Surf Tag Archive

What’s up on Bandcamp? [giugno 2020]

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I consigli di Rockambula dalla piattaforma più amata dalla scena indipendente.
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What’s up on Bandcamp? [marzo 2020]

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I consigli di Rockambula dalla piattaforma più amata dall’indie.
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​​Surf è il nuovo video dei Gouton Rouge

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Nuovo video per i Gouton Rouge tratto da Giungla, ultimo album della band di Busto Arsizio. Per raccontarvi un po’ del video ci affidiamo alle parole della band. Buona visione.

“Ci è capitata tra le mani una foto dei Nirvana che fanno un bagno in piscina con gli strumenti, risale al photoshooting per la copertina più famosa della storia della musica. Noi non suoniamo certo così bene però fanculo abbiamo una GoPro. E allora abbiamo giocato per un giorno ai Nirvana! Busto Arsizio la Seattle d’Italia! Ne è uscito questo video. Surf”

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Giungla dei Gouton Rouge in free download

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Dopo l’ottima accoglienza dell’album d’esordio, Carne, i Gouton Rouge spingono il loro suono verso un mix unico e personale di new wave, surf, noise, pop e shoegaze e si avvalgono della partecipazione di tanti amici incontrati durante il proprio percorso musicale come Raniero Neri degli Albedo, Riccardo Della Casa dei Wemen e Riccardo Montanari dei Belize.

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Giungla è il nuovo album dei Gouton Rouge

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Torna il quartetto lombardo Gouton Rouge con Giungla, nuovo album in uscita il 25 maggio per V4V-Records e Lafine in digitale e CD edizione limitata. Dopo l’ottima accoglienza dell’album d’esordio, Carne, i Gouton Rouge spingono il loro suono verso un mix unico e personale di new wave, surf, noise, pop e shoegaze e si avvalgono della partecipazione di tanti amici incontrati durante il proprio percorso musicale come Raniero Neri degli Albedo, Riccardo Della Casa dei Wemen e Riccardo Montanari dei Belize.

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The Backseat Boogie – Cut Out to Rock!

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Operazione nostalgia per The Blackseat Boogie, ma fatta con coscienza e competenza, ricercando volutamente un effetto da macchina del tempo che tenta di riportarci di peso nel secondo dopoguerra americano, orecchie gambe e fondoschiena, pronti a scatenarci ai ritmi ipnotici del Rock’n’Roll vecchia scuola, con spruzzate di Rythm’n’Blues, Boogie, Surf, Country. Quattordici tracce registrate alla vecchia maniera: “una buona band che suona in una stanza”, in uno studio tedesco che lavora esclusivamente con materiali e tecniche d’incisione risalenti agli anni ’40 e ’50. Al terzo disco la band milanese si dimostra preparata sul materiale d’origine e vanta un bagaglio tecnico e una conoscenza del genere tale da poter gestire con tranquillità quattordici tracce originali (in inglese) che, se proprio non suonano come gli americani dei ’50, di certo ne sanno interpretare lo stile e le caratteristiche peculiari. Un buonissimo prodotto per tutti gli appassionati di quella fetta così particolare di storia della musica, ma che si fa apprezzare (senza troppe pretese) anche da ascoltatori più disimpegnati.

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Babbutzi Orkestar – Vodka, Polka & Vina

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Dopo il debut album Babbutzi Orkestar (2009) e Baro Shero (2011), oggi presentiamo sulle pagine di Rockambula Vodka, Polka & Vina (2014), nuova fatica discografica per la Babbutzi Orkestar, folta ed irrequieta compagine nostrana composta da Gabriele Roccato (voce), Ivan Lo Giusto (basso elettrico), Ivan Padovani (tromba), Massimo Piredda (tromba), Luca Butturini (chitarra/ mandolino/bouzouki), Mariella Sanvito (violino), Daniele Di Marco (fisarmonica/tastiera/ sintetizzatore) e Fabio Buono (batteria). L’ensemble in questione ama presentarsi come fautrice di una Balkan Sexy Music, sulla scia di Bratsch, Acquaragia Drom, Goran Bregovic e Kusturica; definizione piuttosto azzeccata, dal momento che le sonorità proposte spaziano agevolmente dal classico sound Balcanico al Punk, passando per il Folk, la Patchanka e le radici più intransigenti della Surf Music. Un viaggio alcolico dalle maleodoranti cantine serbe agli affollati mercati d’Israele, dalle maestose profondità del mar baltico alle languide terre orientali, dove ammalianti gitane agitano le proprie forme tra carovane in perenne ricerca di staticità, rischiarate da luci e colori che solo una dimora errante può offrire. Rispetto ai precedenti lavori, Vodka, Polka & Vina (prodotto dallo sperimentato Antonio Polidoro con l’ausilio di strumentazione rigorosamente vintage) segna tuttavia un indiscutibile cambio di rotta, privilegiando sonorità maggiormente orientate verso Surf, Punk Rock ed Elettronica (particolarmente evidente nelle partiture di synth), pur rimanendo saldamente ancorato a classici elementi d’ispirazione balcanica: passioni infinite, quasi al limite della più estrema follia, febbricitanti visioni autodistruttive e blasfema contemplazione della figura femminile (vedi “The Song of Arrapath”, ad esempio). Un album architettonicamente “live”, energico e possente come le vorticose performance del collettivo; un appassionante progetto concepito sulla polvere del palcoscenico, consacrato dal sudore della fronte e dall’indissolubile rapporto con un pubblico licenzioso ed esigente. Da segnalare la geniale rivisitazione dell’italico evergreen “Buonasera Signorina” (Fred Buscaglione, 1958).

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Monaci del Surf – Monaci del Surf II

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Il mondo della musica è percorso, fin dalle sue più remote e ancestrali origini, dalla diatriba tra serio e faceto, una discussione che ha ormai trasceso anche le origini della stessa. Musica impegnata vs musica scanzonata, da questo punto di vista la sfida infinita potrebbe risolversi, o trovare una svolta interessante, con un incontro di wrestling. Ma vediamone i partecipanti: da un lato, nell’angolo blu, la sacralità del messaggio impersonata dall’altissima figura di un monaco, asceta per definizione e portatore di saggezza, dall’altro lato del ring,un surfista californiano vestito solo con un paio di ciabatte e una camicia floreale, emblema della vita easy e libera. L’agguerrito incontro/scontro, energetico come una supernova in esplosione, fonde i nostri due sfidanti in un unicum quartetto che si fa chiamare I Monaci del Surf.  Musicisti armati di chitarre elettriche, che a che al grido di Let’s Rock si scatenano per la gioia di scalmanati ascoltatori. Il loro nuovo, secondo, capitolo musicale della saga “monachesca” si chiama Monaci del Surf II.  L’album non stravolge la filosofia del gruppo, ma abbandona al passato l’aspetto legato alle colonne sonore alla tarantino, per dedicarsi quasi esclusivamente alla realizzazione di reinterpretazioni in salsa Surf Rock di sigle televisive, temi famosi e brani d’annata. Unica eccezione all’interno delle quattordici tracce è il primo brano inedito “Que Viva la Fiesta”, strumentale per quasi la totale durata pezzo, marchiato a fuoco da riff di chitarre Surf e ritmi dal polveroso Messico, un mix da movimento di bacino assicurato.

La miscela messa insieme dai quattro luchadores è vivace e mette allegria, ogni brano è una sorpresa, spesso spiazzante a partire da “Il Pranzo è Servito” a “Benny Hill” passando per “Stadium”,cara ai tifosi di calcio del bel paese, toccando punte quasi parossistiche col la gelida Russia e “Korobeinki” meglio conosciuto come il tema di Tetris. Non manca un breve tributo alla venere tascabile Kylie Minouge con i cavalli di battaglia “Locomotion” e “Can’t Get You Out of My Head”. Un vero e proprio tour tra il gli anni 90 fatto di tormentoni, ricordi nostalgici e un pizzico di gusto trash, infatti incappiamo nell’immancabile cover di “Sweet Dream” e “Better of Alone” di Alice dj.  La ricerca della cover perfetta sembra essere il pallino dei quattro monaci e sul finire di quest’album danzereccio ci propongono una nuova versione di “Have Love,Will Travel” dei The Sonics, che credo conti oramai più di tredici cover ufficiali, una “Teach Me Tiger” con la suadente voce della giovane Levante, a cui diamo un dieci per il confronto con April Stevens e l’intramontabile “Senza Fine” di Gino Paoli, che a malincuore in questa nuova veste elettrica perde molta della sua bellezza e viene svuotata dal sua fascino armonioso. I Monaci del Surf sono degli ottimi musicisti, energici e trascinatori di folle, con uno spirito solare e scanzonato e uno stile ben definito asciutto e non pretenzioso.  Capita però che ai brani manchino degli spunti davvero originali e variazioni sul tema. Il disco diverte e si fa ascoltare con piacere, ma la scelta dei brani, sebbene molto riconoscibili, penalizza le potenzialità del gruppo. Se ripensiamo alla sfida inziale in questo volume II il surfista ha preso il sopravvento sul monaco, con una mossa speciale, ci toccherà aspettare per scoprire chi vincerà il round finale.

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