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Dream Theater 23/07/2014 Photo Report

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Death SS

Written by Interviste

E’ un grande piacere intervistare Freddy Delirio, noto ed esperto tastierista dei Death SS e cantante degli H.A.R.E.M.. Tra una curiosità e l’ altra siamo riusciti a parlare del loro nuovo disco e a sottrarre qualche piacevole retroscena accaduto ultimamente ai ragazzi oltre che parlare un po’ di Freddy e del suo percorso artistico. Insomma ne è uscita una stupenda chiacchierata piena di chicche. Non resta che godersela.

Ciao Freddy e benvenuto sulle pagine di Rockambula. Direi di cominciare l’intervista parlando un po’ di te: da quanto tempo sei nei Death SS e come è nata la collaborazione?
Ciao Vincenzo, la prima volta che ho collaborato con i Death SS risale al 1994. Feci un concerto di successo con la mia prima band, i Mania-C, presso il conosciuto locale Rock Planet di Milano, che in quegli anni era un importante punto di riferimento. Fui notato dal mitico Andy Barrington che mi chiamò subito dopo lo show proponendomi un provino con i Death SS. Ero un grandissimo fan del gruppo quindi la cosa mi lusingò non poco. Alla prima prova, mi trovai subito bene con la formazione e il sound della band e Steve, che aveva già letto proprio in quel periodo positive recensioni sull’uscita del mio lavoro solista Journey, ufficializzò il mio ingresso in formazione. Da quel momento nacque così all’interno della storica band, la figura del fantasma dell’opera accanto alle preesistenti vampiro, mummia, uomo lupo, zombie e morte. Ho fatto diversi concerti e registrato alcuni dischi a Pesaro dal grande Chain. Successivamente mi allontanai dalla band a causa di impegni personali che riguardavano lo studio universitario e altri progetti musicali. Ero ancora molto giovane e volevo formarmi individualmente come persona quindi dovetti fare delle scelte in virtù del tempo a disposizione ma proprio in seguito il destino volle che Steve, qualche anno dopo, mi richiamasse per una nuova e fruttuosa collaborazione che va avanti dal 2005 ad oggi e che non ha riguardato solo la fortunata serie di dischi e singoli nuovi dei Death SS ma anche collaborazioni per il cinema, colonne sonore horror (per Manetti Bros, Extreme Video, SNCI produzioni) e altri progetti musicali come il caso dei W.O.G.U.E.!

So che da ragazzino eri influenzato da Giuseppe Verdi, se non sbaglio è stata la tua prima fiamma, lo consideravi un po’ un Rocker del suo tempo. Dopo lui hai avuto altre aspirazioni?
Verissimo, ti ringrazio per questa domanda così dettagliata e attenta! Verdi mi aprì la mente musicale, è stato il mio “maieuta” virtuale. E’ incredibile come la sua musica, pur interpretata a distanza di tempo da orchestre e altri musicisti e anche grazie ai documenti e alle testimonianze che hanno parlato di questo grande personaggio e compositore, siano arrivati freschi e diretti alla mia mente, spronandomi e facendomi capire che avevo una vena musicale dentro di me. Lui fu un tipo contro corrente come lo fu Mozart e per questo mi sono permesso di definirli geni assoluti e metaforicamente dei “rocker” fuori dagli schemi ma assolutamente autentici e assoluti. Dopo aver scoperto e suonato la classica attraverso lo studio del pianoforte, in seguito mi sono dedicato al rock. Ho scoperto un mondo estremamente ricco e composto anche in questo caso da geni, istrioni, personaggi che sono stati capaci di cambiare in modo positivo lo stile di vita di molte persone. Pensa a quale potere può avere una canzone mentre stai vivendo. Può essere la colonna sonora di certe sensazioni ma può essere capace di crearne di nuove direttamente essa stessa. Rick Wakeman e Jean Michel Jarre sono i tastieristi che mi hanno fatto “volare” facendomi scoprire la musica sperimentale, cosmica e progressiva. I Pink Floyd, dei indiscussi della musica a 360 gradi. Nel Rock i miei grandi idoli Blackie Lawless, Davide Coverdale, Alice Cooper e molti altri, che con i loro dischi, mi hanno letteralmente fatto vibrare mostrandomi sonorità e dimensioni musicali nuove. Sono molte le band e gli artisti che mi hanno ispirato e non finirò mai di stupirmi ogni volta che sento un sound innovativo puro e senza compromessi.

Come ti sei avvicinato all’Hard Rock e l’Heavy Metal?
Per puro caso, o forse non lo era. Un mio amico mi lasciò una cassetta per sbaglio nel mio walkman, erano gli anni 80, e fui rapito, dopo alcuni ascolti, da questo mondo assolutamente ricco di melodia, potenza, energia, virtuosismi e atmosfere sospese. Nel giro di pochi giorni ho subìto un cambiamento interiore entrando in una dimensione nuova, che non ha mai smesso di rinnovarsi, a sua volta, nel tempo. Potere del Rock! Da lì ho dato il via a molti miei progetti. Cinque anni con i Mania-C, quasi dodici con i Death SS, venti con gli H.A.R.E.M. più altri progetti/studio che si sono alternati in questi venticinque anni di attività. Quest’anno festeggio un quarto di secolo dalla mia prima esibizione Rock!

Venendo a Resurrection, un disco maturo e variegato: che tipo di lavoro hai svolto con le tastiere?
Mi sono occupato personalmente della la fase di produzione artistica insieme a Steve presso il mio studio (FP Recording Studio) e poi ho curato tutta la fase di registrazione e mixaggio. E’ un disco che ho vissuto e sentito davvero. Con le tastiere ho lavorato in modo tradizionale per certi versi ma anche stringendo l’occhio alla modernità, un disco deve sempre essere innovativo e mai ripetere il precedente. Sono presenti suoni classici miscelati ad altri di synth più futuristici cercando al massimo si ottenere atmosfere tenebrose ed incisive. I brani sono pieni di sospensioni ed evoluzioni e devo dire di essermi davvero sbizzarrito in qualità di musicista.

Per quanto riguarda i riscontri, Resurrection ha incassato di più in Italia o all’ Estero? E secondo te perchè?
Da quel che mi risulta, il disco sta funzionando bene sia in Italia che all’estero. I vari singoli usciti a supporto, raggiungendo in Italia due volte il primo posto in classifica ne hanno dimostrato il buon esito nel nostro paese. L’altro riscontro concreto viene dal recente festival in cui abbiamo suonato. Allo Sweden Rock Festival, i fans avevano il nuovo disco e hanno cantato tutti i brani nuovi e vecchi. Si resta piacevolmente stupiti quando, all’inizio di un brano di quelli nuovi ad esempio, senti il boato del pubblico che aspettava proprio quella canzone. Questo ripaga del lunghissimo lavoro svolto in studio negli anni a curare i minimi dettagli in fase compositiva e di produzione.

In quali altri progetti sei impegnato oltre ai Death SS?
In questi ultimi anni è uscito il mio disco solista tutto strumentale Journey (Black Widow Records-Masterpiece Distribution) edizione remasterizzata dell’originale dei primi anni novanta in occasione del ventennale e arricchito con l’aggiunta di altri brani. Per quanto riguarda gli H.A.R.E.M., in questo caso in ruolo di cantante, sono giunto ai venti anni di attività e sto lavorando duramente al mix finale del nuovo disco di cui siamo assolutamente entusiasti! Sarà un album pieno di grandi novità e ricchissimo di contenuti. Tra gli ospiti cito il grandissimo Reb Beach (Whitesnake, Alice Cooper, Winger, Bob Dylan), che è venuto presso il mio studio a registrare “Angel”, brano che ho dedicato a mio figlio Christian, presente all’interno del nuovo disco. Anche Steve Sylvester è presente in veste di ospite dove duettiamo un classico del rock in una veste tutta moderna. Ma non voglio anticipare troppo. Sono i venti anni e ci saranno varie chicche.

In questi giorni su Facebook ho visto un tuo post riguardo una questione sulla censura di alcune foto di Steve Sylvester. Vuoi dirci cosa è successo? Ed è un problema che avete risolto?
Siamo alle solite. Ormai un classico che ha accompagnato negli anni la storia di questa band. Spesso gruppi di fanatismo pseudoreligioso ci hanno accusato di cose non vere. Siamo stati vittime di cose incredibili. Alcuni sostenitori di una setta pseudoreligiosa su internet hanno inneggiato persino al consumo della bistecca accusando coloro che non mangiano carne (alcuni di noi sono per scelta personale e etica vegani, come nel mio caso, o vegetariani), di essere satanisti perché curiamo il culto della persona rifiutando di uccidere gli animali per nutrirci, come invece secondo loro, dovrebbe essere in maniera assoluta. Dopo essermi laureato in filosofia per cercare di scoprire e di capire molti “perché” delle cose e degli individui, e dopo essermi sempre posto verso la razza animale (quindi anche umana) in modo positivo, rispettoso e disponibile a qualsiasi forma di comunicazione, sentir parlare certi zoticoni dietro alla tastiera di un computer tramite pagine fittizie fanatiche dedicate alla diffamazione dove di sano cristianesimo delle origini non c’è rimasto purtroppo niente, a discapito di un cattolicesimo distorto e strumentalizzato costituito da bigotti che conosco solo odio e frustrazione, nel 2014, mi fa piuttosto tristezza. A Steve sono state censurate di recente alcune foto che non ritraevano nudo o volgarità e che quindi non erano, in alcun modo, offensive. Ma si sa, è più facile dar voce ai diffamatori mantenendone la privacy anziché fare gli interessi di chi è nel giusto. Oggi molti valori sono distorti e sovente su “pseudoenciclopedie” presenti in rete gestite da nerd dallo pseudonimo spesso ridicolo (e che nasconde la reale identità) o gruppi di sfigati che si identificano dietro al branco di qualche paginetta messa su tanto per non aver nulla da fare nella vita, si nasconde l’origine del vero male che si tramuta in: falsa testimonianza, invidia, pochezza dell’essere, passo verso l’involuzione. Siamo finiti per fortuna anche in un giornale di gossip dove Steve, qualche mese fa, ha fatto luce su quanto la nostra musica non sia legata al culto del male ma che anzi l’horror, l’ironia, la passione per ciò che è invisibile a molti sia motivo di arricchimento culturale in totale rispetto della Natura che ci circonda.

A parer tuo c’è un disco (di un gruppo italiano o internazionale che sia) uscito in questi ultimi anni che ha un particolare sound dovuto alle tastiere? Mi spiego meglio: tu da noto ed esperto tastierista sei stato colpito da qualche album che comprende un particolare suono o lavoro delle tastiere?
Dopo aver parlato dei miei miti del passato ti dico che in questi anni ho visto, in alcuni casi, il fiorire di nuove sonorità. E qui non sto a soffermarmi su gruppi che hanno ottimi tastieristi supersonici ma su quelli realmente innovativi e capaci di suscitare emozioni vere in base alla propria personalità. Andando dai grandiosi Dream Theater nelle loro varie formazioni e opere, mi piacciono i sound di alcune band europee come il caso dei Nightwish sino ad arrivare ad un uso più diretto e senza troppi fronzoli, libero da virtuosismi ma proprio per questo originalissimo e incisivo da top classifica, di band come i Rammstein. Ormai di musica se ne è scritta tanta, è difficile sentire gruppi che con molte o poche note ma suonando solo quelle giuste, siano capaci di entrarti dentro creando atmosfere assolute e portandoti nel loro mondo. Quando sento che questo accade, allora si sviluppa quella magia capace di rendere una canzone e il sound di una band, assoluti.

Per quanto riguarda il tour cosa ci dici, dove suoneranno i Death SS nei prossimi giorni e la meta Napoli è prevista?
Riguardo ai prossimi show abbiamo due date in Germania a Luglio Hell’s Pleasure Fest e Headbanger Oper Air. Per i prossimi aggiornamenti vi invito sempre a visitare il nostro sito ufficiale. Speriamo che ci sia occasione di suonare nuovamente anche nella vostra zona, ho un ottimo ricordo di un concerto che facemmo nel 2007!

Bene Freddy, l’ intervista si chiude qui, concludi come meglio ti pare…
Che dire Vincenzo, intanto ti ringrazio di cuore per il tipo di domande che ho molto apprezzato e per la tua disponibilità. Auguro buon Rock e buona vita a chi crede nelle proprie capacità affinché si possano realizzare i veri sogni per un mondo più positivo ed evoluto. Quest’anno festeggio l’importante traguardo dei 25 anni di attività con le band ma ho sempre il solito desiderio di quando da “ragazzino” ho vestito per la prima volta i panni di rocker su un palco! Sono pronto a fare altrettanti anni di concerti e dischi!
Un caro saluto alla redazione di Rockambula!

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EVIL – EVIL

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EVIL: questo il nome del progetto nato a Sulmona (Aq) nell’Ottobre 2012 da un’ idea del chitarrista Alessandro La Civita che chiama a far parte della band da subito Marco Di Ianni (basso e synth) e Giovanni D’Ambrosio (batteria). Dalle loro menti nascono le prime bozze acustiche da cui viene estratto e arrangiato il materiale definitivo di questo ep, pubblicato ad Agosto 2013, che si avvale anche della collaborazione di Maurizio Tavani (En Declin, Droning Maud) che offre una performance vocale pressoché perfetta. Lo stile di quest’ultimo ricorda da vicino infatti quello del più malinconico ed intimo Eddie Vedder dei Pearl Jam e si incunea nelle melodie ben tessute dai suoi tre compagni di gruppo.

Il nome della band tradotto in italiano vuol dire “male”; anni fa i Sonic Youth ci scherzarono sopra sulla parola intitolando un loro disco Evol, anagramma di love (Amore) e distorsione di evil appunto. Ed effettivamente di cattivo la band ha ben poco, in quanto le quattro tracce contenute in questo ep sono molto pacate e malinconiche. La venatura pop e il taglio stilistico appaiono ben chiari sin dall’opening “Meaningless” (poco più di quattro minuti di assoluto piacere sonoro) e dalla successiva “Winter Thoughts” in cui graffianti chitarre riecheggiano le atmosfere dei Radiohead di “Creep” e di “High and dry”.

In “Trapped” invece la batteria inizia ad acquisire un peso sempre maggiore (essendo stata finora un po’ in disparte) scandendo chiaramente un tempo che raramente subisce variazioni (ma ne è proprio questa la bellezza; ricordate una certa Moe Tucker che con i Velvet Undeground faceva tanto con pochi pezzi del suo strumento? Ebbene, il tocco di D’Ambrosio non sarà forse così minimalista, ma di certo neanche troverete in esso virtuosismi alla Terry Bozzio o alla Mike Portnoy, ex Dream Theater). Conclude il tutto in bellezza “Mae” che inizia con una serie di armonici alla chitarra per poi proseguire in un Pop raffinato. I testi di tutte e quattro le canzoni sono stati scritti da Susanna Camerlengo. Poco più di quindici minuti che offrono alla band un ottimo bigliettino da visita che sicuramente sarà utilissimo per trovare date dal vivo.

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Dream Theater: pronta la bio ufficiale

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Si intitola Lifting Shadows ed è la biografia autorizzata dei Dream Theater disponibile in preorder sul sito dedicato. Diciannove capitoli che dagli inizi tracciano la storia di questa band leggendaria fino ai giorni nostri e ai progetti futuri. Il libro, in paperback, costa 9.99 sterline con uno sconto ulteriore del 10% se acquistato online. Sarà invece possibile trovarlo nelle librerie a partire da settembre, mentre è ancora lontana l’ipotesi di una traduzione italiana.

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Blinding Tears – Real Life Isomorphism

Written by Recensioni

Il cantante Niccolò Fontanelli, i chitarristi Giulio Poggi e Bruno ”JC” Malevoli, il bassista Alessio Cappellini, il batterista Filippo Ceres e Francesco Cacciante, keyboards e synth, formano i Blinding Tears, nati nel 2006 ma sostanzialmente nella formazione odierna dal 2008. Fin da subito il gruppo inizia a scrivere brani originali e fin da subito il genere appare molto chiaro: Metal. Ma quel Metal particolare che grazie alla sovrabbondanza di chitarre e tastiere si potrebbe inquadrare nei generi Power e Progressive, il che rende tutto molto più interessante, ritmico e ascoltabile. Il gruppo cita anche le sue influenze più forti: Dream Theater, Tool, Opeth, Rhapsody of Fire e ascoltandoli come non si potrebbe essere d’accordo?

Il primo lavoro ufficiale dei Blinding Tears è Real Life Isomorphism, uscito nel febbraio di quest’anno. L’album oltre che a presentarsi con una grafica moderna e computerizzata, si divide anche in quattro “atti”: Course of Freedom, contenente due brani dalle tipiche sonorità Metal e con quella bella puntina di Rock espresso dalle chitarre. S.O.S (Shape of Self), seconda parte più corposa e certamente quella più melodica data la presenta di brani lenti come “Flow Away” che potrebbe far ballare due innamorati. Descent, invece contiene due brani, “Haunted Asylium” di ben 8 minuti e 41 dove i sintetizzatori la fanno da padrone e sorvolo sul minuto 3 e 39 che mi ha fatto ricordare non so come le t.A.T.u. e “HH” già a mio parere più centrata. The Circular Maze invece è la quarta e ultima parte che scorre veloce per interi quattordici minuti. Piacevole “Beyond the Cold” con le sue chitarre acustiche che dopo il terzo minuto si trasformano in elettriche con un ritmo più incalzante, che via via si trasforma in brani sempre diversi. Insomma una vera e propria suite Metal.

Real Life Isomorphism, quindi, è un buon primo lavoro con molte idee centrate, belle chitarre, buona tecnica e amalgama musicale. Un lavoro che non si chiude nella sfera del classico Metal ma che viaggia e sperimenta sonorità anche più romantiche e questo per quanto mi riguarda salva tutto l’album. L’unica pecca forse è la voce, molto Metal e intonata per carità, ma che non contiene nelle sue corde un colore predefinito e particolare che la faccia riconoscere tra mille. Insomma per gli amanti del genere è un album da ascoltare e un gruppo da seguire, poi sta ad ognuno giudicare per consacrare o distruggere. L’unica mia curiosità finale sarebbe stata quella di ascoltare qualche brano in italiano e non perché io sia una sfegatata amante della nostra lingua, ma perché certe volte la lingua madre potrebbe risultare più impervia ma più soddisfacente.

Chiudo con la frase che apre questo album e che mi ha incuriosito: “Io ho avuto due padri, uno mi ha dato la vita, l’altro mi ha mostrato il suo significato…”.

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Soundrise – Timelapse

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Come possiamo porci nei confronti di un’allergia? Beh io me ne porto dietro ormai parecchie, per fortuna nessuna grave, ma pare che il mio corpo rigetti sempre di più con il passare degli anni. Pelo dei gatti, paracetamolo, graminacee. Ma anche le versioni di latino, le serie televisive (Twin Peaks a parte), i Radiohead. E rimanendo in tema musicale il progressive rock.
Questa mia ultima irritazione forse deriva semplicemente da una scottatura. E’ probabile che a 17 anni quando ho iniziato a strimpellare il basso, tutti gli allievi della scuola di musica che frequentavo mi facevano notare quanto bravi fossero con i loro strumenti infittiti da un numero esagerato di corde a riprodurre fedelmente tutto Metropolis dei Dream Theater. Beh potete capire come si possa sentire frustrato un ragazzino che faceva fatica persino ad andare a tempo dietro Jailbreak degli AC/DC.
Da questa premessa si capisce quanto sia stato arduo l’ascolto di questo album dei triestini Soundrise. Timelapse si presenta come mix di hard e progressive rock della durata di 50 minuti.
Massaggio lentamente le mie orecchie e le getto in pasto ad un sound a loro avverso. L’attacco è deciso, non ci sono dubbi: rullatoni e doppia cassa, ritmiche storte, intrecci complicati e tastierismi esagerati. Ma anche una buona dose di melodia, ben interpretata da Walter Bosello (anche alle tastiere), che devo ammettere esegue un ottimo lavoro compositivo, oltre che nell’esecuzione vocale. Forse il mio cervello limitato non riesce ad apprendere, a viaggiare insieme a queste musiche così contorte. Si disperde in un sentiero pieno di deviazioni e curve, così irreale davanti miei occhi. Lontano dalla terra e dal cielo che conosco. Non riesco a toccare né con mano, né con l’aiuto dell’immaginazione i luoghi delineati nelle note dei Soundrise (“all that I can see, I try to keep it near and all the things I keep they seem to slip away” la prima frase di Time is mine pare capire il mio stato d’animo).
In Higher Ground la band conferma di essere strepitosa tecnicamente, ritmica funkettona stortissima e una tastiera molto misteriosa rimandano alle vecchie glorie dei Rush. Give Up è melodia pura e ha il sapore di un ballatone hard rock di fine anni 80 con un assolo bello ruffiano e piacevole. Sulla stessa scia procede Learning, la strada si fa meno faticosa la meta sembra ora meglio definita. Ma i ragazzi ad andare dritti non ce la fanno e l’inizio di More presenta già salite ostiche e prepotenti ostacoli lungo la strada, sempre più difficili da evitare in King Time’s Dilemma. Macigni pesantissimi crollano sulla mia testa, ma rimane la forza di una band che (al di la delle mia difficoltà) riesce ottimamente a intrecciare durezza, melodie, repentini cambi di tempo e di dinamica.
La band è ottima, dunque nessun dubbio. Ha lavorato tantissimo (quasi 10 anni!) su questo progetto e ha ottenuto un risultato straordinario: compatto, vario e deciso. Sicuramente un gran bell’esordio che sarà molto apprezzato dagli appassionati delle sonorità prog-metal. Certo, non è un disco da cui si possa salvare un singolo o un disco da ascoltare mentre si prepara cena o nel traffico di rientro da lavoro. Non è il disco che mi fa viaggiare sconnettendo il cervello o meglio connettendolo al cuore. Mi ritrovo costretto a prendere il binocolo per osservare lontano. Al di là delle montagne e delle nuvole, aguzzo la vista in cerca di qualcosa che alla fine dei 50 minuti non ho proprio trovato.

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