Calibro 35 – Momentum

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Loro ci sono e ci sono sempre stati. La certezza di cui avevamo bisogno in questo inizio di decennio.

[ 24.01.2020 | Record Kicks | jazz, funk, psych ]

“Momentum”: una parola così granitica da sembrare scolpita nella pietra, ma anche tanto sfuggente ed effimera. L’incessante dilagare del tempo sembra non incontrare mai ostacoli, fermarsi a scattare un’istantanea di un attimo, la polaroid di un preciso momento – appunto – che cessa di esistere appena lo si nomina appare come un atto anacronistico. L’inafferrabile che si fa tangibile.

I Calibro 35 dimostrano fin dalla scelta del titolo di essersi presi il giusto tempo per riflettere, per scrutare le proprie menti, ma soprattutto per dare ancora una volta nuova linfa e vitalità ad un progetto che fin dai suoi primi vagiti – siamo ormai ben oltre i dieci anni di attività – ha sempre fatto della voglia di non fossilizzarsi mai su stilemi ormai assodati la propria ragione d’essere. Un moto perpetuo, dinamico e cangiante.

Il quintetto torna dopo due anni dal precedente lavoro, il solido e convincente Decade, che a posteriori suona come un epitaffio sul decennio appena concluso. Con Momentum si apre un nuovo corso e, molto banalmente (o forse no), anche una nuova decade. E l’idea di tornare a registrare nello stesso studio in cui dodici anni prima venne inciso il primo, omonimo capitolo di questa parabola sa tanto di chiusura del cerchio: si torna alle origini per sancire la fine di un’epoca ed aprirne un’altra.

L’album era stato introdotto dal singolo di lancio Stan Lee, che vanta la collaborazione del rapper Illa J. E non poteva esserci miglior biglietto da visita per introdurlo: lo ascolti e sì, sai che sono sempre i Calibro (l’intermezzo strumentale è una cosa che potrebbe farteli riconoscere tra mille altri gruppi), ma calati alla perfezione nella realtà musicale contemporanea. Riuscire a mixare così sapientemente in poco più di tre minuti orecchiabilità, maestria compositiva e contemporaneità è appannaggio solo di gruppi che sanno sfruttare e leggere alla perfezione lo spazio ed il tempo in cui sono immersi.

Glory-Fake-Nation apre alla grande il disco: l’atmosfera liquida e psichedelica è permeata da un certo retrogusto evocativo e misterioso, un viaggio sonoro breve eppure incredibilmente intenso. I synth e gli inserti elettronici spesso e volentieri si prendono la scena, e lo fanno alla grande. Il tappeto sonoro tratteggiato dai Calibro 35 è cangiante e caleidoscopico come non mai, ogni traccia è un bignami su come suonare con coerenza, gusto e sincerità nel 2020.

Con le ammalianti fascinazioni psych e ambient di Death of Storytelling ti sembra davvero di sentirti fuori dal tempo: per dirla con le parole di Calvino, “la sensazione che sei qui ma potresti non esserci, in un mondo che potrebbe non esserci ma c’è”. E poi l’incedere quasi efferato di Tom Down, le sospese atmosfere elettroniche di Automata, la sezione ritmica che in Fail It Till You Make It molla gli ormeggi e si prende prepotentemente la scena, il puro godimento nel finale di Thunderstorms and Data, ovvero una di quelle cose che a sentirle dal vivo vorresti non finisse mai.

In Momentum non c’è un solo momento – ci perdonerete il telefonato gioco di parole – di stanca, tutto concorre a creare un’atmosfera inafferrabile, intensa ed evocativa alla quale obiettivamente sembra impossibile riuscire a resistere.
I Calibro 35 ci sono e ci sono sempre stati. E sono tornati alla grande, ancora una volta. Se avevamo bisogno di una certezza per l’inizio di questo nuovo decennio, ebbene, siamo stati accontentati.

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Last modified: 16 Gennaio 2020