Magazzino sul Po Tag Archive

10 SONGS A WEEK | la settimana in dieci brani #27.05.2016

Written by Playlist

Guignol @ Magazzino sul Po, Torino 08/04/2016

Written by Live Report

Arrivo al Magazzino sul Po poco dopo le 22 sotto una leggera pioggia, entrando nel locale si direbbe che quello che ho appena lasciato alle mie spalle possa in realtà essere il temporale più terrificante caduto sulla città negli ultimi cinquant’anni. Io, i musicisti, lo staff del locale ed un altro ragazzo (a questo punto immagino entrato per ripararsi dalla tempesta) è questo quel che trovo. Sì, lo so, sono qui per i Guignol mica per gli U2, ma credo immaginare la presenza di un pubblico formato da almeno una trentina di persone fosse per lo meno lecito anche per il semplice fatto che il recentissimo Abile Labile sia sicuramente un gran bel lavoro. Bevo una birra, fumo un paio di sigarette e scatto qualche foto al Monte dei Cappuccini ed alla Gran Madre da questa bella posizione sul fiume (non piove più e sono arrivate altre 5-6 persone) prima che la campanella annunci l’inizio del live con un ritardo, acquisito immagino nella speranza dell’arrivo di qualche anima persa, che purtroppo andrà ad accorciare i tempi per la band di Adduce. Tocca all’artista di casa Anthony Sasso (metà del duo Anthony Laszlo) aprire la serata con un’improvvisazione di chitarra, synth e piccoli elementi vocali. L’esibizione può essere suddivisibile in 4 parti, buone la seconda, tribale ed evocativa e con chitarra in odor di Santana e l’ultima che sprigiona sentori Kraut (forse un po’ troppo monocromatici) prima del rumoristico finale. Durante la sua performance sono raggiunto da un’altra penna di questa webzine,  cosicché durante l’esibizione dei Guignol si potrà affermare che il 25% del pubblico presente in sala sia parte della redazione di Rockambula. Dopo una breve pausa salgono sul palco i 4 milanesi che partono subito decisi con “L’Uomo Senza Qualità” capace di liberare una buona energia (per quanto sia possibile fare suonando di fronte a così poche persone e per quanto queste poche persone siano pronte a sentirla in una situazione simile). Tocca poi a “Salvatore Tuttofare” e “La Coscienza di Ivano”, brano in cui Adduce abbandona la chitarra trovandosi più libero di interpretare e cambia spesso gli accenti delle parole come usano fare molti cantautori (De Gregori in primis), il brano diventa musicalmente più tirato e grezzo facendosi Punk Rock, il suono fin troppo sporco non gli rende giustizia e sicuramente l’assenza del sax di Giubbonski si fa sentire parecchio. Anche in “Sora Gemma e il Crocifisso” qualcosa non andrà per il meglio ed il brano risulterà come scollato, frammentato. Arriva poi la ballata “Polvere Rossa, Labbra Nere”, è in questo territorio che la band si muove meglio, per quanto il suono possa essere sporcato da un’attitudine Punk Rock molto più viva che su disco qui la chitarra più ruvida riesce in qualche modo a trovare una sua ragion d’essere ed il pezzo rimane quello che è: bello. Trovano spazio in scaletta anche un paio di vecchi brani tra i quali spicca “Il Sole si fa Rosso” (da Rosa dalla Faccia Scura) bella ballata che va a guadagnare ulteriormente in tensione e profondità. Adduce invita i pochi presenti (tutti seduti) ad alzarsi perché la musica, ancor più se suonata dal vivo, è anche una questione fisica ma lo fa troppo tardi. La mezzanotte è passata da poco, ultimamente molti posti in città hanno avuto problemi a causa degli orari (o meglio del vicinato, per quanto vista la posizione vorrei sperare non sia il problema del Magazzino) e dalla regia comunicano che quel che resta è il tempo per un ultimo brano che sarà la bella “Il Cielo su Milano”. Concerto dalle due facce dunque che si chiude forzatamente quando la band iniziava a girare meglio e che non da il tempo di ascoltare il rifacimento de “Il Merlo” di Piero Ciampi o qualcuna di quelle belle ballate notturne scritte da Pier Adduce che immagino fossero in scaletta, peccato. Peccato anche che la band dal vivo tenda ad essere più ruvida di quanto sia su disco perché se certi brani nell’irrobustimento guadagnano qualcosa o perdono relativamente poco, per altri la perdita risulta molto più consistente. Sicuramente la serata un po’ surreale, per quanto il concerto i suoi bei momenti li abbia comunque vissuti, non ha aiutato né il pubblico né la band. Alla prossima dunque, sperando che il cielo su Torino regali una notte un po’ più fortunata.

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I Guignol al Magazzino sul Po di Torino

Written by Eventi

A meno di due anni dal precedente Ore Piccole ritornano i milanesi Guignol con il loro sesto lavoro in studio ed una band nuovamente rinnovata.

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The Winstons

Written by Live Report

Si può cominciare il 2016 con un concerto capace di condurti in atmosfere appartenenti ad un passato che alcuni conoscono in maniera indiretta (tipo la sottoscritta), ma che per altri rappresenta il periodo che ha segnato la propria giovinezza? Certo! Sto parlando del periodo che ruota intorno agli anni 70, e possono confermarlo anche le (poche, ahimé) groupies presenti sotto il palco, resuscitate e messe in tiro per l’occasione. Coloro che hanno permesso una tale salto nel passato sono The Winstons, band italianissima composta da tre musicisti alquanto conosciuti nel panorama musicale italiano: Enrico Gabrielli (Enro Winston), Roberto Dell’Era (Bob Winston) e Lino Gitto (Linnon Winston). Ed il pubblico? Beh, certo, non vi sarete mica aspettati pantaloni a zampa e camicette floreali! Sono però sicura che qualche giovanotto un po’ troppo cresciuto presente in sala, all’incirca sulla cinquantina, dal baffo folto e dal capello lungo, un paio di quei pantaloni li avrebbe indossati volentieri.

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The Winstons cominciano a suonare intorno alle 23.00, e la sensazione è davvero quella di essere catapultati nel passato. La formazione iniziale vede Gitto alla batteria, Dell’Era al basso e Gabrielli alle tastiere, ma ci saranno molti cambi di strumenti nel corso della serata, tra chitarre, flauti, sax e strumenti obsoleti (per esempio un lettore di cassette che riproduce una voce registrata), fino ad arrivare al cambio di postazione che vede Gabrielli cimentarsi alla batteria e Gitto alle tastiere. A cantare, invece, ci saranno tre voci, soliste o no, a seconda dei casi. Il repertorio non è vastissimo (lo ammetterà anche Gabrielli nel corso della serata); The Winstons sono una band di nuova formazione (fa quasi impressione scriverlo, vista l’esperienza dei musicisti che la compongono, ma nella realtà dei fatti è così). Il loro album omonimo viene suonato per intero, e l’ordine dei brani è lo stesso di quello del disco. Il finale invece si chiude con un tributo a chi ha fatto la storia del Prog, e a quei fantastici anni ’70: i Genesis con la loro “Firth of Fifth” tratta da Selling England by the Pound. Un concerto coinvolgente, dove non è mancata l’ironia, né divertimento, né il movimento sul palco ma soprattutto non è mancata della buona musica.

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The Winstons al Magazzino sul Po di Torino

Written by Senza categoria

The Winstons sono un power trio basso, batteria, tastiere e voci dedito alla psichedelia e al culto dell’anarchia ancestrale. I loro grandi templi non sono lontani dal pianeta Gong: si stagliano nell’orizzonte di una Canterbury distrutta, a destra dalla tomba di Hugh Hopper dei Soft Machine e a sinistra di quella di Kevin Ayers. Navigano negli acquitrini maleodoranti del progressive, non curanti dello sporco che resta addosso ai vestiti. The Winstons stanno per cominciare un tour che toccherà diverse città italiane; faranno tappa a Torino il 7 gennaio al Magazzino sul Po.

The Winstons
Magazzino sul Po – 7/01/2016
Circolo ARCI Torino
Murazzi del Po lato sinistro

Ingresso €6 riservato soci ARCI

Apertura porte ore 21.30
Inizio concerti ore 22.00

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Singapore Sling 19/03/2015

Written by Live Report

Singapore Sling @ Magazzino sul Po, Torino, 19/03/2015

In merito all’Islanda, la mia cara amica Wikipedia recita le seguenti parole che riporto fedelmente: “Nel gennaio 2013 la popolazione era di 321.857 abitanti: ciò la rende (escludendo i microstati), il paese europeo meno popolato.” Nonostante il ridotto numero di abitanti, l’Islanda può vantare comunque artisti di grande interesse internazionale, e tra questi ci sono sicuramente i Singapore Sling, una formazione capitanata da Henrik Björnsson ed attiva da inizio millennio. Verrebbe da mettersi a studiare questo fenomeno di fermento artistico; il più becero dei luoghi comuni porterebbe a pensare che quando sei geograficamente isolato e non c’è un cazzo da fare, devi attivarti in qualche modo per poter ovviare alla noia mortale della quotidianità. A me invece piace pensare che deve esserci qualcosa di magico in quei luoghi, dove malinconia e solitudine viaggiano in parallelo, e diventa interessante scoprire come vengono trasformati in musica questi sentimenti. Ed è proprio all’incessante ripetersi della quotidiana solitudine che associo la musica dei Singapore Sling, in viaggio per il tour legato al loro nuovo album, The Tower of Foronicity, ed in visita al Magazzino sul Po di Torino lo scorso 19 marzo 2015. Se all’ascolto digitale il disco appare inquietante ed ossessivo, l’ascolto live non può che accentuare queste caratteristiche. Sotto il palco il pubblico si muove, balla e si dimena, ma sul palco il quintetto resta quasi immobile; la stessa immobilità di quelle giornate dove spesso capita di dire “non accade mai nulla”. Chitarrista, batterista e bassista hanno lo sguardo chino sul proprio strumento, e quasi mai lo rivolgono verso il pubblico o altrove. I movimenti sono ridotti all’osso; se non fosse necessario muovere mani e braccia per suonare probabilmente non avrebbero mosso nemmeno quelle. Henrik Björnsson invece ha la testa alta, le labbra attaccate al microfono, ma lo sguardo è dritto, perso nel vuoto, a fissare il nulla, un piano parallelo alla linea di terra, come la sua voce, che non si perde in inutili virtuosismi o picchi di volume, ma aumenta velocità all’occorrenza, e accompagnata dalla sua chitarra scende in basso là dove risiedono le paure, le ansie, i nodi alla gola, i buchi neri al cuore, accentuandoli ed estremizzandoli. Una performance che difficilmente dimenticherò. Sanno bene come tradurre in musica i propri malesseri esistenziali, questi Singapore Sling.

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