Amy Winehouse – Lioness: hidden treasures

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Pur di rimpinguare le asfittiche quadrature dei bilanci della discografia mondiale, non dobbiamo sorprenderci oramai se fanno cantare come sempre meno i vivi e sempre più i morti pur di registrare dischi, lo hanno fatto e lo fanno anche con la sfortunata cantante della Camden Town di Londra, la grande Amy Winehouse, e “Lioness: hidden treasures” ovvero Leonessa: i tesori nascosti “postumi” del mito, nemmeno farlo apposta, arrivano puntuali sugli scaffali di mezzo mondo, ed è un disco che contiene canzoni finite e provini lasciati in archivio che si spalmano in un tempaggio che va molto prima del debutto dell’artista con “Frank” e pezzi che dovevano far parte del terzo album purtroppo rimasto in aria.

Salaam Remi e Mark Ronson – i producers della cantante – hanno lavorato di fitto sugli undici files di Amy pur di resuscitare la divina voce del soul contemporaneo, e l’impresa pare riuscita nella parte artistica ma su quella umana è un discutere continuo da parte della critica e del mondo vicino all’artista, ma la resa delle registrazioni fanno passare in secondo piano il corrugamento dei pensieri e vola talmente in alto che ci si può inginocchiare estasiati senza parole in bocca, senza nulla da dire e da aggiungere.
Il disco, appena prende il suo avvio subliminale, stordisce come pochi, un floreale vortice soul, pop, slow-jazz, blues cattura tutto e tutti, con lussuria e conturbanti vocalizzi che solo questa “divina” sapeva lanciare tra stomaco e cervello di chi sapeva ascoltare con mestiere; procedendo a random si apre “Body and soul” incisa con il crooner Tony Bennet, si vola “Our day will come” rivisitazione reggaeggiante del classico doo-woop ’60 di Ruby & The Romantics o ci si incanta con la rilettura della delizia di “The girl from Ipanema” brano originale un altro mito quale Antonio Carlos Jobim; uno stato di grazia inarrestabile anche contenuto nel repertorio 2006 “Wake up alone”, l’up-tempo che contorna “Tears dry on their own” e di seguito le versioni customerizzate di “Valerie” degli Zutones e “Will you still love me tomorrow?” di Carole King.

Con una copertina che riporta la bellezza inaudita della Winehouse, sembra essere un sogno dispettoso che lei non ci sia più, che non potremmo più godere dei suoi abbandoni tra le note sfocate, jazzly e smoothing che la sua ugola sapeva addomesticare come una musa indefinita sa fare; e mentre scorrono gli anni cinquanta di “Between the cheats”, “Like smoke” duettata con il rapper Nas e la stupenda “A song for you” di Leon Russel che Amy aveva omaggiato a Donny Hathaway, artista sfortunato come lei, gli occhi si fanno liquidi e l’orecchio l’astanteria di un sogno in musica da conservare per sempre, come un amuleto di libidine artistica maxima.

  • Genere: pop soul
  • Etichetta: Island
  • Voto: 5/5
  • Link: http://www.amywinehouse.com
  • Data di uscita: 14 Dicembre 2011

Max Sannella

Last modified: 14 Dicembre 2011

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