Christian Death Tag Archive

VIAGGI MUSICALI | Intervista a The Giant Undertow

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The Gluts – Warsaw

Written by Recensioni

Le atmosfere sono grigiastre, gli animi diventano cupi e a tratti si viene travolti da un senso d’ inquietudine. Sono le sensazioni trasmesse da Warsaw il disco d’esordio dei milanesi The Gluts ispirati, in primis, dai Joy Division (pilastri incontrastati della New Wave). Ma Warsaw non è solo questo, ha venature Noise Punk con riff di chitarra metallici, a volte striduli, a volte distorti. Una miscela esplosiva che rende il disco molto interessante e di un certo rilievo. Parliamo di un album che suona bene e non stanca in nessuna occasione chi ascolta, anzi, direi che scorre liscio ed il secondo ascolto risulta più piacevole del primo. L’impressione è quella di ascoltare un lavoro capace di unire malinconiche sonorità tipiche dei già citati Joy Division a quelle più elaborate dei Christian Death e dei Death In June, il tutto senza tradire l’andamento “cavernoso” intrapreso nel concept. Da sottolineare l’ottimo lavoro della musicista Claudia Cesena, capace di trasformare il suo strumento in vena pulsante del disco. Da invidiare tecnicamente un suo passaggio da una ritmica lenta ad una più veloce.

Una nota positiva si deve dedicare anche alle tematiche affrontate, in “Rag Doll” si parla della violenza sulle donne mentre in “Vietnam” si parla della guerra vista attraverso gli occhi di un adolescente vittima di abuso per mano di sedicenti salvatori. Warsaw è una perla di disco, trascinante e coinvolgente, una partenza ottima per i The Gluts che con impegno e serietà sono riusciti a raggiungere un notevole primo traguardo. La riuscita del disco comunque è dovuta anche all’ ottimo lavoro svolto da James Aparicio e Maurizio Giannotti nelle fasi di mixaggio e registrazione, quest’ ultima operazione avvenuta al New Mastering Studio di Milano. Non resta che ascoltare e gustarsi questo primo platter dei The Gluts, che detto francamente con queste idee possono soltanto progredire e creare album degni di nota. Una vera diavoleria per gli amanti del genere e non solo, un esordio discografico imponente per questi ben amati milanesi con la New Wave nel cuore.

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La Band Della Settimana: Christine Plays Viola

Written by Novità

La band abruzzese è ormai una vecchia conoscenza per i più affezionati lettori di Rockambula, dopo la recensione del loro ultimo Ep, la video intervista realizzata sempre da Ulderico Liberatore e il live report ad opera di Riccardo Merolli. Chi li ha imparati a conoscere sarà rimasto affascinato dalla loro musica misto di Darkwave, Gothic e Post Punk, tra Depeche Mode, Piano Magic, Christian Death, Bauhaus e Sister of Mercy.

Ora la redazione di Rockambula ha deciso di premiare i Christine Plays Viola freschi del ritorno dall’ennesima data fuori dai confini italiani. Zurigo è solo l’ultima tappa di una serie interminabile di date in cui Massimo Ciampani, Fabrizio Giampietro,  Desio Presutti e  Daniele Palombizio si sono esibiti in giro per l’Europa. In attesa di assistere alla loro esplosione anche in terra italiana, gustiamoci ancora il sound oscuro dei Christine Plays Viola.

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“Diamanti Vintage” Christian Death – Only Theatre Of Pain

Written by Articoli

Capolavoro del Gotich Rock statunitense e fonte di apprensione per benpensanti parrucconi, il debutto sulle scene dei Christian Death capeggiati dalla figura destabilizzante del diciannovenne  Rozz Williams è una stilettata tra le costole a quanti pensavano che fosse solo un innocuo passatempo di ragazzi squinternati con la mania per le messe nere. Only Theatre Of  Pain è una asfissia sonora che condensa rabbia, ribellione alla religione imposta, al vivere alla luce del sole e tutto il kit modern-wampiresco che si poteva racimolare in quei contesti, ma più di tutto era la forma scenica e teatrale che i CD allestivano nei live, quelle architetture darky e ossesse che disegnavano decadenze, disillusioni e una forte fetta di masochismo fisico/mentale.

Spoken-word e dolore, albe sfatte e poesie sanguinanti, punk di risulta e fantasia contorta sempre e comunque versata nelle tenebre, fanno la cifra stilistica di questa formazione, una confezione pesante, epica da atmosfere raggelanti quanto isolazionisti, una continua costernazione contro la società e l’individuo visto come pedina del potere, e allora è meglio annullarsi nel buio e urlare la propria “merda” in faccia a tutti, con i veli della commiserazione; dieci tracce che graffiano la cute come un ferro infuocato, visioni distorte e occultismi plumbei spaccano cuori e fegati, l’orientaleggiante “Figurative Theatre”, la funerea escalationi chitarristica “Mysterium Inquitatis” e la lacerante rincorsa di “Dream Of Mother”sono le chiavi d’entrata in questo eccellente incubo registrato, di questo pezzo di storia gotica.

Frutto della passione per tutto quello che è destrutturazione e nichilismo, i CD furono immediatamente odiati e boicottati per le liriche dichiaratamente sataniste, occulte, malefiche con tanto di manifestazioni da parte di cattolici integralisti davanti ai luoghi dove la band si esibiva, ma loro – i stupendi blasfemi – andavano avanti con le loro invettive ed i loro tormenti interiori, e brani come la corrosiva strigliata punkyes “Spiritual Cramp”, il caos luciferino che echeggia sadico in “Prayer” e la convulsiva attestazione di odio “Romeo’s Distress” ancora disturbano menti e spiriti di chi li ha amati fino in fondo; ora loro non ci sono più ma prima di andarsene hanno strappato tanti di quei cuori da sotto la gabbia toracica che i nazisti in confronto hanno fatto meno danni. Un Mito Nero!

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Vedova Virgo – Meccanica della Morte

Written by Recensioni

Eccoli tornare in scena i Vedova Virgo, un quintetto fiorentino che propone una sorta di Gothic con richiami alla New Wave, etichettandosi però, come una forma di Death Rock. I Vedova Virgo diedero un cenno di vita già alcuni anni fa, precisamente nel 2009, mostrandosi con un primo disco intitolato “EctrasAnemos”; adesso sono pronti a confermare la loro voglia di  suonare e di affermarsi con un disco che la dice davvero lunga, ovvero, “Meccanica della Morte”. Questo lavoro rispecchia a tutti gli effetti i canoni e  lo stile di Patrick, Furyo, Aliosha, Luca e Silvia; il tetro suono presente nel disco che ricorda un po’ i Paradise Lost, un po’ i Depeche Mode e un po’ i Christian Death (questi ultimi maggiormente), ha la capacità d’ incantarti al primo ascolto. Neanche a farlo apposta ho ascoltato per la prima volta il disco in un atmosfera degna dei migliori film di Dario Argento e John Carpenter: nel letto alle tre del mattino (dunque notte fonda) con un temporale in cui tuoni e lampi facevano da padroni.  L’ effetto è stato immediato e suggestivo, il cupo e sinistro momento ha aggiunto una sensazione in più all’ ascolto del disco. Le tracce che subito si sono fatte notare sono state: “Crisalide”, “Rosa di Sabbia” e la titletrack. L’ unica delusione è stata “Megera”, il loro primo singolo appunto. Attenzione, con questo non voglio dire che la canzone è brutta o appellativi simili solo che non è all’ altezza delle altre tracce presenti nel disco, che credetemi hanno un loro fascino. Detto questo non resta altro da fare che gustarsi “Meccanica della Morte” e riporre speranza nei Vedova Virgo.

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