale. Sembra non mancare proprio nulla, velati sprazzi di indie pop riempiono il programma della festa, le voci sono intenzionalmente inglesi (di lingua e di fatto) nonostante loro siano un vanto tutto italiano. E questo si nota poco visto il sound poco (ma veramente poco) nazional popolare proposto dai Drink to Me, qualcuno osa Aucan, qualcuno infastidisce la mia pazienza cercando paragoni improbabili soltanto per il gusto di parlare, di mettersi sul piedistallo dell’arroganza, di rompere il cazzo sempre e comunque. I Drink to Me sono fortunatamente l’evoluzione musicale dei Drink to Me. Poi S segue una linea precisa spezzando le ali al precedente Brazil, una continua sperimentazione sonora, qualcosa di vivo che pulsa incessantemente. I Drink to Me viaggiano sulla cresta dell’onda rendendo onore alla musica italiana, finalmente un ottimo progetto da esportazione, lo spread dell’indie rock schizza alle stelle.

Non potevate trovare di meglio, lasciatevi condizionare l’anima da questi cattivi compari.

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DRINK TO ME // S TOUR 2012

Written by Senza categoria

Comincia l’8 marzo dal Circolo degli Artisti di Roma il tour dei Drink To Me, per presentare il nuovissimo album S, in uscita il 9 marzo per Unhip Records. La band piemontese, tornata a quattro con l’ingresso di Roberto Grosso Sategna (meglio conosciuto con il moniker Ten Dogs), promette di incendiare i palchi della penisola, in attesa di partire per un nuovo tour europeo.
Qui di seguito le prime date annunciate:
08/03 ROMA – Circolo degli Artisti w/Appaloosa+tba
09/03 FIRENZE – Ex Fila w/Piede
10/03 BOLOGNA – Locomotiv Club w/M+A
14/03 TORINO – Astoria
17/03 VERONA – Interzona
18/03 MILANO – Elita @ Teatro Parenti
23/03 SCHIO (VI) – CSC
24/03 CUNEO – Lo Spaccio
31/03 VIGONOVO (VE) – Studio 2
22/04 GUAGNANO (LE) – Arci Rubik
24/04 COSENZA – TBA
25/04 CASTELBUONO (PA) – Romitaggio
28/04 MESSINA – Retronouveau
01/05 GUASTALLA (RE) – Handmade Festival
5/05 TREVISO – Apartamento Hoffmann

www.unhiprecords.com :: info@unhiprecords.com
www.locusta.net :: jacopo@locusta.net

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