Giardini di Mirò & Robin Proper-Sheppard @ Spazio Diamante, Roma | 02.12.2019

Written by Live Report

Non potevamo perdere l’ultima data del loro mini-tour insieme.

Il riuscitissimo mini-tour “A beautiful noise between light and shade” vede il suo epilogo a Roma, nella bella e funzionale sala da teatro di Spazio Diamante.

Quello tra Robin Proper-Sheppard e i Giardini di Mirò è un sodalizio che – come avrà modo di spiegare Jukka Reverberi durante il live – si è creato man mano fino a culminare con la presenza del musicista americano (ma ormai inglese di adozione) nell’ultimo album dei Giardini, Different Times. E a sublimare il tutto arriva questa manciata di date, le quali avevano avuto un prologo nel gennaio scorso in quel di Milano, che prevedevano un’esibizione acustica di Sheppard ad aprire le danze, a seguire il set dei Giardini e infine qualche pezzo – e dei Sophia e dei GdM – suonato insieme, in un’orgia di rumore e sentimenti.

Robin sale sul palco puntuale e attacca subito con la sofferta I Left You e, al di là di qualche problema tecnico (spie che non funzionano e un caldo che evidentemente non si aspettava), il suo mini-set acustico è proprio come te lo aspetteresti: emozionante, sentito, vivido e doloroso.
Colpiscono la loquacità e l’ironia del Nostro (a sentire la sua musica non te lo aspetteresti, ecco), che scherza volentieri col pubblico e impreziosisce la sua performance con aneddoti e racconti. E strappa anche qualche lacrimuccia, soprattutto quando ricorda di aver scritto Baby, Hold On pensando alla figlia e quando introduce la conclusiva, soffertissima Directionless – a sorpresa suonata insieme a Emanuele Reverberi e Luca Di Mira dei Giardini, in una versione semplicemente da brividi – con un “this song always kills me” che è davvero quello che noi tutti pensiamo da sempre quando ascoltiamo le sue canzoni.

Pochi minuti dopo la fine dell’esibizione di Sheppard arrivano sul palco i GdM, ed è subito rumore, distorsioni, bordate sonore. In una parola: deflagrazione sonica.
Il loro ormai è un trademark del tutto riconoscibile e personale e l’affiatamento che mostrano sul palco è un qualcosa di unico, sei elementi che tutti insieme concorrono a creare atmosfere ora sospese, ora implacabili e ferali.

La setlist vede ovviamente la presenza di più di un pezzo dall’ultimo Different Times, ma non mancano scorribande nel catalogo più remoto della band. Jukka ringrazia più volte il pubblico e si stupisce dell’ottima affluenza dato il tempo non proprio clemente (per non parlare del fatto che si trattava della terza apparizione dei GdM a Roma quest’anno), ricorda gli esordi con il primo demo mandato a “Blow Up” e “Rumore” e racconta di come il primo contatto – in tempi assolutamente non sospetti – con Robin Proper-Sheppard ebbe luogo una ventina di anni fa in occasione di un concerto dei Sophia in quel di Parma. Chi l’avrebbe mai detto che un giorno ce li saremmo ritrovati insieme su un palco…

Come previsto, Robin raggiunge i suoi compagni d’avventura per il gran finale: l’immancabile Hold On – nella quale Sheppard ha collaborato anche in studio – fa da preludio all’impagabile doppietta finale con Desert Song No. 2 e The River Song, due brani iconici del repertorio dei Sophia che regalano momenti da vero KO emotivo.
I God Machine non esisteranno mai più ed è giusto così, ma in quei minuti l’impressione è che la loro perduta ma indimenticabile maestosità sia momentaneamente tornata a vivere. E non avremmo potuto chiedere di meglio, davvero.

In definitiva, Robin Proper-Sheppard si conferma il più grande artista di cui non avete mai sentito parlare (sigh) e i Giardini di Mirò ribadiscono una volta di più che in Italia dovremmo davvero andar fieri di ciò che loro fanno e sono da ormai quasi due decenni.

LINK

www.giardinidimiro.it
www.sophiamusic.net
www.dnaconcerti.com

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Last modified: 16 Gennaio 2020

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