Naked Lungs – Doomscroll

Written by Recensioni

In bilico tra noise e post-punk, il debutto del quartetto irlandese esprime tutta la rabbia di una generazione spaesata e frustrata.
[ 18.08.2023 | noise rock, post-punk | autoprodotto ]

È una storia ancora tutta da scrivere, quella dei Naked Lungs, e narra di una strada che pare già essere in brillante ascesa. Una via costeggiata da muri di suono imponenti e compatti come verdi catene montuose, fra sentieri di pause sconnesse e silenzi tortuosi, intermezzi assordanti, urla tormentate e chitarre scorticanti che proiettano paesaggi lunari e desolati.

Un tragitto che non è sempre facile da percorrere, ma con l’appagante promessa di una vista mozzafiato.
Insomma, un panorama e uno stato mentale che mi sono decisamente familiari in questi giorni: difatti, mentre ascolto mi trovo totalmente immersa nelle sconfinate campagne irlandesi per qualche giorno di vacanza.

Ed è proprio l’Irlanda la terra d’origine di questo rampante quartetto, in bilico fra la brutalità cieca del noise e l’attitudine catchy del post-punk. I Naked Lungs sono originari della contea di Wicklow, ma di stanza a Dublino.
Il 2022 è stato per la band un “anno zero” costellato di successi: l’uscita del primo eponimo EP,  il consenso unanime da parte di BBC Radio 1 e BBC Radio 6 Music, una serie di date sold out come support act dei Therapy?, un fortunato tour in veste di headliner ed infine una menzione d’onore da parte di NME, che li ha inclusi fra le 100 band da tenere d’occhio per il 2023.

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Doomscroll, LP d’esordio della formazione irlandese, ha tutte le carte in regola per dare il via ufficiale ad una carriera all’altezza delle aspettative già maturate.
L’album è stato registrato e mixato ai Sonic Studios di Dublino con la collaborazione di Daniel Fox dei Gilla Band, personaggio che si può ormai considerare il vero Re Mida della scena alternative attuale.

Con il prezioso apporto e l’esperienza del produttore irlandese, la band ha spaziato fra varie soluzioni e sperimentato con suoni e rumori, nell’intento più che riuscito di forgiare il proprio sound e indirizzarlo verso una dimensione ricca di personalità e, soprattutto, carica di violenza esplosiva.

Il quartetto esprime in dieci tracce tutta la rabbia di una generazione di giovani irlandesi rimasta con un cerino in mano, che si è trovata impreparata e con risorse limitate a dover risolvere problemi insormontabili: una crisi abitativa che si fa sempre più grave, difficoltà finanziarie, il timore per la propria salute mentale, sospesa su un filo sempre più sottile.
La rabbia di una generazione sconfitta, prevaricata da quelle precedenti, che si ritrova a scorrere pagine on line in un turbine di pessimismo cosmico e cattive notizie (da qui il concetto di “doomscrolling”, che dà il titolo all’album).

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La tensione è fitta e densa come un banco di nebbia nei primissimi secondi di Gack, che apre le danze in un oscuro sfogo di ritmiche ossessive e corde paranoiche. Le eclettiche linee vocali di Tom Brady dirigono con maestria e pathos un’orchestra di strumenti spinti al limite della tortura.
La successiva Second Song e le rabbiose River (Down) e Relentless sono incentrate sulla padronanza di una dinamica quiet/loud guidata alla perfezione: uno spoken word quasi sussurrato si evolve in lamentosa cantilena tra pause soffocate e un crescendo sempre più opprimente, fino ad esplodere in urla caustiche.

L’ipnotico intro doom di Shell apre un cacofonico vortice dal quale parrebbe impossibile trovare via d’uscita, al netto di una piacevole sorpresa: uno sprazzo di malinconia irrimpe inaspettatamente sul finale, mostrando anche un potenziale melodico non indifferente.

Meritevole di menzione speciale è anche Database, già degna di nota nella versione su EP, ma qui completamente rivoluzionata con l’introduzione di ricercate sonorità ancor più serrate e un cantato ancor più abrasivo (spoiler: la riascolterete consecutivamente per almeno dieci volte).

Una decisa virata verso terreni vagamente più morbidi si fa invece spazio negli ultimi due brani dell’album: The Garden e Boo Boo incantano entrambe al primo ascolto con i loro refrain orecchiabili, in un blend ben riuscito di shoegaze, post-hardcore e grunge.

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Non proseguirò ulteriormente in tediosi giri di parole, perché in realtà una definizione perfetta per i Naked Lungs è già stata fornita da NME in una manciata di caratteri: “doom-ridden noise punk that sounds like Trent Reznor’s been on the Guinness“.

E, se ciò non fosse già di per sé sufficiente ad incuriosirvi (impossibile), posso solo aggiungere che Doomscroll potrebbe davvero svoltarvi una brutta giornata, soprattutto se aveste bisogno di una valida valvola di sfogo: sarebbe un vero peccato non provare.

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Last modified: 12 Settembre 2023