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Notturno Americano 17/01/2015

Written by Live Report

Notturno Americano – 17 gennaio 2015 @ Blah Blah, Torino

“Ci sono notti che non accadono mai”. E poi per fortuna ci sono notti che accadono, eccome! Ci sono notti che trasudano emozione, così cariche di significato, che sembrano riscattare tutta la tristezza che a volte invade, inevitabilmente, la vita di ogni comune essere mortale. Il mediatore, colui che ha corso il rischio di pagare il riscatto per lasciare andar via le sensazioni sopra descritte, è stato in questo caso uno spettacolo che porta il nome di Notturno Americano, il reading che Emidio Clementi, storica voce dei Massimo Volume, porta in giro per l’Italia insieme a Corrado Nuccini ed Emanuele Reverberi dei Giardini di Mirò. La moneta utilizzata per pagare il riscatto è la prosa, unita alla poesia, unita alla musica. La luce è soffusa e sullo sfondo scorrono, proiettate, le tavole di Gianluca Costantini. I suoni di Emanuele Reverberi hanno ora la malinconia del violino, ora la potenza della tromba, mentre Corrado Nuccini crea atmosfere a suon di chitarra e synth. La voce narrante è invece quella di Emidio Clementi, che si cimenta nella lettura de “Il Primo Dio”, il racconto di un viaggio nell’America dei primi del ‘900 attraverso lo sguardo visionario dello scrittore Emanuel Carnevali, e “L’ultimo Dio”, il libro autobiografico dove ripercorre parte della propria vita e ne sottolinea gli aspetti comuni a quella di Carnevali. Notturno Americano è l’ulteriore tributo che Clementi dedica a Carnevali, scrittore e poeta che scopre grazie ad un cliente che una sera d’inverno gli mette in mano un libro dicendogli “Leggilo. Parla di uno come te”. Ma ormai credo non si tratta più di un “uno come te”. Si tratta piuttosto di un “uno come noi”. Perché mentre Clementi legge e declama le sue pagine, ognuno di noi si riscopre improvvisamente Carnevali, per uno o più aspetti: la partenza verso un luogo sconosciuto, il ricostruirsi una vita da zero, il lavoro che fa schifo ma nello stesso tempo hai il terrore di perdere. Per un’ora Clementi è Carnevali, noi siamo Clementi, noi diventiamo Carnevali. È la prima volta che assisto ad un’esibizione del leader dei Massimo Volume; c’è chi pensa che Clementi “sia preso bene” quella sera, ed in effetti sembra esserlo. Quando gli sei accanto per scambiare due chiacchiere, Emidio cerca il tuo sguardo, ti scava negli occhi e ci sprofonda dentro. Poi al saluto finale ti prende le braccia e non puoi fare a meno di pensare a quanta vita c’è disegnata su quei tatuaggi. Poi ti stringe le mani quasi volesse recitare con te una preghiera e infine ti bacia. È un rito che si ripete a dismisura, con chiunque abbia voglia di salutarlo. “ È il 1914 quando Carnevali scende dalla nave, prende la rincorsa, e spicca il volo. Accarezza il sogno, ma non riesce a stringere la presa”. È il 2015 quando Clementi sale sul palco, prendiamo la rincorsa, e ci fa spiccare il volo. Stringiamo forte la presa, e ci portiamo a casa un sogno.

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Beatrice Antolini 13/12/2014

Written by Live Report

Si è fatta attendere un po’, ma alla fine è arrivata, pronta a calcare il palco del Blah Blah di Torino. Beatrice Antolini ha una giacca stile Ministri ed i capelli biondi, diversi da quelli rossi della copertina di Vivid, e diversi anche da quelli neri che aveva ai tempi di “Confusion is Best”, la canzone con cui l’ho conosciuta. “È una psicopatica dei capelli” penso subito, “o una coraggiosa che non teme i cambiamenti”. Qualunque sia il modo in cui si voglia vedere la cosa, resta il fatto che questa patologia nei confronti dei capelli ce l’ho anche io, e Beatrice mi fa sentire meno sola al mondo. La one woman band si dimostra subito attenta nei confronti del pubblico, ci saluta calorosamente, in maniera grintosa, poi indossa le cuffie e con altrettanta grinta comincia a picchiare sulla batteria, lo strumento che andrà per la maggiore durante la serata, perché solo per alcuni pezzi si sposterà alle tastiere. I brani suonati sono tratti principalmente dal suo ultimo EP, Beatitude, uscito lo scorso 11 novembre per La Tempesta, e dal suo ultimo album, Vivid, del 2013. La posizione alla batteria dovrebbe già farmi intuire molto dell’evoluzione sonora di Beatrice, che avevo lasciato aggrappata all’elettronica. È il ritmo ora a fare da padrone, forte, ossessivo, a tratti tribale. E mentre lei picchia sulla batteria e incanta con la sua voce, in sottofondo una base fatta di suoni elettronici, chitarre, piano ecc. completa l’opera. Per un solo pezzo Angelo Epifani salirà sul palco ad accompagnarla con la chitarra, il resto della musica sarà tutto di Beatrice e di una miriade di suoni, che andranno ad abbracciare diversi generi musicali, dal Pop all’Electro wave, passando per il Rock e la musica psichedelica. ll concerto volge al termine, ed è un vero peccato. Beatrice per un’oretta ci ha rapiti, fatto scuotere il capo, battere velocemente i piedi, ballare. A fine concerto chiacchiera con tutti nell’area merchandising e dà un bacetto a chiunque si sia messo a parlare con lei o le abbia fatto un saluto (o abbia acquistato il disco, ovvio). Sul palco restano i tre cuori luminosi della scenografia, che non sono però tre cuoricini del cazzo, ma sono cuori con tanto di arterie e vene, grandi e luminosi. E penso che sia un po’ questa la Beatitude che canta Beatrice, una medicina preziosa per chi ha un grande cuore che batte e se ne sbatte di tutto ciò che non conta davvero; un cuore che si illumina al suono di quella magia che ci pulsa dentro, e che qualcuno prima di noi ha chiamato Musica.

beatrice 2

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