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Fabrizio Broda (Il Pensiero Sarà un Suono) | Intervista

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Un eccezionale tributo ai Fluxus in streaming e free download

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Franz Goria, Luca Pastore, Roberto Rabellino, Roberto “Tax” Farano, Marco Mathieu, Ciro Nardone, Petrol e poi Vita in un Pacifico Nuovo Mondo, Non Esistere, Pura Lana Vergine. Se questi nomi non vi dicono nulla significa che vi siete persi una delle cose più affascinanti e potenti che il Rock alternativo e underground italiano ha messo al mondo negli anni 90. Vi siete persi i Fluxus.

Majakovic, Avvolte, Marnero, Nient’altro che macerie, Gli Altri, Miriam Mellerin, Heisenberg , ecc… vuol dire che vi state perdendo anche il meglio che il sottobosco indipendente nostrano a da offrire di nuovo. Aggiungete Mag-Music e V4V Records (Albedo) e se neanche questo vi dice nulla, forse è il caso che lasciate perdere Rockambula per tornarvene a scoprire le nuove proposte musicali tra le pagine di Tv Sorrisi e Canzoni.

I Fluxus sono una delle band Post Hardcore e Noise più importanti e, sfortunatamente ignorate, degli anni 90, attivi dal 1992 a Torino, con il primo album, Vita in un Pacifico Nuovo Mondo, edito due anni dopo e con l’ultimo lavoro, omonimo, pubblicato nel 2002. Le band citate dopo sono solo alcune delle formazioni giovani e meno giovani, più o meno esordienti, che hanno partecipato alla realizzazione di Tutto da Rifare, un Omaggio ai Fluxus, disco tributo di pregevole fattura realizzato appunto da Mag-Music in collaborazione con V4V Records. Il modo migliore per andare a (ri)scoprire una grande band e magari interessarsi a qualche nuova realtà.

Di seguito, trovate l’album sia in streaming gratuito che a in free download.

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Settembre Nero – La Dittatura Del Piano B

Written by Recensioni

Duro come l’asfalto, decadente come un antico palazzo abbandonato in periferia e spaventoso come il gruppo terroristico da cui prende il nome. Questo è il sound dei Settembre Nero. E non dimentichiamoci il nero, senza alcuna sfumatura se non quella del grigio nebuloso di una sigaretta ormai sull’orlo del filtro.
La band nasce un paio di anni fa da un’idea di Nino Tosh, musicista torinese non di certo nuovo alla scena underground per aver militato in band come Petrol, Mambassa e Betty Page. Il progetto viene portato avanti e trova poi il suo giusto equilibrio nel 2012 con l’ingresso nella band di altri due nomi altrettanto conosciuti nel panorama piemontese: Vito Guerrieri alla batteria e Franco Cazzola alle chitarre e tastiere.
Il suono e l’attitudine non sono nulla di nuovo, ma quanto c’è una botta del genere è difficile rimanere indifferenti. E la botta la si assapora maligna e assetata in questo album di esordio, che come ogni album di esordio che si rispetti, pecca di magnifica immediatezza e irrazionalità. Testi ermetici, ripetitivi, martellati in testa da melodie semplici e ritmiche da hangover violento. Pochissimi fronzoli e un cuore metallico che pompa sangue sporchissimo.

L’apertura con “Boia di sé” ci fa subito capire che di sfumature di colore non ce ne saranno molte e le luci rimarranno spesso spente, gli unici barlumi arriveranno dal fuoco e dai lampi. L’elettronica fa da padrona e il lavoro dei ragazzi dietro i beat assassini è stato magistrale. Il corpo si sbatte da una parte all’altra di un corridoio stretto, avanza strafatto a zig zag con gambe pesanti e testa ubriaca di rumore. “Fiore Nero” presenta una tastierina dai richiami new wave sotto l’uragano di chitarre, “Che Cosa Dire Di Noi” pare affievolire un poco la violenza inaudita in cambio di melodie più ragionate e articolate, senza rinunciare alla azzeccata cantilena martellante. I nervi non si rilassano mai.
L’episodio più riuscito rimane “Sexy Kitten #1”, perfetto esempio di vento analogico dal sapore rock’n’roll mischiato alla digitale e onnipresente tastiera robotica (dal vivo fidatevi che questo pezzo spacca in due gli stomaci). Il suono sembra sempre impacchettato e un po’ ovattato e rimane forte energia potenziale pronta ad esplodere, quasi come se fosse fiero di vestire underground, onorato di stare nel sottosuolo.

Oltre le sette tracce sono poi presenti vari remix più o meno tamarri ad aumentare il nostro vagare in questo claustrofobico labirinto. Il tunnel sembra riecheggiare e rimbombare anche al suono della cover Beatles “Helter Skelter”, perfettamente riadattata al suono nero di Settembre senza rinunciare ad una chitarra figlia della vecchia scuola. Si il rock’n’roll rimane vivo e vegeto anche in questo tornado digitale, e chi l’avrebbe mai detto?

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