Pino Scotto Tag Archive

Merkel Market – La Tua Catena

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Il progetto nato a Milano solo quattro anni fa è radicato ben più lontano negli anni; sia nello stile che nelle esperienze dei quattro componenti della band, già protagonisti della scena al fianco di Zona, Pino Scotto, Node, Yak la mente è costretta a tornare indietro fino all’inizio di fine millennio scorso. Proprio per questo, la loro proposta è tutt’altro che originale: onesta gravezza Post Hardcore in lingua madre stile Negazione con  lezione Refused ben impressa nella mente miscelata all’immediatezza violenta dell’Hardcore Punk e al casino controllato del Noisecore che a tratti ricorda sia The Locust sia certi Today Is The Day.

La Tua Catena è un macigno in diciassette frammenti aguzzi, diciassette “canzoni” velocissime e dirette, costruite sulle semplici basi ritmiche fatte di due bassi e una batteria a reggere il peso delle parole urlate, cantate a fatica, stravolte, stuprate e sputate sulle nostre orecchie. La violenza non è solo narrata dalle note aggressive dei quattro ma è anche raccontata come il prodotto malsano e multiforme che marcisce e prende sapore ed odore sugli scaffali di questo orrido supermarket che è l’esistenza umana non sotto l’aspetto morale ma piuttosto comportamentale. Le canzoni sono la trasposizione ideale, la mercificazione di questi prodotti incorporei, offerti dai Merkel Market a prezzo scontato affinché assaggiando il male , chi ne è in grado, riconosca la miseria della società occidentale intesa come consumistica e falsamente globalizzata.

Messa da parte la ridondanza metaforica, ciò che resta è un disco sicuramente riuscito sotto l’aspetto dell’immediatezza e della brutalità che un po’ stanca all’ascolto ripetuto, nonostante non raggiunga i trenta  minuti, per un’eccessiva omologazione al genere, senza alcuna variazione sul tema che desti reale interesse e fornisca nuova linfa a tutta l’opera. Certo è interessante l’inserto di alcune sonorità “extra occidentali”, così come ottimo è il lavoro di Marco Di Salvia alla batteria, capace di unire tra loro tutti i brani a creare un’entità unica, ma tutto questo non basta a fare di La Tua Catena qualcosa di più di un buon disco Italian Post Hardcore per amanti del genere.

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La Band della Settimana || D-STORTA

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Band Indie Rock sarda nata nel 2010, con un disco all’attivo dal titolo Un Colpo di Pistola.

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Il Video della Settimana || Rocky Horror – “Non c’è Tempo”

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Nation of Giants – Double the Dose

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I Nation of Giants nacquero dalle ceneri dei Goodwines, gruppo di cui facevano parte anche altri tre elementi assieme ai quali Max Castellani, Tia Galbiati e Denny Bucella hanno registrato e pubblicato due album in studio (Just A Little Shaboo nel 2010 e In Mojo nel 2011) e due live (Dirty Enough? nel 2011 e Live Session @ LogicStudios nel 2012). Con essi riuscirono anche ad aprire per artisti noti tra i quali Steve Angarthal (Pino Scotto), No More Speech (Alteria), The Fire, Lost Alone, Eric McFadden, The Traveller e Rustless. Dopo lo scioglimento della band i tre autoproclamati “soul-brothers” non si sono certo demoralizzati ed ora hanno dato alle stampe nell’estate 2014 un ep di soli tre brani a tratti Southern Rock, a tratti Heavy Blues, a tratti Soul&Roll. Il mix è quindi difficilmente catalogabile in un solo genere, ma di certo quella che ascolterete è solo tanta fottuta buona musica fatta da tre musicisti che danno anche l’anima mentre suonano. Che si ricordino delle leggende attorno a Robert Johnson, padre (o forse persino nonno) putativo del Blues che si dice che la vendette al diavolo? Forse però parlando di lui si va troppo indietro, perché se è vero che c’è tanto del genere appena menzionato in questi sedici minuti di tempo, bisogna ammettere che ci sono anche reminiscenze di gruppi degli anni sessanta quali Canned Heat e tutti quelli del filone Woodstock. Le prove? Basta ascoltare “Petrichor Blues”, secondo pezzo in scaletta in cui vi sembrerà di ascoltare anche i migliori Rolling Stones (eh sì, sembra uscita proprio dalla penna di Keith Richards e di Mick Jagger) o persino gli Aerosmith (quelli però un po’ più recenti e smielati). “Lucky #7” è denominata come bonus track (era necessario chiamarla così con soli due brani alle spalle?), ma di certo tutto è tranne un riempitivo. Per quanto mi riguarda supera nettamente in qualità anche la opening “Soldier of love”, che non va certo confusa con le omonime tracce di Sade, The Beatles o Pearl Jam. Queste tre canzoni mancheranno forse di originalità (forse), ma come si dice… Chi se ne frega! Quello che ne scaturisce sin dal primo ascolto è un ottimo prodotto, piacevole e rilassante da gustare a pieno mentre vi immaginate di percorrere in auto le highway americane.

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Il Video della Settimana: Rocky Horror – “Lo Spazio che ti Spetta”

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“Lo Spazio che ti Spetta” è il nuovo videoclip e singolo dei pugliesi Rocky Horror. Per l’occasione due ospiti speciali. Pino Scotto e Dj Blast (ex Sona Sle). La clip è diretta da Marcello Saurino, già a lavoro con Assalti Frontali, Lacuna Coil, Baustelle, Negramaro, Emis Killa e tantissimi altri. Il brano anticipa il disco Sciogli il Tempo, in uscita in autunno e che vedrà altre collaborazioni illustri con Los Fastidios, Africa Unite, Folkabbestia e Dj Argento. Potrete vedere il video di seguito e in homepage fino al prossimo sabato.

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ROCKY HORROR: con PINO SCOTTO e Dj Blast esce “Lo Spazio che ti Spetta”

Written by Senza categoria

In radio “Lo Spazio che ti Spetta” il nuovo singolo dei pugliesi ROCKY HORROR. Un brano arricchito dalla collaborazione del grande Dj Blast (ex Sona Sle) e dell’eterno PINO SCOTTO che da oggi è anche in video per la regia di Marcello Saurino, già a lavoro con Assalti Frontali, Lacuna Coil, Baustelle, Negramaro, Emis Killa e tantissimi altri. Ecco la prima grande anticipazione del nuovo attesissimo disco dei ROCKY HORROR dal titolo “Sciogli il Tempo” che vedrà la luce in Autunno per PROTOSOUND Records / CRAMPS Music / EDEL Dischi. Un lavoro ricco di partecipazioni come LOS FASTIDIOS, AFRICA UNITE, FOLKABBESTIA, DJ ARGENTO, solo per fare alcuni nomi. La denuncia e la rivalsa sociale che dal movimento delle Posse italiano prende forma e musica e suoni contaminandosi di Funky, di Punk e di Hardcore. Ecco i caratteri con cui tornano a far parlare di se dopo anni di tour e reduci da un disco che li ha accreditati in tutto il circuito Rock ‘n’ Roll italiano.

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Pino Scotto – Codici Kappaò

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Avviso importante!!! Questa recensione non parla di musica, Pino Scotto non parla di musica, nessuno parla di musica perché della musica non frega un cazzo a nessuno!
Pino Scotto è un enorme generatore di luoghi comuni, questa è la prova. Provate a tirare fuori il suo nome e tre saranno le attente valutazioni che verranno fuori. Non una di più. “È un pagliaccio buono a nulla”, oppure “è un mostro televisivo” o ancora “in passato è stato un grande rocker”.

Quale sia la realtà dei fatti lo sa, forse, solo lui stesso. Io posso unicamente dirvi come la penso.  Non lo trovo un clown bravo in nonnulla. In fondo, per suonare, strimpella meglio di tanti sbarbatelli che mi è capitato di sentire, di quelli che si prendono troppo sul serio, non sanno accettare le critiche e sono convinti che la loro sia la migliore robaccia partorita dal culo dell’Italia negli ultimi ottomila anni. Forse è piuttosto un burlone che è stato molto bravo a vendere in tivù una macchietta che con la musica ha meno a che fare di quello che vuol farci credere. Pino Scotto se la prende con tutto un universo mediatico che in realtà è il suo cosmo (almeno in piccola parte, visto che quando ha provato a fare passaggi più complessi, come da Chiambretti, la sua figura di “big crazy” è risultata non solo ridimensionata ma addirittura compassionevole. Totalmente a disagio, senza capacità di esprimere concetti pregevoli e sagaci e senza l’attitudine ad essere spassoso come invece accade a casa sua). Da un punto di vista sociologico (sottolineo la parola sociologico) non vedo molta discrepanza tra lui, Sgarbi, Er Mutanda, Richard Benson, Tiziano Crudeli, Pappalardo, Paola e Chiara e via dicendo. Tutti non fanno altro che dare alla gente quello che la folla sembra volere. Il problema della tv è che quando parla alla moltitudine di zombie non parla a individui, che magari la Tv la vedrebbero anche, se come critici (d’arte o musica), esperti del cazzocheglipare o musicisti, ci fossero propriamente le migliori menti di un paese che non voglio credere cosi stupido. Ma la tv, che ormai si è arrogata il diritto supremo di demolire la nostra bella patria dall’interno delle sue cervella, parla alla moltitudine come mero dato auditel e sa bene che una rissa tra Sgarbi, Er Mutanda, Richard Benson, Tiziano Crudeli, Pappalardo, Paola e Chiara e magari anche Pino Scotto, raggiungerebbe un picco di pubblico che mai si sarebbe potuto avere, non so, con Gottardo Ortelli che ci parla di Concetto Pozzati, con Carmelo Bene, con Lester Bangs, con Gli Area, Con Carlo Emilio Gadda, con una qualunque delle menti più brillanti che abbiano calpestato la nostra terra.
Plausibilmente Pino Scotto sa quanto la moltitudine sia stupida e sa quanto poco lui possa dare ancora alla musica, sia in ambito compositivo che in ambito critico. È per questo che decide di non fare assolutamente il minimo sforzo per dire o almeno pensare qualcosa di perspicace. Si limita a offendere tutti, si limita a vomitare luoghi comuni, si limita ad apparire (male oltretutto) invece che essere.
Il suo disco, Codici Kappao più il Live…Rock For Belize, non fa nient’altro che mettere in musica il personaggio che, costruito o meno, non è niente di più di ogni altra merdata vi caghi quel cubo del cazzo chiamato Tv.
Ora ti starai mangiando le mani perché so che vuoi dirmi. “Ma Pino ha fatto la storia del Rock italiano”.
Ma cerca di essere serio. Ha cantato con i Vanadium e poi ha intrapreso una carriera solista i cui apici sono al livello di un Vasco Rossi da ”come porti bene quei Jeans” (non ricordo il titolo di quella stronzata). Questa è la nostra storia?  E Pfm, CCCP, Banco Del Mutuo Soccorso, Battiato, Picchio Dal Pozzo, Area, Csi, Massimo Volume, Faust’o, erano solo dei poveri coglioni, giusto?
Adesso prova a chiedermi che cazzo di recensione è questa, visto che non parla di musica. Ti rispondo velocemente. Primo, ti avevo avvisato. Secondo, il tuo caro Pino parla veramente di musica nei suoi inutili monologhi? Ho semplicemente dato a lui quello che lui dà agli altri. Il nulla. Per una volta faccio io lo stronzo. Scrivo il suo nome e la prima cosa che vedo è il link “Pino Scotto Sbrocca di brutto!! da nn perdere!”. Se scrivo Demetrio Stratos mi compare “cantare la voce”  (vi consiglio di dargli uno sguardo). Capite dove è la differenza?

Per la cronaca, non mi si dica che non ho ascoltato gli album. L’ho fatto quattro volte, e, anche se il live riporta sulla retta via il niente del lavoro in studio, siamo ad un livello di banalità sconcertante. Classico Hard Rock con una spruzzata di southern comfort e qualche collaborazione inutile (con Bennato e i Modena City Ramblers) che quantomeno non è fastidiosa come quella con J-Ax.
Se mai Pino Scotto dovesse leggere queste mie parole, so già cosa direbbe. “Chi cazzo è questo”,” Sei una merda”, “Ti devi vergognare, coglione”, “vai a fare in culo, stronzo” e altre eleganze simili. E la cosa confermerebbe solo tutto quello che ho detto. Lui deve essere cosi perché voi lo volete cosi.
Io però me lo voglio immaginare sorridente, mentre a labbra socchiuse biascica un “cazzo, mi ha sgamato” e intanto ascolta Moving Pictures dei Rush e si gratta le palle. E forse allora potrei anche essere felice di aver sbagliato, almeno un po’, perché di cervello e coglioni ne ha più di quello che vuole farci credere.

 

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