Una passeggiata per Cork con la musica dei Pebbledash

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La band ci fa da guida per un giro virtuale nella città del sud dell’Irlanda e nella sua contea, alla scoperta dei luoghi che ne hanno ispirato musica e iconografia.

Foto in copertina © Fionnbharr Hickey

I Pebbledash sono una band shoegaze/noise composta da Fionnbharr Hickey (chitarra e voce), Asha Egan McCutheon (voce), Cormac Donovan O’Neill (synth/tastiere), Eoin Schuch (batteria) e Luke Downey (basso).

Il pebbledash è un rivestimento per le pareti esterne delle case fatto di piccoli ciottoli applicati sull’intonaco, molto tipico nelle case irlandesi.

Il pezzo che state per leggere è invece un’intervista un po’ particolare che prova a cucire insieme dei mondi. Abbiamo chiesto ai Pebbledash di fare una specie di tour di Cork, la città in cui sono cresciuti come band, usando come linee guida i riferimenti presenti nelle loro canzoni e nella loro iconografia.

Fionnbharr è arrivato a Cork e ha studiato architettura, e grazie a questo ha potuto approfondirne bene la storia e il suo ambiente urbano. Cormac è molto affezionato alla città e alla sua scena musicale indipendente, che ha avuto modo di scoprire collaborando con una radio studentesca ai tempi del college. Entrambi ci hanno accompagnato con le loro parole in quello che è un giro turistico un po’ musicale o un giro musicale un po’ turistico, scegliete voi. Andiamo!

St. Luke’s

Dal punto di vista geografico, Cork è divisa orizzontalmente a metà dal fiume Lee in due alture che si guardano tra loro. Uno degli edifici più simbolici del Northside è certamente la chiesa di St Luke, che è stato il palcoscenico dell’ultima pubblicazione musicale della band in ordine cronologico, ovvero l’EP Live at St Luke’s, composto da sei canzoni (di cui alcune riarrangiate) registrate proprio durante un’esibizione all’intero della chiesa. L’intero show, della durata di circa 40 minuti, è stato anche filmato ed adesso è interamente visibile su YouTube.

Fionnbharr: “Per quanto riguarda la chiesa, credo che un edificio religioso sia presente in quel luogo da molto tempo e che prima della struttura attuale ce ne fosse un’altra che è stata distrutta da un incendio e sostituita da quella che vediamo oggi. I materiali con cui è costruita, ovvero quell’arenaria rossa molto diffusa negli edifici di Cork, contribuiscono a renderla unica. E poi c’è la sua posizione: è visibile da molti punti diversi della città e domina un po’ tutto. Si tratta di un luogo in cui abbiamo sempre desiderato esibirci; trovarsi in un ambiente del genere è di per sé un’esperienza molto spirituale”.

“Quando ti ritrovi in una sala immensa concepita per il culto, qualsiasi esso sia, e pensi al tempo e al denaro investiti per crearla e renderla così bella, con le vetrate colorate e le decorazioni elaborate e la storia che porta con sé, si percepisce un’aura particolare. Dedicare del tempo a disporre ogni elemento sull’altare per la registrazione del nostro set è stato speciale, quasi come se stessimo compiendo un rituale”.

La chiesa di St Luke
Church of the Christ the King

Ci spostiamo nel Southside, esattamente nel quartiere di Turners Cross, molto vicino al piccolo stadio dove il Cork City Football Club disputa le sue partite casalinghe. La chiesa di Christ the King – la prima in Irlanda ad essere costruita completamente in cemento armato – si impone con la sua struttura austera. Essa è raffigurata sulla copertina dell’EP To Cast the Sea in Concrete, il secondo della band, insieme a delle specie di onde marine prese da un lavoro dello scultore Seamus Murphy e ad una striscia sulla destra raffigurante delle rappresentazioni riconducibili all’arte rupestre neolitica.

Ancora Fionnbharr ci racconta: “La scelta di quella chiesa per la copertina dell’EP è nata dal mio interesse per l’architettura. Si tratta di uno dei primi edifici in cemento armato in Irlanda e ha quindi segnato un punto di svolta. Sebbene sia stata progettata da uno studio di architettura di Chicago e sia stata un importante simbolo della modernizzazione in Irlanda, tra l’altro in un contesto come quello ecclesiastico spesso ancorato alle vecchie abitudini, ha allo stesso tempo causato la perdita del lavoro per molte persone. Ad esempio gli scalpellini, che non vennero ingaggiati perché la costruzione fu appunto realizzata totalmente in cemento.”

“Questo rappresenta una sorta di conflitto, un tema che che emerge anche all’interno della nostra band: non tanto un rifiuto delle novità, quanto una certa esitazione nell’abbracciarle completamente. È un modo per riflettere su come cercare di onorare il passato.”

La chiesa di Christ the King
St’Anne’s Church (Shandon)

Ritornando nel Northside, ma sul lato più a Ovest, ecco la chiesa di St’Anne e il suo famoso campanile a cui si fa spesso riferimento col nome di Shandon Bells, forse il simbolo più pop di Cork con i suoi quattro orologi, le otto campane e una banderuola a forma di salmone dorato in cima. La chiesa è presente nel video di Soak, il pezzo che chiude il primo EP della band, Four Portraits of the Same Ugly House.

Fionnbharr: “Per molte persone, quando pensano a Cork, questa è probabilmente la prima immagine che viene loro in mente. Fino a poco tempo fa non ero ancora mai salito sul campanile e solo allora mi sono reso conto che, proprio come tutti guardano verso di esso, anche lui è come se guardasse verso tutti noi. E poi c’è il fatto che viene chiamato ‘il bugiardo dalle quattro facce’ (‘the four faced liar’) perché i quattro orologi segnano tutti un orario diverso. Di recente pare li abbiamo sistemati, un vero peccato. È un po’ come se lo spirito astuto e giocoso della gente di Cork fosse rinchiuso in esso.”

Aggiunge Cormac: “Trovo anche interessante, nel contesto della nostra musica, la presenza del salmone in cima al campanile. Gran parte dell’immaginario che ricorre nei nostri brani, in relazione a Cork e in generale agli ambienti urbani, crea un netto contrasto con gli ambienti naturali. Pensa già al titolo dell’EP To Cast the Sea in Concrete (Colare il mare nel cemento) o a canzoni come Tiles & Moss (tegole e muschio) o la stessa Soak, in cui gran parte dell’immaginario oscilla tra questi due poli. È molto affascinante quindi avere una chiesa nel cuore della città sormontata da un simbolo naturale, quasi fuori contesto o come se vi fosse finito lì per caso.”

Credo rifletta il modo in cui gli irlandesi percepiscano loro stessi in svariate situazioni; ad esempio, molti musicisti costretti a trasferirsi altrove, magari a Londra. È un’immagine densa di simbolismi e aperta a molteplici interpretazioni.”

Chiude infine ancora Fionnbharr: “L’edificio ha quattro lati, due rivestiti di pietra calcarea, due di pietra arenaria, creando questo contrasto tra pietra bianca e pietra rossa. Pare che il motivo fosse la mancanza di fondi sufficienti per completare l’intera struttura con la pregiata pietra calcarea, così hanno scelto di rivestire con essa solo i lati rivolti verso la città.

Inoltre, è una chiesa protestante. Nelle vicinanze sorge un altro edificio religioso, ovvero la Cathedral of St Mary and St Anne, meglio nota come North Cathedral. Quando venne costruita, l’intento era quello di far sì che la torre cattolica di questa nuova chiesa superasse in altezza quella di Shandon. È come se anche lì ci fosse sempre la sensazione di una contrapposizione, di un punto di attrito: pietra arenaria contro pietra calcarea, protestanti contro cattolici o, magari, ricchi contro poveri.”

Shandon Bells
West Cork e la contea

Rivolgiamo ora lo sguardo fuori verso il resto della contea, in particolare alla parte sud-occidentale dell’Irlanda che si estende fino alle porte dell’Oceano Atlantico e che è conosciuta come West Cork. Al largo di questa, a circa quindici chilometri dalla costa, c’è una minuscola isoletta con un faro che in gaelico viene chiamata Carraig Aonair, la roccia solitaria, celebre e romantica per essere l’ultimo lembo di terra irlandese visibile dalle navi piene di emigranti che salpavano verso gli Stati Uniti.

Essa ha ispirato una canzone tradizionale che i Pebbledash hanno reinterpretato e fatto uscire nel 2024, versione che poi è anche diventata parte della serie tv House of Guinness. Abbiamo chiesto loro del loro rapporto con la contea e con West Cork.

Cormac: “Questo è un aspetto fondamentale che caratterizza la nostra musica e immagino che anche Asha sarebbe d’accordo, visto che entrambi siamo originari di zone più a ovest. Nel caso di Asha in particolare, l’incredibile ricchezza della tradizione musicale, con tutto l’immaginario che ne deriva, costituisce una parte essenziale del suo processo creativo.
Sebbene la città e il contesto urbano giochino un ruolo importante nel nostro immaginario lirico e nell’estetica visiva che adottiamo, credo che gran parte della spinta emotiva della nostra musica e del modo di scrivere di Asha nasca proprio da quella tensione che si prova arrivando in città, in un ambiente fortemente urbanizzato, sentendosi in qualche modo degli estranei. Mi vengono in mente brani come
Asha’s Waltz e O the Wind…”

“In questo senso, direi che West Cork e la contea di Cork rappresentano una componente davvero centrale nel nostro modo di comporre. Per quanto riguarda i miei interessi musicali, ad esempio, sono molto attratto dall’ambient, dal field recording e da tutto ciò che rientra in questo ambito, inclusa la musica elettronica che integra, in modo silenzioso, elementi naturali nel proprio sound. E credo che questo interesse nasca probabilmente dal fatto che per gran parte della mia vita ho vissuto nel bel mezzo del nulla. In Irlanda , diversamente dall’Italia o da molti altri paesi più grandi e con città più densamente edificate, c’è quasi sempre la sensazione di trovarsi in un piccolo centro, ovunque ci si trovi. La stessa Cork, per via delle sue dimensioni, in molti paesi verrebbe considerata una grande cittadina ma non una vera e propria città.”

Fionnbharr: “Nel caso di Cork, sembra quasi che il suo destino sia quello di non cambiare e di non evolversi oltre ciò che è. La presenza delle due colline, su entrambi i lati, dà l’impressione che la città sia confinata entro certi limiti, destinata a rimanere per sempre una sorta di grande paese. Se pensiamo al passato, senza nemmeno andare così tanto indietro nel tempo, scopriamo che molte strade erano in realtà fiumi, dato che la città si è sviluppata su terreni paludosi. Probabilmente non è passato poi così tanto tempo da quando, per chi arrivava percorrendo strade sterrate a cavallo o su carri, Cork doveva apparire proprio come un grande paese.”

“Anche se chi vive oggi non ne ha memoria diretta, basterebbe tornare indietro di due o tre generazioni per ritrovare quella realtà. Mi sembra che la città conservi in parte ancora oggi quel carattere particolare: una sorta di atmosfera quasi da villaggio, per così dire.“

Carraig Aonair
Venue per concerti e negozi di dischi.

Dopo questa lunga chiacchierata istruttiva e prima di lasciarci, ci facciamo indicare i migliori luoghi di Cork per un concerto e i loro negozi di dischi preferiti.

Fionnbharr: “Al momento mi piace molto il Savoy. Si tratta di un locale davvero storico per la città, ci hanno suonato artisti come The Rolling Stones, Bee Gees e tanti altri. Poi è rimasto chiuso per molto tempo e quindi è stato bellissimo vederlo riaprire, ora sta migliorando sempre di più!”

Proprio al Savoy i Nostri hanno suonato lo scorso marzo, in una delle prime serate dopo la riapertura, condividendo il palco con i concittadini Cardinals.

“Come negozio di dischi – continua Fionbarr – ce n’è uno in McCurtain Street che si chiama 33 RPM. Claudia, la signora che lo gestisce insieme a suo marito, è una persona squisita. Il posto è davvero carino e lei ha sempre degli articoli molto interessanti.”

Cormac: “Il mio locale preferito è probabilmente il Pavilion, vicino a St. Luke’s. È una sorta di cinema restaurato; ha un aspetto fantastico, molto in stile David Lynch, con tende rosse e cose del genere. Ci ho suonato solo un paio di volte, ma mi è piaciuto moltissimo. È uno di quei posti che, avendo un piano inferiore e una balconata, possono sembrare poco affollati, eppure, quando sei sul palco, hai comunque la sensazione che sia pieno, perché guardi dritto davanti a te e vedi il pubblico.”

In chiusura, Cormac ci dice che il suo negozio di dischi preferito è Bunker Vinyl, un negozio indipendente in un seminterrato sulle rive del Lee. John, il proprietario, è una persona sinceramente benvoluta da tutta la scena locale e da moltissimi suoi clienti. Purtroppo abbiamo appreso che, tra la data dell’intervista e quella di pubblicazione dell’articolo, esso ha chiuso i battenti dopo dieci anni. E questa per la città e per i suoi appassionati di musica non è stata proprio una bella notizia.

Savoy
Ringraziamo Fionbarr e Cormac per il tempo che ci hanno dedicato. E, citando parzialmente un’ironica e campanilista espressione locale, lunga vita alla People’s Republic of Cork.
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Last modified: 27 Ottobre 2026