Leonard Cohen Tag Archive

Nero Kane – Tales of Faith and Lunacy

Written by Recensioni

Una lenta pellicola in bianco e nero, tra deserti yankee e oscure tradizioni europee.
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Bambara – Stray

Written by Recensioni

Il nuovo album della band di Brooklyn ci mostra il fracasso dell’oscurità più inquietante.
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Leonard Cohen, guarda il video di “Thanks for the Dance”

Written by Novità

Online il videoclip del brano estratto dall’omonimo disco uscito postumo lo scorso anno.
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Leonard Cohen, fuori il singolo che anticipa l’album postumo

Written by Novità

Thanks for the Dance esce il 22 novembre: ad annunciarlo è il figlio Adam.
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Recensioni #02.2018 – Korto / Martin Kohlstedt / Gil Hockman / Cup / Slow Nerve / Vinnie Jonez Band

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Recensioni #01.2017

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Brian Eno // Jumping the Shark // Tiger! Shit! Tiger! Tiger! // Il Diluvio // Duke Garwood
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Chi suona stasera – Mini guida alla musica live | Gennaio 2017

Written by Eventi

“Chi suona stasera?”. Sarà capitato ad ogni appassionato di musica live di rivolgere ad un amico o ricevere dallo stesso questa domanda. Eh già, chi suona stasera? Cosa c’è in giro? Se avete le idee poco chiare sugli eventi da non perdere non vi preoccupate, potete dare un’occhiata alla nostra mini guida. Sappiamo bene che non è una guida esaustiva, e che tanti concerti mancano all’appello. Ma quelli che vi abbiamo segnalato, secondo noi, potrebbero davvero farvi tornare a casa con quella sensazione di appagamento, soddisfazione e armonia col cosmo che si ha dopo un bel live. Ovviamente ci troverete dei nomi consolidati del panorama musicale italiano ed internazionale, ma anche tanti nomi di artisti emergenti che vale la pena seguire e supportare. Avete ancora qualche dubbio? Provate. Non dovete fare altro che esserci. Per tutto il resto, come sempre, ci penserà la musica.

DEAD CAT IN A BAG
03/01@ ‘Na Cosetta, Roma
04/01@ Scumm, Pescara
05/01@ Mr. Rolly’s, Vitulazio (CE)
06/01@ Freedom Book and Music Bar, Bellizzi (SA)
07/01@ Bar Chupito, Perugia
Gipsy-Folk, Blues e canzone d’autore, su queste coordinate, e su tonalità il più delle volte piuttosto scure, si muove la band torinese con la sua grande intensità e la sua cospicua strumentazione. I loro spettacoli sono molto teatrali ed appassionati, calore che spesso accompagna anche a momenti divertenti. Se amate Tom Waits, Leonard Cohen e le carrozze gitane esserci è d’obbligo.
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ALA.NI
06/01@ Biko, Milano
You & I è il disco d’esordio di quest’artista paragonata a Billie Holiday, un lavoro Jazz, Soul-Blues triste, poetico e disteso. La sua musica è stata resa disponibile su particolari formati come cilindri di cera e carillon in miniatura; la cantante londinese si esibisce con un microfono del 1930 ed imbraccia una Gibson del 1966. Un piacevolissimo viaggio a ritroso nel tempo.
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REV REV REV
07/01@ Glue, Firenze
Il quartetto di Modena ha pubblicato lo scorso 19 Febbraio il suo secondo album, Des Fleurs Magiques Bourdonnaient uscito per Kinotone Records. La band propone sonorità Shoegaze psichedeliche e rumoristiche, al classico muro di suono che il genere richiede si affianca una notevole consapevolezza dei propri mezzi. Anche la stampa estera si è accorta di loro e la band ha da poco concluso un tour tra Francia, Belgio e Inghilterra.
Uno dei più promettenti nomi nuovi della musica italiana.
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C+C=MAXIGROSS e MILES COOPER SEATON
06/01@ Laboratorio I’M, Alabno Terme (PD)
07/01@ Bronson, Ravenna
14/01@ Mu, Parma
21/01@ Serraglio, Milano
26/01@ Locomotiv Club, Bologna
27/01@ Sound Music Club, Frattamaggiore (NA)
28/01@ Tender, Firenze
Ultime date per il Fluttarn tour del collettivo psichedelico veneto che si chiuderà a Verona il prossimo 11 Febbraio. Durante questi appuntamenti la band sarà accompagnata dal polistrumentista californiano leader degli Akron/Family, avremo dunque sul palco un sestetto che ci offrirà le sonorità che negli ultimi anni hanno fatto diventare la band veneta un piccolo oggetto di culto. Una formazione in continua crescita e con ormai una grande esperienza live.
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STRAIGHT OPPOSITION
07/01@ Garbage Live Club, Pratola Peligna (AQ)
14/01@ Brancaleone, Roma per Questa é Roma
La band Hardcore proveniente da Pescara, attiva da oltre un decennio, nel corso della sua esistenza ha cambiato numerosi componenti maturando un sound che ha via via guadagnato molto nelle parti ritmiche senza perdere nulla in esplosività e rabbia. Ci aspettiamo live incendiari, a Pratola con Rake-Off e Remains in a View, a Roma con una miriade di altre formazioni tra le quali Abrasive Wheels e Nabat.
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THE SADDEST LANDSCAPE
11/01@ Ligera Club, Milano
Emozionale band Post Hardcore statunitense che festeggerà i 15 anni di attività con un tour che li vedrà passare anche dall’Italia per una data. Per celebrare questo anniversario la formazione ha dato alle stampe Declaring War On Nostalgia, un triplo album di 34 tracce, provenienti da vari split, demo ed Ep incisi in questi anni, che comprende anche un buon numero di inediti.
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AMYCANBE
13/01@ Circolo Dong, Recanati
14/01@ Movimento, Caserta
15/01@ Rumorerosa, Eboli
Tre le date per godere del raffinato Alt. & Dream Pop di stampo bristoliano, che non disdegna passaggi più Folk, della band romagnola. Giunti con Wolf, nell’Aprile del 2015, alla loro terza fatica sulla lunga distanza sono ormai una delle certezze della musica nostrana ed aggiungiamoci pure che la voce di Francesca Amati è sempre un gran bel sentire. Non mancate.
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FILIPPO GAMBETTA and EMILYN STAM
13/01@ Rusjan, Gorizia
14/01@ Cressi – Anche i Grandi Crescono, Cercivento (UD)
20/01@ La Claque, Genova
21/01@ Circolo Arci Via D’Acqua, Pavia
28/01@ Folk Club, Torino
Filippo è sublime compositore d’organetto, figlio del grandissimo chitarrista Beppe Gambetta, mentre Emilyn, canadese, è ottima pianista, violinista e fisarmonicista. I due, conosciutisi durante la registrazione del disco A Million Stars del compositore canadese Oliver Schroer, propongono piacevolissime ballate Folk tradizionali ed originali e presentano Otto Baffi, quarto disco in studio di Filippo.
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KUF
14/01@ Garbage Live Club, Pratola Peligna (AQ)
Giovanissima band ravennate che ha pubblicato nel 2015 il suo esordio Via Trieste ed è attualmente a lavoro per la registrazione del nuovo album. La promettente formazione vincitrice dei contest Around the Rock e X-Ray Live Festival propone un Rock piuttosto carico e tirato.
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VIJAY IVER & WADADA LEO SMITH
15/01@ Teatro Manzoni, Milano per Aperitivo in Concerto (inizio live ore 11)
Il trombettista Wadada Leo Smith è tra i musicisti più influenti in ambito Free e Avant Jazz, Vijay Iver è pianista e violinista d’estrazione classica, da qualche anno tra i nomi più importanti del Jazz contemporaneo. I due hanno pubblicato per ECM nel Marzo scorso A Cosmic Rhythm With Each Stroke, disco la cui suite principale, dedicata all’artista indiana Nasreen Mohamedi, è stata commissionata dal Metropolitan Museum di New York. Live da non perdere.
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MADS EMIL NIELSEN
18/01@Standards, Milano
Il compositore elettronico sperimentale danese, fondatore della casa discografica Arbitrary, sarà questo mese in Italia per una data. Sono brevi campioni orchestrali e percussivi, loop e variazioni di frequenza a caratterizzare il lavoro di questo ottimo artista che dividerà il palco con Sebastiano Carghini. Irrinunciabile.
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MARLENE KUNTZ
19/01@ Crazy Bull, Genova
20/01@ New Age Club, Roncade (TV)
21/01@ Bronson, Ravenna
26/01@ Hiroshima Mon Amour, Torino
27/01@ Druso, Bergamo
28/01@ Arci Tom, Mantova
Parte questo mese, ed andrà avanti fino a Marzo, il tour per celebrare il ventennale dello storico secondo album della band piemontese Il Vile (da poco ristampato in vinile con una tiratura limitata di 700 copie ed accompagnato dal dvd Petali di Candore, documentario del 1997 per l’occasione arricchito di contenuti extra). Probabilmente il loro lavoro più duro, scuro, distorto e viscerale, un importantissimo pezzo della storia del Rock, veramente alternativo, del nostro paese.
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TOMAGA
18/01@ Superbudda, Torino
19/01@ Galleria Frittelli – Tempo Reale, Firenze
20/01@ Mumble Rumble, Salerno
21/01@ Teatro Royal, Bari
22/01@ Efesto House, Bologna
Progetto di Tom Ralleen e Valentina Magaletti (già insieme negli Oscillation) che propone una musica ricchissima di ricerca ed improvvisazione muovendosi tra Minimalism, Industrial, Free Jazz, Psych, e Noise. Il duo ha pubblicato lo scorso Settembre The Shape of the Dance per l’etichetta Bisontin Hands in the Dark. Affascinanti e assolutamente imperdibili.
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CHROME
20/01@ Freakout Club, Bologna
21/01@ Spazio Aereo, Venezia
Dopo la collezione di old tapes che Helios Creed aveva registrato in compagnia del compianto Damon Edge ai tempi del mitico Half Machine Lip Moves, pubblicata nel 2013, ed il ritorno in studio con nuovi collaboratori l’anno successivo, la band si appresta a dare alle stampe Techromancy, nuovo album che dovrebbe vedere la luce nei primi mesi del 2017. Le sperimentazioni tra Post Punk, Wave, Space Rock e Industrial ne fecero dei grandissimi innovatori; a questi due appuntamenti con uno dei nomi più importanti del sottobosco americano è vietato mancare.
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THE VIBRATORS
21/01@ Spazio Polivalente, Caramagna Piemonte (CN)
22/01@ Freakout Club, Bologna
Due date per la storica formazione Punk-Rock britannica durante questo primo mese dell’anno. Autori di un paio di album molto importanti, tra i quali l’esordio Pure Mania considerato fondamentale per il genere, sono ancora oggi, con quarant’anni di attività alle spalle, una delle più incendiarie live band nel loro ambito. Non solo per nostalgici.
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CARLA DAL FORNO
25/01@ Black Market, Roma
26/01@ Standards, Milano
27/01@ Visionario, Udine per Dissonanze
28/01@ Covo Club, Bologna
Quattro date per la cantautrice australiana di base a Berlino a supporto del suo You Know What it’s Like pubblicato da Blackest Ever Black (Tropic of Cancer, Vatican Shadow, Lustmord, Prurient, Raime e tanti altri). Il Pop-Wave elettronico, minimale e dalle atmosfere decadenti unito alla voce, algida e gotica, della Dal Forno porta a soluzioni scure, astrali. Un esordio particolare e per certi versi cinematografico, piuttosto interessante anche nei brani esclusivamente strumentali. Ci aspettiamo un live affascinante.
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CUMMI FLU
26/01@ Mr. Rolly’s, Vitulazio (CE)
27/01@ Loop, Osimo (AN)
28/01@ Clan Destino, Faenza (RA)
Il duo formato dall’eclettico Oliver Doerell e da Lady Ived, ballerina e cantante indiana, porterà la sua elettronica downbeat ed i suoi collage sonori etnici, acidi e psichedelici (eseguiti con strumenti costruiti in casa) nel nostro paese per 3 date che si preannunciano veramente molto particolari e stuzzicanti. Non lasciateveli sfuggire.
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VEIL OF LIGHT
27/01@ Grotta Rossa (Spazio Pubblico Autogestito), Rimini
28/01@ Blah Blah, Torino
Mr. M ha pubblicato lo scorso Settembre Ursprung, secondo full length di questo progetto. Il musicista svizzero propone oscure sonorità di matrice Synthwave che non fanno mancare stilettate Industrial, Post-Punk e Shoegaze ad aumentarne ulteriormente il peso e la tensione. Un live tenebroso e suggestivo al quale suggeriamo di non mancare.
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MUGLI
28/01@ Garbage Live Club, Pratola Peligna (AQ)
Progetto di Marco Africani che ha autoprodotto il suo Tutte Cose, disco accompagnato da una serie di video piuttosto particolari. Il suo The Mugli Animal Show è suddiviso in tre parti: la prima descrive il meccanismo e la struttura del linguaggio, nella seconda si entra in un nuovo livello di coscienza, nell’ultima a questa nuova consapevolezza vengono esposti gli ostacoli. Musicista e paroliere ironico e originale.
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THE FLAMING LIPS
30/01@ Alcatraz, Milano
La storica band Alt. & Psych Rock americana capitanata dal carismatico e smisurato Wayne Coyne darà alle stampe il prossimo 13 Gennaio Oczy Mlody, disco dal quale sicuramente durante questo concerto non mancheranno estratti che si andranno ad affiancare a parte dei tanti e formidabili titoli della formazione. Dal vivo questi ragazzacci sono un carnevale, uno spettacolo nello spettacolo. Non mancate, e magari per raggiungere i loro livelli di follia fatevi un goccio di Brainville Rye Whiskey.
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Le classifiche del 2016 di Antonino Mistretta

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I Dischi del 2016 da non perdere secondo Simona Ventrella

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Tindersticks – The Waiting Room

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Nei quattro anni che separano questo nuovo lavoro da The Something Rain, i Tindersticks non si sono mai fermati avendo prodotto la sonorizzazione per Ypres, mostra sulla prima guerra mondiale dell’omonima città belga, la colonna sonora Les Salauds per il film Bastards dell’amica Claire Denis, ed il gradito dono Across Six Leap Years, a dimostrazione di una vena creativa che forse supera persino quella di inizio carriera. The Waiting Room è un lavoro ancora più cinematografico di quanto un disco del francofilo gruppo di Nottingham possa già essere di per sé, infatti ogni canzone presente è accompagnata da un cortometraggio che propone un contro punto di vista più aperto rispetto a quanto proposto su disco dalla band, gli undici lavori raggruppati insieme (faccio comunque notare che non si tratta di un concept album e che di conseguenza i video non hanno nessuna connessione tra loro) formano The Waiting Room Film Project, progetto prodotto in collaborazione con il festival del cortometraggio di Clermont-Ferrand sul quale al lavoro troviamo diversi registi indipendenti tra i quali, ovviamente, Claire Denis, oltre che il vincitore del César, Pierre Vinour, il fotografo Richard Dumas (sua la malinconica immagine in copertina), e lo stesso leader del gruppo Stuart Staples. Dopo tale premessa l’apertura con l’ottimo strumentale “Follow Me”, rilettura di uno dei temi del film Gli Ammutinati del Bounty del 1962, può risultare pressoché perfetta, anche perché il brano che segue, “Second Chance Man”, parte subito con la voce di Staples senza un’introduzione musicale, il che forse sarebbe stato troppo d’impatto in apertura di disco, in questo brano il cantato è accompagnato da una batteria spazzolata e da note d’organo che per quanto appena accennate sono capaci di scaldare molto, ad accrescerne ancora il sapore l’ottimo lavoro degli ottoni del collaboratore Julian Siegel che si comporta anche meglio in “Help Yourself”, un fosco Funk Swing in cui troviamo anche una splendida linea di basso oltre che uno Staples in gran spolvero. Tra questi due brani dimora il terzo singolo fin qui estratto, “Were We Once Lovers?”, che ha preceduto di pochi giorni l’uscita del disco, brano tra i più trascinanti del lotto, anche qui troviamo un gran lavoro di Dan McKinna al basso, una chitarra ben più vistosa che altrove, e, tanto per cambiare, un’altra ottima orchestrazione, drammatica e claustrofobica. Come spesso capita nei lavori della band non mancano ospiti, in questa occasione ne troveremo due, la prima che incontreremo sarà Lhasa de Sala (già ospitata per “Sometimes it Hurts” in Waiting for the Moon) in una registrazione del 2009, pochi mesi prima della sua prematura scomparsa, con un brano fin qui segretamente custodito, “Hey Lucinda”, dove da un invito ad uscire per bere qualcosa da parte della voce maschile nasce una riflessione che va ben oltre il rapporto uomo-donna, and these dirty little cigarettes we smoke/and the liquor it just throws/a plug where the feelings we should show dichiara la voce femminile, per poi offrirci un I only dance to remember how dancing used to feel nel momento, a livello strumentale, più spensierato. A questa piccola perla resa pubblica dopo sette anni segue un altro ottimo strumentale (gran lavoro del tastierista Dave Boulter, sempre, ma soprattutto in queste occasioni) , “Fear of Emptiness” col suo abbraccio ovattato ed avvolgente; e spetta ad un altro strumentale, il quasi meditativo “Planting Holes”, il compito di separare due dei momenti più tesi del disco: la title-track e “We Are Dreamers!”, il primo è un brano quasi a cappella dove il corposo baritono di Staples è accompagnato solo dalle poche note funeree di un organo che vanno a creare un’atmosfera decadente e dall’altissima emotività, nel secondo troviamo l’altra ospite del disco, Jehnny Beth delle Savages presta infatti la sua potenza e le sue sfumature alla feroce “We Are Dreamers!”, brano dall’altissima intensità, scuro, angosciante, minaccioso, che rappresenta indubbiamente un altro punto di altissimo livello di questo nuovo lavoro della band. Il disco va a terminare con la successiva “Like Only Lovers Can”, ballata romantica nel più classico stile del gruppo. The Waiting Room è un disco che cresce ascolto dopo ascolto e seppur meno audace del suo predecessore è un disco dei Tindersticks in tutto e per tutto, anzi, di più, forse siamo di fronte al perfetto autoritratto di una band che per l’ennesima volta si conferma, con un lavoro che trasuda dolore e romanticismo (come d’abitudine siamo dalle parti di Nick Cave e Leonard Cohen), ed è capace di trasmettere impeccabilmente e con forza e raffinatezza passionali tutto quel che ha da dire e da dare, incertezze (esistenziali) comprese.

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Benjamin Clementine – At Least for Now

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Come non innamorarsi di questo ragazzo, partito dalla periferia di Londra alla volta di Parigi, dove ha vissuto senza casa, suonando per strada, nei bar, negli hotel? Benjamin Clementine si siede al pianoforte e si scoperchia l’anima. Arriva dal Soul di Nina Simone, dal songwriting di Leonard Cohen, ma anche da Erik Satie, Antony Hegarty, Jimi Hendrix. C’è nella sua musica, piena di parole e gonfia di una voce calda, ritmica come un martello o liscia come velluto, tutto un mondo, leggermente sfalsato rispetto al nostro. Dalla dolcezza appuntita e struggente di “Gone”, perla che chiude il disco e che ha lo spessore di un classico d’altri tempi, alle ritmiche salterine di “Adios” che accompagnano linee melodiche spezzate o rapidissime, ironiche, fino ad arrivare al parlato e a momenti quasi lirici: At Least For Now è un esordio complesso ma profondo, che porta dentro dei semi preziosissimi, che, coltivati bene, sotto il sole, possono portare alla nascita di una personalità importante, un folle che si muove tra Pop, Jazz, Soul, Spoken Word e musica classica come se non avesse un passaporto: i confini solo linee tracciate nel niente, unica stella polare una musica piena, intensa, vibrante. Come non farsi rapire dall’intensità di “Cornerstone”, dall’effetto straniante da musical di “Winston Churchill’s Boy”, dalla malinconia folle, quasi animale, di “Quiver A Little”, dal Pop stiloso e radiofonico di “London”? Arrangiamenti scarni, molto pianoforte, una voce dalla personalità imponente, qualche percussione, archi che appaiono e scompaiono: tutto costruito ad arte intorno a Benjamin Clementine, gradita nuova scoperta di questo 2015. Ci metterà qualche ascolto a conquistarvi, ma se avete un cuore non vi deluderà.

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King Creosote – From Scotland with Love

Written by Recensioni

From Scotland with Love è il titolo dell’album nato nel 2013 dai racconti di King Creosote, storie di una Scozia vissuta fino in fondo, scrutando i meandri più profondi della cultura e della vita del suo popolo, ma anche della musica popolare di cui si degna e che dona le sue classiche tradizioni musicali a questo disco (colonna sonora di un film-documentario di Virginia Heat) che appare molto delicato e morbido per le sue sonorità e le sue melodie atte a restare memorabili, ma che riesce ad alternare brani in chiave Folk a valzer romantici (come in “One Floor Down”) e a break ritmici più movimentati come in “Largs – Long” o anche “For One Night Only”. Anderson cerca infatti di rallegrare lievemente l’animo dell’ascoltatore, ponendo in un contesto malinconico un andazzo ritmico folkeggiante che abolisce il malumore, trascinandoti a ballare; oppure addolcisce vicende amare, come in “Bluebell, Cockleshell, 123”, dove alla cruda presenza della morte accosta un delizioso coro di voci bianche. “Cargill” è l’unico duetto dell’album, ed a raccontare il brano sono gli occhi di una donna che prega nostalgica per il suo marinaio, un po’ come fu per “Suzanne” di Leonard Cohen ai suoi tempi.

In questo scenario tetro in cui la Scozia viene messa a nudo, uno dei temi fondamentali è la speranza racchiusa in un credo come “Something to Believe in” o una utopia energica che mira all’essere ripagati di un grosso sforzo, ovvero quella di “Leaf Piece”. La decima tappa di questo viaggio è la chiave principale dell’album, in quanto “Pauper’s Dough” è paragonabile a quella mano che ti viene tesa dopo averti spinto a terra, anche se il testo (di natura politico-sociale) tenta di separarmi da quest’idea. Infine “A Priaire Tale” riprende la strumentale introduttiva di “Something to Believe in”, riarrangiata con archi che sostituiscono le tastiere, essa potrebbe essere definita la “firma” alla fine della missiva, il brano di chiusura, infatti, è come un saluto che l’autore avanza con linguaggio musicale, dicendo: “From Scotland with Love”.

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