R&B Tag Archive

I mille universi sonori di “Adulti”: intervista a Golden Years

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Qualche domanda al producer romano dopo l’uscita del nuovo singolo.
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Elettronica e contaminazioni, con Bergamo nel cuore – Intervista agli Iside

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Tra pop, trap e R&B il quartetto di Treviolo ha pubblicato il primo EP a gennaio.
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Recensioni #04.2017 – Senza Benza / Adam Carpet / Droning Maud …

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Tatum Rush – Guru Child

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Pur cavalcando, anch’egli, l’onda anomala e prepotente di Neo Soul e R&B che sta sommergendo il vecchio continente, l’artista di San Diego riesce a darne tuttavia un’interpretazione personale e diversa, rinunciando alle contaminazioni consone, spesso però valide, dei suoi colleghi e conterranei e rileggendo il tutto con uno spirito più teso a un Pop minimale e leggero, di facile ascolto e predisposto a convincere sia i più attenti ascoltatori e raccoglitori di ogni sfumatura, sia chi lascia scivolare la musica sulla pelle con la stessa naturalezza con la quale fa cadere le gocce di acqua marina sulla spiaggia, appena fuori dall’acqua. L’R&B racchiuso nelle dodici tracce di Guru Child non ha molto a che vedere con la fisicità di un D’Angelo ma neanche con le vorticose divagazioni di Anderson. Paak, tanto per citare gli ultimi, più fortunati, interpreti del genere. Il polistrumentista e produttore statunitense rinuncia a quei punti di forza palesati dai già citati artisti, mostrando il lato più sexy di questo stile, rafforzato dall’uso, in chiave live, oltre che del batterista svizzero Domi Chansorn, di tutta una serie di disinvolte ragazze, nel senso più sensuale del termine, che lo affiancano sul palco. La carriera dell’ex leader dei Meadow, e bassista dei Great Black Waters, prende una strada del tutto inattesa ma soprattutto sorprendente, in senso positivo e, i quaranta minuti del disco sembrano volerci invitare a tenerlo d’occhio, in attesa del capitolo due.

La passionalità di brani minimali e incisivi come “Black Magic Queen” o “Get You” si alternano a nerissimi Blues (“Distractions”, “Burn Some Gas”) e folkeggianti cavalcate soniche (“Your Vacation”), curate ma non eccessive e che lasciano alla voce di Tatum Rush tutto lo spazio di cui ha bisogno per esprimersi al meglio. Le atmosfere vintage richiamate da brani come “Fertilizer” o dalla title track suggeriscono nuove chiavi di lettura che si aggiungono a quella sensibilità Pop cui ho già accennato (“Making it Look Easy”) e a incursioni in territori più ritmati e quasi spensierati (“Tenerife”). Non mancano episodi in cui, soprattutto grazie alle taglienti corde della chitarra, la musica di Tatum acquista energia (“Brother Wood”) ma è quanto scende nei territori della dance floor, a volte con reticenza (“Supercollider”) altre con evidente sicurezza e voglia di osare (“Space Perineum”) che diventa più sorprendente.

Guru Child è un disco che sa essere esemplare senza fare clamore, che riesce a unire la Dance al Blues, il Folk al Soul, la voglia di sobrietà compositiva alla necessità di un’estetica Pop. Un disco che ha tutte le carte in regola per arrivare a tanti ma che ha bisogno di una notevole dose di distensione mentale per essere afferrato fino in fondo, perché la semplicità immediata, troppo spesso, è scambiata per “mancanza”.

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The Mad Scramble – Still Another Nightcap

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Dieci, come i bicchieri disposti in fila su di un bancone da bar immaginario in copertina, riempiti ognuno con una sostanza alcolica diversa. Dieci, come i musicisti che molto probabilmente andranno a sedersi a quel bancone immaginario per sorseggiare lentamente il contenuto di quei bicchieri. Dieci, quindi, come i componenti della band The Mad Scramble (Mr. Steve Tms, Mr. Roby ZZ, Mr. Tex, Mr. Fabulouse, Mr. Alex, El Guanaco, Mr. Joe, Mr. Fred, Mr. Flyin’e Mr. Winnie Dee): voci, chitarre, percussioni, basso e fiati, tutti protagonisti all’interno dell’album. Dieci (nove più una per la precisione) come le tracce contenute nel loro ultimo album Still Another Nightcap, il contenitore nel quale convogliano diversi generi musicali, dall’R&B al Funky, passando per il Soul e toccando perfino sonorità latine e Ska.

L’incipit del disco, “If I”, è come una goccia d’acqua che cade in altra acqua: un’ introduzione breve di bassi che si estende a dismisura dando spazio prima ai fiati, e poi alla voce calda e coinvolgente di Mr. Steve Tms. Con “The Road” il ritmo diventa più deciso, segnato da una sessione ritmica decisamente più energica e da fiati che trovano maggior respiro, mentre la voce si colora di un tono più Dark. “Every New Love” ti porta nuovamente in basso verso gli abissi dell’anima, in un’ intimità Soul fatta di voce e tastiere che si incamminano per incontrare nuovamente sessione ritmica, chitarre e fiati in un crescendo che scema nel finale. “My Dear” alterna un ritmo lento ad accelerazioni improvvise che a tratti sembrano arrivare a sonorità Ska. In “Love Is the Best Way to Cheat” le vere protagoniste sono le percussioni, decise è presenti in tutta l’estensione del brano. “Listen” abbassa nuovamente i toni col suo iniziale di piano e voce, per poi cambiare totalmente direzione, spingendosi a toccare sonorità latine. “It’s Not All About You” ha tutte le intenzioni di essere una Blue Song, ma come spesso accade cambia il suo corso, pur concedendo al piano momenti da protagonista. In “You and I” le percussioni ritornano in primo piano ma solo fino a quando non entrano in campo fiati e chitarra. “Beauty Is Inside” è la Ballad che chiude il disco, un elogio alla voce potente e profonda di  Mr. Steve Tms, prima di salutare definitivamente con una versione radiofonica di  “You and I”.

Un disco movimentato, ricco di variazioni e contaminazioni, che evidentemente non sono bastate se dopo questa sbronza sonora i musicisti al bancone, come titolo dell’album, chiedono ancora un altro cicchetto di note prima di andare a dormire (Still Another Nightcap). E noi fa piacere berlo insieme a loro.

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