7 Training Days – Wires

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Una conferma di come il Centro Italia sia sempre più una fucina di band promettenti e con ottime capacità.

Fili della vita, Parche, sette giorni, mitologia, filosofia e un po’ di teologia. Un ricco immaginario che farebbe pensare ad un gruppo di mistici dell’occidente alle prese con il Rock. Non posso dire con matematica certezza che i 7 Training Days assomiglino a dei mistici dell’occidente, ma sicuramente il quartetto di Frosinone dimostra con il nuovo album Wiresdi saper fare musica. Dodici tracce uscite, a dicembre del 2013, dalle stanze di VDSS Recording Studios, con una line up e una grinta rinnovata. Il risultato è un album impetuoso, genuino e sporco, cupo e fuligginoso come l’hinterland post industriale di una grande città, impresso su una fotografia dai colori vintage. Le influenze principali,che creano un equilibrato mix tra sound British e stile americano,sono da ritrovare in gruppi come Interpol, The National, Editors, solo per citare alcuni. L’album, figlio non tanto illegittimo dell’ultimo tour del gruppo, lascia percepire fin da subito la spontaneità e la freschezza compositiva e la voglia, da parte dei quattro, di evasione e slancio verso il futuro.

La conferma si trova già nella prima traccia Gone breve ed intensa,delicata e melanconica, che ci ricorda che è il tempo di andare e spezzare i fili che ci avvolgono e ci tengono ancorati. Testi acri anche per You Are Not Me che però incanta perritmo, energia e un riff accattivante. Il concetto di legame funge da legante per tutte le tracce e le diverse sfaccettature di questi fili invisibili trovano diverse modalità espressive, da quelle più leggere, calde e frizzanti, anche con una venera tascabile, in Pocket Venus e in Down to The River a quelle più contemplative e intimistiche delle tripletta I Will, To Climb ed Eggplant Is the Color, dove l’atmosfera dark e spunti più elettronici donano ai pezzi un tocco di moderna new wave.

Non sorprende che Wires, aldilà dell’immaginario mistico e intimistico, possa con tutti questi ottimi ingredienti risultare un album interessante, con un sound in equilibrio tra vecchio e nuovo continente, internazionale nel DNA, ma al tempo stesso italianissimo nei sui componenti.  Una conferma di come il centro Italia sia sempre più all’interno del panorama nazionale una fucina di band promettenti e con ottime capacità.

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Last modified: 16 Gennaio 2020