MOOSTROO Tag Archive

10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #18.11.2016

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“Umore Nero” è il nuovo videoclip dei MOOSTROO

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“Umore Nero” è il nuovo videoclip dei MOOSTROO disponibile da oggi su YouTube come anticipazione del nuovo tour chiamato “MOOSTROO vivo” che il trio bergamasco compirà nei prossimi mesi e che prenderà il via sabato 30 gennaio dall’Edoné di Bergamo. In questo ultimo giro nei locali i MOOSTROO proporranno i loro brani in una formula inedita prima di concentrarsi sul nuovo lavoro in studio.

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MOOSTROO, il video di “Valzerino di Provincia”

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“Valzerino di Provincia” è il nuovo singolo con videoclip dei MOOSTROO disponibile da oggi su YouTube. Una canzone sulla mostruosità della provincia e dell’Italia intera, con un testo fatto di immagini che conosciamo tutti bene (“le valli aziendali venute alle mani / la banca puttana si è bevuta la grana”) e che qui vengono elencate con un’inesorabilità beffarda ma capace di dare i brividi e di preparare il terreno per un ritornello che è preghiera e imprecazione. “Alleuja” cantano in un misto di ieraticità e disincanto i MOOSTROO ai mostri che hanno di fronte ed è forse questo uno dei momenti centrali del loro omonimo disco d’esordio. Ad accompagnare il brano un videoclip ideato da Dulco Mazzoleni e realizzato dallo stesso Dulco insieme a Francesco Pontiggia, rispettivamente voce-chitarra e bassista del trio bergamasco, che raduna e mescola alcuni splendidi spezzoni di film horror degli anni Venti e Trenta prima che a comparire sovrapponendosi alle immagini sia proprio il “Mostruosus Trio”.

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“Silvano Pistola”, il nuovo video dei Moostroo

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“Silvano Pistola” è il primo singolo estratto da MOOSTROO, omonimo disco del trio bergamasco MOOSTROO. Il brano racconta e mette in scena una storia di provincia come tutte quelle contenute nel lavoro d’esordio del gruppo (disponibile dall’11 marzo 2014 sul sito del gruppo e su Bandcamp). Silvano/a, figlio adolescente di una famiglia arricchita, viene ricoperto di cose e alla fine si trova tra le mani ciò che meglio d’altro può funzionargli da terapia famigliare: una pistola. La sua non è una soluzione auspicabile, ma solo il risultato di un’educazione anaffettiva che sostituisce con gli oggetti e il possesso ogni possibilità di scambio umano. “Silvano Pistola” nasce da un’idea di Franz, bassista dei MOOSTROO. La regia è dello stesso Franz e del cantante-chitarrista Dulco. Le riprese ed il montaggio, nonché la post-produzione, sono di Paolo Bonfanti – Calamari Production. Gli interpreti nel video sono: Roberta Agazzi, Matteo Lodetti delle Capre a Sonagli e Francesca Biava.

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MOOSTROO – MOOSTROO

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I MOOSTROO sono senz’altro una scoperta interessante. Non certo al primo ascolto, questo no: non colpiscono immediatamente, ma fatti passare da un labirinto d’assimilazione, un intestino d’attenzione, per così dire, ecco allora che vengono digeriti e la luce che li colpisce forma l’ombra che andremo a leggere. I MOOSTROO sono in tre, sono di Bergamo e suonano strani, dagli strumenti (“silent-guitar classica distorta, alternanza con basso a due corde”…) al timbro della voce, che già nel suono è sussurro provinciale, discorso ironico da bar con avventori più accorti di quanto possa sembrare. Il disco scorre tra ballate di una canzone d’autore (“Valzerino di Provincia”) che non ha paura di sporcarsi, di rotolarsi nel fango (In sterco veritas! è il loro motto), fino ad arrivare a piacevoli commistioni di Rock e Folk (“LPS”, con quel bellissimo riff, quel sapore alla CSI…), o a costruzioni ritmiche che strizzano l’occhio a panorami più contemporanei (“Silvano Pistola”).

Sono sporchi, questi mostri; brutti, sporchi e cattivi; ma sono il nostro specchio, che ci fa le smorfie e ride della sua ironia e della nostra incomprensione. I MOOSTROO si nascondono, si coprono di fango e feci per dissimulare il loro acume pungente, il loro ghigno beffardo. Sono irriverenti, ma sensibili, di una durezza smussata, di una semplicità che è camuffamento. Sono come dovrebbero essere gli Zen Circus. Certo, possono non piacere, soprattutto ad un certo pubblico che dal cantautorato vorrebbe l’elevazione e poco sopporta il rivoltarsi tra le frattaglie (ahimè, io stesso storco il naso su un brano come “Il Prezzo del Maiale”). C’è da capire che però ogni tentativo “altro” è meglio che la ripetizione di schemi già abusati. Quindi ben vengano i MOOSTROO e la loro finta sporcizia, che possano perlomeno insegnarci che i punti d’incontro tra la ruvidezza del Rock e l’eloquenza della canzone d’autore sono, davvero, infiniti.

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