Dry Cleaning – New Long Leg

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Post punk britannico che prova a suonare diverso senza suonare miracoloso.
[ 02.04.2021 | 4AD | post punk ]

Esordio chiacchieratissimo per i Dry Cleaning, ossia Florence Shaw (voce), Tom Dowse (chitarra), Lewis Maynard (basso) e Nick Buxton (batteria), che dopo un paio di EP pubblicano questo New Long Leg per la mitica 4AD, un album in cui mischiano post ed art punk infilandosi in questa florida scena revival fatta di usi ed abusi di materia nota a cui ognuno prova ad aggiungere qualcosa.

La voce di Florence e il suo spoken word sembrano quanto di meno originale possiate aspettarvi e, tralasciando la timbrica la cui gradevolezza è da ricondursi alla sensibilità personale dell’ascoltatore, francamente alla lunga risulta alquanto stancante tanto che verrebbe da urlarle “canta, dio santo”. A quanto pare cantare non deve essere cosa apprezzata tra le nuove formazioni post punk e lei non cambia le carte in tavola; tuttavia, riesce con i testi a pareggiare i conti facendo, della parte lirica, la cosa più interessante.

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La musica che l’avvolge è fatta di chitarre taglienti, riff psicotici in stile art punk e sezione ritmica post punk potente e martellante ma che quasi mai corre più veloce del dovuto. L’insieme crea un suono secco, freddo su cui la vocalità avanza impassibile, tutto molto diverso dal post punk che conoscete e sarà il sound nel suo insieme la cosa più interessante dell’intero disco. Il languore della voce si scontra con la frenesia delle corde e con il battito assillante di basso e batteria dando vita a tutta l’angoscia della Shaw.

Lo spoken word, ad un ascolto attento, apparirà diverso da quello dei suoi contemporanei, in grado di evocare la magia oscura che fu di Nico, pur se con spigolature volte ad acuire non il lato fascinoso, quanto quello tormentato.

Tutto questo fa di New Long Leg un’opera derivativa e in piena chiave revival eppure qualcosa di molto distante da ciò che sta succedendo alla nuova scena post punk. Oggi non esiste qualcosa che suoni esattamente come loro, anche nel voler elevare la parte lirica a pura poesia: possiamo scandagliare e cercare nel passato ma comunque il suo modo di decantare, a volte quasi con fare sconclusionato, è unico e facile a giudizi antitetici. Temi quotidiani che si scontrano con lo squallore dell’umanità e dipinti con monotonia volta ad accrescere la resa.

New Long Leg ha tutto quello che dovrebbe avere un disco post punk ma tutto in minima quantità. Non c’è nulla di davvero preponderante come fu, ad esempio, nel primo EP in brani come Magic of Meghan: le parti rumorose non lo sono mai troppo, i riff tanto presenti non prevaricano mai la voce e mai appaiono memorabili, le melodie più facili non sono mai troppo pop e il risultato è qualcosa di difficile da giudicare proprio perché può suonare come mancanza di coraggio e di vera identità come l’esatto contrario.

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“Andrà tutto bene, devo solo essere strano, nascondermi per un po’ e mangiare un panino dalla mia borsa”. Un verso apparentemente banale ma che racchiude tutta l’estetica ironica e tagliente dei britannici, il loro voler essere se stessi senza darsi in pasto al mondo. Eppure tutto questo non può bastare per fare del loro esordio qualcosa che ci faccia gridare al miracolo; lo spostare il punto focale sulla voce, consapevoli che solo questa potesse dare qualcosa di davvero nuovo, devasta i pezzi che spariscono sotto il peso ingombrante di Florence Shaw.

Prendete un brano come Every Day Carry, potenzialmente tra i più complessi e migliori dell’album anche per varietà stilistic:; la sezione ritmica, pur nella sua conformità ai classici post punk, è ipnotica e affascinante eppure qui quasi sparisce. I deliri chitarristici shoegaze sono appena accennati, non arrivano mai ad essere irriverenti e aggressivi come vorremmo e mai osano sovrastare la voce. E alla fine si resta delusi per qualcosa che poteva essere ma non è.

Che sia una scelta precisa o semplicemente il loro modo di essere sé stessi non ci è dato saperlo ma questi Dry Cleaning, esattamente questi del loro esordio, non ci paiono avere molto di più (di diverso magari) di tutte le altre formazioni della nuova scena britannica e nessuno ci obbliga a gridare al capolavoro ad ogni nuova release. Questa volta meno che mai.

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Last modified: 13 Aprile 2021