Carosello Records Tag Archive

La playlist del lunedì #06.05.2019 | Stereolab, L7, Pile, Caterina Barbieri…

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… Vampire Weekend, Wrongonyou, Flamingods e tante altre novità per sopravvivere al lunedì.
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10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #26.02.2018

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Persian Pelican, Shijo X e Wrongonyou || Chi sono i protagonisti italiani del Primavera Pro 2017

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Coez, il “Niente Che Non Va” Tour il 25 giugno al PostePay Rock In Roma

Written by Eventi

Dopo la presentazione del nuovo singolo “Niente di che” al Concerto del Primo Maggio di Piazza San Giovanni a Roma e il successo della prima parte del Niente Che Non Va Tour, che ha registrato sold out ovunque, Coez si esibirà all’Ippodromo di Capannelle sabato 25 giugno per PostePay Rock in Roma.
Inizio ore 21.45 – Apertura porte alle 19.30
Ippodromo di Capannelle, 
via Appia, 1255
Biglietto: 17,25 euro
Alla data di Roma, seguiranno concerti in tutta Italia. Qui sotto le prossime date finora confermate.
25/06 – Roma – POSTEPAY ROCK IN ROMA
13/07 – Salerno – BITS FESTIVAL
06/08 – Gallipoli (LE) – POSTEPAY  SOUND PARCO GONDAR 2016
27/08 – Fabro (PG) – FESTA CONTADINA
04/09 – Treviso – HOME FESTIVAL

Coez è l’autore del più originale crossover tra rap e canzone d’autore che ci sia attualmente in Italia. Il suo ultimo disco “Niente che non va”, uscito il 4 settembre 2015 per Carosello Records. L’artista romano si è afferma to ormai come uno dei rappresentanti più amati e apprezzati del nuovo cantautorato italiano. Tra gennaio e febbraio 2016 il “Niente che non va tour” ha registrato sold out ovunque, ed il concerto di Roma è stato trasmesso in diretta nazionale da Radio2 con la trasmissione Radio 2 Live, partner del tour.
“Niente di che” è il nuovo estratto dall’ultimo album di Coez, che si intitola Niente che non va.

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John De Leo

Written by Interviste

John De Leo è un artista eclettico dalle eccelse doti vocali, personaggio di spicco della musica italiana e con un fedele seguito di fan; ha da poco pubblicato il suo nuovo lavoro, Il Grande Abarasse ed ha gentilmente accettato di rispondere ad alcune domande per voi lettori di Rockambula. “180 grammi” : Intervista a John De Leo.

Partiamo dal titolo del nuovo cd Il Grande Abarasse… Cosa significa?
Semplificando molto, secondo gli studiosi, la polivalenza semantica dell’espressione – oramai in disuso – potrebbe essere traducibile in molteplici sensi.* Riassumo qui di seguito quelli più accreditati e comprensibili per il linguaggio odierno, Abarasse può significare: un punto di rottura, possibile sinonimo di “corto circuito”; un’apocalissi; un pensiero deplorevole innescato da paura; una rinnovata forma di attaccamento alla vita causata da uno spavento; un evento che costringe le persone a relazionarsi fisicamente; un sinonimo di Caos; quando riferito all’andamento politico, pare alludere genericamente alle distorsioni del concetto di Democrazia; un’arcaica forma di saluto comparabile a “arrivederci”; con Abarasse, s’intendono anche le inimmaginabili conseguenze, o “brutture sociali”, causate da crisi culturale; una fine inaspettata per quanto prevedibile; sorta di dolce perdizione assoluta essenzialmente indotta da ozio; stadio di stasi ansiogena dovuto a tempo perduto; una esplosione, più che altro immaginata; Abarasse o “Abababa”, animale mitologico che inebetiva gli umani alla sola vista o semplicemente nell’udire il suo verso, specialmente i bambini. Probabilmente un antesignano di Peppa pig; una forma di simpatica antipatia; sensazione di sdegno rivolta a ciò che risulta sbagliato perché non corrispondente ai propri gusti; quella sorta di inettitudine e pochezza di sé che si rivale sul prossimo;
Accezioni: una forma di ringraziamento, per lo più contratta in “Grabas”; unita all’aggettivo qualificativo “Grande”, solitamente fa riferimento a un mago, a un qualcosa di magico, o a un dio antropomorfo. Informazioni tratte da L’Accademia dell’Abarasse ( www.puristidellabarasse.com ).

Raccontaci in poche parole di questo disco…
E’ il frutto di quattro anni di lavoro. La veste grafica è opera di Orecchio Acerbo, le illustrazioni dell’amico Andrea Serio, prodotto da Carosello Records. Vorrei aggiungere brevemente che è composto di 10 tracce.

La tua voce può a tutti gli effetti essere considerata uno strumento multiforme che si adatta a ogni stile e situazione. Posso azzardare un paragone con il grande e compianto Demetrio Stratos?
Sono lusingato e sorpreso: un paragone originale, grazie.

Di cosa parlano i testi delle tue canzoni? Hai mai fatto riferimenti autobiografici?
Ogni brano ha motivazioni a sé. Sicuramente ricorre in modo più o meno esplicito il tema del Consumismo. I riferimenti autobiografici sono quasi imprescindibili ma, come ho cercato di dire anche in altre occasioni, diffido di chi parla solo di sé, e l’altro da sé è interessante se non altro perché ignoto.

Io non ha senso… cosa vuol dire?
Le tue domande hanno scovato quello che per certi versi è il brano più autobiografico. Prima di tutto però, quell’Io va inteso in senso universale, il tuo Io, il nostro Io. Interrogandomi sui perché di questo brano, mi sono convinto che “Io” trova senso quando è parte: io individuo parte di una famiglia, parte di una società, parte del genere umano. Nella missione di ricapitolare sé stesso, il senso per me più soddisfacente di Io è nel Noi.

Quali differenze e quali affinità ci sono fra Il Grande Abarasse e Vago Svanendo?
Differenze: le copertine dei cd sono diverse. Affinità: per certi versi le copertine si somigliano. Scherzi a parte, non saprei, forse Vago Svanendo rispetto all’ultimo album è vagamente più intimista, da qui forse l’esigenza opposta di allargare la visione al microcosmo umano del condominio come nell’ultimo lavoro. Non che in Vago Svanendo sventolassi i fatti miei, ma forse in Il Grande Abarasse m’illudo di riuscire meglio nel distacco da me, cercando di ribadire e ribadirmi che ogni soggettiva è significativa quanto quella di un altro, e che ogni cosa che accade nel mondo ci riguarda tutti. Tra le affinità c’è la volontà di continuare a sperimentare sia dal punto di vista musicale sia letterario; forse in Vago Svanendo c’erano brani nettamente diversi tra loro mentre nell’ultimo album provo ad assemblare i tasselli differenti nell’ambizione di un risultato più omogeneo. C’è poi una sorta di continuità piuttosto esplicita: il nuovo lavoro discografico
inizia con il finale dello scorso.

Com’è nata la collaborazione con Uri Caine?
Nell’ottobre del 2011 condividemmo il palco del teatro Alighieri di Ravenna. Ero ospite nel progetto tributo a Nino Rota “Il Bidone” diretto da Gianluca Petrella. Caine al pianoforte si esibiva prima di noi, anche lui per reinterpretare l’ideatore delle colonne sonore dei film di Fellini. Ci fu una jam session finale. Nei camerini, ancora sull’onda adrenalinica dell’esibizione,ci siamo riproposti di fare qualcosa insieme. Ho pensato quindi di coinvolgerlo in “The Other Side of a Shadow”, un brano del nuovo album il cui testo è tratto da “Linea d’ombra” di J. Conrad. Uri ha consigliato di assemblare le takes registrate in un caotico “cut ‘n’ copy”: sulla narrazione di Conrad, nella quale si alzano correnti improvvise, mi è parsa una soluzione particolarmente calzante.

E quella con l’Orchestra dei Filarmonici del Comunale di Bologna?
Ho potuto lavorare con l’Orchestra dei Filarmonici del Teatro Comunale di Bologna grazie alla collaborazione di Stefano Brugnara e Arci. L’orchestra si insinua spesso tra i brani, soprattutto nelle tracce nascoste, nel Ghost Album: la parte forse più sperimentale. Per chi volesse, consiglio l’ascolto del Ghost Album in cuffia, poiché l’orchestra è stata registrata con l’ausilio di microfoni “Binaurali” che conferiscono un’ambientazione uditiva straniante in 3D.

Ti va di parlarci del “Ghost album”?
Volentieri. Da anni pensavo a un numero di tracce o a una durata tale da poter comporre un intero album nascosto. Che io sappia non è mai stato fatto. Quindi devo farlo, mi sono detto. Oramai ne è stata svelata l’esistenza ma per chi non lo sapesse compare dopo le 10 tracce dell’album ufficiale. In definitiva le sei tracce strumentali del Ghost Album, per la durata complessiva di circa mezzora, costituiscono idealmente una unica composizione. E’ stato un lavoro molto impegnativo al quale ho dato importanza pari all’album ufficiale. Il Grande Abarasse è un concept album idealmente ambientato in un condominio: la musica del Ghost é la parte più astratta, quasi filmica, nella quale si frappongono anche fields recording e sound design. L’intento era quello di sonorizzare una storia la cui sceneggiatura però dovrà costruirsi nell’immaginario dell’ascoltatore. Egli potrà decidere cosa stiano facendo o pensando i condomini. Vorrei ricordare che al Ghost Album hanno partecipato due geniali miei collaboratori storici come Dario Giovannini e Stefano Sasso.

Negli ultimi tempi hai frequentato la scena jazz italiana; come si differenzia da quella estera? Ci sono artisti che possono competere con i loro colleghi oltralpe?
In linea di massima nel resto dell’Europa come negli Stati Uniti, il Jazz (come molte altre musiche) è tendenzialmente più evoluto, quantomeno da un punto di vista tecnico esecutivo. Il fatto è che in Italia la professione del musicista, più in generale dell’artista, è particolarmente difficile, osteggiata da infinite burocrazie, mal considerata dall’economia, corrotta dalla cultura del profitto, e dall’ansia del profitto della Cultura. Sto banalizzando molto, il problema è globale ma in Italia è più brutto. In Italia ci sono ancora grandi artisti. Tra questi, molti sono fortunati figli di benestanti. Spesso ci sono poi grandi artisti alle spalle di qualche stella del mercato. Ce ne sono altri di cui sappiamo poco, altri ancora che non conosceremo mai e che dovranno presto dedicarsi a un lavoro sicuro. Se lo troveranno. I loro progetti quasi mai giungono al nostro orecchio, prima che si dissolvano; quando possiamo fruirne è grazie alla tenacia antistorica di qualche piccola associazione culturale illuminata e idealista che presto chiuderà i battenti. In ogni caso, oggi come oggi gli artisti italiani -intendo quelli veri, quelli che hanno davvero qualcosa da dire- per sopravvivere all’oppressione della cultura dell’utile -unita alla conseguente crisi economica- devono comunque ingegnarsi “all’italiana“ per poterci deliziare della loro poesia. Per rispondere alla domanda: si, in Italia ci sono alcuni jazzisti meritevoli a livello internazionale; la differenza sostanziale con gli stranieri è che il motore dei nostri non è l’ispirazione ma l’esasperazione.

Sul palco vi presentate in nove elementi. E’ possibile riprodurre quindi i suoni e le emozioni del cd nella dimensione live?
Quanto alle sonorità, è possibile riprodurle dal vivo. Come da sempre, gli arrangiamenti sono scritti in modo da poter essere riprodotti. E’ chiaro che per restituire la massa sonora di un’orchestra, con in più il nucleo elettrico, é stato necessario implicare parecchi musicisti. Sul Palco: una rappresentanza delle varie sezioni archi (Dimitri Sillato, Valeria Sturba, PaoloBaldani) e fiati (Beppe Scardino e Piero Bittolo Bon), una chitarra (Fabrizio Tarroni), un pianoforte (Silvia Valtieri) e l’effettistica (Franco Naddei), quest’ultima ottenuta sempre rigorosamente in tempo reale. Il cospicuo ensemble col quale mi esibisco attualmente si chiama JDL Grande Abarasse Orchestra.

Parlaci del tuo impegno in Lugo Contemporanea…
Lugocontemporanea è un’Associazione Culturale senza fini di lucro fondata da me, Nicola Franco Ranieri e Monia Mosconi. L’omonima Rassegna estiva, si tiene da dieci anni nel centro storico di Lugo di Romagna (RA) tra luglio e agosto. Fin dagli albori, la peculiarità di Lugocontemporanea è quella di assumere la Musica come punto d’osservazione attraverso il quale gettare un ampio sguardo in tutte le direzioni e gli ambiti artistici del contemporaneo. Durante la rassegna, prendono vita originali forme d’arte multidisciplinari che giustappongono musica e teatro, musica e gesto corporeo, musica e arti visive, musica e spazio (installazioni sonore). Dal 2005 a oggi la rassegna ha ospitato numerosi artisti emergenti accanto a nomi di rilevanza nazionale e internazionale, i quali hanno liberamente interpretato il tema di ogni edizione realizzando sempre produzioni inedite e inattese. Fra i tanti nomi ricordiamo: il trombettista Cuong Vu, il trombonista Gianluca Petrella, la compagnia teatrale Societas Raffaello Sanzio, il cantante Howie Gelb, il sassofonista Maurizio Giammarco, il video-scenografo Gianluigi Toccafondo, il video-animatore Simone Massi, il chitarrista e compositore Fred Frith, il performer Giorgio Rossi, lo scrittore Stefano Benni, il compositore fondatore del Movimento Fluxus Philip Corner, il ballerino Guillelm Alonso, il violoncellista e compositore Tristan Honsinger, il compositore Luigi Ceccarelli, il pianista Franco D’Andrea, il trombonista e compositore Giancarlo Schiaffini. Gli eventi tra Musica e Poesia sono organizzati in collaborazione con Caffè Letterario: nel corso degli anni hanno partecipato Lietta Manganelli, Carlo Lucarelli, Enrico Ghezzi, Mariangela Gualtieri. Alle mostre – sempre aperte al pubblico durante le giornate della rassegna e a ingresso gratuito – sono intervenuti alcuni esponenti delle più diverse discipline artistiche, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia al mosaico, fino ai linguaggi dell’installazione contemporanea: Stefania Galegati Shines, Andrea Nurcis, Enrico Corte, Claudio Ballestracci, Piero Dosi, Gian Ruggero Manzoni, Mara Cerri, Altan, Tanino Liberatore Paolo Bacilieri, Lorenzo Mattotti, Elisa Caldana, Andrea Serio, Carlo Ambrosini, Andrea Salvatori, Emergency, Nicola Samorì. La rassegna da sempre si distingue per attenzione sociale ed etica negli intenti nonché nelle proposte artistiche; naturale quindi il sodalizio, con le associazioni Emergency e Greenpeace. Lugocontemporanea è organizzata da Ass. Culturale Lugocontemporanea, Fondazione
Teatro Rossini, con il patrocinio del Comune di Lugo, della Regione Emilia Romagna e di
Greenpeace Italia.

Progetti futuri?
Sono tanti gli impegni cui dovrò dedicarmi nei prossimi mesi. Uno su tutti, quello imminente: sto lavorando alla realizzazione di Il Grande Abarasse nella versione in vinile, una felice proposta di Carosello, la mia casa discografica. Nel vinile, molti dei brani che compaiono sul cd, sono in versioni alternative: leggermente più lunghi alcuni, altri più corti, altri ancora in un arrangiamento diverso, almeno una bonus track. 180 grammi.
Grazie Marco, e Abarasse a tutti, John.

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La Carosello Records torna al vinile!

Written by Senza categoria

La Carosello Records, uno dei pilastri della discografia italiana che ha da poco compiuto 55 anni, torna alla pubblicazione in vinile. La storica etichetta decide di affiancare alla distribuzione digitale (download e streaming) e fisica dei cd, anche la distribuzione di tutti i progetti in vinile. Nelle prossime settimane tutti i nuovi dischi targati Carosello, saranno disponibili anche in vinile: da John De Leo (in uscita a ottobre con il nuovo album Il Grande Abarasse) ai Santa Margaret (la Rock band vincitrice del Coca Cola Summer Festival che pubblicherà il primo EP solo in vinile). Ma non solo. Saranno disponibili anche tutti gli album di successo di questi ultimi anni: da Emis Killa a Coez, da Nesli agli Skunk Anansie. In più di mezzo secolo di storia la casa discografica indipendente vanta un ricchissimo catalogo con i nomi più importanti della canzone italiana e non solo. Sono previste infatti anche le uscite invinile di Vasco, Mina, Morricone, il tango di Astor Piazzolla, dei nomi più prestigiosi del Jazz italiano, Toto Cutugno, Giorgio Gaber e molti altri.

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Plan De Fuga – Love ° PDF

Written by Recensioni

La prima vibrazione che ci regala “Love°Pdf”, il nuovo disco dei bresciani Plan De Fuga, è la certezza – allegata ad una conferma – di quanto su per giu sapevamo da tempo se non addirittura da sempre, vale a dire che il punto centrale della poetica della band è quell’agrodolce malinconico e melodico che non lascia scampo e che da una lezione sonora a tanti simulacri e “succedanei” dell’emergenza sonora; lo si avverte nitidamente in questo disco, c’è tutta la sensualità di una crescita ed una cura che delinea subito un’atmosfera canagliescamente avvolgente e che è sintomo di un mondo sonoro che riparte, che rimette in moto quella perfezione attitudinale del rock autorale.

Una confezione di classe che racchiude da una parte un dvd con quattro videoclip già editi più tre ancora inediti, e dall’altra il disco con le undici tracce, le undici suggestioni che accompagnano l’ascolto di questo lavoro edito dalla Carosello come un brillante da sfoggiare tra gli scaffali sempre più impoveriti di bello; tracce che parlano, vantano, struggono, piangono e anelano l’amore in tutte le sue gradazioni, intensità e strappi sonori fanno la loro controparte, si amalgamano e dividono nelle sfaccettature del pop,  rock, funk. sprizzi  soul e tenerumi scuri per restituire interamente e a tratti solennemente la dimensione di un disco che non si rivolge solamente ai parterre di casa nostra, ma pronto per il grande pubblico internazionale, alle grandi platee d’ascolto allargate a dismisura.

Cantata in inglese per intero, la tracklist snocciola canzoni una più bella dell’altra, difficile fare una scelta per difetto, irrequietezze ben definite, punti d’appoggio briosi e rabbie circoscritte sono il comune denominatore di tanti passaggi, come nella stupenda e RadioheadianaTouchè”, nella fantasticheria Stinghiana che rutila “Make it”, tra le ombre doppie evanescenti BuckleyaneOn your own”, “This was your bad”; notte e giorni si alternano per l’intoccabile diametro del registrato, animosità delicate ti scompigliano delicatamente tra i tasti di pianoforte “The jump” o ti legano le vene con gli arpeggi cromatici di “All that stands around” per segarti le gambe definitivamente nel momento preciso in cui l’intimità roca di “Violence” passa chiudendo il disco, come un paravento soul loner che fa a brandelli quel poco di cuore che è rimasto a fare tunf tunf dentro la gabbia toracica.

Il loro è un piano di fuga dannatamente architettato ma che nessuno prende sul serio, nessuno vuole scappare dal loro ammaliante trappola poetica, proprio nessuno. Disco Dop.

 

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