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Area 765 – Volume Uno

Written by Recensioni

Sarà un retaggio della scuola, ma per me settembre è mese di bilanci, di nuovi progetti, di buoni propositi da non realizzare mai (fortuna che ho smesso di ripromettermi di smettere di fumare).E forse è anche colpa di tutta la pioggia che sta cadendo in questi giorni, che rende un po’ pigri e un po’ più malinconici, ma, insomma, a settembre ci si guarda dentro un po’ prima di ricominciare col solito tran tran che a mala pena ci dà il tempo di incrociare noi stessi nello specchio la mattina.

Gli Area 765 potrebbero essere un buon sottofondo ai nostri pensieri.
Nati dalle ceneri dei Ratti della Sabina, formazione storica laziale con alle spalle una carriera live esaltante e promettente, gli Area 765 nascono nel 2011 e a maggio di quest’anno si presentano al pubblico con una nuova fatica discografica, questo Volume Uno che già dal nome sembra garantire un seguito. Sette tracce finemente arrangiate (la band si compone di sette elementi che con equilibrio cooperano alla realizzazione dei pezzi), caratterizzate soprattutto dalla forza dei testi, mai banali per la scelta lessicale, intonati con voce calda, su un tappeto musicale a tratti rock, a tratti folk, ma sempre dal sapore leggero italiano.

E “leggero” va bene giusto per definire il debito con la tradizione pop nostrana, perché tutt’altro spessore e tutt’altro peso caratterizza le liriche. Gli Area 765 si guardano dentro e indietro (come dicono in Kant vs Dylan Dog, che tratta della spensieratezza della gioventù con una certa nostalgia, “delle risa incontrollate davanti al professore / […] / il motorino è un’astronave per portarci fino al mare”) e proiettano lo sguardo avanti e si interrogano su ciò che sarà (come in Galleggiare “Tra le cose che potrei e quelle che posso”), talvolta con una punta di disillusione (“Tra il dire e il fare spesso piove”, come recita Nonostante) . Il tempo la fa da padrone e scandisce ogni riflessione (“E in tutto questo io mi perdo spesso / Ancora adesso io mi perdo spesso” dice Spesso piove e “come ti va la vita / come vanno le tue scarpe” in Scarpe ) ed è tema centrale dell’ep, quasi una fissazione.
Tanto che c’è da chiedersi se non si potesse fare anche qualcosa di meno.
Non fraintendetemi: questi ragazzi sono bravi e non hanno nulla da invidiare a musicisti affermati e popolarmente acclamati, ogni singolo brano è costruito con attenzione e dedizione, due qualità che non sono facili né da investire né da trasmettere attraverso una canzone. L’intero ascolto però è faticoso e pesante, anche in una giornata di pioggia di settembre col tè caldo in una mano e la testa piena di pensieri. C’è troppa malinconia, troppa delusione e disillusione – che si traducono anche in una resa quasi monocorde della linea melodica vocale, che alla lunga annoia- tanto smarrimento da essere veramente difficile l’identificazione, abbastanza da averne il rifiuto. Non sono, per farla breve, il tipico gruppo adolescenziale depresso, anzi: è proprio la consapevolezza di quanto detto, l’esperienza accusata, sofferta, raccontata, traccia dopo traccia, a schiacciare l’ascoltatore.
Gli Area 765 non inducono solo alla riflessione, ma lasciano l’amaro in bocca.
Che comunque significa aver saputo, con tanta forza, esprimere qualcosa.

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