Giuradei – Giuradei

Written by Recensioni

Un buon disco dopo aver smaltito la sbornia da ri-fagocitazione di estenuanti anni Ottanta ant-post-futur, è proprio quello che ci vuole per fare pace con l’ansia e  con le corse da prestazione sonora cui siamo sotto tiro ogni dì. E manco a farlo apposta arriva il nuovo dei Giuradei brothers che porta solo il cognome dei due musicisti “Giuradei” a ritiraci su, a rimpinguare quelle falle mnemoniche che avanzano imperiose dopo tanto stress.
Ettore non è più solo, interviene nella stesura della tracklist anche il fratello Marco, ed il prodigo cantautorale di questi “esseri alieni” raddoppia e si rafforza nelle loro storie, verità, bazzecole e originalità con la forza astratta di quella poetica sghimbescia che è una indiavolata mutazione spalmata su dieci tracce; disco di incomprensioni, angoli di vita, curve di pensiero e il tratto distintivo e  “disilluso” come la filosofia “Giuradeica” comanda. Gli artisti lombardi sfornano un cantautorato agro, in bilico tra canzone d’autore intinta d’elettrico “Generale”, “Papalagi” o acustiche carrettere e vagamente tex-mex “La sconosciuta”, “Sta per arrivare il tempo”, “Dimenticarmi di te”  un inalterato stile musicale che li fa riconoscere all’istante e dal quale difficile sgamarne le continue inversioni ad U, dai repentini umori che passano sempre ad un livello “successivo” sensazionale, atmosferico.
Storie urbane e desideri di tutti i giorni, un continuo e buon “assorbire” la genuinità dello specchio della vita che i due Giuradei lucidano e rendono opaco a tempi alterni con quel piacevolissimo intorpidimento che spesso la noia e la reminiscenza di refoli d’ottimismo regala; con la bella chitarra spennata da Depedro dei Calexico in “Senza di noi” o il verbo di Giancarlo Onorato che echeggia in “Continuano a volare”, la rappresentazione sonora di stati d’animo e nuvole dai grigi incerti arrivano al loro binario morto senza mai cadere nei trabocchetti revivalistici di certi cantautorati, un disco che vi trascinerà a tentoni nel bagliore e nella meraviglia dell’esperienza estetica. Consigliatissimo!

http://www.youtube.com/watch?v=sOMYHl_3fCY

Last modified: 22 Febbraio 2013

One Response

  1. Lorenzo ha detto:

    Ettore Giuradei lo conosco dai tempi de La repubblica del Sole, quando lo vidi live ad un festival, e mi colpì tantissimo la figura di questo barbuto cantautore così distante da ogni cliché, che si dimenava davanti al microfono, con una band che, semi-acustica, spingeva quanto un gruppo di rock duro, batteria, basso, chitarra elettrica e il fido fratello Marco sui tasti bianconeri.

    Un cantautorato ritmico, à la Vinicio Capossela, tanto popolare quanto rock, in cui le parole piovono come litanie, pennellate su quadri solari, aperti, a tratti tesi, veloci, riflessi di luce da un finestrino di treno, narrate da una voce limpida, quasi infantile, candida, si potrebbe dire.

    Canzoni che mi fanno pensare alla campagna, ad una giornata serena nel vento, a finestre di pietra che incorniciano pomeriggi estivi. L’amore, la diversità, l’ironia, la critica, in dieci tracce che fanno muovere la testa, i piedi, il cuore.

    Da Picicca Dischi ormai ci si aspetta sempre prodotti di qualità, e questo Giuradei non fa eccezione.

    Ottimo lavoro, Max 😉

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