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VIAGGI MUSICALI | Intervista ai Push Button Gently

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Musica e Cinema: Nick Cave – 20.000 Days on Earth

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Múm – Smilewound

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Il panorama musicale islandese, mai come negli ultimi anni, ha attirato così tanto l’attenzione su di sé. Sulla scia dei successi internazionali di Björk prima e di Sigur Rós dopo, sono emersi band della forza di Amiina, Agent Fresco, FM Belfast, Of Monsters And Men e i Múm. Pur con declinazioni molto diverse in ogni esito, la formula che sta alla base delle composizioni di questi artisti sembra essere sempre la medesima: una commistione di Pop, musica colta, folklore, elettronica, ciascuna in percentuale diversa a creare un panorama musicale variegatissimo ma anche immediatamente collocabile sul piano culturale-geografico.
Uscito il 6 settembre scorso, Smilewound, l’ultimo disco dei Múm, sembra essere una summa di tutte le precedenti esperienze della band. Il disco si apre col singolo “Tootwheels”, un brano dal sapore particolarmente trip-hop, con un contrappunto di archi pizzicati e pianoforte che lascia lo spazio a sonorità elettroniche da carillon. “Underwater Snow” è una ballad con un’introduzione pianistica alla Yann Tiersen e il cantanto alla Julia Stone (o Emiliana Torrini, se vogliamo pescare fra i connazionali della band). Una rivisitazione degli artifici elettronici anni 80 sembra essere la base di “When Girls Collide” (come della successiva “Candlestick”, in fondo), con un motivetto in loop ipnotico e quasi fastidioso, che però ben si amalgama con le voci spesso in deelay. “Slow Down” ricorda particolarmente Björk ed è forse la traccia più studiata e costruita, con un continuo slittamento di accenti ritmici e l’uso massiccio di rumori coloristici. “One Smile” è il brano che più si discosta dall’omogeneità stilistica del disco: la melodia principale, affidata a un metallofono, rimanda all’estremo oriente e la freddezza del timbro di questo strumento viene subito scaldata dalle chitarre e dagli archi, in un crescendo ritmico-dinamico che diventa una specie di cavalcata nervale frenata solo dalla delicatezza vocale. Per “Eternity Is the Wait Between Breaths” sembra che i Múm si siano rivolti nuovamente a Tiersen: il brano sarebbe perfetto per una sonorizzazione cinematografica, con il mix di rumori sintetici e patina vintage con cui è costruito. “The Colorful Stabwound” è probabilmente la traccia più Pop di tutte, sia per la linea melodica, ben più lineare e convenzionale, sostenuta solo dal basso che scandisce l’incalzante ritmo della batteria, sia per la costruzione strofica.

“Sweet Impression” sottolinea moltissimo la precedente impressione sulla parentela fra la voce dei Múm e le rese canore di Emiliana Torrini e Julia Stone. La mia traccia preferita, comunque, è “Time to Scream and Shout”,  meravigliosamente ossimorica, visto che invece di essere urlata, l’esecuzione è placida, greve, con atmosfere trasognanti alla Himogen Heap. Piccola chicca del disco è la collaborazione per “Whistle” con Kylie Minogue che, chi l’avrebbe detto, si amalgama perfettamente col sound della band e non solo non disturba, ma conferisce addirittura un certo tocco di grazia al brano. Smilewound è un album veramente da ascoltare, un bello spaccato della produzione di una band e un gradevolissimo susseguirsi di ispirazioni e suggestioni.

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Mia Wallace – Va Meglio

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Inizialmente Mia Wallace  sono:  Alessandra Annibali (voce e chitarra), Valentina Carta (chitarra) e  Micol Del Pozzo (basso). Con l’arrivo del nuovo batterista Pasquale  Montesano nel Novembre 2012 la band pubblica il primo disco  completamente autoprodotto VA MEGLIO.
Non è il primo lavoro in studio della  band attiva dal 2005 con alle spalle tanti concorsi ed un ep. Si  sente subito che il gruppo è navigato. Anche se il batterista è  carne fresca il sound del disco risulta compatto e potente. Otto  tracce originali più una rivisitazione di JUST CAN’T GET YOU OUT  OF MY HEAD di Kylie Minogue_con citazioni ai Black  Sabbath.
Lo stampo generale è quello dell’indie  rock statunitense. Non hanno perso l’anima punk che si sentiva nel  loro primo ep: SIX SHOOTER ad  esempio ha forti influenze grunge.
PUSSYCAT  ha sapore orientale: alternano sonorità psichedeliche ad un  ritornello pop. Il brano che forse spicca di più nel disco non a  caso è quello che da nome all’album. VA  MEGLIO raccoglie in se tutte le caratteristiche del progetto.
Fortunatamente  le influenze statunitensi non han traviato la band che sceglie di  cantare da sempre in italiano. Una potente voce femminile che  racconta situazioni e sensazioni in prima persona e senza troppi giri  di parole.
Nel  complesso però il disco risulta monotono. Prese singolarmente le  canzoni sono interessanti ma mettendo tutto insieme rischia di annoiare. Tanti elementi tornano a riproporsi: gli intro sincopati, un martellante basso distorto e le linee melodiche della voce spesso risultano ridondanti.
Vagando  sul tubo ho visto che la band si difende molto bene anche sul palco.  In live viene fuori anche meglio l’anima rock di Mia  Wallace.
Non  resta che andarle a vedere.

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