Luca Fiorucci Tag Archive

Soul Racers – Kill All Hipsters

Written by Recensioni

Un muro di suono bello e buono, ritmi incalzanti, molta densità e il “vocione” di Vincenzo Morreale a completare il tutto. Vincenzo Morreale (voce e chitarra) insieme a Flavio “Ku” Pisani (basso e voce) e Francesco Reginella (batteria) dà corpo e anima ai Soul Racers, trio Stoner Rock di Varese, attivo dal 2012. Il gruppo arriva al suo primo disco, autoprodotto, a marzo del 2015. Sei i brani che compongono Kill All Hipsters, una provocazione voluta e cercata, rivolta, spiegano gli stessi Soul Racers, al “pubblico dell’indie rock nostrano più preoccupato dall’hype che alla musica e nei confronti dell’ambiente hard’n’heavy che talvolta tende a prendersi troppo sul serio”. Quello che ne viene fuori è lavoro compatto, appunto denso, e a suo modo originale. Duro, ma non monotono, come è facile intuire nella scelta dichiarata. Basta ascoltarlo per averne la conferma, a partire dal genere in cui la band lombarda si identifica, lo Stoner Rock appunto, per andare a incontrare il Garage e Shoegaze, con risultati apprezzabili. Un disco sicuramente da ascoltare con attenzione, possibilmente ad alto volume.

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kuTso

Written by Interviste

I kuTso sono una delle band più particolari della scena musicale italiana, sono stati alla scorsa edizione del Festival di Sanremo, adorano esibirsi dal vivo e vorrebbero  la dittatura dei kuTso sulle genti italiche. Ecco una breve intervista per Rockambula.

Sorvolando sulla pronuncia del nome del gruppo e sulla diatriba che ne consegue, partiamo dalla fine. La partecipazione a Sanremo e il nuovo album. Il festival della canzone italiana, il trionfo del nazional-popolare può convivere con la musica dei kuTso?
Certo, nella misura in cui i kuTso hanno utilizzato il festival come una grande vetrina tramite cui divulgare a mari e monti il progetto così com’è, senza farsi fagocitare dall’ufficialità del contesto sanremese.

Essere arrivati in finale, lo ricordate anche sul vostro sito, è già una vittoria. Ma è proprio vero? Meglio vincere Sanremo o vendere dischi? O meglio ancora riempire locali e club in giro per l’Italia?
Meglio sempre riempire i locali tastando sul campo l’entità del consenso intorno alla band. Vincere il festival non era il nostro obiettivo, come non lo era arrivare in finale. Noi volevamo principalmente farci pubblicità e questo è avvenuto. Ora navighiamo a vista cercando di non perdere nessuna occasione e sfruttando al massimo la scia positiva che il festival ha portato.

Siete in “Perpetuo tour”, quanto conta la dimensione live per voi?
Il live è la vita vera della band. Noi siamo essenzialmente dei perfomer che esprimono al meglio se stessi durante le esibizioni dal vivo, utilizzando i propri brani come mezzo di comunicazione con il prossimo.

Un consiglio per chi vi ascolta per la prima volta in concerto?
Abbandonate qualsiasi pregiudizio e approcciate alla nostra musica con la mente sgombra dai suoni e dai cliché musicali che si è soliti ascoltare nel mondo indie come in quello mainstream. Noi siamo una cosa a parte.

Tre aggettivi per definirvi e tre per la vostra musica?
Sporchi
Brutti
Cattivi
Rocambolesca
Roboante
Funambolica

Con chi vorreste dividere un palco?
Con Jovanotti.
I vostri obiettivi per il futuro prossimo?
Arrivare ad avere almeno mille paganti ad ogni concerto in tutta Italia.

Il sogno da realizzare?
La dittatura dei kuTso sulle genti italiche.

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Le Sacerdotesse dell’Isola del Piacere – Tutto

Written by Recensioni

Fate un esperimento. Andate sulla loro pagina Fecebook e leggete come si descrivono. Poi andate a cercare e sentire la loro musica sul bandcamp dove hanno messo a disposizione gratuitamente il loro disco, Tutto. Troverete che si descrivono come un Power Trio che fa nuovo Punk italiano. Si collocano tra i Nirvana e Rino Gaetano, ma è ovvio andare a pensare ai Verdena quando il lettore inizia a macinare note. Fabrizio (chitarra e voce), Enrico (batteria) e Cristiano (basso) sono Le Sacerdotesse dell’Isola del Piacere,  e vengono da Piacenza. Applicano l’italiano a un Rock dal sapore internazionale. Quattro versi (i testi sono a disposizione sul bandcamp) ripetuti in un loop straniante, ma non ossessivo. Non perché “così che ci vuole a scrivere canzoni?”, ma perché in quattro frasi si può racchiudere l’essenza del racconto, l’immagine o la sensazione che si vuole trasmettere. Punk in questo, (inevitabile, per certi versi, andare a pensare ai Tre Allegri Ragazzi Morti) essenziali fino al midollo, ma non banali. Fabrizio canta con voce graffiata su un giro che è pronto ad esplodere. Come se si dovesse trattenere, perché è la musica a dare l’intensità adeguata al messaggio. Da sentire e risentire, senza lasciarsi fregare dal primo ascolto. Se non vi colpiscono subito, non vi fidate della prima impressione, del resto ceci n’est pas une musique commerciale. Parola di Sacerdotesse.

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Phantom Love – Crave For Lust

Written by Recensioni

Phantom Love è il nuovo volto di Valentina Fanigiulio, una degli migliori espressioni dell’avanguardia musicale. Un’artista che collochi difficilmente in un’area geografica. Crave for Lust, il suo ultimo lavoro, raccoglie tre tracce di grande suggestioni. Niente parole, ma molti suoni, che pescano da più tradizioni insieme: Elettronica, Shoegaze, New Wave, Psichedelia e Kraut. Pezzi ipnotici che ti proiettano, come minimo, in qualcuno dei migliori locali che puoi aver frequentato finché il tuo fisico ha saputo sopportare ore di trance e luci colorate. Sì, probabilmente per apprezzare fino in fondo questo lavoro devi essere un appassionato. Sì, forse non è un disco che ascolti in perfetta scioltezza, ma in queste tre tracce c’è la sintesi di una frontiera musicale che continua a sperimentare, incrociando digitale e analogico senza timore. Phantom Love, oppure Mushy, oppure ancora Valentina, così si legge nella sua presentazione, ha tra i suoi “fari”, Kenny Carpenter,  Michael Mann e la scena elettronica underground che va da Detroit a Roma. Che possa avere tutte le carte in regola per avvicinarsi ai suoi artisti di riferimento lo conferma il fatto che abbia creduto in lei la newyorkese ZeroKilled Music. Va bene, non metterei questo Ep nello stereo dell’auto per farlo girare a ripetizione, ma il lavoro di Phantom Love è tutt’altro che da scartare.

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Red Shelter – Nothing More…Nothing Less

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Attaccano con “Alone” e tu hai la voglia irrefrenabile di metterti il tuo parka verde e andare a farti una birra nel pub più inglese che c’è in circolazione. “Ok” la balleresti fino a perdere il fiato, “Little Closer” o “Just a Game” ti fa rimpiangere di non aver mai imparato a suonare la chitarra per bene. Continui ad ascoltare le dieci tracce dell’album dei Red Shelter e ripensi con una certa soddisfazione a un passato non troppo lontano, contraddistinto dalle risse dei fratelli Liam e Noel, dai cugini nemici Blur e dalla meteora degli Elastica. Un po’ di Supergrass e un po’ di Franz Ferdinand, qualche eco Punk e di Elettronica. Un tributo alla migliore musica dei primi Duemila, ma non una semplice copia di quello che è stato già fatto, suonato e cantato. Un tributo a quello che sono le sonorità che hanno ispirato fin dall’inizio Carlo (voce e chitarra), Clod (basso), Luigi Mic.Rec (batteria) e Jack C (tastiere), ma Nothing More… Nothing Less è la viva conferma di come la musica sia universale, oltre la geografia. E di come, partendo da punti di riferimento, si possa creare per diventare originali e mai scontati. Cantano in inglese i campani Red Shelter, perché è la lingua della loro musica, dicono loro. E perché l’inglese è senza confini come lo è questo disco che starebbe bene nella programmazione di qualsiasi radio Rock.  La conseguenza di tutto questo è che l’album lo ascolti e riascolti senza stancarti. Ti sbatteresti anche come un indemoniato se non fosse per la vicina di casa, che è molto poco tollerante. Tanto vale prendere il parka, uscire e andare a cercare il primo palco dove sentirli suonare.

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Le Idi di Maggio – Mokajena

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La Mokajena è l’incrocio tra una iena e una caffettiera. Bestia mitologica, “che niuno occhio humano aveva veduto fino allora”. Mocaiana è anche una località a un passo da Gubbio. È lungo la strada per il mare dei perugini e quando arrivi lì il clima già inizia a cambiare, già vedi spiaggia e ombrelloni e il sole è un sole diverso. Il sole che portano con loro le canzoni della prima produzione de Le Idi di Maggio, giovane band eugubina che nasce da quasi dieci anni di esperienza come cover band. Per anni, come Skaouts, hanno preso in prestito i brani, tra i tanti, di Meganoidi, Ska P, Giuliano Palma & the Bluebeaters. Poi hanno deciso di prendere la loro strada e il risultato è questo disco, dedicato alle loro radici, anche geografiche, uscito il 15 maggio (a Gubbio è il giorno della Corsa dei Ceri, il giorno più importante dell’anno) scorso. Un album che suona preciso e ricco, solare come il ritmo in levare che non si ferma allo Ska e al Rock Steady per andare ad esplorare il Rock e le contaminazioni più diverse. C’è l’incontro con l’Hip Hop della Cantiano Bastard Sound (Mogano), ma soprattutto prestigiose collaborazioni, a partire da quella con Cisco Bellotti, ex leader dei Modena City Ramblers, quella con Oskar, leader degli Statuto, con il quale danno vita a una convincente cover di “Stella d’Argento”.

E poi Massimo Marcer, trombettista degli Aretuska (“Voglio Tutto”), e Lucia Tarì (voce in “Sole Spento” dei Timoria). Undici canzoni, nove inediti e due cover, per raccontare di loro e della loro generazione, tra incertezze e voglia di cambiare le carte in tavola, necessità di denunciare, impegno sociale e speranza che a qualcosa possa servire. Un intento che, però, non sempre convince a pieno.Se le radici e la strada da seguire sono chiare, Alessandro Scalamonti (voce), Andrea Benedetti (batteria), Andrea Sebastiani (basso), Gabriele Bei Clementi (chitarra elettrica), Lorenzo Cannelli (pianoforte, organo, tromba, flicorno soprano, cori), Giorgio Rossi (trombone), Amedeo Ambrosini (chitarra elettrica), Matteo Ciancaleoni (tromba), Flavio Pannacci (trombone, tuba), Leonardo Radicchi (saxofono tenore, saxofono soprano, clarinetto), Davide Vagnarelli (saxofono tenore, flauto traverso) hanno sicuramente la forza di andare oltre. L’esordio è promettente, il superamento dei  limiti (di alcuni testi) è alla loro portata.

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