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Torna dal 12 al 15 agosto il Rock Your Head festival

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Riconquistare gli spazi e restituire loro nuova linfa e nuova vita. Creare punti di contatto tra le energie creative presenti sul territorio e sinergie con le forze artistiche che provengono da indefiniti altrove. Nato nel 2008 a Montebello di Bertona (PE) dalla forza di volontà e dalla passione di un gruppo di ragazzi sempre più consapevoli delle criticità e delle potenzialità del territorio, torna con tali intenti il Rock Your Head festival pronto a scuotere gli animi dal 12 al 15 agosto 2015. In attesa di svelare il programma completo, l’organizzazione rende note le attività e la line up delle prime due giornate e ne annuncia una gustosa anteprima prevista per sabato 4 luglio presso la libreria TIBO: a partire dalle 18 aperitivo in collaborazione con “Cignale – agriturismo & società agricola” che proporrà un menu con prodotti locali  e che sarà accompagnato da djset. Alle 22.00, il live della band Surf Garage romana John Canoe, formatasi nell’autunno del 2009 dall’unione di Jesse Gemano’ (voce e chitarra), Stefano Padoan (voce e batteria), da subito riconoscibili per le loro melodie disinvolte ma d’effetto che mischiano Surf al Garage Rock più Punk e alternativo.

Il 12 agosto il festival si prepara ad accogliere i partecipanti sin dal primo pomeriggio con l’apertura del Belomonte Social Bar, offrendo la possibilità di sistemarsi nell’area camping in piena tranquillità. Durante la serata la scelta delle due band che si esibitanno sul Camping Stage va a privilegiare la scena emergente. I Voina Hen sono infatti una band proveniente dall’amena Lanciano che ha da poco pubblicato il primo EP Finta di Niente, interamente autoprodotto e diretto artisticamente da menti malate di Manuele Fusaroli (Luci della Centrale Elettrica, Zen Circus, Nada, Nobraino, Management del Dolore Post-Operatorio ecc.) e Marco Di Nardo (Management Dolore Post-Operatorio). Nella primavera del 2014 iniziano le registrazioni del loro primo disco ufficiale, sempre al seguito della folle accoppiata Di Nardo-Fusaroli. Saranno inoltre protagonisti della serata i Bee Bee Sea, mantovani dall’attitudine Garage che puntano dritti al cuore, senza lasciare scampo, attaccando ritornelli che teletrasportano nel Big Sur californiano per poi, inconsciamente, scaraventarti a Manchester o Nashville. Se i Black Lips fossero nati in terra d’Albione forse suonerebbero così. Il loro omonimo disco d’esordio esplosivo e straordinariamente maturo per questi tre ragazzi cresciuti laddove la provincia mantovana si incunea nel bresciano, frutto di una lunga collaborazione con il T.U.P. Studio di Brescia dove, sotto la direzione di Bruno Barcella e Alessio Lonati, hanno cesellato e arrangiato il disco, nella romantica convinzione che ogni brano dovesse risultare un singolo.

Il 13 agosto invece inizieranno le diverse attività permanenti parallele ai concerti: sin dalla mattina infatti sarà aperta l’area ozio letterario in collaborazione con la libreria Tibo che gestirà una libreria ambulante a cielo aperto durante tutte le giornate del festival, con presentazioni di libri e reading, e con un nuovo spazio dedicato alle streetarts,  ci saranno giochi ed intrattenimenti per il pubblico più giovane e si realizzerà la programmazione Rock Your Earth con produttori locali e workshop sulle pratiche del villaggio sostenibile. Dal primo pomeriggio aprirà anche l’area ludica adiacente al Social Bar con giochi ed intrattenimenti disparati. I concerti avranno inizio alle 17:30 con l’esibizione di The Blues Against the Youth, progetto solista di Gianni TBAY, che si esibisce da solo suonando simultaneamente chitarra, voce,  grancassa, hi-hat, kazoo e l'”invisibile rullante di ferro”. Nel 2008, dopo vari anni di esperienza nella scena Hardcore Metal internazionale con il suo gruppo The Orange Man Theory, il musicista romano fonda questa one man band per tributare alcuni ascolti di un tempo che non ha mai abbandonato. Inizialmente ispirato dai suoi eroi Country Hank Williams, Merle Haggard e David Allan Coe, The Blues Against Youth sincretizza varie influenze, passando dal riff rock ’70 dei Led Zeppelin, Lynyrd Skynyrd e Grand Funk  Railroad, attraverso il Blues primitivo dei padri del delta, andando verso qualcosa di fangoso e travolgente.  L’esibizione sarà seguita da un djset che preparerà il pubblico alla programmazione serale ed all’apertura del mainstage con tre band dall’approccio sperimentale e dalle profonde influenze Shoegaze, Darkwave e Psichedeliche: l’apertura sarà di Felpa, progetto solista nato dall’esigenza espressiva di Daniele Carretti degli Offlaga Disco Pax, che trae ispirazione tanto dall’Italia musicale di fine anni ’90 quanto dall’Inghilterra musicale di inizi anni ’90, ma volendo guarda ancora più indietro nel tempo. Infine sarà la volta degli headliner The KVB, duo inglese formato da Nicholas Wood & Kat Day: come un sogno ricordato in maniera confusa, si mescolano nella loro musica i riverberi tipicamente Shoegaze con una produzione elettronica minimale. Un progetto avviato con una serie di Ep in vinile e cassetta prima di giungere al primo full-length, Always Then del 2012. Altri due album arrivano l’anno successivo (Immaterial Visions e Minus One), il secondo dei quali rivisita materiale già edito in cassette ad edizione limitatissima. Nel 2014 il duo registra a Berlino le tracce del proprio Ep Out of body, collaborando per la prima volta con il batterista Hoe Silworth, meglio conosciuto per il suo lavoro con gli Stereolab. In chiusura i ritmi tribali, cerebrali ed ipnotici dei Warias, progetto che vede dietro la produzione artistica Matteo Salviato bassista di The Soft Moon, band capitanata dallo statunitense Vasquez.

Evento Facebook https://www.facebook.com/events/847436652007734/
Sito http://www.rockyourheadfestival.com/
Pagina Facebook https://www.facebook.com/rockyourheadfestival?fref=ts

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Bone Man – Plastic Wasteland

Written by Recensioni

Arrivano direttamente da Flensburg (Germania) i micidiali Bone Man, un trio Stoner Rock dalle molteplici qualità. Marian e soci tornano a mettersi in mostra con un disco che suona come una cannonata ricco di innumerevoli potenzialità. Sono rimasto subito rapito da questo strepitoso lavoro composto nei minimi dettagli con personalità e dinamicità. La sensazione di trovarsi all’interno di una città deserta e degradata dal tempo è forte; immensi grattacieli in rovina danno l’impressione di franarti sulla testa, uno strepitoso e abbagliante tramonto come cornice. Insomma, un’atmosfera inquietante e sinistra. Questo per capire come Plastic Wasteland riesca a far viaggiare la mente grazie alle note distorte e nervose (chissà, forse sarò stato influenzato anche un po’ dall’ artwork).

Il platter del trio tedesco contiene sette tracce e tutte hanno la stessa peculiarità: riescono a farsi ascoltare con scioltezza e in un solo respiro. Il disco si apre con la titletrack che, chiaramente, è il cavallo di battaglia. La successiva “Wayfaring” vi trasporterà su di un versante Southern che farebbe impazzire addirittura i Lynyrd Skynyrd. “Old Brew” è quella che ti fa scuotere e ti fa danzare, il botta e risposta della chitarra e della batteria sono ineccepibili. Sulla stessa linea si muove anche la successiva “Dry Habit”. Con “Graveyards” arriva il momento di fumarsi una Marlboro e sorseggiare un invecchiato Whisky, uno di quelli che ti scombussolano i pensieri; non si potrebbe fare di meglio ascoltando la voce di Marian. Con “Flesh Land” fate spazio al trip mentale; qui notiamo la bravura dei tre ragazzi nell’accordarsi con gli strumenti: un basso cavernoso, ed una chitarra stridula e graffiante il tutto trainato da una pulsante batteria. Il gran finale spetta ad “Undergrowth”, un alternarsi di momenti calmi con altri assordanti, insomma, parliamo di un brano di pregevole fattura . Plastic Wasteland è un vero capolavoro e i Bone Man ne sono i talentuosi artefici. Non ascoltarli sarebbe reato, farveli sfuggire sarebbe come puntarsi una pistola carica alla tempia.

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The Rolling Stones – Roma – Circo Massimo 22/06/2014 Sul Palco con gli Stones

Written by Live Report

The Rolling Stones – Roma – Circo Massimo 22/06/2014 La Photo Gallery

The Rolling Stones – Roma – Circo Massimo 22/06/2014 Il Reportage

The Rolling Stones – Roma – Circo Massimo 22/06/2014 Le (Video) Scalette

Mick Taylor (per sole tre canzoni) – Nato nel 1949, entra a far parte della band di John Mayall a soli 17 anni. Viene notato da Mick Jagger e compagni e si unisce ai Rolling Stones nel 1969 incidendo gli album Let It Bleed (su cui compare però in soli due brani), “Sticky Fingers”, “Exile on Main St.”, “Goats Head Soup”, “It’s Only Rock ‘n’ Roll” e “Tattoo You”. Rimarrà con loro fino al 1974. Ha pubblicato quattro album solisti, Mick Taylor (1979), Stranger in This Town (1990), A Stone’s Throw (2002) e Little Red Rooster (2007). Ha collaborato con la Guido Toffoletti’s Blues Society (apparendo nel disco del 1982 No Compromise) e con Ligabue col quale ha registrato dal vivo la canzone “Hai un momento Dio?”, compresa nel disco Su e giù da un Palco (1997).

Darryl Jones – Nato nel 1961 è soprannominato “The Munch” è noto ai più per essere stato un discepolo del grande jazzista Miles Davis, col quale incide “Decoy” e “You’re Under Arrest”. Col tempo si è fatto apprezzare per le sue collaborazioni al fianco di artisti quali gli Headhunters di Herbie Hancock, Mike Stern, John Scofield, Steps Ahead, Sting, Peter Gabriel, Madonna, Cher, Eric Clapton e Joan Armatrading. Da quando Bill Wyman lasciò il gruppo nel lontano 1992, il bassista è diventato fido collaboratore de The Rolling Stones.

Chuck Leavell– Nato nel 1952 Chuck Leavell, ha fatto parte della Allmann Brothers Band e dei Sea Leel, gruppo di cui fu anche fondatore. Ha girato il mondo e registrato con artisti quali Eric Clapton, Aretha Franklin, George Harrison, John Hiatt, Gov’t Mule, The Black Crowes, Train, Indigo Girls e John Mayer. Collabora coi The Rolling Stones da oltre trent’anni.

Bobby Keys –Nato nel 1943, si avvicina alla musica da giovanissimo. Durante la sua lunghissima carriera ha avuto modo di suonare per John Lennon, Ringo Starr, B. B. King, Warren Zevon, Humble Pie, Lynyrd Skynyrd, Donovan, Graham Nash e tanti altri. Ha inciso  due dischi solisti, Bobby Keys, un omonimo disco strumentale pubblicato dalla Warner Bros Records nel 1970 e  Gimme the Key per la label personale di Ringo Starr, la Ring O’Records, nel 1975. Ha inoltre scritto un libro dal titolo “Every Night’s a Saturday Night: The Rock ‘n’ Roll Life of Legendary Sax Man Bobby Keys”, la cui introduzione è di un certo Keith Richards. Con I Rolling Stones ha suonato in tuttigli album dal 1969 al 1974 e dal 1980 ad oggi, facendo parte della band di tutti i tour dal 1970 in poi. Memorabili i suoi assoli in brani quali “Brown Sugar”.

Tim Ries– Nato nel 1959, ha lavorato per diverse scuole, la University of Bridgeport (1994), la Mannes School of Music (1994–1996), la The New School (1995–1998), la City College of New York (1995–2000), la New Jersey City University (2003) e la RutgersUniversity (2003–2005). Dal 2007 è professore di studi Jazz alla University of Toronto. La sua produzione conta più di 100 lavori.

Bernard Fowler– Nato nel 1959, è un poliedrico artista americano (è musicista, autore, attore e produttore). Ha collaborato con alcuni dei nomi più grandi della musica mondiale quali il premio Oscar Ryuichi Sakamoto, i Duran Duran, Yoko Ono, Philip Glass, Steve Lukather (chitarrista dei Toto), Alice Cooper e Michael Hutchence, compianto cantante degli Inxs. Ha pubblicato il suo unico album solista Friends with Privileges nel 2006 per la Peregrine Records. Con i Rolling Stones collabora da oltre 25 anni comparendo anche in molti dei dischi solisti dei membri del gruppo.

Lisa Fischer – Nata nel 1958, inizia la sua carriera celandosi sotto il monicker Xēna, sotto il quale pubblica un singolo “On the Upside” e partecipa alla colonna sonora del film “Beat Street” con la canzone “Only Love (Shadows)”. Trova però la fama mondiale come vocalist per artisti quali Billy Ocean, Chaka Khan, Teddy Pendergrass, Roberta Flack, Tina Turner e Nine Inch Nails. Nel 1991 ha pubblicato il suo unico album solista “So Intense” con la Elektra Records sotto gli occhi e le orecchie attente di diversi produttori tra cui spicca il nome di Luther Vandross  e il disco riuscirà ad entrare persino nelle Billboard Charts. Con i Rolling Stones collabora sin dal 1989.

Matt Clifford –Forse lo avrete visto nel documentario “Being Mick” o nel “Goddess in the Doorway” di Mick Jagger, ma in realtà Matt Clifford è un collaboratore di lunga data dei Rolling Stones coi quali ha anche inciso gli album Steel Wheels (1989), Bridges to Babylon (1997) e A Bigger Bang (2005). Nel 1989 insieme a Chuck Leavell ebbe pure l’onore di comparire sulla copertina della prestigiosa rivista “Keaboard”. Ha lavorato anche con Anderson, Bruford, Wakeman and Howe coi quali incise il loro (tuttora) unico lavoro in studio che portava il nome degli stessi quattro musicisti.

La società organizzatrice dell’evento

Nel 1987 Mimmo D’Alessandro e Adolfo Galli iniziano la loro collaborazione in occasione del tour italiano di Joe Cocker facendolo esibire insieme a Zucchero, in tre concerti “sold out”. Inizia, così, una proficua collaborazione che li porterà a formare una società,oggi leader nel settore del music business. Adesso la D’Alessandro e Galli organizza tournée’e di successo in tutta Italia ed Europa, toccando le maggiori città fino ai centri più piccoli. Come promotori italiani hanno sempre cercato di cambiare l’opinione che gli agenti ed i manager stranieri avevano in Italia, conquistando la loro fiducia. Fattore di distinzione della D’Alessandro e Galli, rispetto alle altre Agenzie Italiane, è la posizione geografica dei suoi uffici: Viareggio e Brescia.Queste due città sono lontane dai centri principali come Roma e Milano e , come risultato, i due soci hanno un modus operandi completamente diverso rispetto ad altri promoters, focalizzando il loro interesse sugli artisti e sugli spettatori. “Questi sono i nostri clienti e sono per noi importanti. Dobbiamo, quindi, prendercene cura. Loro si fidano di noi, rispettiamo gli accordi. Abbiamo fatto concerti che sapevamo fin dall’inizio essere una rimessa ma li abbiamo fatti perche’ pensavamo che, a lungo termine, ci avrebbero compensato. Naturalmente a tutti fa piacere fare i grossi nomi ma noi vogliamo promuovere e sviluppare anche gli artisti agli inizi o che devono rilanciare la loro carriera: e questo e’ eccitante ed appagante“.

Agli inizi degli anni ottanta, Mimmo D’Alessandro, si occupa della direzione artistica del locale più importante della Versilia -LA BUSSOLA- rafforzando poi la sua reputazione quale promoter locale grazie a concerti come quelli di David Bowie, Eric Clapton, Spandau Ballet, Diana Ross e Iron Maiden organizzati a Firenze. Nello stesso periodo a Brescia, Adolfo Galli,si occupa della direzione artistica del Teatro Comunale ingaggiando piccoli gruppi jazz. Nel giro di pochi anni aumenta la fama e l’importanza del Teatro e di Adolfo Galli all’interno del circuito concertistico nazionale e comincia la promozione di artisti più importanti.

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Carcharodon

Written by Interviste

Sulle pagine di Rockambula abbiamo il piacere di scambiare qualche parola con  i Carcharodon, una  band Ligure attiva dal 2003 e che ultimamente sta ottenendo una notevole visibilità grazie alla loro nuova creatura Roachstomper. A parlarci di come stanno andando le cose per la band c’è Pixo, bassista e cantante Growl del gruppo. Tra una domanda e l’ altra siamo riusciti a scovare interessanti dettagli.

Ciao ragazzi e benvenuti su Rockambula. Direi di cominciare l’ intervista presentando i Carcharodon ai nostri lettori.
PIXO: Ciao, siamo i Carcharodon, band ligure formata nel 2003 con parecchi demos, ep e due CD all’attivo, abbiamo una passione smisurata per l’alcol e tutto ciò che è disagio. Il nostro stile è Macho Metal (titolo anche del nostro primo cd), una perfetta miscela di Blues, Country e Old School Death Metal. La nostra seconda uscita è il full length Roachstomper, che a parere di molti ascoltatori e reviewers è una sorta di miracolo, in quanto ogni influenza è perfettamente amalgamata dando alla luce un “graboid” fattto di riffs, melodia, muscoli e attitudine. Il cd è uscito per la Altsphere Production, casa discografica francese attenta alle uscite Stoner, Doom e  Death n Roll.

Roachstomper è il vostro nuovo disco e vi chiedo: “A cosa vi siete ispirati per comporlo in quanto l’album sono presenti titoli ironici?”
PIXO: In fase di composizione non abbiamo mai dei punti fissi a cui ispirarci,  il tutto viene dai nostri ascolti, dalle nostre vite e dagli stati emotivi espressi col suono. L’ironia è gran parte del lavoro perchè passiamo gran parte del nostro tempo a scherzare e prenderci in giro, la vita sarebbe terribilmente noiosa senza divertimento! I titoli, ironici o meno, sono ciò che rappresenta le nostre canzoni che sono una sorta di brevi racconti e metafore su come viviamo e cosa ci circonda.

Come e dove si sono svolte le fasi di registrazione e mixaggio del disco?
PIXO: Il disco è stato un parto abbastanza sofferto. È figlio di un Ep chiamato Promo Herectus, indirizzato alle labels per la ricerca di un deal discografico. Purtroppo fino alla fine delle registrazioni di Roachstomper non avevamo alcun contratto, poi, mandando tonnellate di materiale promo ecco che Jeff della Altsphere si è accorto di noi e si è innamorato, descrivendo Pig Squeal Nation come un inno!! E vedo che la canzone piace anche a te.. Le fasi di registrazione e mixing si sono svolte agli Injun Studios, un piccolo studio immerso nei boschi, l’iter è stato quello classico; tracce di batteria, basso, chitarra e infine voci e cori. Il mastering è stato invece affidato a Giovanni Nebbia degli Ithil Studios, che ha fatto un gran bel lavoro!

Personalmente in Roachstomper e nel precedente Macho Metal ho trovato una proposta musicale che spazia dagli Entombed ai Lynyrd Skynyrd, dai Motorhead ai Terrorizer ma quali gruppi hanno veramente influenzato i Carcharodon?
PIXO: Domanda difficile ma di rito; io penso che gli ascolti che veramente ti influenzano sono quelli che ti flashano per la prima volta, che ti schiaffeggiano con groove/emozione/melodia/violenza. Alcuni nomi alla rinfusa sono Carnivore, Hank III, Johnny Cash, Elvis Presley, High On Fire, Mastodon, Entombed, Pungent Stench, Blood Duster, Lynyrd Skynyrd.

Mettendo proprio a confronto i vostri due dischi Macho Metal e Roachstomper a parer vostro quali sono le principali differenze?
PIXO: La differenza più riconoscibile, a parer mio, è ovviamente la qualità di registrazione, siamo passati dall’home studio e home mastering (in Macho Metal ho registrato le parti di voce avvolto in un tappeto per non disturbare i vicini) ad uno studio professionale. Poi ovviamente altra differenza è la maturità compositiva dovuta anche all’inserimento di Max, nostro nuovo chitarrista e dannato hillbilly picker, con uno stile Country che fa impazzire. Diciamo che nel nuovo Roachstomper tutte le influenze musicali hanno trovato un loro spazio pur amalgamandosi col tutto. E’ come un cocktail fatto alla perfezione, riesci a gustare ogni componente alla perfezione, poi ne bevi troppi e vomiti. HA!

Cosa intendete con lo “schiacciare lo scarafaggio”?
E’ una storia lunga: Roachstomper è il termine utilizzato negli stati dell’America “southern” per indicare gli stivali da “cowboy”, perchè con la loro punta riesci a schiacciare gli scarafaggi negli angoli. Abbiamo scelto questo titolo per sottolineare le nostre influenze Country e per indicare che l’album andrà a schiacciare i molti detrattori che si nascondono negli angoli del mondo musicale. Suonando ne incontri a migliaia, Roachstomper è la nostra risposta, della serie :“Beccatevi questo e non disturbate la serata di quattro cowboys!”.

Con le date live come siete messi, dove suonerete nei prossimi giorni?
PIXO: Abbiamo uno show il quattordici settembre al Babilonia di Cervo, spazio autogestito  in cui ci troviamo a nostra dimensione. Sarà la data zero del nostro Roachstomping Tour 2013 che ci porterà negli States (South Carolina, Alabama, Georgia, Louisiana) da fine Settembre a metà Ottobre. Stiamo inoltre definendo ora il planning dei live al nostro ritorno, saremo di sicuro impegnati in una data ad Alassio a fine ottobre, al Brixton, storico live club che ci ha visti sbocciare. Poi a fine anno/inizio anno nuovo abbiamo in mente di entrare in studio e cominciare la preproduzione di un nuovo lavoro.

Per quanto riguarda la promozione del disco cosa ci dite? Come vi state muovendo?
PIXO: Roachstomper ha portato a molte novità, rispondere ad un sacco di interviste e, cosa molto gradita, un bacino di utenza molto ampio che ha visto in noi quello che altri gruppi non sanno offrire. Quindi direi:  “Interviste, serate alcoliche nei bar (anche quella è promozione) e pubblicità capillare sul web”. La Altsphere sotto questo aspetto sta facendo un buon lavoro, abbiamo anche una distribuzione fisica via PlasticHead e siamo in download digitale in tutto il mondo. Inoltre uscirà tra poco il nuovo merch, quindi..novità ce ne sono tantissime! Insomma, volete  musica giusta? Roachstomper fa per voi!

Voglio fare un piccolo passo indietro e tornare a qualche anno fa. Quando creaste Macho Metal non vi venne nessun timore per quanto riguarda critiche rivolte ad una sorta di sottogenere? Cosa è per voi il Macho Metal?
PIXO: Penso che il timore dovrebbe venire alle band  che non si impegnano nello sperimentare un genere nuovo ma decidono di nascere su generi che ormai hanno visto il loro tempo. La musica è evoluzione, sperimentazione, emozione. Ricalcare i passi di altri è come mangiare sempre pasta in bianco. Macho Metal è la nostra bandiera, stemma, leitmotiv: per noi significa essere liberi di vivere ogni cosa al massimo. A sorreggere lo stendardo trovi migliaia di bottiglie vuote, un legame fraterno tra noi 4 e con i fans, tonnellate di cd consumati, magliette di gruppi improbabili e biancheria sgommata.

Bene ragazzi l’ intervista si chiude qui, concludete come meglio vi pare.
PIXO: Un saluto a tutti i fans che ormai da 10 anni ci supportano e continuano a darci una mano emotiva, un sorriso dalla platea, una manata sulla spalla a fine concerto. Continuate a supportare il Macho Metal e l’underground! Grazie per lo spazio concesso su Rockambula!! CHEERS!

 

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Carcharodon – Roachstomper

Written by Recensioni

Finalmente i Carcharodon giungono al loro secondo disco, Roachstomper. La band mise in mostra le sue doti nel 2008 con Macho Metal, il disco d’ esordio e a dirla tutta l’operato rese più che felice il sottoscritto. In genere il secondo lavoro di un gruppo è la propria benedizione nel senso che conferma bene o male le capacità del medesimo. Ebbene i Carcharodon con Roachstomper hanno messo i puntini sulle I rivelandosi una band piena di inventiva, fresca e senza grilli per la testa (forse qualche scarafaggio da schiacciare, il titolo del disco deriva proprio da questo), insomma con le idee ben chiare. Il loro stile che si rifà in primis a colossi come gli Entombed e i Terrorizer  ma che spazia anche dai Motorhead ai Lynyrd Skynyrd (questi ultimi però immaginateli in chiave più aggressiva e con cantato in growl) è un qualcosa che nel nostro paese si diversifica da quello degli altri gruppi (per rendere l’idea, chi li ascolta in una playlist Death Metal li riconoscerà senza fatica).

Il disco contiene undici tracce che svelano il lato burbero e mastodontico del gruppo; insomma la classe non è acqua ma loro ci piacciono cosi, possenti. Parlando delle canzoni di Roachstomper voglio partire dalla mia preferita: “Pig Sequel Nation”. Questa citata è a parer di chi scrive l’apice del disco, mette in mostra la tecnica, la vena blues e l’originalità del gruppo; a metà traccia potrete ascoltare una parte strumentale da brividi. È la canzone per eccellenza che ti fa scuotere con un alto tasso di adrenalina. “Marylin Monrhoid” invece viaggia su di una linea Country in stile rodeo, anche questa comunque veloce e danzante. Chiaramente dovete tener conto che il disco in questione è un lavoro di stampo Death’N’Roll e la vena Blues di “Pig sequel Nation” e quella Country di “Marylin Monrhoid” sono diversificazioni, una sorta di sovversivi insomma. Un’altra traccia dal forte impatto è “Chupacobra” veloce, graffiante ma nello stesso tempo baritonale. Sulla stessa lunghezza d’onda viaggia “Vodoo Autopsy”, in questa però troviamo momenti di dimostrazione tecnica che sono delle vere e proprie chicche.

Roachstomper è un gran bel disco che benedice in tutto e per tutto la band di Alassio. Personalmente nutro grandi speranze nei Carcharodon, penso che sia una band di un certo rilievo con una propria personalità e talento da vendere, sono convinto  che gli ascoltatori dopo avergli prestato un po’ d’attenzione concorderanno con la mia impressione.

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