Affinità e divergenze tra i CCCP e noi

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Per i 35 anni di Affinità-divergenze fra il compagno Togliatti e noi – Del conseguimento della maggiore età.

Il passato è afflosciato
il presente è un mercato

L’occidente capitalistico che i Cccp criticavano ieri corrisponde al mondo intero di oggi: un sistema sospeso in un incantesimo di alienazione, sfruttamento, precarietà e mercificazione universale che ha rimosso tutte le prospettive di emancipazione umana formulate dalle grandi ideologie moderne (mi ricordo di discorsi belli tondi e ragionevoli) costringendo gli individui ad abitare in un presente bloccato, immodificabile e privo di alternative (svegliami).

È questa, forse, la sconfitta pari al venire corroso che non ho scelto io ma è dell’epoca in cui vivo; la sconfitta di un’intera società che ha preferito la precarietà alla sicurezza, la plastica all’acciaio, il consumismo alla militanza: è tempo di miserie, tempo di pulsazioni.

Le cause storiche delle ingiustizie e delle speranze presenti sono state rimosse dalle coscienze, dall’istruzione e dal dibattito politico (il passato è afflosciato), e il presente viene facilmente contrabbandato come l’epoca della libertà universale finalmente ottenuta. Ma di che libertà si tratta? Sai che fortuna essere liberi essere passibili di libertà che sembrano infinite e non sapere cosa mettersi mai dove andare a ballare a chi telefonare…. Questa, a ben vedere, è l’unica “libertà” concessa: libertà di vendere e comperare ogni cosa: il presente è un mercato.

Ciò che caratterizza la presente condizione umana è l’assenza di prospettive alternative e sovversive per cui battersi. Non vi sono più rivoluzioni da fare: splende il sole e fa bel tempo nell’era democratica. E chiedersi sto bene? sto male? non è più una questione di qualità ma è una formalità: come decidere di radersi i capelli, di eliminare il caffè, le sigarette, di farla finita con qualcuno o qualcosa.

***

Gli uomini, oggi, devono adattarsi passivamente ad un sistema che impone il mercato libero da ogni vincolo etico come unico principio regolatore di ogni settore dell’esperienza umana (sono come tu mi vuoi); la stessa idea di felicità è oggi direttamente connessa al consumo illimitato di merci, commisurata alla quantità di denaro di cui ognuno dispone per consumare le merci sempre nuove che ogni giorno vengono al mondo, e che regalano, in ultima analisi, una “felicità” istantanea, privata, “a portata di tasca”, illusoria: produci consuma crepa.

Svanisce, in questo assetto socio-politico, la fiducia nelle capacità dell’uomo di edificare una civiltà migliore attraverso il lavoro, la scienza, la cultura, l’arte. Gli individui finiscono per essere unicamente condotti da fragili desideri, tra puro movimento immoto. Non sono più padroni delle proprie esistenze e della propria storia. Vivono perciò il presente con crescente disagio, insoddisfazione, smarrimento (aspetto un’emozione sempre più indefinibile), e attendono il futuro con ansia e paura, perché il futuro, trasformato in semplice continuazione di un presente precario, insicuro e immodificabile, è diventato una minaccia: trafitto sono, trapassato dal futuro.

Impotenti e indifferenti nei confronti dei destini della società si rimane così: magari un po’ perplessi, su treni fuori orario, scendendo scale mobili, aspettando un passaggio, che non so se verrà ma non credo che venga.

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Last modified: 12 Gennaio 2021

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