Possesed Tag Archive

Discipline, South Bridge, Shaking Hands, Naga, Storm O, Germanotta Youth, Arduo, La Via Degli Astronauti

Written by Live Report

Centro Sociale Lido Pola, Napoli 24 Maggio 2014

Spesso mi capita d’immaginare uno di quei primi concerti ad inizio anni 90 di band come Master, Napalm Death, Carcass, Possesed e Death. Viaggio con la mente pensando al tipo d’atmosfera che si creava nei club o in quei piccoli localini frequentati dal cosiddetto “pubblico di nicchia”. Chissà come avvenivano gli scambi di musicassette tra le band che cercavano di farsi conoscere? Come si relazionava il pubblico tra loro e con i gruppi? E infine, che parere avevano di quegli show? Tutte domande che mi pongo riguardo ad uno dei primi concerti di una delle band citate prima. Sabato 24 Maggio al centro sociale Lido Pola di Napoli ho provato per la prima volta una strana ma stupenda sensazione, il contesto in cui mi trovavo molto probabilmente era simile a quello che immaginavo. Purtroppo arrivo all’evento con un’ora di ritardo perdendomi cosi l’esibizione dei Discipline, dei South Bridge e degli Shaking Hands. Nella sfortuna, mi conforta l’arrivare giusto in tempo per assistere ai Naga, band Doom Metal che in passato altro non erano che gli eccezionali Kill The Easter Rabbit. L’esibizione di Emanuele e soci si è svolta a luci spente e la loro musica, composta da un sound distorto e baritonale creava le condizioni giuste per viaggiare con la mente in compagnia di una sigaretta ed una birra. Un’ottima prova dunque per i Naga che a quanto pare non deludono affatto le aspettative. Dopo una piccola pausa si preparano a salire sul palco gli Storm O, con loro è arrivato anche il momento di scuotersi, di fare crowd surf e stage diving. La band di Belluno è carica ed energica, il loro Hardcore che spesso ha picchi Grindcore coinvolge tutti gli spettatori: c’è chi poga, chi sale a cantare con Luca e chi, come il sottoscritto, ammira il carisma e la grinta dei ragazzi. Gli Storm O hanno senza ombra di dubbio lasciato il pubblico del centro sociale a bocca aperta, con loro il divertimento è assicurato.

E’ il turno di un altra band dalle mille risorse, particolare sotto svariati punti di vista oltre che ingegnosa: i Germanotta Youth. Il duo capitolino propone una sorta di Electro Grind, sul palco troviamo: Giulio Galati alla batteria e Fabio Recchia con la sua piccola console con sopra attaccato un basso. I due sono a dir poco formidabili considerando che Fabio suona in contemporanea il basso e la console aumentando gradualmente la velocità dei pezzi. Giulio si esibisce a ritmo di micidiali sfuriate, insomma, sono entrambi incantevoli. Finiti i venti minuti dei Germanotta Youth si preparano a salire gli Arduo. Anche questo gruppo è composto da due membri: Marcello Giannini e Andrea De Fazio, entrambi valorosi musicisti. Con il loro show hanno divertito il pubblico dando un tocco Hardcore che si sposta su canoni più classici, possiamo dire che è stato un botta e risposta tra la batteria di Andrea e la chitarra di Marcello. Il tempo passa in fretta e giungiamo cosi all’ultimo gruppo: La Via Degli Astronauti capitanati da Mario Orsini nonché uno degli organizzatori dell’evento e dei responsabili della Fallo Dischi, etichetta che ha sotto contratto alcune band protagoniste della serata. La Via Degli Astronauti ha proposto uno show veramente “intimo”, Mario per la maggior parte del tempo ha cantato giù dal palco, circondato da pubblico composto da amici e sostenitori; con loro ha fatto a spallate e stage diving, non si è risparmiato di lasciare il microfono a qualcuno e farlo cantare al posto suo. Insomma anche se non si sono considerati tali, hanno tenuto uno spettacolo da veri e propri headliner divertendo chi li seguiva ed offrendo un’esibizione con i fiocchi. Ad inizio serata quando ho messo piede nel centro sociale sono stato accolto da una struttura grigia e quasi decrepita con slogan e simboli che richiamavano la protesta, inoltre c’erano tanti ragazzi colti e vogliosi di ascoltare buona musica, ero nel cuore dell’ Underground Partenopeo e con molta sincerità ne ero fiero ed onorato.

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Repuked – Up From The Sewers

Written by Recensioni

Gli anni di esperienza e di gavetta servono e i Repuked lo sanno benissimo, soprattutto perché sono perseveranti nella loro attività che non significa solo suonare in piccoli locali ma anche sfornare piccoli (capo)lavori. È vero che il quartetto svedese è giunto al secondo full lenght intitolato Up From The Sewers, ma alle spalle ha anche due demo ed un EP oltre, chiaramente, a Pervetopia, il disco d’ esordio. In questo secondo disco i quattro ragazzi si distaccano un po’ dal sound putrido degli inizi e questa volta sembra non ci tengano troppo al suono grezzo e sporco; è vero che i riff sono graffianti e rimbombanti ma l’ atmosfera da garage è andata un po’ perdendosi e cosi, il sound dei Repuked è più pulito, più elaborato. Certo, l’innovazione li ha intaccati ma non troppo ; le nuove tecnologie sono utili dal momento in cui si vuol creare una nuova proposta musicale, ma, detto con sincerità, il Death Metal è un genere che il suo fascino lo mantiene con le vecchie strumentazioni ed il vecchio marciume. Anche per questo, almeno per il sottoscritto, il disco d’ esordio o i primissimi album di un gruppo Death sono spesso i migliori in quanto basati su un sound grezzo e povero, quasi allo stato brado.

Up From The Sewers con molta probabilità, grazie ad una registrazione più vintage avrebbe reso meglio eppure il prodotto è discreto; come già detto prima, questo tipo di innovazioni è stata di poco ingombro, in fondo, e alla fine si tratta di un lavoro che i fan di colossi come Entombed, Possesed e Autopsy apprezzeranno senza ripensamenti. Questo platter ha tutti gli ingranaggi al posto giusto, dalla copertina ai testi, dai riff al cantato “vomitato” e tracce come “Fuck You, Fucking Whore”, “Hobo Holocaust” e “Stinkhol” ne danno la conferma. Venendo ai cavalli di battaglia di Up From The Sewers, vanno certamente citate  l’opener ovvero la titletrack e “Winter Puke Disease”, pezzi aggressivi, violenti che disegnano un quadro generale sui Repuked. Questo secondo disco dei quattro danesi è da ascoltare; gli amanti del genere non possono farselo scappare.

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