August and After @ Garbage Live Club, Pratola P. (AQ) | 07.03.2015 [ITA/ENG]

Written by Live Report

(ITA) Vita in provincia, dove il confine tra la tranquillità e la noia è sempre labile. Oggi come oggi però, grazie al cielo e alla tecnologia, le cittadine lontane dagli eventi che contano patiscono la distanza molto meno rispetto a un tempo: la banda larga ci aiuta a sentirci un po’ meno sfigati, e se proprio ci assale l’ansia possiamo sempre fare appello alle compagnie low-cost. In tutto ciò, io mi colloco tra i discretamente fortunati: vivo in un paese di seimila anime in cui ho la possibilità di ordinare cibo thai a domicilio tutte le sere e a dieci km da un giovane live club che offre sempre un’ottima alternativa alle sbronze nei pub tristi. Nei giorni migliori riesco quasi a convincermi che l’unica differenza tra me e uno che vive a Londra consista negli zeri dell’affitto mensile. E’ da Londra che vengono gli August and After. Si tratta dei primi ospiti internazionali per il Garbage Live Club, una realtà che ha pochi mesi di vita ma già un discreto numero di performance interessanti alle spalle. Londra, cazzarola, siamo già tutti gasati al solo pronunciarne il nome, ‘che nonostante Ryanair ti ci faccia arrivare al modico prezzo di soli € 19 + tasse resta un luogo che mantiene intatta la sua aura mitologica. Vale la pena di andare a dare un’occhiata.
L’intimo basement del Garbage ben si presta a una performance di sole corde. Accompagnano le voci di Ned e Vedantha solo due chitarre acustiche e la presenza femminile di Jordan alla viola. Il pubblico del club, solitamente tutt’altro che placido e silenzioso, stasera si dimostra inaspettatamente composto e si lascia ammaliare da questo soffuso Indie Folk minimale. Lo spazio fisico tra noi e i performer si annulla già dopo un paio di pezzi, ci si siede a terra a sorseggiare una birretta e tra un brano e l’altro si cerca di interagire con gli stranieri compensando il nostro pessimo inglese con la più antica delle forme di comunicazione italiane, ossia un classico frenetico gesticolare.
Embers è il nome del loro disco di esordio, in cui l’apparato strumentale, benchè in versione originale sia arricchito da piano e ottoni, lascia molto spazio alle voci, in un piacevole gioco di sovrapposizioni, grazie anche al timbro di Ned che rievoca sorprendentemente quello di un collega illustre, un certo Jeff Buckley.
L’atmosfera perciò si fa presto confortevole e sognante, i ragazzi si sciolgono e scherzano con noi, poi ci spiegano che se chiudiamo gli occhi la loro musica ci trasporterà nei nostri luoghi preferiti, e forse un po’ c’è da credergli. D’altronde è di questo che parlano le canzoni degli August and After: partenze, arrivi e ritorni, giovane voglia di muoversi senza sosta, con i compagni giusti. Tra i brani spunta a un tratto un motivetto noto, è “Kids” degli MGMT, sorprendentemente efficace in questa versione acustica.
Per ringraziarci di un caloroso applauso finale ci concedono un bis con la loro reinterpretazione di “Knockin’ on Heaven’s Door”, sperando nella partecipazione del pubblico, noi vorremmo tanto ma siamo in grado di intonare solo il ritornello, e parecchio male.
Il resto della serata trascorre in loro compagnia, parlando di musica, di futuro e di genziana, mentre la mia amica, imbracciata la chitarra di Ned, tenta di insegnargli a suonare “La Canzone del Sole”, e ancor più assurdo, lui che resta ad ascoltarla con le migliori intenzioni. Nonostante tutto, loro dicono che torneranno a trovarci. O forse saremo noi a ritrovarli, chissà dove in giro per l’Europa, in un weekend di fuga dalla provincia.

(ENG) Country life, where the line between peace and boredom is always fleeting. Nowadays, thanks God and technology, small cities far from big events suffer the distance much less than once: broadband helps us to feel a bit less uncool, and if we are gripped by anxiety we can always appeal to the low-cost airlines. Anyway, I place myself among the lucky ones: I live in a country of six thousand souls where I have the opportunity to order Thai food at home every night, and ten kilometers far from here there is a young club that always offers good alternatives to booze in sad pubs. In better days I can almost convince myself that the only difference between a Londoner and me and consists in the zeros in the monthly rent.
It’s in London that August and After are based. These are the first international guests for the Garbage Live Club, a reality that has a few months but already a number of interesting performances behind. London, we are already gassed only to pronounce the name, because although Ryanair makes us arrive there at the modest price of only € 19 + fees, it still remains a mythological place. It’s worth to take a look.
The Garbage’s cosy basement is the appropriate location for an only-strings performance. While Ned and Vedantha sing there’s only the sound of their guitars and Jordan’s viola. The audience, usually anything but placid and quiet here, tonight proves unexpectedly composed and enchanted by this suffused minimal Indie Folk. The physical space between us and the performers is canceled after just a couple of songs, sitting on the ground sipping a beer and between a song and another one trying to interact with foreigners, compensating our bad English with the oldest of the Italian forms of communication, that is a classic frantic gesturing.
Embers is the name of their debut album, in which piano and brasses enrich the songs, but the main space is left to the voices, pleasantly overlapped, with Ned’s one recalling the tone of a quite famous colleague, Jeff Buckley.
A dreamy and comforting air surrounds us by now, the band breaks the ice joking around, then they explain that the sound of their music can bring us to our own favourite places if only we close our eyes, and we can rather believe it. Actually, this is the topic of their lyrics: departures, arrivals and returns, the crave for moving on and on, with the right companions. Suddenly a tune known comes out: it’s “Kids” from MGMT, surprisingly effective in this acoustic version.
To thank us for a warm applause they grant us an encore with their cover of “Knockin ‘on Heaven’s Door”, asking us to sing with them, and we really would like to a lot but we can only sing the chorus, and quite bad.
The night goes on talking with them about music, future and genziana, with a friend of mine insisting on explaining Ned how to play an old italian song, “La Canzone del Sole”, and him standing there with the best intentions.
[here you have the original one! https://www.youtube.com/watch?v=mpqwtBzhiw0 )] In spite of everything, they seem to be reckless enough to come back here again.
Or maybe next time we will meet them somewhere in Europe, in one of our getaways from the country life.

Last modified: 22 Febbraio 2019

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